Intervista con il Presidente Carlo Naldoni:”L’ambiente si è sempre stretto attorno alla società”

Pubblicato il Gen 10 2021 - 7:55pm by Massimo Moretti

Il Presidente del Godo Carlo Naldoni

In questi giorni una società ha festeggiato  30 anni di campionati in SerieA, un traguardo non facile da conquistare, per una piccola realtà ma grande società che per restare nel vertici del baseball italiano ha sempre svolto un lavoro immenso.

Stiamo parlando del Godo Baseball a cui facciamo i nostri complimenti all’attuale Presidente Carlo Naldoni con questa intervista, ed a tutti i componenti della società che con il loro lavoro di questi anni hanno reso possibile il raggiugimento di questo traguardo.

Partiamo dai festeggiamenti, 30 anni di Serie A, per una realtà come Godo è un grande risultato, frutto di quali ingredienti?

“Non ci avevamo mai pensato, poi al 2021 abbiamo associato il 1991 anno in cui ci conquistammo la promozione in serie A2, da lì ci siamo resi conto, abbiamo realizzato che da quell’anno non eravamo mai più scesi di serie dalla A e avevamo solo viaggiato fra A1 (o IBL) conquistata nel 2005 e A2 anche se l’ultima retrocessione in questa serie è avvenuta nel 2015 per scelta societaria non per i risultati sul campo, a causa di un periodo particolarmente critico. Sul campo invece nel 2018 ci riconquistammo la serie A1 dove giochiamo tutt’ora. Gli ingredienti? L’ambiente, la comunità che si è sempre stretta attorno alla società ed alle squadre e vi garantisco che si sente, la passione, il ricambio generazionale e la trasmissione della passione di padre in figlio. Io non credo che ci sia famiglia a Godo e dintorni, diciamo nel Comune di Russi, che non abbia avuto almeno un bambino che non abbia calzato un guantone e impugnato una mazza.  A questo va aggiunto la generosità di dirigenti e presidenti, il presidentissimo Roberto Saporetti, presidente per 25 anni, sopra tutti, giocatori poi tecnici di prim’ordine a cominciare da Bill Holmberg che ci ha lasciato un enorme vuoto ed un ricordo indelebile, la passione dei tifosi e collaboratori, emblematici Olao e Murel che voi forse non conoscete, ma che per noi sono delle icone e così via. “

Siete una società che può essere un’esempio da seguire per molte realtà, quali consigli vorresti dare alle altre società sulle strade da intraprendere per sviluppare il baseball e la sostenibilità di una società?

“Ogni realtà ha le sue caratteristiche e la sua storia, quindi non sarebbe giusto dare consigli relativi alla nostra esperienza. Ognuno deve riuscire a costruirsi la propria strada. Io credo comunque che una certa riservatezza, poche chiacchiere, l’essere anche, erroneamente, sottovalutati, l’aver lavorato con poca visibilità esterna, in silenzio, l’aver cercato una nostra qualità, una nostra precisa identità, poche polemiche, per molti anni siano stati alla base di questa storia. Oggi sta diventando impossibile vista l’apertura e la possibilità di visibilità di qualsiasi realtà. Anche per la più piccola lo si sta rendendo impossibile. Anche dal nostro punto di vista abbiamo la necessità di aprirci sempre di più per via della crescente, preoccupante, difficoltà a reclutare sempre nuovi bambini anche per la limitatezza della nostra realtà, il drammatico calo delle nascite, la sempre più esasperata concorrenza degli altri sport ecc.. E’ il motivo per il quale ci stiamo legando sempre di più al Ravenna baseball con un rapporto di franchigia per esempio.”

Il 2020 a causa dalla pandemia COVID 19, è stata un’anno storico, che farà forse da spartiacque in molti settori, non solo dal punto di vista sportivo, come vedi il futuro del baseball e softball in Italia?

“Credo che il baseball sconti le stesse difficoltà di tutto il mondo dello sport a cui si aggiunge il fatto, checchè ne pensino molti, un po’ presuntuosamente, che il baseball e il softball sono ancora sport di nicchia che pagano prezzi molto importanti agli sport più popolari in Italia (vedi calcio soprattutto, pallavolo, basket ecc.) anche perché difficilmente riesce ad entrare dentro a chi si affaccia superficialmente alla loro comprensione (e li giudica d’acchito troppo lunghi, noiosi ecc.), se non è ben assistito e guidato e con la volontà di volerne comprendere, assimilarne le basi fondamentali. Se poi ti entrano dentro non se ne esce più e ci si innamora del Magnifico Gioco del Baseball, per sempre.”

Veniamo all’attualità, un cambio alla guida tecnica della squadra maggiore da Marco Bortolotti a Stefano Naldoni, cambierà molto il vostro roster rispetto alla stagione scorsa?

“Non sono abituato ad entrare nei risvolti tecnici del gioco, lascio queste valutazioni ai tecnici. Proprio ieri è uscita un’intervista proprio a Stefano Naldoni a cui rimando. Posso solo dire che dipenderà da che stagione dovremo affrontare, dalla disponibilità di risorse, dai programmi che abbiamo seguito e continueremo a seguire e che privilegiano la formazione e la crescita del nostro vivaio, prevalentemente, e di giocatori giovani e promettenti, anche provenienti da altre realtà, come peraltro, come si è visto, anche per quanto riguarda lo staff tecnico, pur avendo la necessità di mettere assieme l’esperienza dei veterani (per questo salutiamo con molto piacere il ritorno del pitching coach il cubano Luis Hernandez) con l’entusiasmo dei giovani. Questi sono da diversi anni i programmi della nostra società ed i frutti di questa politica si vedono proprio nell’anniversario che ci apprestiamo a festeggiare nel 2021. Nella nostra squadra hanno giocato fior di giocatori italiani e provenienti dall’estero. Per certi aspetti siamo stati spesso degli eccellenti talent scout, ma abbiamo anche formato talenti nel nostro vivaio: uno per tutti Christian Mura che è stato pitcher anche nella squadra nazionale olimpica in occasione dei giochi olimpici di Sidney 2000. “

Hai un foglio bianco da compilare che campionato sarà il 2021, quali le modifiche che vorresti fare alla formula del campionato (3 o 2 partite settimanali, 7 o 9 inning , quante squadre nella massima serie)?

“Sempre da non tecnico ho le mie idee che sicuramente faranno scandalizzare qualcuno: intanto andrebbero unificate A1 e A2 per rendere il campionato più competitivo, più lungo e più interessante. Credo che il numero delle squadre vada aumentato, anche se un limite andrà posto (16-18 squadre credo che siano più che sufficienti; anno scorso partimmo con 12, a 6 ci siamo arrivati per la defezione di 6 società, assolutamente legittima e giustificata dal loro punto di vista, ci mancherebbe). La formula a 7 inning a me è piaciuta moltissimo, la partita diventa molto più interessante, compatta, incalzante e giocata fin dal primo inning, è chiaro che l’impostazione di roster e gioco si dovranno adeguare, un po’ di flessibilità mentale a questo sport non farebbe male. Non mi addentro nei particolari da discutere (gironi, play out e play off, gironi finali ecc.). Credo che vadano ridotti i tempi morti fra un inning e l’altro, al box di battuta e sul monte per snellire il gioco. Nella prima fase le partite devono essere due, non di più, poi, nelle fasi finali, possono diventare anche tre e anche di più per quanto riguarda la finale (al meglio delle 7 p. es.) e così via. Ne parleremo spero presto a livello FIBS per via della necessità di programmare roster, allenamenti, materiali ecc., siamo già in ritardo. Ovviamente alla fine è probabile che venga fuori un compromesso, come sempre, tutti ci dovremo necessariamente adeguare, se vogliamo bene a questo sport. La litigiosità, i brontolii, i tentativi di imporre il nostro punto di vista ad ogni costo, la rigidità, non ci fanno certo bene.”

La scorsa stagione la nostra federazione,  grazie alla piattaforma FIBS TV ha prodotto tante ore di baseball e softball, studiate proprio per i nostri sport, cosa vorresti cambiare nel settore comunicazione?

“Siamo molto soddisfatti di quanto si è fatto, a scopo sperimentale, anno scorso da questo punto di vista. Vanno perciò moltiplicate le partite trasmesse con FIBS TV ed anche in streaming, favorendo le trasmissioni locali che, molto artigianalmente, a cominciare da noi, direi tutte le società, anno scorso, hanno tentato, facendo ovviamente uno sforzo per migliorare le riprese. E’ stata anche una efficace e gradita possibilità di valorizzare i nostri sponsor. I mezzi messi a disposizione dall’informatica oggi sono molti ed a buon mercato. L’esperienza ha avvicinato a questo sport migliaia di persone, negarlo sarebbe ingiusto.  Ovviamente sarebbe utile verificare anche la disponibilità della RAI però non certamente come ha maltrattato questo sport negli anni in cui ciò è avvenuto, oltretutto a costi che non ci possiamo permettere (orari impossibili, partite interrotte, programmazione non rispettata per favorire altri sport, ecc. ecc.).”

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Massimo Moretti

Nato nel 1973....aspettando 17 anni lo scudetto. Semplice appassionato di baseball come tutti quelli che vivono nella città del Tridente. Ottima prima base nei tempi (mio giudizio) protagonista assoluto in una partita con la maglia dei Ragazzi del Nettuno B.C. contro gli americani della base Nato di Napoli (ho le prove ed i testimoni). Vanto una presenza al piatto con la maglia del Baseball Club Rovigo in serie C nono inning uomo in base sotto 3 a 1 in quel di Poviglio strike out senza gloria. Ho provato la scalata nelle Minors come da foto profilo ma senza successo. Più che un esperto sono un fanatico.