Il Gattopardo…

Pubblicato il Dic 25 2018 - 12:20am by Ezio Cardea

Ricorderete sicuramente  la frase-simbolo del romanzo Il Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».

Ergo, se non vogliamo che tutto rimanga com’è,  bisogna che nulla cambi.

Il nostro presidente federale, coerente col principio enunciato in campagna elettorale, ovvero con la necessità di cambiare, convinto di quanto sostiene Tomasi di Lampedusa, proprio per evitare che tutto rimanga com’è … ha fatto in modo che nulla cambiasse.

Quindi, per la terza volta consecutiva vara un campionato del tutto simile a quello che era in atto prima della sua nomina.

Ha perfettamente ragione: non avendo cambiato nulla, ci penserà il tempo a cambiare tutto. Il problema è che tutto cambierà in peggio, proprio come stiamo vedendo di anno in anno.

Si da il caso, però, che quanti lo hanno eletto forse si aspettavano un cambiamento in meglio.

Lo pensano sicuramente le società che non hanno accettato di passare in prima serie, quelle escluse dalla mancanza delle luci (requisito non indispensabile per giocare a baseball e assurdamente preteso in momenti in cui si tende ad addossare alla crisi la causa del declino) e tutte le società che hanno dato il voto a Marcon sperando in una politica più attenta alla “base”.  La quale “base” rimarrà come in passato abbandonata a se stessa e di fatto  impedita ad avanzare per “merito”, nonostante il proclamato ripristino delle “promozioni/retrocessioni”.

A parte il Castenaso, che fin dalla prima ora ha scelto senza tentennamenti di partecipare al massimo campionato, relativamente al Godo  e al Redipuglia ripeto lo stesso interrogativo di cui all’articolo http://www.baseballmania.eu/notizie/serie-a1/ancora-una-campionato-a-otto/ :  cosa ne pensano della partecipazione ad un campionato ad 8 mentre probabilmente si aspettavano un campionato almeno a  10 o a 12  nel quale si sarebbero trovate molto di più a loro agio?  Avevano previsto la possibilità di un campionato ad 8?  Sono attrezzate in modo adeguato o sono spiazzate e costrette a correre il forte rischio di essere fanalini di coda per tutta la stagione?  Il che non è un disonore, ma purtroppo non si possono trascurare i riflessi negativi sui giocatori, sul pubblico e soprattutto sugli sponsor.  Da non trascurare, infine le relazioni con le Autorità comunali,  sempre più insensibili (Padova docet) alle esigenze del nostro sport.

E’ apprezzabile il loro coraggio, però forse sarebbe più apprezzabile il coraggio di rinunciare alla prima serie: per il bene loro e per il bene del baseball, perché solo in questo modo si può costringere la dirigenza federale ad assumere quel compito di guida assegnatole dallo Statuto Federale  Art. 25 p.3,  ovvero  “… la responsabilità generale dell’area tecnico sportiva…..la programmazione, indirizzo, …”.

Invece questa dirigenza continua a gettare la palla alle società.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

13 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Gianpaolo Segurini 23 dicembre 2018 at 11:19 -

    Anche se, come tu ben sai, non mi occupo più di baseball attivo da diversi anni mi trovi, da ex giocatore, perfettamente in linea con il tuo pensiero.
    Colgo l’occasione per farti i miei più cari auguri di un felice Natale ed un prospero 2019.
    Gianpaolo Segurini

  2. francesco 23 dicembre 2018 at 12:57 -

    Il sig. Cardea ha perfettamente ragione quando afferma “invece questa dirigenza continua a gettare la palla alle società”. Il problema (perlomeno dell’attuale dirigenza federale) è proprio questo: pare che non manchino le idee ma il coraggio e la personalità per metterle in pratica.

  3. Sauro 23 dicembre 2018 at 13:18 -

    Io non sono in grado di giudicare il campionato che verrà” fatto in a1, pero’ una cosa la voglio dire, anche se sara’ un pensiero scandaloso per molti, tutti vogliono un campionato di livello e le squadre sono imbottite di stranieri come nel calcio ,ma qui non tutti se lo possono permettere, e tutti cercano di trovare delle ricette per aumentare le squadre, eliminiamo gli stranieri e giochiamo con i nostri giovani che hanno tanta passione e tanti costi in meno, il livello sara’ più’ basso ma le soddisfazioni più’ alte.con

    questo semplice ed illusorio pensiero auguro buone feste a tutto il movimento

  4. Sauro 23 dicembre 2018 at 13:19 -

    Giochiamo

  5. nino villa 23 dicembre 2018 at 17:08 -

    Giovanni, cosa si dice in riva al Tirreno ?

  6. flavio orati 23 dicembre 2018 at 22:57 -

    …so ragazzi, che voi fa’ …!!! ….
    sono basito e in confusione così in attesa di leggere le motivazioni di questo “coup de théatre” dalla Federazione
    caro Ezio, ammirando come sempre la tua lucida presenza scenica ti faccio Tanti Auguri per un sereno Natale e un diciannovesimo anno del terzo millennio foriero di novità anche sul baseball nazionale.
    Temo però che per il nostro amatissimo sport dovrai attendere ancora fino alla terza decade di dicembre.
    Sembra infatti riproporsi puntualmente come tradizionale periodo dell’anno usato come strategico “punto del non ritorno” per mantenere le redini sulle pedine che non vogliono essere mosse da regole meritocratiche, tantomeno divenire oggetto di interventi razionali urgentemente attesi per tentare di arginare la grave situazione del Vecchio Gioco nel nostro Paese.
    Nel frattempo, riflettendo….scriveremo …!!! Auguri a tutti e buon baseball

  7. FRANCO LUDOVISI 24 dicembre 2018 at 22:09 -

    Tranquillo Ezio, non vedremo di certo io e te la morte del Baseball Italiano. La vedranno, se avverrà, degli altri. Continuo ad allenare i ragazzi che dimostrano grande entusiasmo per il gioco e finchè ci sono prospetti e volontà la tanto tartassata “base” del movimento continuerà ad esserci.Il problema è dei grandi Club che non sanno neppure loro, non solo la Fibs, che cosa vogliono realmente.

  8. Nespola 25 dicembre 2018 at 09:26 -

    Buongiorno e buon Natale a tutti, d accordo (ma non proprio su tutto) con quanto scritto dal sig. Cardea, far giocare i giovani? Ok… Campionato a 10 o 12 squadre? Ok…facciamolo pure a 20, ma se di quelle 20 squadre 16 sono dell Emilia Romagna è un campionato assurdo, Paternò non è stato accettato, al Nettuno 1945 è stata rigettata la domanda, all Nettuno Academy pure, Ronchi non partecipa, Padova si ritira, Padule idem, Milano ha mollato qualche anno fa, Torino lo stesso, secondo me si deve cercare di fare un campionato italiano non uno dell “Emilia Romagna” (con rispetto di chi spende soldi da quelle parti), secondo me sarebbe da recuperare le piazze storiche del baseball italiano poi pensare a rigettare domande o ripescaggi.

  9. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 29 dicembre 2018 at 11:52 -

    Caro Franco, il baseball italiano, quello – per intenderci – che abbiamo praticato noi (possiamo considerarci pionieri) e che è stato per alcuni decenni in piena evidenza sui media più importanti, quel baseball reso grande da una infinità di atleti italiani di eccellenza che hanno fatto la storia di diversi Club e grazie ai quali la nostra Nazionale ha conquistato il primato (ora perso) in Europa, E’ GIA’ MORTO!

    Lo dimostrano i grandi sponsor, allora numerosi a decine e ora latitanti con l’unica eccezione dell’UnipolSai; lo dimostrano i media “nazionali”, che ora ci umiliano in cinquantesima pagina in pochi cmq o – vedi le TV nazionali – ci ignorano del tutto; lo dimostra il ritorno dei “patron” come alle origini quando le società si reggevano appunto per la generosità di alcuni appassionati, dei soci, dei contributi di piccoli enti o parrocchie ….
    Certo, esiste ancora una Federazione: ma possiamo ancora chiamarla ITALIANA o forse (dato l’esatto rilievo del signor Nespola) non è più opportuno ridenominarla Federazione Emilio/Romagnola Baseball?

    E’ vero che i ragazzi dimostrano tanto entusiasmo per il baseball quanto ne avevamo noi ai nostri tempi, ma noi non avevamo un massimo campionato reso impenetrabile dalla concorrenza sudamericana, ma qualcosa che costituiva una meta raggiungibile. Raggiunta dalla gran parte di noi. E alcuni di noi, tu per esempio, sono arrivati a vestire la maglia azzurra!

    Ma ora, quando il ragazzino cresce col sostegno finanziario dei genitori che pagano una quota annuale di iscrizione e lo accompagnano a loro spese negli spostamenti pur brevi (a volte munghi) per le partite in trasferte (mentre noi abbiamo cominciato a giocare senza tirar fuori un centesimo!) e si rende conto, assieme ai genitori, di avere la strada chiusa …. e anche i genitori si stufano di tirar fuori soldi …

    Così la “base” ha cominciato a decrescere …. e purtroppo la china continuerà se la Federazione continuerà a chinare il capo di fronte alle pretese dei (ripeto le tue parole) “grandi Club che non sanno neppure loro, non solo la Fibs, cosa vogliono”.

  10. Massimo T. 29 dicembre 2018 at 12:10 -

    Il vero impianto che manca è l’unità di intenti! Buon Anno!

  11. Gianni 29 dicembre 2018 at 13:18 -

    Bgiorno buone feste a tutti, caro sig. Ezio hai perfettamente ragione quando parli di spese x le famiglie specialmente chi ha due ragazzi che praticano questo sport come me, dopo 10 anni che mio figlio più grande gioca a baseball nel 2019 avrebbe partecipato al campionato di A1 ma visto come sono andati i ripescaggi è andata male, chissà se giocherà la prossima stagione e con chi?

    Un saluto a tutti e vi auguro un buon 2019.

  12. ludovisi franco 29 dicembre 2018 at 23:00 -

    Ezio, accenni nella tua risposta che ho raggiunto la Nazionale. Avevo 23 anni. A 37 giocavo in Serie D. Cosa era successo? Avevo perso le mie capacità di giocare a Baseball ad alto livello? No, sia in Nazionale che in serie D continuavo a divertirmi. Le trasferte allora le facevamo in terza classe in treno e il pranzo lo portavamo da casa. Mio padre non aveva soldi da spendere per il Baseball; lui mi manteneva all’Università ed era già tanto. Se un ragazzo, come paventa Gianni, smetterà di giocare perchè gli è preclusa la massima serie allora vuole dire che non è giocare a baseball che lo fa divertire.

  13. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 30 dicembre 2018 at 20:10 -

    Nel giocare per divertirsi lo sport è solo un passatempo, ma la squadra che ti ospita e che partecipa ad un campionato ha bisogno di qulcosa di più: ha bisogno di impegno e sacrificio per raggiungere una meta, la promozione. Praticare agonisticamente uno sport vuol dire avere una meta ed è per questo che lo sport è formativo ed è importante per la crescita dei giovani.
    Tu come me, Franco, hai praticato il baseball in modo agonistico e hai potuto realizzare il tuo impegno sportivo arrivando a giocare in prima serie. Ti sei affermato tra atleti formatisi nel tuo stesso ambiente, con le stesse tue chance di riuscita: se sei rimasto legato al baseball anche giocando in Serie D a fine carriera, non lo hai fatto per solo divertimento ma perché ormai il baseball era nel tuo sangue come lo è tuttora che continui a stare in campo per allenare gli altri.
    Sicuramente sarebbe stato diverso il tuo rapporto col baseball se avessi trovata chiusa la strada alla massima srie, meta di chiunque pratichi agonisticamente uno sport. Sto parlando, ovviamente, di uno sport dilettantistico come il nostro.
    Ma oggi i nostri giovani atleti devono confrontarsi con la concorrenza di chi ha ben altre possibilità di formazione: i nostri si allenano (normalmente un paio di ore) due o tre volte la settimana, mentre oltre oceano giocano al baseball come da noi si gioca il calcio! I nostri giovani sono qualche migliaio, quelli d’oltre oceano sono centinaia di migliaia … Una simile concorrenza non è superabile se non in casi sempre più eccezionali. Sicché ora i giocatori d’oltre oceano occupano l’80% dei posti della nostra prima serie e forse il 100% dei ruoli cruciali!
    E’ una situazione troppo disincentivante.
    Non sarei, pertanto, così severo verso il figlio di Gianni.