Il manager del Castenaso e coach della nazionale ospite di BaseballManiaLIVE

Pubblicato il Feb 25 2018 - 6:29pm by Ezio Cardea

Alla trasmissione BaseballManiaLIVE di Social Web Radio di mercoledì scorso Giovanni Colantuono ha invitato  due tra i massimi tecnici del nostro sport con i quali ha esplorato due campi interessanti: quello della Nazionale, con Gilberto Gerali e quello della A 2, con Marco Nanni. Non a caso, dato che il primo è il nuovo responsabile tecnico della Nazionale e il secondo, anche lui nel cast tecnico della Nazionale, è “esordiente” (si fa per dire!) nella serie cadetta dove trasferirà nel già forte Club del Castenaso la sua pluriennale esperienza maturata nei massimi livelli del campionato italiano.

Mi soffermo sull’intervento di Marco Nanni le cui osservazioni sono un “assist” notevole al problema dell’allargamento della massima serie.

Il nuovo manager del Castenaso  si augura che l’allargamento si attui, ritenendolo necessario e fattibile.  Fattibile perché  reputa sensibilmente aumentato il livello tecnico delle società della A2 alle quali, tuttavia, a suo giudizio dovrebbe essere concessa maggiore larghezza quanto ai “visti” agli stranieri: ciò  per consentire di attenuare ulteriormente  il gap tecnico con la massima serie.  Necessario perché è l’unico modo per mettere alla prova una  quantità di giovani sicuramente talentuosi che, altrimenti, rischiano di non emergere mai.

L’allargamento della massima serie riceve quindi da Marco Nanni  un avallo autorevole non solo per la statura del personaggio, ma perché lui è stato manager di alcuni tra i massimi Club di IBL notoriamente contrari all’allargamento.  Non c’è dubbio che su questa materia il parere di un tecnico prevalga su quello dei dirigenti i quali hanno ottiche più specifiche, orientate prevalentemente su obiettivi societari;  invece Nanni, che oltre ad essere manager del Castenaso fa anche  parte, come ricordato, dello staff dei tecnici della Nazionale, tende automaticamente alla “crescita” dei giovani, con vantaggio per tutto il movimento. E questo è e deve essere l’obiettivo primario della Federazione.

Quanto sopra dovrebbe far riflettere molto i sostenitori ad oltranza di un massimo campionato ristretto e blindato, come lo è tuttora, da “requisiti” per nulla indispensabili e di importanza infinitamente minore rispetto alla necessità di avere un campionato  che assuma finalmente una vera dimensione “nazionale”.

Nonostante il dislivello tecnico tra i due primi campionati si sia attenuato, Marco Nanni ritiene che il gap debba comunque essere ridotto perché esso costituisce ancora una forte remora all’adesione alla serie A 1. Tra le società di A 2 è concreto il timore di fare un salto che le porterebbe a perdere tante partite per “manifesta”.   Nanni testimonia questo timore  sintetizzando efficacemente con queste testuali parole il pensiero dei dirigenti delle società di A 2:  “Si, io salgo, vinco, poi mi confronto con delle squadre con cui perdo per 10  punti …”

Nelle parole di Nanni c’è la conferma di quanto penso e ho scritto sostenendo a tal proposito che la mancata adesione di alcune società di A 2 non era imputabile a mancanza di interesse, come qualcuno crede, ma attribuibile ad una giudiziosa prudenza: quella appunto di non andare allo sbaraglio  e soprattutto di non voler sacrificare troppo i propri vivai con atleti stranieri o comunque provenienti da altri club.

Questa è la realtà, e non quella sostenuta da qualcuno secondo cui le società di A 2 son ben contente di giocare il loro campionato senza altre pretese! Una realtà mortificante, di rassegnazione cui da troppo tempo quelle società sono costrette e da cui,  per il bene del movimento, devono essere liberate. E questo è compito della Federazione.

Per accorciare il gap Nanni suggerisce, come detto, di consentire alle società di A 2  “un visto in più”

Non è per nulla un’idea sbagliata, anzi, è auspicabile che siano sempre più uguali le regole cui debbano attenersi le società di entrambi  i  campionati.

Tuttavia in alternativa, e credo con maggiori vantaggi, lo stesso scopo si può raggiungere con un analogo intervento, ma di segno opposto, sulle società del massimo campionato: “un visto in meno!”.

Quest’ultima soluzione fa nascere una disputa tra chi non vuole assolutamente sentirne parlare temendo uno scadimento del livello tecnico, e chi, invece, ritiene necessario un minimo sacrificio in quella direzione.

Pare più ragionevole la seconda opzione. Infatti l’ “alto livello”, su cui ha puntato tanto la precedente dirigenza federale, non ha per nulla contribuito a realizzare la famosa “svolta” (nemmeno sul pubblico!)  che si voleva imprimere al movimento il quale, invece, ha continuato il suo processo di declino.  Inoltre,  una riduzione della possibilità di utilizzare gli stranieri fatta in modo graduale non può comportare un abbassamento del livello tale da essere avvertito; in compenso il “visto in meno” consentirebbe  maggiori spazi al vivaio nazionale che, oltretutto, verrebbe a beneficiare anche delle risorse risparmiate con la ridotta possibilità di ingaggi d’oltre oceano.

In ogni caso il timore di un campionato  all’insegna di: “Si, io salgo, vinco, poi mi confronto con delle squadre con cui perdo per 10  punti”, si può vincere sicuramente con l’allargamento che noiosamente propongo da sempre: 18 squadre divise in tre gironi di sei con fase di qualificazione. Infatti, dopo la fase di qualificazione nessuna squadra può più avere quel timore perché si troverebbe a competere per il resto del campionato con altrettante dello stesso valore.

Quali sarebbero i vantaggi?

In primo luogo avere sotto i riflettori che attirano gli sponsor 18 piazze è molto meglio che averne solo 10 o 12.  Inoltre si riuscirebbe ad uscire, seppure di poco, dall’area troppo limitata dell’attuale massimo campionato.  A questi due vantaggi si aggiunge anche quello di avere un maggior numero di società che vedono rafforzare la loro posizione nei rapporti con le autorità locali: cosa importantissima al fine di ottenere interventi sulle strutture sportive.

I vantaggi ricordati sono quelli attinenti la pubblicità, la conquista di nuove risorse e quindi l’espansione del movimento. Poi ci sono quelli attinenti il vivaio nazionale e la crescita dello stesso, che avverrà in modo più consistente sia in termini di quantità che di qualità dato il maggiore spazio per loro nella massima serie così allargata.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

16 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Giulio 26 febbraio 2018 at 08:45 -

    Si dai, mettiamo anche un visto in più in serie A2. Così poi, tra stranieri, comunitari e oriundi i ragazzi italiani invece che smettere a 17 anni, non cominciano proprio a giocare.
    La vera barzelletta è che poi alle riunioni in cui si definiscono gironi e calendari, tutti quelli che vorrebbero un visto in più, fanno carte false per non andare a giocare a Paternò o Cagliari perchè “Non ci sono soldi”. Mi vien da ridere.

    Purtroppo la soluzione, in qualsiasi categoria, è quella di costringere le squadre a mettere in campo più giocatori possibile cresciuti in Italia. Questo probabilmente, abbasserebbe il livello per qualche anno, ma rilancerebbe il nostro sport che oggi non ha più giocatori e di conseguenza nemmeno allenatori in grado di insegnare baseball.

    E poi siamo sicuri che con i comunitari (presi senza nemmeno averli visti una volta su youtube) si alzi il livello? E si porti gente allo stadio (se cosi si può chiamare)? E nuovi sponsor?
    Non vedo l’ora di vedere i grandi arrivi del 2018

  2. Mario 26 febbraio 2018 at 10:32 -

    Il problema dell’allargamento non consiste in un visto in piu’ in A2 o uno in meno in A1 ma nei costi generali:

    delle trasferte,delle tasse gare,dei costi dei tesseramenti dei giocatori,nel giocare due gare in due giorni diversi,nei costi del materiale tecnico(palle e mazze) e anche negli ingaggi degli Italiani stessi della attuale A2.

    Spiego meglio punto per punto:

    COSTI TRASFERTE:
    si giocherebbe piu’ frequentemente in citta’ piu’ lontane di dove si gioca ora in A2,con aumento dei costi di viaggi.
    Si pernotterebbe di piu’ in albergo di quanto non lo si faccia ora in A2,ancora di piu’ giocando il venerdi e il sabato,rispetto al doppio incontro che vi è ora in A2(2 gare di sabato o domenica).

    TASSE GARA
    le tasse gare in A1 sono molto piu’ costose che in A2,circa 300/400 euro in piu’ a settiamana,ogni volta che si gioca in casa.

    MATERIALE DA GIOCO:
    Le palline sono piu’ costose in A1 che in A2 in quanto la pallina è di migliore qualita’.
    Le mazze in A1 possono essere usate solo in legno,rispetto all’A2 che si puo’ usare anche il composito, con notevole spesa in piu’ per le squadre di A2.
    In A1 si usano minimo 60/70/80 mazze per l’intera stagione,in A2 spesso nemmeno 20 mazze.

    TESSERAMENTO GIOCATORI STRANIERI/COMUNITARI
    costano di piu’ in A1 rispetto all’A2,circa il 30% in piu’

    COSTI DEI RIMBORSI PER GIOCATORI ITALIANI
    se si gioca il venerdi e il sabato,i costi per i rimborsi dei giocatori italiani che sono ora in A2 si alzerebbero notevolmente rispetto alla attuale A2,in quanto sicuramente i giocatori che salirebbero dalla A2 alla A1 vorranno piu’ rimborsi,solo per il fatto che perderebbero molte piu’ giornate di lavoro(il venerdi) di quanto lo facciano ora in A2 giocando doppio incontro il sabato o la domenica.

    come si possono evitare tutti questi costi…??
    penso l’unica strada percorribile sia quella di abbassare e allineare tutto il sistema A1 uguale a quello che vi è ora in A2.

    allora faccio una domanda al sig.Cardea

    ma questa categoria con queste regole gia’ esiste e si chiama A2,formata da 24 squadre e che hanno mille problemi come mille problemi hanno le squadre in A1,con la differenza che le squadre in A1 hanno, ad oggi, bilanci E DISPONIBILITA’ ECONOMICA molto piu’ alta che le squadre di A2.

    Quindi si andrebbe a fare un’altra categoria uguale alla attuale A2,formata da 18 squadre, con conseguente abbassamento dei costi PER LE SOLE SQUADRE di A1, IN SOSTANZA, e FORSE con molti piu’ costi per le attuali squadre di A2 che salirebbero nella A1 allargata.

    Ipoteticamente si formerebbero 3 gironi da 6 e solo per 2 mesi circa, le NEO squadre di A2 giocherebbero forse 2/3 week end con le squadre di A1, poi tutti ritornano al loro livello tecnico di appartenenza…lei pensa che questo poco giocare, tecnicamente di piu’ alto livello per soli 2/3 week end e che queste cospicue spese in meno,CHE AVVANTAGGEREBBERO SOLO LE SOCIETA’ DELLA EX A1 E NON DELL’ATTUALE A2, porterebbe ad un’innalzamento del movimento baseball Italiano..??
    pensa veramente che entrerebbero piu’ sponsor e piu’ pubblico alle societa’ di A2 e di conseguenza anche a quelle di A1..?? solo per il fatto di giocare alcune gare con squadre della ex A1 CHE SONO DI UN LIVELLO NETTAMENTE SUPERIORE…??

  3. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 26 febbraio 2018 at 10:50 -

    Quindi Giulio, è meglio “un visto in meno” alla A 1 che “un visto in più” alla A 2: sono d’accordo.

  4. Giulio 26 febbraio 2018 at 14:36 -

    Si, e togliere l’apertura ai giocatori comunitari che rovinano i settori giovanili.
    E magari tornare ad una regola dei giocatori “Under” come avveniva a metà degli anni 90.
    E rimettere il progetto tecnico al centro, come sbandierato in campagna elettorale e poi rimangiato.
    Non è possibile che nel campionato di A1 quest’anno ci saranno, se va bene, il 30% di giocatori Italiani (in campo). Un sistema del genere va bene in uno sport professionistico. In cui viene venduto un prodotto.
    Noi non abbiamo più nemmeno il prodotto.
    Non riusciamo più a mettere insieme 4 squadre per fare un campionato giovanile.
    Non ci sono più giocatori. E per questo non ci sono più nemmeno allenatori. Per allenatori intendo quelli che insegnano il baseball. Non quelli che si trovano una squadra di stranieri a fine marzo e l’unica cosa che fanno è scrivere un line-up su un pezzo di carta.

  5. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 26 febbraio 2018 at 15:34 -

    Rispondo a Mario che ringrazio perché è tra i pochi che, nel puntualizzare i punti a sua vedere critici, ne espone anche le ragioni.

    COSTI DELLE TRASFERTE
    Due dei tre gironi della ex A Federale erano a 8 squadre (un girone con una squadra in Sicilia!) con una regular season con 7 trasferte e 28 partite.
    Nel campionato che propongo i gironi sono a 6 squadre con una regular season di 10 trasferte per 30 partite.
    Non c’è, quindi, tanta differenza, nemmeno quanto a lunghezza delle trasferte, giacché si tratta sempre delle stesse squadre il cui raggruppamento, almeno quello iniziale, deve avvenire col criterio della viciniorità. Ad ogni buon conto la mia proposta contiene anche un invito alla Federazione di predisporre (risparmiando su tante altre spese meno importanti) la costituzione di un fondo con cui alleviare le spese alle società logisticamente svantaggiate. Questo è un altro punto qualificante, e forse non adottato da altre Federazioni, che ci consentirà di rendere veramente “nazionale” il nostro primo campionato: la configurazione dell’italia, il dorso montuoso e le isole sono un forte ostacolo che, fintanto che il nostro sport è dilettantistico, può essere superato solo entrando in questo ordine di idee.
    Quanto alla partita di venerdì, in quella serata si potrà giocare solo previo accordo tra le società interessate. Non è nemmeno più obbligatorio giocare le due partite settimanali in giornate diverse: mi pare che anche quest’anno nel massimo campionato gli incontri settimanali si possano disputare nella stessa giornata a richiesta della società in trasferta.

    TASSA GARE
    Non credo che un aggravio di 3 o 4 mila euro possano mettere in crisi il bilancio di una società. In ogni caso, la Federazione dovrà sforzarsi di “limare” queste spese.

    MATERIALE DA GIOCO
    A prescindere dal problema dell’allargamento della prima serie, è necessario che la Federazione imponga alle due massime serie l’adozione del materiale e degli attrezzi (mazze in legno) compatibili con i regolamenti dei tornei internazionali. Il maggior costo per le società di A 2 risulterà un ottimo investimento per il proprio vivaio che in tal modo sarà più pronto al salto di qualità.

    TESSERAMENTO GIOCATORI STRANIERI/COMUNITARI
    Se il maggior costo riguarda solo stranieri e comunitari, il problema non si pone perché nessun regolamento impone il loro ingaggio. Anzi, per il bene del vivaio “residente” c’è da augurarsi che tale maggior costo scoraggi questi tesseramenti! L’innalzamento del livello tecnico deve avvenire attraverso la “crescita” del nostro vivaio e nonattraverso la “scorciatoia” degli stranieri i cui vantaggi, come abbiamo visto, sono effimeri.

    COSTO PER RIMBORSI PER GIOCATORI ITALIANI
    Questi maggiori costi non esistono per le ragioni esposte al primo punto.

    Pertanto l’allargamento che propongo non impone costi insostenibili e in compenso i vantaggi sono notevoli perché:
    – nessuno può razionalmente negare che giocare “targati” campionato di prima serie (ammesso e non concesso che i vantaggi tecnici siano solo quelli di giocare solo poche partite a contatto con i più forti club) non abbia riflessi positivi nel problema dell’acquisizione di nuove e più consistenti sponsorizzazioni, o che non abbia altrettanti positivi riflessi nei rapporti con le autorità locali (Comune e Regione) senza il cui apporto non è possibile sperare di migliorare gli impianti sportivi e di dotarli degli impianti di illuminazione notturna laddove mancano;
    – nessuno può razionalmente negare che portare tante squadre, tantissimi giocagtori e tantissimi dirigenti di società di A 2 a confronto di squadre di livello superiore sia meno utile che non farlo;
    – nessuno può razionalmente negare una maggiore motivazione, oltre che soddisfazione, nei giocatori;
    – nessuno può razionalmente negare che l’unico campionato che attira i media più importanti negli sport minori sia solo quello di prima serie: pertanto mettere sotto i riflettori 18 squadre è indiscutibilmente meglio che tenerne in evidenza solo 8. E questa è un’esigenza di primaria importanza per il rilancio del movimento.

    E non è tutto …

    Perché rinunciare a tutto questo?

  6. Mah 27 febbraio 2018 at 05:45 -

    Io faccio una puntualizzazione sui costi trasferte. Con il format dato all’A2 quest’anno mi diventa difficile dire che le società di A2 spendono così tanto meno rispetto all’A1 (Nettuno a parte). Andare per esempio in Trentino, in Friuli e in Sardegna nello stesso anno non è così più economico che fare avanti e indietro in pullman per 2 volte per 100km (in queste trasferte Nettuno a parte nessuno usa i pernottamenti).

  7. Mario 28 febbraio 2018 at 10:55 -

    Rispondo al sig.Cardea facendogli notare che la sua proposta appiattisce la A1 alla A2,senza che nessuna societa’ di A2 spenda uguale o poco di piu’ di quello che sta spendendo ora,anzi andrebbe ad aumentare di molto il loro budget di spesa,senza aumentare ne l’interesse dei media e del pubblico,ne l’innalzamento dei giocatori buoni di A2.
    Cio’ è importante’,solo pero’ se ci fossero le risorse economiche per farlo,è qui il punto cruciale.

    Non si vuol accettare che,anche quest’anno,che vi erano le promozioni,nessuna delle squadre aventi diritto è salita.
    Qualcuno si fa questa domanda,perche’ non sono salite..??

    Allargare la serie maggiore a 18 squadre è un’ottima proposta ma bisogna capire come farlo,quanto costerebbe IN PIU’ alle societa’ di A2 e come strutturare il campionato per non farne un’altro uguale,con il solo scopo di avere 18 squadre in A1 che sarebbe uguale, in sostanza, alle 24 dell’attuale A2.

    Tornando ai costi di gestione serie A1,se la fibs vuole giocare sempre 2 incontri il sabato o la domenica lo puo’ proporre ma ad oggi non ha mai proposto cio’,anzi ha sempre detto l’incontrario, che giocare nello stesso giorno nella massima serie non è nelle loro idee e che non è produttivo e interessante per il pubblico,per i giocatori e per il movimento in generale(parole del presidente federale). Avrebbe dato la deroga a cio’, solo per i primi due anni,alle neo societa’ che sarebbero salite,sia per giocare in casa che in trasferta,poi si sarebbero dovute adeguare,pena la retrocessione.

    Cardea suggerisce alla fibs di dare contributi alle societa’ che avrebbero piu’ costi di trasferte,penso che questa cosa sia impossibile da fare da parte della fibs,per ovvie ragioni,non puo’ farlo da statuto ma qui lascio la discussione a chi è piu’ informato.

    Tasse gara:
    3/4 mila euro in piu’ alle societa’ tutte di A2 sarebbe un problema e come,anche perche’ sommate agli altri costi di trasferte di materiale e rimborsi giocatori, andrebbe ad incedere moltissimo sul bilancio di una societa’ della attuale A2.

    Costo Tessaremento giocatori stranieri/comunitari

    certo che se ne puo’ fare a meno,tutto si puo’ fare ma il divario che si formerebbe tra le varie squadre sarebbe molto importante,soprattutto con l’inserimento scellerato di questo anno,da parte della fibs, dei comunitari parificati agli Italiani.
    Le ricordo Cardea che lo straniero o il comunitario viene preso, non perche’ costa meno di cartellino in A2 rispetto alla A1 ma se si hanno i soldi per coprire il costo totale del giocatore stesso(volo aereo,stipendio,casa)quindi prenderlo nella massima serie A1 lo si prende comunque ma costerebbe di piu’ che prenderlo in A2,poco ma di piu’. Sicuramente è un problema abbastanza facile da gestire e risolvere ma resta il fatto che il costo è maggiore per le attuali societa’ di A2 rispetto ad ora.

    Materiale da gioco:
    Le mazze in A1 si possono usare solo in legno, rispetto alla A2 che usa il composito,questo incide per 3/4/5 euro in piu’ che sommati ai costi sopra,si iniziano a capire le differenze economiche importanti in piu’ che ci sono tra A1 e A2.

    Costi rimborsi giocatori:
    certo che giocare due gare nello stesso giorno nella massima serie,porta a non aumentare le richieste da parte degli attuali giocatori di A2 ma bisogna che questa situazione si verifichi,quindi ripeto,è la fibs che deve avallare cio’,giocare due gare nello stesso giorno nella massima serie non è nei piani di questa fibs(parole di Marcon),se fosse cosi’,è sicuro che i rimborsi degli attuali giocatori di A2 che passano in A1 sarebbero maggiori(giocando di venerdi e sabato) a discapito delle sole societa’ della attuale A2.

    Per far salire le squadre dalla A2 alla A1 bisogna livellare e abbassare i costi generali alla attuale A2,cioe’ giocare due gare nello stesso giorno,avere massimo 2 stranieri tesserabili,giocare forse con mazze composite e palline di A2,abbassare le tasse gara(che incidono oggi per 3/4 mila euro in piu’ per come è il sistema oggi) giocare anche doppio incontro senza campo illuminato,cioe’ la domenica mattina e pomeriggio.
    Da quello che dice la fibs,questo non è il loro obbiettivo,lo si è visto anche con la vicenda Paterno’ e non è vero che le societa’ di A1 non hanno voluto la medesima societa’ in A1 ma la fibs a messo questo come parametro per salire: “avere impianto luci”.

    Se poi tutto cio’,la fibs lo cambiera’ si vedra’,io penso che questo appiattimento verso il basso,della massima serie non porterebbe nessuno sponsor in piu’,ne alle squadre di A2 ne tanto meno a quelle di A1,non porterebbe piu’ pubblico,non aumenterebbe il livello dei nostri giocatori Italiani di A2 anzi forse abbasserebbe il livello di quelli buoni di A1 e quindi della Nazionale(che gia’ ha evidenti e grossi problemi).
    Cosa piu’ importante,facendo cio’ si abbasserebbero SOLO i costi per le attuali squadre di A1 con il rischio che il gap tecnico tra le attuali squadre di A1 e le neo squadre che salirebbero dalla A2, diventi ancora piu’ ampio di quello che vi è ora,A DISCAPITO DEL CAMPIONATO DI MASSIMO LIVELLO E DEL MOVIMENTO IN GENERALE.

    Altra considerazione,la futura A2,togliendogli 10 squadre che salirebbero in A1,deve essere di nuovo reimpostata,dovendo far salire dalla attuale serie B ben 10 squadre,pensa che questo sia di cosi’ facile attuazione..??
    Sempre valutando i costi..??

    Non pensa invece che sia importante avere 10/12 squadre nel massimo campionato,che giochino il venerdi e il sabato,con 3/4 stranieri in campo,senza comunitari parificati agli Italiani e che si abbia un numero minimo di 5/6 Italiani nel line up(e non invece il 50% di italiani nel roster) e trovare una formula che tuteli e faccia lanciare i nostri Italiani pitchers un po’ di piu’, di quello che si sta gia’ verificando da oggi e nell’immediato futuro,sia in A1 che in A2…??

    Oltre che cercare di arrivare ad avere un po’ piu’ di visibilita’ nei media nazionali(TV e quotidiani..??) provando ad avere un prodotto di piu’ alta qualita’,almeno nella massima serie..??
    Non pensa che questo appiattimento verso il basso,porterebbe ad avere ancora meno interesse nel nostro movimento generale e non solo nella massima serie..??
    Io ho questo presentimento.

  8. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 28 febbraio 2018 at 20:10 -

    Signor Mario,

    Le rispondo ancora con piacere, anche se mi permetto di osservare che molte delle sue nuove obiezioni trovano risposta nel mio precedente intervento oppure all’interno dell’articolo nel quale, probabilmente, non sono stato chiaro come avrei voluto.

    L’appiattimento della prima serie alla seconda è già stato fatto a più riprese, indovinate da chi? proprio dalla passata gestione federale che, purtroppo, ha operato in direzioni sbagliate.

    I rimedi che si sarebbero dovuti adottare (e che Fraccari voleva porre in essere, ma è stato bloccato dai suoi stessi sostenitori!) ora devono essere presi in misura fortemente più pesante perché la situazione è peggiorara: Fraccari voleva un graduale abbandono della “scorciatoia” degli stranieri e l’allargamento a 12 (le squadre c’erano e forse il Novara non sarebbe mai scomparso!), cose che sono state impedite da chi, con la scusa della salvaguardia del livello, ha voluto rimanere blindato il loro gruppo già ristretto e sempre più irraggiungibile:

    Ora, proprio perché la situazione è peggiorata, l’allargamento a 12 non è più possibile NON PER LE RAGIONI da Lei sostenute, MA PER QUELLE DI MARCO NANNI, ben più autorevole di me, che ha CHIARAMENTE rappresentato con un’espressione che riassume il pensiero corrente tra i dirigenti delle A 2: “SI, IO VINCO, SALGO E POI MI CONFRONTO CON SQUADRE CON LE QUALI PERDO PER 10 … ” Ed era ciò che avevo supposto e scritto: per averne conferma ho anche interpellato il presidente di una delle più forti e papabili società di A 2, trovandolo pienamente d’accordo.

    Delle due l’una: o Marco Nanni racconta ciò che non esiste (dubito che qualcuno osi discreditarlo a tal punto), o le cose stanno come lui ha detto.

    I maggiori costi da Lei indicati sono ben poca cosa e, a partire dalle trasferte, oltre alle mie osservazioni è bene annotare quelle del commentatore Mah. Quanto agli altri costi, non superano qualche migliaio di euro che nel bilancio di una società di A 2, specie quelle più consolidate, non sono un ostacolo insormontabile.

    Le clausole ostative, che Lei accredita a Marcon, sono per la più parte attribuibili alle ex otto sorelle. In ogni caso poco importa chi le vuole: ciò che conta è il bene del movimento e in momenti di crisi si deve rinunciare alle cose non strettamente necessarie. Ogni altra scelta è da IRRESPONSABILI.

    I veri ostacoli all’allargamento sono quindi il gap tecnico tra i due massimi campionati e la paura delle società di A 2 di non essere all’altezza. Una paura che non è un difetto, ma grande senso di responsabilità che si coniuga anche al desiderio dei dirigenti di non sacrificare il proprio vivaio per infarcire il roster di stranieri.

    Gap e paura si superano sia col “visto in più” a favore delle soc. di A 2 (e mi sembra che alcune si stiano dando da fare dimostrando che, pur non navigando nell’oro, qualche soldo in più da investire l’anno), sia col “visto in meno” alle soc. di A 1. Si superano anche con un campionato in due fasi nelle quali la prima sia “selettiva” (destinata ad assorbire tutti gli incontri squilibrati) e la seconda raccolga le società in nuovi gironi dove TUTTE LE SQUADRE GIOCANO ALLA PARI e quindi senza paure e senza il rischio di fare da materasso.

    A questo punto devo fare per l’ennesima volta una precisazione: l’allargamento che propongo NON ABBATTE NE’ IL VIVELLO TECNICO NE’ LA QUALITA’ DI GIOCO perché la fase di “qualificazione” enuclea le 6 squadre più forti e, proprio per il numero ridotto, il LIVELLO TECNICO e la QUALITA’ sono più alte che non in un gruppo di 8 o 10 squadre che competono in un girone unico all’italiana.

    In compenso 18 squadre beneficiano di maggiore visibilità (chi lo nega deve spiegare per quale motivo fino ad oggi le sponsorizzazioni di rilievo e di grandi marche è avvenuto solo per le società di prima serie) e di una posizione di maggiore peso nei confronti delle autorità comunali.
    Inoltre mi riesce difficile concepire che una società di uno sport minore come il nostro militando in seire cadetta possa ottenere dal Comune e dai media locali più attenzione di una che milita in massima serie: difficilissimo da concepire se poi si tratta di un Comune in cui il baseball potrebbe essere l’unico sport di prima serie della città.

    Ma ci sono altri vantaggi su cui mi sono più volte dilungato e che quindi non ripeto salvo ribadire quello emotivamente più importante a livello atleti e pubblico: i primi non possono essere che galvanizzati nell’affrontare almeno due squadre famose e decisamente più forti, inoltre capiscono quanto devono impegnarsi per raggiungere il livello dei forti giocatori di quelle squadre; il pubblico, come pare sia accaduto a Sesto Fiorentino con l’esordio nel massimo campionato, non può che essere attratto dai più prestigiosi club e dal vedere comunque la propria squadra militare in prima serie e magari agganciare uno sponsor che la renda più competitiva!

    Quanto al fondo da crearsi a cura delle FIBS (ma potrebbe essere cercato un “main sponsor”), semprecché non mi sfugga qualcosa, non vedo alcunché di ostativo nello Statuto Federale perché la finalità del fondo non è quello di “finanziare” qualche Club ma, una volta stabilito il calendario del campionato, seve ad uniformare le spese di trasferta delle varie società.

    Qualcosa del genere era stata già prospettata da Fraccari, ma non ha avuto seguito perché il fondo avrebbe dovuto essere costituito dalle stesse società.
    Insisto su questa novità che, in fondo, asseconda l’art. 1 dello Statuto che tende a garantire parità di diritti e condizioni tra le società. Diversamente, le società delle isole e delle regioni più decentrate restano gravate da un forte handicap rispetto a tutte le altre.

    Infine Lei fa una osservazione nuova sottolineando la difficoltà a ricostituire una A 2 cui verrebbero sottratte ben 10 squadre.

    Non è una cosa che mi sia sfuggita, anzi ho anche scritto che, con una riforma di grande respiro che tocca il massimo campionato, non si può non intervenire anche sul campionato cadetto che ne è il polmone.

    Infatti, nel progetto che prevede una prima serie cui dare una dimensione “nazionale”, ovvero di campionato da svolgersi su una estensione la più larga possibile sul territorio nazionale, contrappongo una serie cadetta a carattere “zonale” per superare il massimo ostacolo che, per le serie secondarie, è costituito dalle trasferte.

    A tale scopo ho previsto la suddivisione del territorio nazionale in tre “macro-zone” (Nord, Centro e Sud) in cui raccogliere 18 società per zona, da organizzare in un campionato del tutto simile a quello della prima serie.
    In questo modo, e senza danni, perché i dislivelli tecnici vengono assorbiti dalla fase di qualificazione, nel campionato cadetto entrano a fa parte ben 54 squadre (con tutti i benefici non certo fruibili con le vesti di società di serie B o C o addirittura D) dalle quali emergono le 18 squadre di maggior livello di quella serie. Una formidabile selezione naturale dalla quale chissà quanti “prospetti” possono emergere e che con l’attuale impostazione dei campionati probabilmente non verranno mai scoperti.

    Insomma, per risvegliare il movimento e riportarlo alla crescita, ci vuole un’azione a largo raggio col coinvolgimento del maggior numero possibile di squadre, arrivando fini alla “base”. Dopotutto è proprio questo che si va dicendo da anni: ripartire dalla base. Ma se poi ci si ferma timidamente a guardare a solo due o tre squadre d agganciare al massimo campionato ….

    Prevengo l’eventuale Sua obiezione sulla possibilità di realizzare questo progetto: ho fatto un lungo lavoro di “mappatura” delle varie realtà sparse sul territorio nazionale, giungendo ad una conclusione positiva.

    Per finire mi sorprende la sua domanda: “oltre che cercare di arrivare ad avere un po’ più di visibilità … provare ad avere un prodotto di più alta qualità almeno nella massima serie?”
    Mi domando: é logico fare una simile domanda dopo che la “qualità” cercata in tutti i modi con la creazione di IBL ha ridotto il baseball in queste condizioni? Le grandi aziende sono scappate dal baseball ad eccezione della Unipol e i Club sopravvivono, con grandi acrobazie (come abbiamo visto) grazie ai mecenati come Pillisio, Fortini, Tommasin e … speriamo che ne spunti qualche altro perché gli anni, come per Zangheri, passano anche per loro.
    Colpa della crisi? Non cominciamo con queste scuse: la crisi del baseball è cominciata prima tant’è vero che Fraccari ha dato vita alla IBL per cercare di dare la famosa “svolta” ad un movimento in declino già da diversi anni!
    Allora, Signor Mario, cerchiamo ancora la “qualità” , che ha fatto scappare tutti, compreso il pubblico che si è stancato di vedere ai play off da trent’anni sempre le solite squadre e una sempre più grande quantità di giocatori d’oltre oceano? Oppure è meglio che si cerchi di riguadagnare visibilità su un maggior numero di piazze per ritornare di forza sui media “nazionali” dopo aver conquistato tantissimi media “locali”?
    Quanto gliene importa della “qualità” alle società potenziali sponsor se questa viene goduta da una cerchia sempre più limitata di gente? Che gliene importa della “qualità” leggermete più bassa (MA MI SEMBRA DI AVER CHIARITO CHE SEMMAI AUMENTA!) se però il baseball raggiunge una quantità di gente almeno dieci volte superiore a quanto possono fare i “media” con solo 8 piazze sotto i riflettori? Otto piazze che rischiano di diminuire, come è già accaduto, e che se anche arrivasssero ad essere 10 poco cambia. Anzi cambia in peggio perché le new entry provengono da una serie più bassa: come può aumentate il livello con l’immissione di squadre non per colpa loro meno “attrezzate”?

    Non le sembra, Signor Mario, di cadere in qualche contraddizione?

  9. Massimo T. 28 febbraio 2018 at 20:39 -

    Mario, sono pienamente d’accordo con lei !

  10. alby66 1 marzo 2018 at 07:03 -

    non c’entra niente con utti i discorsi…….erly casanova grande lanciatore cubano arriva al parmaclima……….adesso manca solo un secondo/primo ricevitore e la squadra diventerà veramente competitiva…..vamoooooooooooossssssssssssss

  11. Mario 1 marzo 2018 at 11:30 -

    Non concordo in niente con cio’ che lei dice sig,Cardea, mi dispiace e gli esempi che fa sul Novara e di Nanni non c’entra assolutamente nulla con le vere problematiche per l’allargamento a 18…poi su Novara è esattamente l’opposto ha cio’ che lei inneggia:l’amministrazione comunale se ne è altamente sbattuta delle problematiche del campo,ancora di piu’ di una societa’ che gia’ faceva la A1 e aveva tutti i diritti per farla.

  12. saltamartin 1 marzo 2018 at 15:57 -

    Ho la soluzione: facciamo organizzare i campionati da Amazon!

    Un bel braccialetto ai giocatori e via pedalare, e chi non si adegua va a casina sua.

    Sostituzioni e licenziamenti via sms, e già che ci siamo anche ruba, bunt e batti e corri con l’auricolare bluetooth.

    Cardea, si arrenda 🙂

  13. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 1 marzo 2018 at 16:12 -

    Che Lei, signor Mario, non concordi in nulla con le mie idee non importa a nessuno: importerebbero le motivazioni che, invece, sono sostituite da risposte analoghe a quelle della famosa canzone “Vengo anch’io” di Jannacci: “No, tu no!” “Ma perché?” “Perché no!”.

    Ergo, signor Mario, si sforzi di argomentare il suo dissenso, ma lo faccia in modo meno superficiale di come ha commentato la questione dei rapporti con le Autorità Comunali se non vuole sia evidenziata l’inconsistenza del suo intervento.

    La questione Novara, infatti, oltre ad essere emblematica per altre ragioni, non avvalora per nulla la sua tesi tendente a dimostrare che non conta nulla nei rapporti con le Autorità Comunali la Serie in cui milita una società sportiva: se è vero che il Comune di Novara se ne sia “altamente sbattuto” dei problemi di una società di massima serie, figuriamoci come si sarebbe comportato con una società di serie secondaria!

    Per contro ci sono molti esempi che dimostrano quanto sia accresciuta l’attenzione di quelle Autorità verso le società in avanzamento (ultimo caso il Codogno) e quanto si sia attenuata, fino a volte a sparire del tutto assieme alle stesse strutture vitali (il campo!), verso quelle società in discesa. Non sono pochi i campi spariti, compresi alcuni con addirittura tribune e impianto di illuminazione, ed altri languono o sono morenti.

  14. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 2 marzo 2018 at 08:25 -

    Occhio, Saltamartin! La sua battuta “dissacrante” può avere grande seguito!
    Quanto al consiglio al sottoscritto, niente di più saggio, ma … è incompatibile col mio dna!
    Ma sono convinto che sia non sia compatibile nemmeno col suo dna e, comunque, la prego di non mollare perché le sue battute sono molto più efficaci dei miei sproloqui!

  15. Indovina 2 marzo 2018 at 14:08 -

    Saltamartin, e/ma non si mette dopo la virgola, lo insegnano alle alementari, quanto ho aspettato questo momento.
    Scusa Dimenticavo: visto il livello e gli spettatori, siamo già nel tuo mondo, quello virtuale, manca solo l’App.
    Se facessimo organizzare i campionati ad Amazon, tu avresti i doppi turni, lascia perdere.
    Saltamarti arrenditi🤣

  16. Indovina 2 marzo 2018 at 14:10 -

    Non dirmi che mi sono dimenticato la n finale, fidati.