Intervista con il Presidente del Comitato Organizzatore Massimo Vergara Caffarelli:”La passione ha fatto in modo che andasse tutto bene. Occasioni come queste dovrebbero essere sfruttate dal vertice per la promozione e l’immagine di tutto il movimento”

Pubblicato il Set 16 2019 - 8:48pm by Redazione Baseballmania

Ad alcuni giorni dalla fine della ESF Super Cup di softball maschile disputata a Nettuno, il presidente del comitato organizzatore Massimo Vergara Caffarelli è tornato sulla manifestazione e non solo.

«Considerando che abbiamo preso in mano l’organizzazione a un mese dall’inizio della prima partita in programma e con il rischio che potesse saltare tutto il torneo – afferma Vergara Caffarelli – è stato un incredibile risultato grazie a tutti coloro che hanno contribuito nella realizzazione e alle società Academy. Lion’s e Nettuno 2 che insieme hanno collaborato alla migliore riuscita dell’evento. La passione delle persone ha fatto sì che tutto andasse bene, nonostante gli scarsi mezzi a disposizione, a cominciare dal supporto finanziario. A livello di programmazione però i risultati non sono mai frutto dell’improvvisazione. Ritengo che le occasioni che offre il movimento del batti e corri, per aumentare promozione e immagine, dovrebbero essere supportate professionalmente a livello nazionale, perché poi l’eventuale brutta figura non ricadrebbe sul singolo ma sull’intero movimento italiano. Sembra invece che l’attuale governance federale non sia su questa linea».

Cosa manca per un salto di qualità? «Innanzi tutto proprio una seria programmazione e una cabina di regia unitaria, che non dovrebbe essere solo per l’organizzazione degli eventi, ma soprattutto per promuovere territorialmente il prodotto sportivo. Quello che è sembrato assente in questi ultimi anni è una progettualità che contribuisca ad aumentare i numeri che girano intorno al baseball e al softball. Si giocano poche partite a tutti i livelli, ma soprattutto sono in pochi a essere coinvolti nel nostro sport e conseguentemente le risorse finanziarie diventano sempre più scarse. Finisce che ce la cantiamo e ce la suoniamo solo tra di noi. E poi non si riesce a uscire da una logica di interessi spiccioli del proprio territorio, quando invece un coerente sviluppo di un progetto sportivo dovrebbe investire il territorio a 360 gradi con degli interventi a medio e lungo termine. Non è concepibile che ci siano ampissimi territori sul territorio nazionale in cui il baseball e il softball risultano totalmente assenti. Per non parlare delle grandi città; ad esempio, su Roma sono rimaste solo due società di baseball all’interno del raccordo anulare e una al di fuori che fa anche softball. Rispetto al bacino d’utenza che rappresenta, siamo dietro a qualunque altro sport di squadra. Per invertire il trend negativo, una delle cose che dovrà essere fatta nei prossimi anni sarà quella di creare una rete di vendita del prodotto sportivo a livello capillare».

Promozione e visibilità del batti e corri in Italia restano dunque questioni senza ancora risposte valide? «Rappresentano il primo obiettivo che invece dovrebbe avere una Federazione come la nostra. Ribadisco ancora una volta che il grande evento o il grande risultato, se restano fini a se stessi, non servono a nulla. Le vittorie e i successi devono invece essere per noi propedeutici allo sviluppo del movimento. Non mi sembra che la qualificazione alle Olimpiadi nel softball abbia portato riflessi importanti. Si, è vero che le Olimpiadi sono un evento eccezionale che regala una vetrina che nessun altro evento è in grado di dare, ma è vero altrettanto che, dal 2020, se ne riparlerà nel 2028. Dovremo avere quindi una progettazione per crescere nel medio, lungo periodo, una nuova generazione di campioni».

Che direzione dovrebbe prendere il movimento? «Dovrà essere invertito l’effetto della piramide rovesciata. Dovranno essere aumentati i numeri, perché solo con la quantità si riesce ad avere la qualità negli sport di squadra. Se non pensiamo che il nostro primo obiettivo sia quello di aumentare i tesserati, di trovare una programmazione per aumentare i tesserati, qualunque grande risultato è destinato a essere effimero. Un’eventuale futura dirigenza dovrebbe essere quindi pronta a rimboccarsi le maniche e a lavorare per l’aumento delle risorse, in particolare attraverso lo sviluppo di sinergie e collaborazioni sia interne, che soprattutto esterne. Prendere esempio dal lavoro di altre federazioni, tenendo ben in vista che la qualità tecnica in campo è direttamente proporzionale alla qualità dirigenziale al di fuori del campo. Occorrerà inoltre fare i conti con un quadro generale dello sport italiano che risulta profondamente cambiato e creare rapporti che vanno al di là del solo aspetto sportivo. Per un progetto così ambizioso servirà innanzi tutto risvegliare le passioni, lavorare tutti insieme ma soprattutto servirà una gestione imprenditoriale e professionale della Federazione. Non serviranno nè burocrati part time, né coloro che hanno fatto parte per anni del sistema sportivo senza aver dato un reale contributo».

Massimo VERGARA CAFFARELLI è avvocato cassazionista del foro di Roma. È professionista di impresa, specializzato in responsabilità civile e penale in materia contrattuale ed extracontrattuale, diritto di famiglia e diritto dello sport. Ha diretto per 10 anni un centro studi per la formazione in materie giuridiche ed è stato docente in corsi di formazione post universitaria e di aggiornamento nella Pubblica Amministrazione.

Nello sport, ha svolto la propria attività professionale nell’ambito di diverse discipline sportive (FITET, FIGC, FIBa). È da 10 anni membro della Corte Sportiva di Appello e del Tribunale Federale della Federazione Italiana Pallacanestro ed è stato per 8 anni membro e vice presidente della Corte Sportiva e della Corte Federale di Appello della Federvolley. È stato membro della Giunta Regionale del Coni per il Lazio. È segretario del Panathlon Club di Roma

Nel mondo del batti e corri come giocatore negli anni 70/80/90 ha preso parte ai campionati di baseball dalla serie A alla serie C. Ha conseguito la qualifica di tecnico nel 1989. Come manager ha vinto per tre volte la Supercup di softball maschile. E’ stato presidente di società di baseball e di softball. Oltre alla Supercup di Nettuno 2019 ha organizzato la XIV Coppa dei Campioni di Softball femminile e il IV Torneo delle Regioni – II Trofeo Topolino.

È insignito della stella di bronzo e della stella d’argento al merito sportivo. Ha vinto il premio Coni-Lazio 2013.

3 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Mosca Erminio 16 settembre 2019 at 21:13 -

    Ho avuto il piacere di conoscere Massimo Vergata Caffarelli a Roma in occasione del IV Torneo delle Regioni Trofeo Topolino dove guidavo la squadra della Provincia di Bolzano.La sua capacità organizzativa unitamente alla sua cordialità, ha lasciato in me una grande ammirazione e un ricordo indelebile di lui e di quella manifestazione. Mi piacerebbe vederlo con qualche incarico federale, sarebbe un valore aggiunto.

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 18 settembre 2019 at 12:27 -

    Promozione e visibilità del batti «rappresentano il primo obiettivo che invece dovrebbe avere una Federazione come la nostra. Ribadisco ancora una volta che il grande evento o il grande risultato, se restano fini a se stessi, non servono a nulla…. Un’eventuale futura dirigenza dovrebbe essere quindi pronta a rimboccarsi le maniche e a lavorare per l’aumento delle risorse, in particolare attraverso lo sviluppo di sinergie e collaborazioni sia interne, che soprattutto esterne”

    L’intervista al Presidente del Comitato Organizzatore Massimo Vergara Caffarelli giunge a puntino a corroborare la necessità da parte della Federazione di dare maggiore impulso alla “comunicazione” verso l’esterno del nostro mondo, come ho evidenziato nel recente articolo sui rapporti del sito federale e gli altri “media”: le sue idee in proposito sono molto chiare e mi inducono ad associarmi a Mosca Erminio nel proporre il predetto professionista a sovraintendere alla “Comunicazione” della FIBS.

  3. Nicolò Corrà 22 settembre 2019 at 20:22 -

    Scusate eh… Ma Riccardo Schiroli nella gestione precedente quella di Marcon non era forse un professionista della comunicazione?! Eppure i risultati sul medio/lungo periodo sono questi. N’è che è tutta colpa di Marcon (pur avendone, eh. Anche gravi).