I sogni nel cassetto…

Pubblicato il Nov 19 2018 - 5:13pm by Ezio Cardea

Caro Angelo,

chi non vorrebbe vedere gli stadi pieni? Credo, però, che la strada che indichi non sia quella giusta e penso che non sia nemmeno percorribile.

Potrebbe sembrare la strada giusta perché in passato, sul finire degli anni 40, io che avevo 11 anni e altri ragazzini della mia età  ci siamo subito entusiasmati alla vista di questi strani giocatori con guantone e mazza:  non ci perdevamo nessuna delle partite, allora giocate sui campi di calcio di serie C, soprattutto quando a Milano veniva lo squadrone di Nettuno con le sue belle divise, con gli eleganti giubbotti blu con cui si presentava la squadra prima di schierarsi in campo nelle sue eleganti divise … Ci entusiasmavamo anche se li vedevamo prevalere per tantissimi punti a pochissimi nostri … Ci entusiasmavamo quando il  mitico Lou Campo ci portava a casa sua dove ci faceva vedere i filmati degli altrettanto mitici giocatori del baseball USA di allora …

Era alto livello quello del Nettuno di allora? Sicuramente più alto del nostro (parlo di Milano dei primi anni 50), ma noi piccoli e gli spettatori del Forza e Coraggio o del Giuriati … lo intuivamo solo dalle … bastonate che ci infliggevano, non dalla tecnica esibita, per quanto sicuramente alta: ma chi lo capiva?

A nessuno viene in mente di praticare uno sport se non lo vede e e tanto meno se  nemmeno sa che esiste. E’ quindi è necessario mostrarlo, e, per quanto ho detto poco sopra, non è necessario  “esibirlo” nel suo alto livello perché, tanto, nessuno dei neofiti (stiamo appunto parlando di acquisire nuovi seguaci, no?) sarebbe in grado di apprezzarlo. Anzi, se costoro vedessero due grandi squadre con lanciatori che paralizzano le difese e alla fine una squadra prevale sull’altra con un risultato da partita di calcio, se vedessero poche battute, metti anche vedessero uno o due  fuoricampi su due ore e mezzo o tre di gioco … credo si annoierebbero!

Ma agli esordi non c’erano tutti questi fenomeni di stranieri o per lo meno erano veramente pochi, quindi prevaleva la vivacità del gioco con una infinità di rubate, di errori, di battute alte facili prese al volo ma che comunque entusiasmavano come se fossero dei fuoricampi. Non credo che ci saremmo divertiti a vedere una partita altamente tecnica, tattica e, spesso, più statica: queste cose si apprezzano dopo, quando già sai qualcosa di questo splendido sport e pensi di sapere già tutto!  Agli esordi, quindi, forse proprio perché non era del livello attuale, il gioco ha sùbito appassionato tantissimi giovani. Ed è cresciuto perché era abbondantemente supportato dalla stampa sportiva più importante, quella, per intenderci, che metteva la parola “baseball” nelle prime pagine sotto gli occhi di tutta Italia e quindi anche dove non c’erano squadre …  Questo  tale importante supporto ha favorito la nascita di  “focolai” di baseball in molte città  dove il nostro sport ha attecchito ed è tuttora in auge, uscendo da Nettuno, Milano e Roma dove era nato.

Quale potere attrattivo può esercitare un incontro del nostro attuale livello Top, peraltro rinforzato, come auspichi, dalla abolizione di qualsiasi limite di utilizzo degli stranieri? Quale  battage pubblicitario accompagnerà quei due o tre incontri su quella piazza?  Ammesso che si riesca ad agganciare qualche media importante, quanto costerà ottenere spazi “visibili” non in cinquantesima pagina per pubblicizzare gli eventi? E quanto potrà servire se, fatte quelle due o tre partite in una stagione, in quelle piazze tutto torna come prima?

Nel torneo itinerante le piazze toccate godranno del  riflesso mediatico per uno o due giorni che, in un anno, ha lo stesso effetto dei soldi a mio avviso sprecati da parte di FIBS e Sponsor per l’acquisto ad inizio stagione di una pagina di qualche importante quotidiano sportivo: ovvero, lo zero assoluto!

Tu ritieni che “le squadre che daranno vita a questo campionato sui generis in forma itinerante avranno buone chanches di riempire sempre gli stadi”.  Plaudo all’ottimismo, ma non basta: cosa ti fa ritenere che gli stadi si riempirebbero? Voglio ricordarti che in questi tanti anni  l’IBL ha offerto, assieme a tanti incontri sbilanciati e chiusi per “manifesta”, anche incontri di alto livello, ma … il sito federale alla voce “attendance” ha sempre propinato numeri molto miseri nonostante il suo generoso arrotondamento per eccesso! Vado  su quel sito e guardo i play off  prendendo una partita a caso: Fortitudo contro Nuova Città di Nettuno 7 a 6, “attendance” 350!  Ma era il 18 agosto, si può obiettare. Vediamo allora nella regular season in pieno luglio un incontro tra le big in una piazza importante come Bologna: Fortitudo contro RSM 13 a 3, “attendance” 190!

Non vado oltre per non deprimermi. E se questa è la forza attrattiva di due tra le compagini più forti in una piazza come Bologna che sostiene generosamente il baseball e i suoi eroi, cosa ti induce a credere, caro Angelo, che queste stesse squadre, sia pure libere da vincoli, possano riempire gli stadi altrove? Quanti soldi saranno necessari per impostare un battage pubblicitario tale da far accorrere migliaia di persone allo stadio?

Se la cosa può interessare il S. Marino che non eccelle per pubblico, certamente non possono essere soddisfatte la Fortitudo, Rimini e, soprattutto, le due piazze che, pur avendo subìto come le altre un drastico ridimensionamento di pubblico  rispetto agli anni d’oro, sono quelle che meglio si sono difese: parlo del Parma e del travagliatissimo Nettuno. Sono disposte queste società ad abbandonare i loro stadi, tradire e perdere anche gli ultimi fedelissimi spettatori e i loro “media” per esibirsi altrove probabilmente con minor pubblico, con non so quale seguito dei “media” che, comunque, sarebbero meno calorosi di quelli delle rispettive città?

Altra domanda: quale sarebbero le tappe di questo itinerante piccolo drappello di TOP? Ovviamente dovranno essere piazze munite di uno stadio capiente e dotato di luci … e  hic iacet lepus  … il drappello, gira e volta, sarebbe sempre più o meno nella stessa zona di svolgimento dell’attuale campionato!

Non mi dire, Angelo,  che quelle Top si sacrificherebbero a giocare anche in stadi privi dell’impianto di illuminazione!  Sarebbe un bel gesto sportivo e se così fosse ti prego di avvertire subito Marcon affinché tolga quell’assurdo requisito per partecipare al massimo campionato, tanto assurdo che vi rinuncerebbero, per il bene del baseball, anche le Top!

Marcon troverebbe non solo 12, ma 18 squadre disposte a partecipare al campionato di vertice!

E questo è il mio sogno nel cassetto, molto più realizzabile e, ovviamente dal mio punto di vista, sicuramente utile al movimento e alle stesse società Top, come cercherò di spiegare in un nuovo articolo.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

49 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Massimo T. 19 novembre 2018 at 18:49 -

    Una volta c’era Carosello Rischiatutto e Portobello, adesso ci sono 17 MILIONI di italiani che aspettano la Playstation 5 senza considerare il resto……!

  2. Fran 19 novembre 2018 at 19:06 -

    Totalmente d’accordo con te, preferisco una prima divisione con molte squadre, sebbene il livello sia medio, ad una lega d’élite con 6 squadre con pochissime pubblico dovute in gran parte al livello tattico del baseball, gli italiani che arrivano allo stadio saranno annoiati. Uno spirito più dilettante deve essere recuperato. L’ideale per me sarebbe una grande lega con molte squadre provenienti da diverse regioni del paese, che ha il suo fascino, il livello sarà più uniforme nella maggior parte delle squadre. 12-16 squadre e play off finali si giocano con i primi 6 finalisti del campionato, 2-3 stranieri per squadra e un minimo di italiani sul roster.

  3. Jim 20 novembre 2018 at 00:16 -

    Massimo T. Ha pienamente ragione,il sig.Cardea non ha capito che siamo alla fine del 2018 e non ancora al 1940 ma seguita a parlare sempre di quegli anni o degli anni 70/80.

    Ricordo invece a Fran che oggi ci sono 3 stranieri in campo/Lo scorso anno 4 e gli italiani che giocano insieme hai comunitari ma purtroppo per suo malgrado oggi ancora non si sa se il massimo campionato arrivi ad 8 squadre.

  4. MLB 20 novembre 2018 at 09:57 -

    Quanto descritto nel 4° comma della profonda disquisizione di Ezio, e in particolare “non bisogna esibirlo ad alto livello tanto nessuno sarebbe in grado di apprezzarlo” mi ha fatto tornare in mente un episodio verificatosi nella seconda metà degli anni 80 quando ci fu un tentativo di importare il baseball nella mia città. La nostra squadra, ad essere generoso di livello scapoli ammogliati, prendeva bastonate a non finire con risultati che finivano con punteggio di alcune decine di punti a zero, e sulle battute degli avversari la palla veniva scagliata in tutte le direzioni del campo tra le gioiose risate degli avversari e le nostre imprecazioni. Uno dei nostri giocatori, desideroso di far conoscere l’altra faccia del baseball alla consorte, la portò a vedere una gara a Nettuno. Dopo alcune riprese la signora chiese al marito: Ma questo è lo stesso sport che praticate voi? ” Alla risposta affermnativa la moglie approstofò che forse a Nettuno si praticava il vero baseball, ma per lei che ci capiva ben poco era più divertente vedere una gara del marito & Co. Ora, non è che bisogna scendere a questi livelli, ma nella situazione in cui è oggi il baseball in Italia, credo che per la sua espansione, oltre ad essere praticato a più ampio raggio e di essere tecnico, un campionato più competitivo e una buona dose di divertimento siano indispensabili al fine di attirare un maggior numero di pubblico.

  5. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 20 novembre 2018 at 22:10 -

    Massimo T. e Jim (altro nickname che potrebbe essere della stessa persona, perché lo stile è uguale) nuovamente all’attacco.
    Uno, con molta sufficienza, informa che non è più il tempo di Carosello ma della playstation (da cui evidentemente è attratto) e francamente è difficile stabilire il nesso logico di questa sua esternazione col tema dell’articolo.
    L’altro gli fa da eco e mi attribuisce un “amarcord” per un passato che non ho evocato per nostalgia ma per dimostrare una cosa valida in ogni tempo.
    Quindi spiego loro ciò che tutti gli altri hanno capito senza difficoltà. E lo faccio con un esempio più alla loro portata: a differenza della musica di nessun pregio, strimpellata da urlatori che fanno mille contorsioni e versacci in “concerti” affollatissimi, è difficile che possa avere altrettanto successo la musica classica o un certo tipo di jazz, cose che possono essere apprezzate da un pubblico competente. Credo che nessuno abbia alcun dubbio al riguardo.
    Siccome lo scopo del drappello itinerante sarebbe quello di attirare i neofiti, è azzardato investire cifre importanti per portare in giro la “qualità” che attirerebbe meno di un baseball meno tecnico ma più movimentato. L’episodio raccontato da MLB ne è una formidabile dimostrazione.
    Quindi una iniziativa del genere, per quanto suggestiva, non giova al movimento e provoca danni al pubblico residuo di Parma, Bologna e Rimini.

  6. Massimo T. 21 novembre 2018 at 00:24 -

    Non sono Jim e non possiedo playstation ma preferisco ancora il Subbuteo nei tempi andati avevo un Big Jim !

  7. Mah 21 novembre 2018 at 08:00 -

    Aldilà del tema del numero di squadre partecipanti al massimo campionato pare che la linea tracciata non sarà in questa direzione ed anzi con ancora maggior differenziale economico/tecnico tra A1 e A2: una sola promozione in A1, zero visti subordinato sport per giocatori extracomunitari in A2, la partita del pitcher solo AFI in A1 che porterà un forte prelievo di pitchers non ancora pronti dall’A2 abbassando tecnicamente quest’ultima categoria e rischio di accellerare in modo negativo la crescita di alcuni giovani giocatori. I fatti sono questi.

  8. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 21 novembre 2018 at 10:33 -

    Massimo, è comprensibile la tua preoccupazione di non essere scambiato per Jim, perché non è certo bello essere identificato con chi, senza opporre un proprio parere a quello altrui, dice dell’altro: “non ha capito”. Ma non ho pensato quel che credi: ho solo detto che Jim è un altro nickname della stessa persona che in tantissime altre occasioni ha messo in evidenza lo stesso stile.
    Tuttavia, sia il tuo intervento che quello di Jim hanno lo stesso difetto: non commentano, discreditano.

  9. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 21 novembre 2018 at 10:42 -

    L’intervento di Mah, al contrario di quelli di Massimo T. e Jim, è molto utile perché mette in evidenza un rischio che emerge dalle discussioni in atto sul format e sulle regole del prossimo massimo campionato: il rischio che le differenze tecnico/finanziarie tra i due massimi campionati aumentino invece di diminuire.
    Condivido la sua preoccupazione e credo che la Federazione debba tenerne conto: diversamente, resta una chimera il suo giusto intento di ripristinare le “promozioni/retrocessioni” tra le due prime serie.
    Quanto alla necessità dell’allargamento, ne ho indicate le ragioni in un articolo di prossima pubblicazione.

  10. Angelo Introppi 21 novembre 2018 at 16:01 -

    Forse non avete letto con attenzione la mia proposta. Vero che le 4, 5 squadre dovranno girare l’Italia, falso che sulla loro piazza non ci saranno più gare di baseball, perché prima di tutto qualche partita in casa la giocheranno e secondariamente nei dintorni ci saranno gare di A2. Se ben ricordate, il mio spunto parlava di partite di A2 che non dovevano sovrapporsi con queste “lega top”. Gli spettatori che andranno a vedere le gare di questa “lega top”?: tutti i giocatori, i tecnici, i dirigenti delle altre società che praticano baseball nelle varie zone. Questo è quanto è successo a Vicenza, Codogno e Godo quando ultimamente sono andate in scena le gare della “Italian Baseball Week”. Credo non si lasceranno sfuggire l’occasione di poter vedere una gara di baseball di buon livello. Credo anche che questi giocatori, tecnici, dirigenti, potranno coinvolgere qualche amico neofita, provando a trascinarlo a vedere una gara di un certo livello. Poi tutto è opinabile. Finchè non si prova…

  11. Andrea 21 novembre 2018 at 19:33 -

    io dico solamente che con un numero complessivo variabile di lanciatori AFI che puo’ essere tra i 25 ai 35 sono terrorizzato dalla quantita’ di basi x ball che andremo a vedere

  12. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 21 novembre 2018 at 21:10 -

    Angelo, non ho detto che a Bologna, Rimini etc. i rispettivi Club non giocheranno: ho sottolineato che, per forza di cose, quei Club giocherebbero nelle loro sedi, davanti ai loro tifosi, solo uno o due weekend. Troppo pochi rispetto alle consuete 7 settimane (già pochissime) del campionato.
    Quanto al fatto che in sostituzione delle Top si possano esibire società limitrofe delle Serie inferiori, mi chiedo quanta gente andrebbe a vedere quelle gare se già da tempo diserta le partite dei propri beniamini di massima serie!
    Quanto alle piazze del tour, tu stesso dici che nei rispettivi stadi potrebbe affluire parecchia gente già dell’ambiente e delle zone limitrofe, più qualche neofita coinvolto da qualche amico. Troppo poco!
    Troppo poche anche le due o tre partite dei Club itineranti in ogni singola piazza: non sono sufficienti a fidelizzare. Lo dimostra l’esempio da te citato della Italian Baseball Week, che ha avuto un buon successo, come ho constatato andando a vedere uno di quegli incontri a Codogno: ma Codogno quanti spettatori in più ha avuto quest’anno? Forse qualcuno in più dell’anno precedente, anche per merito della promozione in A2.
    Inoltre c’è il problema di dove far passare il tour: visto l’intento di accogliere un pubblico abbastanza numeroso anche per recuperare almeno in parte le spese organizzative, è necessario localizzarne le tappe su piazze con stadi adeguati e possibilmente dotati di luci. Temo che anche la nuova “locomotrice” sarebbe costretta ad un giro molto limitato e quindi a fallire la missione come quella di Fraccari!

    In ogni caso, Angelo, memore delle battaglie fatte insieme nel tuo sito Mybaseball (ti ringrazio pubblicamente per avermi dato tanto spazio), non si può non apprezzare il tuo mai abbandonato impegno nel cercare una soluzione che aiuti il movimento ad uscire dalla crisi in cui da troppo tempo si trova. Soprattutto perché, al pari di me, non sei mosso da altri interessi se non da quello di voler vedere tornare in auge il nostro sport.

    pertite dei propri beniamini

  13. Michele Bresciani 22 novembre 2018 at 11:00 -

    Ma perché vi ostinate a guardare le cose dall’alto ?? Baseball di livello cosa vuol dire??? Campi con la luce?? ( quanti società hanno la possibilità economica di tali strutture) !! Piazze storiche?? Guardate che il baseball respira e vive da molto tempo anche in piazze che a voi mi sembrano che siano sconosciute ( e che sono in totale agonia) !! Se queste sono le vostre idee per il futuro qua siamo messi molto ma molto male !!! L’olanda Ci ha mangiato , la Germania e la Repubblica Ceca lo faranno a breve e noi si parla ancora del sesso degli angeli!!

  14. Ermanno 22 novembre 2018 at 16:05 -

    Ma ancora esiste qualcuno che pretende di risolvere i problemi del baseball italiano partendo dalla formula della serie A1? Veramente? Che tenerezza.

  15. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 22 novembre 2018 at 17:23 -

    Quanti si sforzano di pensare come rilanciare il baseball e non si limitano ad indicare una “formula”, ma spiegano perché a loro giudizio una certa impostazione può aiutare a raggiungere risultati positivi, meritano rispetto al di là dalla condivisione delle idee espresse.

    Chi guarda costoro con “tenerezza”, dovrebbe controllare la supponenza e la superficialità dei propri giudizi.

    Non si può parlare di formule come di magie estratte dal cappello del prestigiatore quando invece sono supportate da ragionamenti, condivisibili o meno, ma logici come nel caso di Angelo Introppi di cui conosco serietà, passione e competenza in fatto di baseball.

  16. Giulio 22 novembre 2018 at 20:02 -

    Io sono d’accordo con Ermanno. Come ho già scritto in diversi commenti credo che tra i tanti problemi del nostro baseball ci sia il livello tecnico medio abbastanza scarso. E lo dimostra anche il fatto che siamo tutti d’accordo nel dire che non ci sono lanciatori/giocatori AFI di buon livello.
    Questo problema non può certo risolverlo il campionato di A1. Almeno non da solo.
    Sento dire da tutti, e da diversi anni che si dovrebbe giocare di più. E probabilmente siamo tutti abbastanza d’accordo. Allora mi viene spontaneo chiedermi. Perchè il campionato di serie A2, per esempio, dura 4 mesi, che diventano 3 e mezzo se togliamo le soste, e nessuno, e ripeto nessuno, durante la riunione solleva questo problema? Anzi l’unico problema della serie A2 sembra essere la mancanza dello straniero. Ma dove vogliamo andare con un campionato di 3 mesi e mezzo e che a fine luglio è già praticamente finito? E’ così difficile giocare anche ad agosto, settembre e perchè no almeno la prima metà di ottobre?
    Io sinceramente faccio fatica a capire questa cosa. Se qualcuno mi aiutasse a capirla…..

  17. Giulio 22 novembre 2018 at 20:05 -

    Io sono d’accordo con Ermanno. Come ho già scritto in diversi commenti credo che tra i tanti problemi del nostro baseball ci sia il livello tecnico medio abbastanza scarso. E lo dimostra anche il fatto che siamo tutti d’accordo nel dire che non ci sono lanciatori/giocatori AFI di buon livello.
    Questo problema non può certo risolverlo il campionato di A1. Almeno non da solo.
    Sento dire da tutti, e da diversi anni che si dovrebbe giocare di più. E probabilmente siamo tutti abbastanza d’accordo. Allora mi viene spontaneo chiedermi. Perchè il campionato di serie A2, per esempio, dura 4 mesi, che diventano 3 e mezzo se togliamo le soste, e nessuno, e ripeto nessuno, durante la riunione solleva questo problema? Anzi l’unico problema della serie A2 sembra essere la mancanza dello straniero. Ma dove vogliamo andare con un campionato di 3 mesi e mezzo e che a fine luglio è già praticamente finito? E’ così difficile giocare anche ad agosto, settembre e perchè no almeno la prima metà di ottobre?
    Io sinceramente faccio fatica a capire questa cosa. Se qualcuno mi aiutasse a capirla….

  18. Mah 22 novembre 2018 at 23:07 -

    Giulio provo a darti una chiave di lettura: quanti giocatori di A2 campano con il baseball e possono permettersi di prendere le ferie in autunno/inverno? quanti giocatori di A2 per motivi di lavoro o studio hanno le loro ferie solo nelle prime 3 settimane di agosto? Discorso invece differente per il mese di settembre che salvo pochissime squadre impegnate nelle fasi finali è sempre sottoutilizzato. Anche per motivi di costi si potrebbero organizzare competizioni per soli italiani in modo da poter schierare anche giovanissimi con lo scopo di aiutarli a crescere senza troppe pressioni.

  19. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 23 novembre 2018 at 02:13 -

    Michele Bresciano ha centrato in pieno la vera ossessione del baseball italiano: il livello. E giustamente sbotta con un sacrosanto: “baseball di livello cosa vuol dire???”

    Difatti, puntualmente Giulio, a parte il suo discutibile apprezzamento per un intervento ben poco elegante, tra i tanti problemi del baseball italiano individua il “livello medio” come quello maggiore.
    Si dovrebbe dedurre che ritiene di risollevare le sorti del baseball facendo crescere il livello medio.

    E’ lo stesso errore in atto da decenni con la spinta in su data al campionato di vertice, pensando che la “qualità” avrebbe fatto non so quali miracoli per tutto il movimento.

    Per accelerare questa crescita la Federazione ha puntato anche sulle Accademie che avrebbero dovuto sfornare i campioni del domani, come se bastasse lavorare su qualche decina di atleti, di cui magari solo qualcuno veramente promettente.

    Il risultato è quello che stiamo vedendo: una forte crisi del movimento che in pochi anni ha perso quasi un quarto delle società e, di conseguenza, dei praticanti.

    Il declino è iniziato da quando, nell’ottica suddetta, la Federazione ha cominciato ad essere sempre più larga di maniche con gli stranieri, completando l’opera con gli ASI (ovvero … stranieri!): nella massima serie (unico banco di prova per capire se un “prospetto” vale) i posti disponibili per gli atleti dei nostri vivai si sono ridotti fortemente; le società hanno investito più oltre oceano che nei nostri vivai; molte società non hanno più retto l’onere derivato da tale politica molto più favorevole agli stranieri che non ai nostri vivai; il campionato di punta, sempre più piccolo e con all’interno forti scompensi di livello tecnico tra le società più forti e le più deboli (più “ricche” e meno “ricche”), si è concentrato in un’area troppo piccola per continuare ad attrarre gli sponsor; ergo gli sponsor più importanti poco alla volta hanno abbandonato il baseball (resiste solo l’UnipolSai!); il pubblico, nonostante il livello di gioco si fosse alzato, a dispetto di coloro che sono ossessionati dal “livello”, si è disamorato delle squadre che ormai avevano perso la loro identità …

    Vogliamo ancora puntare sulla qualità come elemento fondamentale per la ricrescita?

    Sarebbe invece opportuno ricordare che la crescita del livello tecnico del baseball italiano è avvenuta di pari passo con l’espansione del baseball, in assenza assoluta di Accademie e con l’ammissione nei lineup di soli due stranieri. Senza le accademie l’Italia ha raggiunto la supremzia in Europa a livello di Nazionale e di Club, ed ha sfornato una sfilza infinita di atleti italianissimi che non sfigurerebbero assolutamente nel campionato di vertice attuale pieno di stranieri.

    Bisogna puntare sull’espansione del movimento ed è proprio per questo che per prima cosa deve essere preso inconsiderazione il massimo campionato: è l’unico campionato seguito dai media nazionali, unici a portare la voce “baseball” laddove il baseball non c’è, E siccome i media nazionali ormai danno sempre meno spazio al baseball, bisogna ripiegare su un numero sempre maggiore di media locali che sono quelli tuttora sensibili agli sport minori. E’ questo l’unico modo per cercare di far riaccostare al baseball gli sponsor: più sponsor, più risorse e, quindi, più possibilità di crescita.

    Ma è anche necessario non gettare via il livello attuale espresso dalla massima serie, che verrebbe sicuramente compromesso da un allargamento basato sul girone unico o sui già sperimentati, con poco successo, gironi seguiti dai play off: é necessario adottare i gironi introducendo una novità, come spiego in altro articolo in corso di pubblicazione.

    Ovviamente la nuova impostazione deve riguardare non solo il massimo campionato ma tutto il sistema dei campionati. E sopratutto (e qui concordo con Giulio) sarà necessario allungare la stagione al fine di giocare di più, accorciando l’ormai eccessivamente lungo letargo invernale, che è anche un nocivo letargo mediatico.

    E’ altresì necessario ridimensionare l’utilizzo di stranieri, di “visti” e di quant’altro sia stato inventato per ridurre gli spazi agli atleti dei nostri vivai. Ma si deve procedere con oculatezza, non con provvedimenti drastici: bisogna fare un programma bi o triennale per una riduzione graduale che possa essere compensata dalla contemporanea crescita dei nostri atleti.

  20. Jim 23 novembre 2018 at 06:38 -

    Sig.Cardea si candidi a presidente,oppure faccia il presidente di una società, oppure faccia il dirigente di una società, poi andrà a partecipare alle riunioni di fibs/società e dirà la sua formula per salvare,come dice lei,il movimento,farà crescere e nascere piu società, poi giocatori,più AFI,meno stranieri e comunitari,però deve essere parte attiva.
    Non basta più il ritornello degli anni 50 o 70/80, faccia e dica,non dietro una tastiera.
    Resta il fatto,per me,che lei conosce veramente poco la realtà delle società, la differenza delle varie categorie,la differenza tecnica che vi è tra i giocatori,che siano di A1 e sotto,che siano Afi/comunitari/stranieri.
    Conosce pochissimo la gestione sia tecnica che logistica di tutto ciò.
    Dovrebbe essere dentro una società, dovrebbe stare a contatto con i giocatori,tecnici e dirigenti,per capire ciò.
    Non basta piu esserci stato 30/40 anni fa,solamente, perché tutto è cambiato,in alcune cose in positivo in altre in negativo ma quello che conta è che tutto è cambiato.
    Le abitudini del pubblico sono cambiate,le abitudini degli sponsor sono cambiate,le abitudini delle amministrazioni sono cambiate,le abitudini dei giocatori sono cambiate,i dirigenti sono cambiati,le culture sono cambiate ma lei invece sembra rimasto alle vecchie abitudini e sempre ci parla di come era e cosa lei farebbe,sempre però dietro ad un computer.

  21. Andrea 23 novembre 2018 at 08:37 -

    CE’ una cosa singolare , magari la Federazione potrebbe fare un sondaggio , ad esempio sulla provincia di Bologna tra tesserati , compresi le giovanili, ed amatori , uomini e donne ci sono parecchie centinaia di persone , calcolando la gente che vedo al Falchi pochissimi di loro assistono a quella che è la vetrina del baseball Italiano , sarebbe interessante scoprirlo e vedere come incentivarli , potrebbero sempre imparare qualcosa o guardano tutti la MLB in tv ?

  22. Stefano Manzini 23 novembre 2018 at 09:29 -

    Seminario introduttivo alla psicologia dello sport in federazione l’8 Dicembre, speriamo ci siano tutti i dirigenti FIBS!

  23. Ermanno 23 novembre 2018 at 09:51 -

    Ma ancora esiste qualcuno che pretende di risolvere i problemi del baseball italiano partendo dalla formula della serie A1? Cominciate a fare proposte sulla gestione delle società, sulla comunicazione, sull’attività scolastica. Fate tenerezza, sembrate gli umarell che guardano i lavori dal buco nella recinzione.

  24. Giulio 23 novembre 2018 at 10:38 -

    Rispondo a Mah. Per le ferie basterebbe sospendere il campionato 15 giorni ad agosto e non un mese intero. Poi resta settembre e parte di ottobre.
    Quindi non credo che il problema sia le ferie dei giocatori/allenatori.
    E ripeto. Come facciamo a crescere tecnicamente se giochiamo tre mesi e mezzo, facciamo 4 o 5 mesi di off season e poi di nuovo allenamento per 3 mesi?

  25. Michele Bresciani 23 novembre 2018 at 11:54 -

    Il cognome è Bresciani! Comunque … i problemi sono lì da anni e sono stati lasciati lì , nascosti come polvere sotto il tappeto! Altro che due tre anni , serve un piano molto più lungo qui!! Partendo dal basso ovviamente!! Ormai stare in piedi per una società costa troppo! Le tasse gara uno mi deve spiegare a cosa servono ? E dove vanno a finire quei soldi?? Quanto costa scarrozzare le nazionali per il mondo ? E con che ritorni se gli l’atleta italiano fa muffa in panca?? I media nazionali? Ma chi legge più quei giornali? Facebook, Twitter , eccc con un po’ di voglia una pagina curata da molta più visibilità che un trafiletto che per metà descrive la classifica!! Altro spunto ; quanto costa ad una famiglia far praticare uno sport a un figlio ? Quali poi i servizi offerti?? Le dinamiche sociali sono cambiate e bisogna tenerne conto! Quest’a Ho giocato in serie b e la condizione di tutte le squadre del girone mi ha lasciato un po’ perplesso! Due società su dieci non avevano un campo o il campo era al limite della giocabillita, quasi tutte le società non erano in grado di mettere in campo formazioni competitive con continuità , ragazzini di 15 anni chiamati a salvare le partite perché nessuno aveva un monte in grado di reggere i 18 inning! Non parliamo del pubblico poi !! Altro dato , nessuna società del girone aveva un sito internet attivo ( visibilità uguale a zero) !Purtroppo il mercato è cambiato e questi sono solo alcuni spunti che mi vengono! Ovviamente piazze come Rimini o Parma o Bologna , hanno problemi diversi rispetto a una società minore, ma o si fa un piano decennale che coinvolga tutti o altrimenti saremo sempre qua a tirare una coperta sempre più corta!!

  26. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 23 novembre 2018 at 15:36 -

    Signor Jim, non sono come quelli che, appeso il guantone, sono spariti. Sono rimasto nell’ambiente e ancora, quando serve, scendo in campo per dare una mano ai coach delle giovanili del Milano. Pur non avendo mai assunto ruoli dirigenziali in alcuna società, sono stato sempre a stretto contato con i fratelli Mangini (tuttora con Giancarlo) che, oltre ad essere stati giocatori e tecnici, sono stati dirigenti della loro squadra Libertas Inter. Sono tuttora a contatto con i dirigenti del Milano ’46 e di altre società, e ho rapporti anche a livello federale. Quindi conosco le problematiche anche da quei punti di osservazione.
    Temo sia Lei, invece, a conoscere il baseball da una sola angolatura e quindi ad avere una visione molto limitata e soprattutto molto interessata.
    Quanto alle abitudini cambiate, anche in questo campo ho un’esperienza più ampia della Sua perché oltre ai cambiamenti di questi ultimi due o tre decenni, ho assistito a quelli più epocali dei sessantottini e della violenta crisi economico/politica ben più pesante dell’attuale (università occupate, fabbriche occupate quando non bruciate, terrorismo rosso e nero, rapimenti, uccisioni, scioperi selvaggi …). Altro che cambiamento culturale! Ma il baseball ha superato ogni difficoltà e addirittura è cresciuto!
    Cosa si deve dedurre? Che, evidentemente, la dirigenza della mia generazione ha mostrato capacità di adattamento e di “resolve problems” che quella attuale (a livello Società, Federazione e anche frequentatori dei blog!) non ha: grida come Lei che c’è il cambiamento, non per cercare delle solusioni, ma per giustificare la propria impotenza e incapacità di reagire. Lei, nonostante si renda conto dei cambiamenti, rimane fisso nel difendere ciò che non è più compatibile con la nuova realtà e, anzi, si mostra insofferente verso chi ha il doppio della Sua esperienza.

    quella che

  27. Giulio 23 novembre 2018 at 16:43 -

    Sig.Cardea, forse il mio commento è poco elegante e discutibile, a suo parere, ma ribadisco che il livello medio è a mio avviso scarso. E sinceramente non ricordo di aver definito questo come uno dei maggiori problemi o il maggiore. Ho fatto solo una personale constatazione, e mi sembra che più o meno tutti in questo periodo stiano dicendo la stessa cosa.
    “Non togliamo gli stranieri in A2 il livello si abbasserebbe”
    “No obbligo lanciatori AFI perchè si abbassa il livello”
    eccetera.
    Detto questo ho solo individuato uno dei problemi che a mio avviso sta uscendo in questo periodo, e ripeto, non solo da me. Dopodichè mi sono chiesto perchè, nonostante siano tutti più o meno d’accordo, nessuno fa nulla per questo problema. Tutto qui.
    Della serie “Mancano i giocatori AFI”. Bene, la soluzione?
    Poi che i problemi del baseball siano tanti sono convinto anche io.
    Allora che si faccia un elenco e si cominci a risolverli. Magari cominciando da quelli più semplici. Ecco, in questo senso credo che giocare qualche mese in più, come per altro si faceva qualche anno fa senza andare troppo indietro, possa essere una prima piccola soluzione a basso costo.
    Per le soluzioni più complesse io sono d’accordo. L’importante che non siano cambiamenti casuali senza nessun fine come mi sembra stiano facendo in questi anni.

  28. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 23 novembre 2018 at 17:56 -

    Supponenza e superficialità! Non sicuro di aver dimostrato in modo convincente tali sue doti, Ermanno si ripete e così si accredita di una terza dote: l’arroganza.

  29. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 23 novembre 2018 at 18:06 -

    Signor Giulio, l’elegante non è riferito al Suo commento ma al suo apprezzamente a persona che non ha in alcuna considerazione il suo prossimo. Provi a rileggere la mia risposta.
    Quanto al Suo commento “tecnico” ho invece detto che anche Lei percepisce come causa del declino ciò che invece ne è l’effetto. Provi a rileggere la mia risposta.

  30. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 23 novembre 2018 at 19:01 -

    Michele Bresciani, mi scusi il lapsus scribendi.
    Ripeto, il ridimensionamento degli stranieri nel nostro baseball deve essere graduale, ma non diluito in 10 anni.
    Partire dalla “base” cosa vuol dire?
    Le “risorse” delle società non sono costituite da finanziamenti fatti dalla Federazione (che, semmai, “preleva” con le varie tasse) ma dagli sponsor, sempre più distanti dal baseball, e dalle tasche dei soci e dei genitori che devono pagare una retta per far giocare i propri figli.
    Siccome la Federazione per Statuto non può finanziare le società, le possibilità di rilancio della “base” può avvenire solo per la generosità dei dirigenti delle varie società. Ma pare abbastanza ovvio che non si possa costringere ad uteriori sforzi economici coloro che già danno tantissimo al baseball come impegno e come soldi. Ergo, la “base” può riprendere vigoria se il baseball torna ad essere “visibile” e quindi ad essere nuovamente oggetto di attenzione da parte degli sponsor.
    L’operazione “visibilità” può assolverla solo il massimo campionato perché negli sport minori i media prendono in considerazione solo i campionati di vertice.
    Un tempo il nome baseball appariva in tutta Italia grazie ai più importanti quotidiani sportivi e per questa ragione abbondavano sponsorizzazioni da parte di grandi aziende. Queste si sono ritirate man mano che l’area di gioco della prima serie si è ristretta praticamente alla sola Emilia/Romagna.
    La perdita dei media nazionali, difficilmente recuperabili, deve essere sostituita con i media locali, ed è per questo che il provvedimento più urgente ed importante è quello di allargare fortemente la massima serie. Ovviamente l’allargamento deve essere fatto in modo da non abbattere il livello tecnico attuale: questa necessità viene assolta dalla “fase di qualificazione”.
    L’allargamento deve essere accompagnato anche dal graduale “disimpegno” dagli stranieri: ciò comporterà automaticamente una maggiore attenzione da parte delle società di vertice verso i vivai italiani e verso le società delle serie secondarie. In altri termini, gran parte delle risorse finanziarie che ora vanno a finire oltre oceano, verrebbero impegnate sui nostri giovani. E’ anche prevedibile che sorgeranno franchigie spontanee e durature (quelle imposte con IBL sono saltate quasi immediatamente perché imposte e quindi innaturali!) con grande beneficio reciproco: del “vertice” e della “base”

  31. Marco 24 novembre 2018 at 01:07 -

    A mio avviso non si capisce una cosa…il baseball in italia non tornerà piu quello degli anni 80 e 90 perchè il periodo è diverso anni luce, mettiamoci in testa che se togliamo gli stranieri otteniamo solo che abbassiamo il già basso livello e di certo anche oggi se un italiano è forte emerge se poi molto forte emerge non in Italia.

    • Daitarn 25 novembre 2018 at 01:25 -

      Marco condivido il tuo post al 200%

  32. Giulio 24 novembre 2018 at 09:47 -

    Faccio decisamente fatica a capirla sig. Cardea. Ma è una lacuna mia.
    Ribadisco che non ho individuato come ‘problema maggiore’ il livello tecnico.
    Ma solo come uno dei problemi.

  33. Jim 24 novembre 2018 at 13:47 -

    Sig.Cardea vorrei sapere cosa io difendo,che lei dice indifendibile,vorrei sapere cosa però.
    L’unica cosa che io dico è che lei non ha minimamente idea di come si gestisce una società, non ha minimamente idea di quali siano i problemi in A1/A2/serie inferiori.
    Non ha minimamente idea dei giocatori che abbiamo e degli allenatori che abbiamo soprattutto nelle categorie giovanili.
    Non ha minimamente idea di quanto sia difficile reperire risorse,rispetto agli anni 70/80/90.
    Non ha minimamente idea che questa fibs non ha nessun obbiettivo è nessun progetto per i prossimi 3/4 anni…come non li ha avuti in questi 2 anni.
    Non ha minimamente idea che lei ad 82 ancora debba dare una mano in campo come aiuto coach…è anche per questo stupido motivo che il nostro movimento rallenta,si deprime,rimane fuori dai cambiamenti…vorrei capire da lei anche come possa avere incarichi vicino alla attuale fibs e come siano giustificati dalla stessa fibs.
    Se invece sono semplici chiacchierate che lei fa con dirigenti fibs,allora non si possono chiamare incarichi

  34. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 24 novembre 2018 at 14:39 -

    Certo Signor Giulio, ma il semplice fatto che tra i tanti problemi del baseball Lei punti l’attenzione sul “livello” …

    Che il livello per alcuni appassionati sia una vera ossessione lo dimostra il nuovo intervento di Marco il quale ammonisce sui rischi derivanti dalla rinuncia agli stranieri: dove andrebbe a finire il livello “già basso”?

    Replico con una serie di domande.

    Dove è finito il baseball col livello di IBL innalzato con gli stranieri invece che con i nostri atleti che compaiono in numero semore minore?

    Come sono finiti molti Club che, volontariamente o anche perché costretti per reggere il confronto, hanno esaurito tutte le loro capacità finanziarie e sono crollate o hanno dovuto fare un passo indietro?

    Dov’è finito il pubblico, diminuito in modo impressionante, che avrebbe dovuto aumentare di pari passo con l’innalzamento del “livello” grazie all’inflazione di atleti d’oltre oceano e dei comunitari?

    Perché gli sponsor si sono allontanati dal baseball se non per il fatto che il campionato di punta, che una volta aveva almeno la parvenza di manifestazione nazionale (anche se di fatto si svolgeva dal nord fino al centro Italia), a furia di crolli e di rinunce si è rodotto ad espressione poco più che regionale?

    Qual’è la ragione di tutto questo se non la ricerca affannosa della “qualità”, ovvero del livello, che ha spinto a spese ormai sostenibili solo da tre o al massimo quattro Club?

    Quindi mi permetto di ripetere a quanti pensano preminentemente al “livello” e a Marco l’espressione da lui stesso usata: “mettetevi in testa” che continuare ad inseguire l’innalzamento del “livello” vuol dire continuare la corsa verso il baratro. Proprio come dimostrano gli annuali immancabili défault e ritiri o rinunce alla partecipazione al massimo campionato.

    Onde evitare che si pensi che il sottoscritto non dia importanza al miglioramento del livello, cosa che assieme all’espansione del movimento rientra nelle finalità previste da ogni Statuto federale, desidero precisare che è sbagliata la “scorciatoia” degli stranieri: sia perché stiamo vedendo gli effetti fortemente negativi, sia perché si comprimono sempre più gli spazi agli atleti dei nostri vivai e quindi alla crescita del loro livello e, tout court, del livello medio del baseball italiano.

    Come già detto in altri post, il livello cresce solo attraverso una politica di espansione del baseball e consentendo ai nostri atleti di ricoprire tutti quegli spazi e quei ruoli, sopratutto sul monte, sempre più occupati da stranieri persino nelle serie inferiori.

    • marco 24 novembre 2018 at 18:37 -

      Tutto giustissimo quello che dice ma quello che dico io è che gli stranieri, da cui voi siete ossessionati , ci sono sempre stati e l’attuale stato del baseball in italia NON è colpa di quest’ultimi, solo che ormai questa storiella è diventata una fissa.

  35. Michele Bresciani 24 novembre 2018 at 16:21 -

    a Marco! sta storiella dei stranieri vale quel che vale!! forse in a1 le squadre piu grandi hanno qualche criterio o cognizione di scelta , ma altrimenti a mio umile parere, la maggior parte dei stranieri che arriva se stava a casa sua nessuno ne sentiva la mancanza! Non mi sembra che in italia arrivino fenomeni! parlo per esperienza vissuta , la maggior parte delle volte lo straniero ruba spazio a qualche giovane che non trovando spazio poi se ne sta a casa , cosi quando lo straniero va via ,si perde due volte! molte volte lo straniero che arriva che passato ha??? doppio A , singolo A avanzano , scartato per doping , allontanato per motivi vari …… non so quanto sia spendibile questo per far pubblicità , chiamare gente allo stadio o aver un ritorno di qualche tipo ( un ragazzo italiano lo viene a vedere il nonno la nonna , l’amico , la morosa , ecc… magari ha un lavoro e il datore di lavoro diventa sponsor ecc,,, insomma si instaura una catena— e lo straniero?? )!!! A me sinceramente fa sorridere tutta questa storia , tutta questa ricerca di stranieri comunitari , passaporti vari , bisnonni nati in italia ecc…. che ha dei contorni ridicoli ogni tanto , c’è una bella storiella che avrei in mente del mondiale U18 del 2015 giocato dall’italia in giappone!! i soldi son pochi cerchiamo di usarli per costruire qualcosa e non per fare i fighetti che non porta da nessuna parte

    • marco 24 novembre 2018 at 18:25 -

      Sono d’accordo con lei su tutto, infatti io mi riferivo alle società di A1 che possono permettersi di trovare ottimi stranieri per il livello del nostro campionato e con criterio nei ruoli chiave, vedi monte di lancio, dove il Parma è arrivato in finale grazie a un fuoriclasse di nome Casanova, e di casanova in Italia ne sono arrivati parecchi, a Rimini per non andare tanto indietro ricordo un certo Simontacchi a san Marino un certo Guerra solo per fare alcuni esempi, questo tipo di giocatori a mio modesto parere innalzano il livello ma non escludono la possibilità ai forti italiani di emergere perchè, cosa detta e ridetta, i Ceccaroli, Carelli, Bianchi, Castelli solo per citarne alcuni hanno giocato in un periodo dove i fuoriclasse stranieri erano numerosi.
      Morale della favola giusto non pescare lo straniero solo perchè straniero ma folle impedire a chi può permetterselo di ingaggiare chi vuole, sempre a mio modestissimo parere, perchè non cambierebbe nulla a meno chè non si dica facciamo diventare il Baseball qualcosa di amatoriale tipo slow pitch, in questo caso a me non interesserebbe più.

  36. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 24 novembre 2018 at 16:57 -

    Complimenti, misterioso Jim, venga allo scoperto: sapendo chi è e cosa fa, si capirà con maggiore chiarezza che il vero destinatario di quei “non capisce minimamente …” è proprio Jim.

    Il quale oltretutto non capisce o, peggio, travisa volutamente il significato di ciò scrivo facendomi passare per millantatore:

    Avevo scritto:

    “… Sono tuttora in contatto con i dirigenti del Milano ’46 e di altre società, e ho rapporti anche a livello federale. Quindi conosco problematiche anche da quei punti di osservazione”

    Dove ho millantato “incarichi” presso la Fibs?

    C’è una bella differenza tra “incarichi” e “rapporti” che, confermo e preciso, sono tuttora in atto con alcuni esponenti federali, e appunto per tali contatti riesco a capire quali sono i problemi anche dal punto di vista delle società e della Federazione.

    Invito Jim a fare un “copia/incolla” di altra mia asserzione che avvalori la falsità che ha scritto.

    Se non può, mi viene da dire: che squallore!

  37. Giulio 24 novembre 2018 at 19:04 -

    Probabilmente quello che non capisce è lei sig.Cardea.
    Crede davvero che in questi anni la Federazione abbia avuto come obiettivo quello di migliorare il livello?

  38. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 25 novembre 2018 at 10:47 -

    Signor Marco, quanto sto per dire (e documentare!) vale al 200% anche per Dairtan e soprattutto per Giulio, anche lui affetto dal terribile morbo del “lei non capisce”.

    In molti interventi ho parlato di una “graduale” marcia indietro sul ricorso agli stranieri nel baseball “italiano”, ma non ho mai inteso dire che bisogna rinunciarvi totalmente.

    E’ vero che nel felicissimo periodo da Lei citato c’erano tantissimi stranieri tra cui molti fuoriclasse, ma fino ai primissimi anni ottanta le società ne potevano utilizzare al massimo due: questo limite, finché è durato, ha giovato moltissimo allo spettacolo e alla crescita dei nostri giocatori: mai gli stadi sono stati così pieni.

    Nessuna ossessione, come vede , per gli stranieri. Anzi, eravamo ben falici del loro apporto e della possibilità di perfezionare la nostra tecnica osservandoli; eravamo affezionati a loro e conserviamo di loro un attimo ricordo.

    L’ossessione, purtroppo, regna nella mente di chi ignora tante cose e pensa a chissà quale scenario pauroso nell’eventualità di un passo indietro con gli stranieri.

    Una paura ingiustificata perché quella retromarcia è già stata fatta in passato, dopo che la Federazione aveva chiuso gli occhi sull’utilizzo degli “oriundi” (veri e propri stranieri: si era arrivati ad eccessi tali da indurre la stessa Federazione ad intervenire DRASTICAMENTE.

    I risultati, lungi dall’essere catastrofici, sono stati a dir poco SORPRENDENTI.

    Voglio menzionare quanto è stato scritto nel libro della Hall Of Fame della Fibs a proposito di Silvano Ambrosioni, C, T, della Nazionale:

    ” … dall’85 al 2000 quando è stato invitato a ricostruire l’ambiente dopo l’invasione degli oriundi e divene protagonista del lancio di una generazione di campioni come Ceccaroli, Bagialemani, Gambuti, Poma, Fochi, Manzini, Liverziani ed altri ancora.”

    Ma il successo non è limitato all’attività interna perché i benefici di quella politica saggia ed equilibrata nel rapporto con gli stranieri, ha dato risultati eccellenti anche in campo internazionale.

    Anche ciò che ho appena detto non è una mia sensazione ma una realtà documentata ufficialmente dalla Federazione nel sito ufficiale: “La storia della FIBS” di Riccardo Schiroli e Roberto Bugané:

    “Il nuovo Presidente (Notari) gestisce con mano ferma il periodo di emergenza economica. Un provvedimento epocale è la rinuncia ad utilizzare nella nazionale di baseball i cosiddetti oriundi. La Nazionale allenata da Silvano Ambrosioni composta prevalentemente da giovani lanciati dal progetto PO, stupisce la scena internazionale lottando a lungo per una medaglia nel Campionato del Mondo 1986, disputato in Olanda. L’azzurro Beppe Carelli risulta il miglior battitore del torneo. Il 1986 è anche l’anno del primo alloro continentale del softball. Ad anversa la nazionale allenata da Federico Soldi, grazie ad una strepitosa Monica Corvino in pedana di lancio, interrompe l’egenomia olandese e si laurea Campione d’Europa”.

    Queta è storia. E non mi si venga a dire, come chi non ha altri argomenti, “si tratta di altri tempi”. Per tutto il mondo si tratta di altri tempi: ma perché per il nostro baseball è cominciato il declino se non per scelte sbagliate a cominciare dall’esonero IMMEDIATO di Ambrosioni e dal ritorno più aggressivo di prima degli ingaggi di atleti d’oltre mare che hanno dirottato oltre confine quelle risorse un tempo destinate alla crescita dei nostri vivai?

  39. Giulio 25 novembre 2018 at 19:42 -

    È inutile parlare con gente che non sa leggere. O che legge e capisce cose completamente diverse.
    QUANDO PARLO DI LIVELLO, INTENDO IL LIVELLO DEL NOSTRO BASEBALL. DEI GIOCATORI ITALIANI. DEI NOSTRI RAGAZZI. DEI NOSTRI ALLENATORI.
    NON DEL CAMPIONATO. QUELLO SIAMO CAPACI TUTTI DI ALZARLO DI LIVELLO.

  40. Jim 25 novembre 2018 at 22:30 -

    Olimpiadi 2000 allenatore Ambrosioni,presidente Notato
    8 giocatori su 20 erano ORIUNDI.

  41. Jim 25 novembre 2018 at 22:32 -

    Correggo 8 su 24 oriundi

  42. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 26 novembre 2018 at 01:16 -

    Proprio nel mio ultimo intervento ho riporato un po’ di storia dalla quale si capisce con chiarezza cosa fondamentalmente si deve fare perché torni a crescere il livello dei giocatori italiani e tornino ad essere numerosi gli atleti italiani di grande prestigio: IL LIVELLO DI GIOCO DEI GIOCATORI ITALIANi è salito proprio quando i nostri atleti hanno avuto più spazio grazie ad una nuova politica federale più restrittiva con gli stranieri.

    Quanto sopra è scritto chiaro e tondo nelle parole dedicate a Silvano Ambrosioni nella Hall Of Fame della Fibs, riconoscimento ampiamente meritato.

    Quindi, sig, Giulio, la risposta al suo sacrosanto desiderio di veder crescere il lLIVELLO DEI GIOCATORI ITALIANI è lì. Le è sfuggita?

    Ma non mi limiterei alla sola riduzione (graduale) degli stranieri: cercherei di impostare i campionati in modo da offrire l’opportunità di confrontarsi col baseball del livello top ad un maggior numero di società e quindi di atleti, come ho indicato nel mio nuovo articolo appena pubblicato.

    Quanto poi all’altro suo rilievo sui tecnici, concordo: molti sono impreparati e, vantando il possesso di diploma conseguito ai corsi federali, spesso sono anche presuntuosi e arrogani. Ma questo argomento è ampio e va trattato a parte, come pure quello delle stagioni troppo corte!

  43. Daitarn 26 novembre 2018 at 02:24 -

    Signor Cardea,alla fine degli anni 70 inizio anni 80 c’erano,come dice lei 2 stranieri e 3 oriundi ed una gara per l’italiano libera(cioe’ scelta dal coach),ebbene,non si sono mai viste tante massacrate con dei 20,25 o 30 e piu’ a zero….la gente riempiva gli stadi perche’ erano altri tempi,aveva entusiasmo della novita’ baseball…lei mi dira’ l’anno prossimo italiano contro italiano…e io le rispondo,prepariamoci i materassi allo stadio,tra basi ball,colpiti, balk e quant’altro…

  44. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 26 novembre 2018 at 02:27 -

    Credo si debba rispetto a chi si è assunto l’onere di scrivere la storia del baseball italiano: Riccardo Schiroli e soprattutto il compianto Roberto Bugané, il cui ricchissimo archivio storico dimostra il suo immenso amore per il baseball.

    Ma il lapidario Jim non ha di questi scrupoli, e vorrebbe far intendere che i predetti Schiroli e Bugané abbiano attestato il falso.

    Non tiene conto, però, che la sua inopportuna precisazione (non vale nemmeno la pena di controllarne l’esattezza) si riferisce alla “Nazionale” (dove, perlatro, hanno il sopravvento altre motivazioni) mentre la decisione di Notari e Ambrosioni di fare marcia indietro con gli stranieri/oriundi riguardava l’attività interna.

    L’intervento di Jim è quindi fuor di luogo, senza contare che si riferisce all’ultimo anno della lunga militanza di Ambrosioni quale C.T., quando ormai cominciavano ad avere il sopravvento gli avversari di Notari fautori di una politica letteralmente opposta. Con i risultati che stiamo vedendo.

  45. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 26 novembre 2018 at 10:42 -

    Perfetto sig. Daitarn, 2+3=5, ovvero più del 50% del lineup di un baseball italiano era appannaggio degli stranieri.

    Notari e Ambrosioni hanno eliminato questa folle anomalia e i risultati sono stati sorprendenti come dimostra la lunga sfilza di nomi eccelleti di nostri atleti emersi in virtù della loro politica.

    Quanto ai “massacri” da lei citati, forse lei si riferisce alle partite tra gli anni 40 e gli anni 50. Successivamente, nel periodo da lei indicato “fine anni 70 inizio anni 80”, se è vera la sua narrazione (e non è vera, salvo rare eccezioni) quei massacri sarebbero avvenuti in presenza appunto di quel 2+3=5 stranieri su 9.
    Bene, anzi benissimo hanno fatto Notari e Ambrosioni a stoppare quelle “massacrate” (che non ho mai visto!)

    Le massacrate, invece, le stiamo rivedendo negli attuali campionati farciti da una percentuale ancora maggiore di stranieri: se non ci sono i risultati spropositati da lei citati è solo grazie alla “manifesta” nella quale sono incappati persino i Club cosiddetti Top!
    Meglio stendere un pietoso velo …

    Stendiamo un pietoso velo anche sulla affermazione di un pubblico che, secondo Dairtan, andava a vedere quelle “massacrate”! Eh, già! erano altri tempi. Poteva mai mancare una simile uscita, tipica di chi non ha argomentazioni logiche? Oppure Daitarn ha voluto dire che quello era un pubblico incompetente … ancora allo stato brado dopo trent’anni di baseball! Per non parlare degli sponsor (numerosi ed importanti,ora fuggiti) e dei media di portata nazionale (ora fuggiti)!

    Mi domando dove Daitarn ha visto quel film.

    Ringrazio, comunque per questi interventi che mi danno l’opportunità di mettere in evidenza certe assurdità al cui mantenimento pare vi sia ancora qualcuno aggrappato come chi si aggrappa all’albero della nave che sta affondando!

  46. luigi 26 novembre 2018 at 14:57 -

    Egregio sig, Cardea finalmente si rivedono i suoi scritti che sono come una coscienza critica in relazione alla gestione degli ultimi 10/15 anni (ad essere buoni) del movimento baseball. Purtroppo è vero il concetto della nave che sta affondando e che fa acqua un po da tutte le parti. A dire il vero un po tutto lo sport nazionale arranca per un motivo o per l’altro; il baseball che in particolare è quello che ci affligge, essendo tecnicamente uno sport per pochi (nel senso delle caratteristiche psico/fisiche/attitudinali che sono necessarie per praticarlo) mi pare fatichi ancora di più di altri. Se si eccettuano le solite piazze felici dove è tradizione ed è virale ma anche è saldamente in mano a management capaci, il resto è veramente poco. Ci vorrebbe un coraggio enorme da parte dei vertici federali di fare “sanguinare la ferita” azzerare e ricominciare tralasciando per qualche anno il famigerato livello tecnico, ma non è così e lo sappiamo. Io sono orgoglioso di aver visto gli stadi pieni degli anni citati, anche per partite di serie C e non avevamo sia come giocatori che come pubblico l’anello al naso. Sicuramente erano tempi diversi o forse solamente tempi migliori. Due anni fa mi recai a Bologna per vedere una partita del venerdì sera dove contai 56 persone, una tristezza, sul report del giorno dopo pubblico: 150 persone. Buona continuazione.