Il grande catcher degli Yankees è morto tre giorni fa all’età di 90 anni.

Pubblicato il Set 24 2015 - 4:53pm by Allegra Giuffredi

Devo proprio confessarvelo, la prima volta che ho sentito parlare di Yogi Berra (1925 – 2015) l’ho messo in relazione con l’Orso Yogi, che insieme a Bubu allietava i miei pomeriggi, perché si favoleggiava che il nome del plantigrado che faceva i dispetti al Ranger Smith fosse derivato dal soprannome di Berra.

E invece no, il baseball non c’entrava nulla con l’Orso Yogi e il perché di quel nick name con cui fu invece ribattezzato Lawrence Peter Berra, è dovuto al fatto che tra un turno di battuta e l’altro, Berra se ne stava per terra con le gambe incrociate, proprio come uno Yogi indiano.

Oltretutto poi, pare che Berra abbia anche intentato causa …. quindi, come si dice, cambiamo disco e parliamo di questo vero e proprio pezzo di storia americana, perché Yogi si fece pure lo sbarco in Normandia e non perse mai né il sorriso, né la celebre parlantina.

Pare infatti che Berra fosse un gran chiacchierone e che con il suo semplice eloquio, quando giocava da catcher, mandasse in tilt i battitori avversari, tanto che uno di questi lo ha ricordato, proprio perché durante il suo turno di battuta, Berra, gli chiese, nell’ordine, come stava la famiglia, come stava lui e cos’avrebbe fatto dopo il match, facendogli così rifilare tre strike di fila, ma sempre col sorriso.

“Non è finita, finché non è finita!” e “Quando arrivi ad un bivio, prendilo!” sono fra i suoi aforismi più famosi e che ricordano tanto il nostro Giovanni Trapattoni, come hanno già rilevato in diversi commentatori prima di me, ma che non potevo proprio dimenticare.

Ad ogni modo Yogi Berra è stato soprattutto un giocatore immenso e un grande allenatore; ha giocato quasi tutta la sua carriera con gli Yankees ed ha vinto ben dieci campionati su quattordici finali disputate, finendo la carriera da giocatore con i Mets, dei quali è stato anche allenatore, così come degli Yankees e degli Astros.

In pratica Berra ha solcato i campi di baseball dal 1946 al 1989, vale a dire per ben 43 anni, senza contare gli anni precedenti, ed è stato un vero e proprio esempio di quell’american dream realizzato e di quella fabbrica di opportunità ed occasioni che si trovano solo negli USA.

Yogi Berra è stato un gran italo americano, figlio di immigrati italiani, passati per le “forche caudine” di Ellis Island e del nostro “saper fare” ha mantenuto il sorriso, la parlantina sciolta e forse anche quel metro e settanta che lo relegò nel ruolo di catcher, ma che non gli impedì di avere una media battuta di .285 che per un ricevitore non è male per niente!

E’ ovviamente entrato a far parte della Hall of Fame nel 1972 ed è stato nominato Most Valuable Player (MWP Awards) per ben tre volte nell’American League.

Mi piace pensare che, ovunque sia, abbia incontrato Giulio Glorioso (1931 – 2015) che quest’anno ci ha lasciati e che è stato fra i più grandi giocatori di baseball italiani e fra i primi, se non il primo giocatore italiano ad approdare negli USA.

Ma questa è un’altra storia e merita un miglior approfondimento …..

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.

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  1. Daitarn 25 settembre 2015 at 22:27 -

    Da avversario( la mia squadra e’ Boston),devo rendere onore a questo campione.