Intervista all’attore di teatro e regista bolognese Matteo Belli che racconta come il baseball lo ha affascinato e conquistato. “E’ uno sport che ammiro per l’intelligenza, per l’armonia, per le emozioni. E soprattutto per l’equilibrio fra tecnica, passione, lucidità. E’ una magia orchestrale”

Pubblicato il Mag 15 2018 - 2:41pm by Maurizio Roveri
Ci sono partite di baseball che è suggestivo vivere fino all’ultimo giro di mazza, fino all’ultima battuta valida che ne decide il destino. Come la partita di sabato al “Falchi” di Bologna, e anche quella della sera precedente al “Serravalle Field” della Repubblica del Titano. Bologna e San Marino hanno messo in scena due sfide di straordinaria intensità emotiva, sul filo di un appassionante equilibrio. Per due volte – una notte dopo l’altra – la decisione al tie break. Il fatidico decimo inning, “benedetto” o “maledetto”, zucchero o catrame, quello con due corridori sulle basi e zero out dove bisogna essere pronti a fermare l’attimo fuggente e a raccogliere il momento della gloria. In entrambe le sfide la Fortitudo Bologna è stata più lucida, più salda, più tempista. Più reattiva nel confezionare le azioni risolutive. 
Se “gara1” rimarrà memorabile per quel grande bagliore nella notte sammarinese che è stato il fuoricampo imperioso di Osman Marval dopo nove trepidanti inning inchiodati al brivido dello 0 a 0, “gara2” a Bologna ha proposto creatività e fantasia in un vortice di situazioni tattiche, di cambi di scena, con San Marino che per tre volte ha cercato di scappare e la Fortitudo che ogni volta ha saputo raddrizzare il suo mondo, agganciando gli avversari, per poi sorpassarli con il “contatto” vincente della mazza di Alessandro Vaglio. In un tie break che verrà ricordato in particolare per il grande gesto tecnico e atletico di Gilmer Lampe. L’olandesone – attimi prima che Vaglio interpretasse la battuta della vittoria – era andato a segnare il punto del pareggio (5-5) con un clamorosa corsa sulle basi: spingendo le sue potenti gambe fino a casabase, dal cuscino di seconda, su una volata di sacrificio di Marval. Una situazione che è raro vedere, senza errore della difesa. Autentica prodezza, dunque, dell’ex-Amsterdam Pirates. Nè vorrei dimenticare, importantissimo, al terzo inning, il primo fuoricampo di Peppe Mazzanti in casacca-Fortitudo.
Quattro ore di baseball sono eccessive? Stancano? No, quando il baseball è di questo livello e a giocarlo sono due squadre di qualità, che si battono duramente con passione e orgoglio, senza arretrare d’un centimetro.
Il gioco del baseball e la sua potenzialità emotiva, la sua drammaturgia, la sua intensità mentale, il suo senso dell’equilibrio, le sue suggestioni, le sue metafore. Per parlarne, ho scelto di coinvolgere un appassionato “speciale”, un attore e regista di teatro, Matteo Belli, bolognese, autore e interprete di numerosi progetti in Italia e all’estero, studioso della voce, sicuramente uno dei più importanti esperti italiani sulla ricerca vocale. Direttore artistico del “Centro dell’attore Sinfonico”, a Rastignano. Dove insegna.
Nel vedere partite come quella di sabato si prova un’emozione intensa e l’ammirazione per questo equilibrio fra passione, lucidità, tenuta. Cuore caldo e mente fredda, come mi disse una volta un amico direttore d’orchestra. Il baseball credo che sia, per definizione, lo sport di squadra nel quale si deve maggiormente mantenere questo equilibrio, non solo individuale ma anche rispetto alle strategie. E dunque la sintonia fra il manager, che dirige dal dugout, e i giocatori che vanno in campo. E’ fondamentale anche l’equilibrio rispetto alle consegne, perché – penso io da profano – un giocatore che va in battuta può provare un’emozione verso una pallina, un’attrazione per un tipo di lancio che lo porta a fare una giocata diversa da quella programmata dallo staff tecnico. Credo pertanto che si debba essere molto capaci di mediare tra il proprio istinto e l’indicazione del manager, i segnali del coach. Così presumo. Io non ho mai giocato a baseball. Ma visto da fuori quando il gioco trova un’intonazione così armoniosa, diventa magìa. E’ una magia orchestrale, nel senso di una accordatura di gruppo. Che ovviamente ci può essere anche in altri sport, ma qui nel baseball assume un aspetto particolare. In un fuoricampo, io vedo una potenza scultorea. E di un bunt bene eseguito ammiro  la pennellata pittorica”.
“Come dico spesso, il baseball mi sembra uno sport troppo intelligente per avere fortuna in questo momento in Italia. L’aspetto dell’intelligenza, non disgiunta dalla prestazione tecnica e passionale, emerge chiaramente. ”.
Ecco. Spunta l’uomo di teatro, l’uomo di cultura che è rimasto affascinato – fin dalla prima volta che ha visto una partita – dal pathos del baseball, dalla sua bellezza, dalla sua narrazione, dai suoi valori.
Arrivare ancora dopo quasi quattro ore di gioco con una chiarezza di idee, con una lucidità e una capacità di eseguire quello che è stato concertato, mi sembra decisamente un fatto di tutto rilievo. Perché sono un appassionato di baseball? Per l’equilibrio, per l’armonia. Appassionato di baseball perché era nel destino: all’età di 15 anni venni ad abitare alla Croara, vicino al “Falchi”, praticamente qua dietro. Sognavo le partite con le orecchie, perché aprivo la finestra e sentivo il toc secco della pallina sulla mazza, e i nomi dei giocatori annunciati dallo speaker. Mi ero innamorato del baseball ancor prima, abitavo alla Funivia allora, era il 1978 quando arrivarono i Campionati Mondiali a Bologna. Sollevando curiosità e interesse. Un ricordo di quel periodo: per due settimane noi ragazzi riponemmo i palloni, i guanti da portiere, e cominciarono a saltar fuori manici di scopa, palline da tennis, e poi c’era uno il cui fratello aveva giocato a baseball e così aveva un guantone. Noi venivamo dalla periferia calcistica. Ci si adattava. Venni a vedere Italia-Corea nel settembre del ’78 in un “Gianni Falchi” affollato, e guardavo questi coreani giocare senza paraorecchie come dei marziani. Venendo poi ad abitare in zona, sognavo che mio padre mi costruisse un piccolo campo da baseball nel giardino, e lui cominciò. Ma successivamente, per diversi motivi, per altri interessi, il mio innamoramento per il baseball purtroppo si ridusse molto. E non so come, d’improvviso dopo anni la passione è tornata nel 2010 in occasione della serie-scudetto tra la Fortitudo e Parma. Ma è dal 2015 che è veramente esplosa”.
Chiedo a Matteo Belli se esiste una similitudine fra il gioco del baseball, anche a livello artistico e psicologico, e il Teatro come racconto, come rappresentazione di vita, come coordinazione. E se il susseguirsi degli inning possa in un certo senso assomigliare alle entrate e uscite di scena degli attori.
Sì, una similitudine c’è. Nell’aspetto performativo di questo equilibrio di base che devi mantenere. Lì, in teatro, non hai un avversario, però hai un pubblico. E l’avversario è dentro di te. E quindi l’equilibrio è conservare quella serenità, quella passione, appunto quel cuore caldo e la mente fredda, nonostante fattori interni ed esterni che possono disturbare in rapporto a quello che tu – attore – vuoi dare. Può succedere di non trovare un pubblico pronto, quando magari tu sei molto carico, o viceversa puoi essere molto scarico mentre il pubblico è pronto. E ancora: puoi trovare a volte una situazione obiettivamente difficile. O molto favorevole. Ma qui parliamo dell’ambiente artistico. Nel baseball ti trovi con la palla buona da battere nel momento decisivo, o sei un lanciatore dal grande braccio che vince la partita con i suoi strikeout. Certo, anche nel baseball insegnano a stare sempre attento e a non esagerare, tuttavia il gesto “oltre” può premiare: ad esempio il fuoricampo di Marval venerdì o quello di Mazzanti sabato. E’ la potenza che viene premiata. In arte, occorre davvero fare la massima attenzione a come ti esprimi. Non sempre la potenza è meglio. Sì, c’è il famoso acuto del cantante. Il gusto dell’oltre c’è anche in arte, però come dicevo bisogna stare molto attenti, perché un “troppo” può essere anche una ferita per lo spettatore. Nel baseball il fuoricampo è sempre un fuoricampo, non si discute. In arte se vai in saturazione, vai in saturazione ed è negativo. Se fai una cosa eccessiva, suonando uno strumento o usando la voce, innanzitutto manchi di rispetto nei confronti di chi sta vicino a te, perché bisogna essere equilibrati. Occorre sempre fare grande attenzione a questo aspetto. Perché in arte parliamo di bellezza. Non di forza. Nel baseball se la pallina la colpisci piena, la forza può essere premiata. Questa può essere la differenza. Però, rispetto ad altri sport, il baseball possiede un apprezzabile meccanismo di armonia. Parlando con Federico Corradini, proprio sabato sera, mi ha spiegato in modo interessantissimo la tecnica del lancio. E la lezione che ho avuto l’onore e la fortuna di ricevere, non è stata soltanto una lezione di fisica ma anche e soprattutto di vita. Mi ha fatto capire, ancor di più di quanto avessi già capito, l’equilibrio del baseball. Ed è questo equilibrio l’aspetto che avvicina lo sport del baseball all’Arte”.
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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.