In risposta all’amico Cardea…

Pubblicato il Feb 26 2018 - 3:18pm by Allegra Giuffredi

Il prossimo Campionato è alle porte e di nuovo, bene o male c’è solo il nome della formula, che da IBL diventa A1, perché da diversi anni, ormai, il fatto di giocare, per esempio, dalle due alle tre partite nel fine settimana, permettendo o meno il double header, l’omologazione dei risultati dopo un certo numero di innings, anziché no, è uno “sport nello sport” al quale siamo abituati.

In pratica la montagna ha, almeno per la prossima stagione, partorito un topolino, con otto squadre – con solo otto squadre – tra le quali spiccano le due compagini di Nettuno.

Di recente l’amico Cardea mi ha simpaticamente tirata in ballo, dopo aver fatto una analisi precisa e per quanto mi riguarda anche assai condivisibile dei mali che attanagliano ancora il nostro movimento sportivo.

In primo luogo l’ottimo Cardea, evidenzia come, la mancanza di appeal che attualmente il baseball italiano patisce, derivi dall’abbandono dei media importanti, come le grandi testate sportive e quindi di conseguenza anche degli sponsor “di peso”.

E in effetti è proprio così, quindi o da una parte o dall’altra, bisognerà pur ripartire! Insisto con il proporre una serie di interventi mediatici sia in TV che sui social media, promuovendo il baseball con rassegne di film, approfondimenti sulla sabermetrica, gossip, libri e fiction televisive: i giocatori di baseball sono degli atleti e dei bei ragazzi e potrebbero piacere moltissimo al pubblico  femminile, come capitò un po’ di anni fa a Chiarini sulla rivista settimanale Donna Moderna!

E poi, perché non curare un po’ meglio la base, con campagne promozionali “a tappeto”, di massima resa e poca spesa, dalla scuola primaria alle superiori e sviluppando il merchandising, che solitamente piace molto ai signori uomini? Quante volte, infatti, vediamo ragazzi e signori attempati col berretto o giubbotto di qualche squadra di baseball statunitense, di cui magari non sanno nulla, ma che li fa sentire dei “fighi” pazzeschi?

Per limitare la decadenza del nostro amato sport, sempre Cardea, parla dell’antico tentativo di Fraccari di puntare sulla qualità del movimento, di cui, peraltro, bisogna dargli atto, perché il baseball italiano è comunque e nonostante tutto tra i primi, almeno  in Europa.

La cosa veramente assurda è che i giocatori italiani e molti degli stranieri che giocano nel nostro Campionato sono bravi e bravi davvero e se penso al vuoto sportivo che sta colpendo il nostro rugby, sport affine al nostro e che però riesce ancora ad essere protagonista, pur su un canale di nicchia come D-Max , ma pur sempre seguito, mi viene un nervoso blu … cosa ci vorrebbe a trovare due commentatori di baseball spiritosi come Vittorio Munari e Antonio Raimondi lo sono per il rugby e che rendano bene anche per il baseball, come per esempio lo è Faso?

Anch’io poi, come il grande Ezio, sono per l’ampliamento della massima serie, qualunque nome abbia e vorrei tanto che il numero delle squadre fosse almeno di dodici squadre sparse per tutta Italia, perché, per quanto mi possa fare comodo, non mi è mai piaciuto che il baseball nostrano si collocasse prevalentemente  sulla Via Emilia con qualche appendice nel Lazio, in Piemonte, Veneto e poco più.

Solo su un punto dissento dall’amico Ezio e cioè sul fatto che ai tifosi bastino spalti in pietra, una rete intatta e un punto ristoro, perché non è così e non deve essere così.

E su questo punto voglio essere molto chiara: i nostri stadi, vale a dire i diamanti devono essere ristrutturati e rigenerati e bisogna renderli confortevoli e soprattutto accessibili, dotandoli almeno di sedute comode che permettano di godere dello spettacolo come Dio comanda, perché si invecchia e perché affrontare almeno tre ore di gara con le gambe rattrappite, l’impossibilità di appoggiarsi e un freddo cane, specie all’inizio della stagione è francamente inaccettabile nel 2018.

Il competitor degli stadi italiani di baseball è il soggiorno riscaldato che ogni tifoso ha, con la pay TV, il divano e quindi la possibilità di vedere le Major Leagues in TV, al calduccio, con una pizza o altre bontà da asporto e quindi garantire almeno una seduta comoda che permetta di godere dello spettacolo dal vivo della partita, è il minimo sindacale, per dir così.

Gli stadi devono riempirsi il più possibile, sloggiando i tifosi dal proprio soggiorno, perché vedere una partita di baseball, così come di qualsiasi altro sport, in TV, con gli spalti vuoti, non è bello e non “fa bello”, quindi oltre che sedersi comodamente, bisognerebbe anche posticipare l’inizio del Campionato alla metà di aprile o direttamente a maggio, sfruttando l’estate e puntando sull’autunno, più che sulla primavera.

Intendiamoci: io andrò ancora allo stadio, perché so benissimo cosa vuol dire vedere uno spettacolo sportivo dal vero e non dalla TV, ma quando dovessi infortunarmi o farmi male irreversibilmente e quindi avere una disabilità, corna facendo: come farò?

Ai tifosi di oggi, di ieri e di domani l’ardua sentenza!

WordPress Author Box
Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.

12 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Giulio 26 febbraio 2018 at 20:24 -

    E per l’ennesima volta si parla di tutto meno che dell’ormai sconosciuto a tutti livello tecnico del baseball italiano. Del livello dei giocatori e degli allenatori italiani.
    Dell’attacco, della difesa, della corsa sulle basi, di tagli e doppi tagli, di fondamentali. Ormai nemmeno alla convention si parla più di queste cose sconosciute.

  2. io 27 febbraio 2018 at 07:06 -

    Sono rari quelli che conoscono le cose elencate.
    Ci sono ricevitori che fanno i pitching coach, batting coach che in carriera hanno battuto 120 e tengono conferenze, “allenatori” che non non hanno mai giocato e se l’hanno fatto l’hanno fatto di merda (anche in passato) e spiegano il gioco.
    Alle mie considerazioni mi sono sempre sentito rispondere questa frase: Non è detto che chi è stato un buon giocatore (non sono io) sia anche un buon allenatore.
    Spero che queste persone abbiano la stessa “accortezza” nel scegliere un medico, un idraulico o un avvocato, magari spendono meno ma è facile che si ritrovino con una gamba più corta, con l’acqua in casa mentre sono in prigione.

    Auguri Baseball

  3. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 27 febbraio 2018 at 08:14 -

    Carissima Allegra,

    è per me un onore sentir condividere le mie idee da te di cui ho sempre ammirato la spontaneità e il sacrosanto amore per la squadra della tua città adottiva, ma con il cuore che batte anche per tutto il mondo del baseball.

    Apprezzo anche il tuo “buffetto” a proposito degli spalti di pietra, perché anch’io sono perfettamente d’accordo con il tuo garbato dissenso. Infatti la mia sortita era solo un voler sottolineare che in una situazione di profonda crisi del baseball, pretendere certi standard potrebbe rendere irrealizzabile l’allargamento del massimo campionato: una priorità, questa, avvertita da te come ormai da tanti, e che mercoledì scorso ha anche ricevuto un più che autorevole avallo da Nanni.

    Per superare questo trend negativo il sacrificio non deve essere solo dei giocatori che, ad esempio, possono essere costretti a giocare due partite nella stessa giornata (io però quando giocavo ne ero felice!) o a giocarle sotto il sole ferragostano in campi privi di illuminazione: il sacrificio deve essere corale, di tutti, e se necessario anche dei tifosi.

    E, ne sono convinto, non ti tireresti indietro, come non mi tirerei indietro io alla mia età.

    Ma per tua fortuna la tua età è la metà (anche se non proprio “spaccata”) della mia!

  4. giovanni 27 febbraio 2018 at 15:42 -

    Bravo sig. Cardea, siccome siamo con le pezze al culo è giusto non guardare tanto per il sottile. Padova non potrebbe giocare nella prima serie, ha tribune in acciaio provvisorie del 1980 diventate definitive, una è stata aggiunta a proprie spese dal presidente lo scorso anno, il bar è tipo festa dell’unità, gli spogliatoi sono dei container che nemmeno i terremotati vorrebbero; almeno il campo ha una decente illuminazione (sempre rinforzata da Tommasin) anche se le misure e la location hanno dato problemi lo scorso anno per via dei fuoricampo e il foulball in strada/parcheggio. Almeno c’è un pubblico “consolidato” di circa 200 persone che bene o male segue la squadra, un vanto rispetto ad altre realtà. In fondo quando si stava peggio le situazioni in giro erano anche più disastrate di così, ma allora c’era più entusiasmo il baseball era “virale” in molte zone d’italia, in alcune lo è ancora. Purtroppo le criticità espresse da IO sono reali, la crescita passa anche per adeguate risorse tecniche oltre che logistiche. Insomma l’impoverimento in questi anni è stato generale; forse quando toccheremo il fondo ci sarà una ripartenza? Intanto mi pare che abbiamo problemi di ranking allora forse qualcuno, ai piani alti, sarà più motivato a inventarsi qualcosa di nuovo?

  5. saltamartin 28 febbraio 2018 at 21:42 -

    giovanni, i problemi di ranking provengono dagli scarsi risultati dello scorso quadriennio, ma a testimoniare che il baseball italico, e forse anche europeo, è in un declino irrimediabile, il tecnico responsabile di questa caduta rovinosa, ovvero Mazzieri, ha sorprendentemente ricevuto il premio per l’allenatore europeo dell’anno.
    che cos’è che non torna?

  6. Franco Ludovisi 1 marzo 2018 at 07:48 -

    Mazzieri allenatore dell’anno nonostante sia:
    – responsabile della caduta rovinosa del baseball italico
    – responsabile del suo declino irrimediabile
    – forse anche responsabile del declino Europeo della
    disciplina.
    Il migliore nei compiti sopra, descritti, quindi giusto premiarlo!
    (Ironia, Ironia solo ironia!)

  7. giovanni 1 marzo 2018 at 10:34 -

    Pur essendo pienamente d’accordo con la simpatica Allegra, della serie: “se devi sognare esagera” purtroppo bisogna fare i conti con la realtà, che da troppi anni è quella che è. Noi innamorati di questo sport/gioco ci stiamo arrampicando sugli specchi, senza pensare prima di tutto che da noi manca completamente la cultura sportiva, che passa dalle scuole elementari/medie e su fino ai campi di gioco ma di tutti gli sport. Le isole felici del baseball in Italia vanno avanti tra mille difficoltà con l’opera incessante di tanto volontariato gratuito.
    Parlare di professionismo (o semiprof insomma) è veramente miope, a livello tecnico sicuramente ci sono dei bravi allenatori, però si ha la sensazione che spesso siano gli amici degli amici a ricoprire ruoli chiave non sempre con merito e ho paura che Saltamartin abbia in buona parte ragione. Certo è triste percepire un inespoabile declino e non riuscire a vedere la fine del tunnel.

  8. Mah 1 marzo 2018 at 10:49 -

    Se da quest’anno sia in A1 che in A2 non ci sarà più la partita dedicata ai soli pitchers italiani e se si è optato per soluzioni che teoricamente non abbiano neanche un italiano nel lineup, cioè quelli che realmente giocano, i segnali concreti che vengono mandati è che del ranking dell’Italia interessa molto poco.

  9. saltamartin 1 marzo 2018 at 15:48 -

    Ludovisi hai ragione, per come l’avevo scritto si poteva fraintendere, perciò chiarisco che Mazzieri col declino del baseball europeo non c’entra una cippa, e c’entra relativamente poco anche col declino di quello italiano.

    Ma continuo a domandarmi il perché di quel premio, dato che il suo lavoro ha causato una retrocessione di ben quattro (o tre, non ricordo) posizioni!

    Poi tu puoi anche pensare che Mazzieri sia venuto dal cielo in terra a miracol mostrare, ci mancherebbe.

    Ma i numeri hanno la testa dura.

  10. Franco Ludovisi 2 marzo 2018 at 10:25 -

    Lo stupore dimostrato anche da Mazzieri per aver ricevuto il premio mi sembra evidente.
    Perchè lo abbia ricevuto e se lo ha meritato non sono in grado di dirlo.
    Mi fa piacere comunque perchè è un amico mio da sempre.
    L’articolo trattava dei mali del baseball attuale e questi sono tanti, ma non quanti ne abbiamo avuto anche nella prima crescita della nostra disciplina.
    Inutile concionarci sopra: ognuno ha la propria soluzione e la enuncia. Non cambia nulla con le parole. Conta il fare.

  11. Mah 3 marzo 2018 at 06:50 -

    Anche perché la mia opinione è che i risultati della nazionale e quindi del suo allenatore possono anche essere un indicatore ma non è detto che rispecchiano fedelmente quello che è realmente la situazione del movimento (a meno che si creda veramente che l’Italia del World Classic ne sia reale espressione, io no).

  12. Bianchi Roberto 3 marzo 2018 at 07:54 -

    Mi chiedo come si possa criticare Mazzieri ed incolparlo del declino del baseball Italico, chi lo fa è mai uscito dall’Italia per vedere come è il livello non solo in Olanda ma oltre oceano o nei paesi dell’est ?? ed è con questi che doveva confrontarsi Marco ed ora dovrà farlo Gerali e non è semplice, certo puntare il dito e parlare nel vuoto è molto più facile
    Ora chiedo a chi critica di prendere carta e penna e stilare 22/24 nomi di giocatori Italiani e con quel roster pensa di battere o giocare alla pari con le suddette realtà?? In questo modo il baseball tornerebbe al top ???
    Ma di cosa state parlando. I problemi di questo sport sono altri non i manager della Nazionale