Il giorno della marmotta…

Pubblicato il Mar 11 2021 - 6:04pm by Allegra Giuffredi

E siamo daccapo. Come in un loup senza soluzione di continuità molti di noi stanno vivendo lo stesso lockdown colorato di rosso, esattamente come l’anno scorso di questi tempi, ma con un senso interdetto in più.

In pratica siamo allo stesso punto dell’anno scorso, chiusi in casa, senza alcuna possibilità di uscire se non per fare la spesa, o per lavorare e proprio se non lo si può fare da casa o per qualche emergenza e tutto questo nonostante i vaccini che pur col contagocce (un vero scandalo, me lo si lasci dire) ci sono e pian piano copriranno buona parte della popolazione. Il virus è mutato e le terapie intensive sono a rischio per il numero di ricoveri dovuto alle cosiddette varianti, quali quella inglese, quella brasiliana, sudafricana e via così, da cui deriva una sensazione antipatica, di dejavu che strania le persone.

Se  vogliamo dirla tutta a differenza dell’anno scorso,  adesso non c’è più quell’eroismo di fondo che cementava un po ’ tutti nell’applaudire dai balconi i medici e gli infermieri che negli ospedali lottavano e lottano per strappare il più possibile i loro pazienti dalla morte per Covid. Non c’è più alcuna condivisione e come detto siamo tutti qui a vivere in loup proprio come fa il protagonista del film “il giorno della marmotta” che rivive la stessa giornata più e più volte, finché capisce di aver la possibilità di fare del bene e di non cedere agli stravizi e alla morte. Il giorno della marmotta è anche il nome di una ricorrenza che come da noi in Italia si vive con la Candelora in preparazione della primavera e che negli Stati Uniti è stata istituita per significare la rinascita dopo l’inverno.

E allora, che dire, cerchiamo di guardare comunque avanti anche nel nostro sport. Quando l’anno scorso si riaprirono gli stadi e anche noi potemmo vedere in presenza le partite pur distanziati e con la mascherina, fu un bel momento, un momento che forse ci ha illuso di poter tornare ad una pseudo normalità, al quale poi è seguito quel che sappiamo, ossia la seconda e la terza ondata, sempre in anticipo, rispetto alle previsioni e sempre peggiori di quanto ce le aspettassimo.

Francamente non so se riusciremo a tornare ad uno standard di vita  che ci permetta di andare allo stadio, mangiare in compagnia, allenarsi in palestra e così via, o se ormai dobbiamo rassegnarci ad una nuova normalità fatta di distanziamento e mascherine, vaccinazioni perenni e chiusure a singhiozzo con festeggiamenti pasquali e natalizi fatti in videoconferenza.

Ma siccome le cose cambiano, cerchiamo di essere comunque ottimisti e di vedere cosa succede  negli Usa.

Attualmente si sta giocando lo spring training e da quel che vedo negli Usa il pubblico c’è anche se ben distanziato, schermato e mascherato.

Ho seguito qualche incontro dei miei amati Cubs e a Mesa in Arizona il pubblico era collocato sia in tribuna ben distanziato che nei bleachers con tanti gruppi famigliari o di conoscenti, spero per loro negativi al virus, seduti sull’erba sopra ad un  plaid con cestini traboccanti prelibatezze e tanta birra, proprio come ad un pic nic,  mentre  i Cubs pareggiavano contro Seattle.

A proposito, non credo che gli Orsetti dell’Illinois faranno un gran campionato, avendo un sacco di giocatori pronti ad andarsene a metà campionato in modo da non farlo una volta svincolati e quindi a costo zero e con zero ritorno per la Società e con una serie di acquisti modesti, ma che forse preludono a quello svecchiamento dei senatori e a quello che potrebbe portare ad un prossimo massiccio  investimento in uomini e mezzi da parte della famiglia Ricketts che non fa mai passi azzardati e sa come muovere bene il denaro.

A parte Rizzo che terrei a prescindere, il ritorno di Arrieta, probabilmente voluto dal manager Ross per fare spogliatoio, la nuova rotazione dei partenti con la fuoriuscita di Lester e di Darwish, la conferma di Hendricks e l’inserimento in pianta stabile di Alec  Mills, autore l’anno scorso di una no hit, la conferma di Nico Hoerner nel line up, insieme ad altri punti fermi come El mago Baez ed Heyward, fanno pensare ad una ricostruzione della squadra nel medio lungo termine, sperando di non dover attendere un altro secolo prima di vincere le world series.

E noi? Noi ripartiremo in aprile, presumo a stadi chiusi con quello che si vorrebbe fosse il Campionato più vasto degli ultimi anni, nell’anno che, comunque sia, speriamo ci porti fuori definitivamente da questa situazione pandemica di cui non se ne può più.

Seguiremo le partite via web, immagino grazie alla copertura di Fibs TV che l’anno scorso svolse un lavoro egregio con i commenti tecnici, la cronaca e le interviste fatte da parsone che ne sanno di baseball e che non fanno delle telecronache da “far morire il cavallo” come si dice di qualcosa talmente noiosa, ripetitiva e soporifera da stroncare anche un animale particolarmente robusto come appunto è il cavallo.

E poi, e poi ci sarà la radio, già compagna fedelissima di ogni partita in trasferta delle nostre squadre del cuore e contrappunto preciso di ogni azione descritta con maestria dai tanti radiocronisti che l’anno scorso e anche quest’anno hanno garantito sempre e comunque la cronaca sportiva, facendoci andare avanti.

Anche a loro va il mio plauso da un ipotetico balcone, mentre per il resto si vedrà, sperando nel meglio e preparandosi al peggio.

Go everyone!

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.