Gli strani scherzi della vita!

Pubblicato il Lug 19 2020 - 12:17pm by Ezio Cardea

Ci capita spesso di sostenere progetti che vengono rigettati senza un minimo di ponderazione da chi a priori non riesce a scrollarsi dalla mente qualcosa di fortemente radicato.

Il nostro massimo campionato non riesce più ad esprimere 8 e tanto meno 10 squadre, come vorrebbe Marcon, dello stesso livello o con uno spread tecnico contenuto che garantisca interesse nella maggior parte degli incontri.

Per ottenere detto risultato bisogna ridurre il numero delle società partecipanti, cosa che se è accettabile in situazioni di emergenza come l’attuale, non è tollerabile in tempi normali, se non altro perché  stagioni  lunghe … una decina di settimane nessun contributo possono offrire in fatto di crescita del movimento e di fidelizzazione del pubblico! Ci sono riflessi negativi anche in fatto di sponsorizzazioni: chi è disposto a stanziare cifre interessanti su uno sport penalizzato da un’area mediatica molto ristretta e da una stagione che dura poco più di due mesi?

Ergo, si sarebbe dovuto da tempo adottare un sistema che conciliasse le due esigenze di mettere in campo un consistente numero di squadre e di offrire un campionato interessante e decentemente lungo. La qualcosa è ottenibile configurandolo con l’adozione di un  impianto che esca dal prototipo (quello del  girone unico,  altrimenti che prima serie è!) fortemente radicato nella mentalità  condizionata dal calcio anche in chi si professa appassionato di baseball.

Bene.

L’esordio di questo tribolato campionato, a parte l’incomprensibile decurtazione di due dei classici 9 inning e l’assurda compressione del torneo per farlo terminare entro la prima metà di settembre, pare possa offrirci spunti di un certo interesse anche negli incontri dall’esito scontato. Inoltre ci fa riflettere su come finalmente impostare un campionato serio, attraente e fuori dagli schemi tradizionali.

Le formazioni rimaste in campo dopo la “selezione” operata dal “coronavirus” ci consentono di prevedere un mini campionato di un certo interesse, sicuramente superiore a quello che avrebbe potuto offrirci l’iniziale formazione a 10 deliberata prima dell’esplosione pandemica.

Ci sono tre squadre indiscutibilmente superiori e già facilmente prevedibili candidate ai Play Off: esse offriranno, nei 18 scontri diretti, uno spettacolo in linea con le attese degli appassionati.  Le altre tre compagini , come dimostrato dalla prima sortita che le ha viste competere con le tre più quotate, sono di livello certamente inferiore, ma si equivalgono tra di loro: quindi, anche i loro 18 scontri  diretti offriranno uno spettacolo interessante non solo per l’incertezza dei risultati, ma anche sotto il profilo agonistico per la conquista del quarto accesso ai Play Off.

Restano comunque ben 54 incontri, quelli che vedono le sicure candidate alle finali competere con le rimanenti tre, che non saranno il massimo dell’intersesse a causa  appunto dello spread tecnico che le divide, anche se le sorprese, come già avvenuto a spese del Parmaclima, non mancheranno.

Certamente 54 incontri di minore “godibilità” sui 90 dell’intero campionato potrebbero pesare sulla qualità del torneo. Ma in effetti, tenuto conto che parte di quelle gare potrebbero comunque offrire sorprese o svolgersi sul filo del rasoio          (vedi Godo-UnipolSai 2-4, Collecchio-Parmaclima 5-7 ai supplementari!), possiamo confidare che complessivamente sarà un buon campionato sotto entrambi i profili: quello tecnico e quello agonistico.

Le considerazioni di cui sopra portano a dedurre che non tanto la forza del ragionamento quanto la brutalità del coronavirus ha dimostrato l’utilità della “selezione”, quella che da tempo propongo col progetto che ho varie volte illustrato.

Ovviamente il mio progetto non prevede la “decimazione” provocata quest’anno dal “coronavirus” (e, in passato, perseguita con grande efficacia da una politica sconsiderata e priva di innovazione!): prevede la “selezione” tramite la “fase di qualificazione” grazie alla quale si giunge a quel nucleo di eccellenza quale quello sortito quest’anno per effetto della pandemia;  ma nel contempo si aprono orizzonti ed opportunità ad un notevole numero di società e a tantissimi atleti dei nostri vivai.

Cosa ben diversa dalla “decimazione” cui il nostro incolpevole movimento è da troppi anni impietosamente sottoposto!

Strani scherzi della vita: in pochi mesi il coronavirus è riuscito a mandare in onda  quella che sarebbe stata la seconda parte della regular season del progetto per cui mi batto da anni! Mi auguro che per mandare in onda il progetto intero, questa volta il raziocinio non si faccia nuovamente anticipare da altre calamità!

Foto della fotografa Diana Egidi

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

4 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Matteo Desimoni 19 luglio 2020 at 17:14 -

    Solo un piccolo appunto: quest’anno in A1 non ci sono i playoff ma solo finale tra le prime 2

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 19 luglio 2020 at 18:14 -

    Peccato, caro Matteo, la cosa di non poco conto mi è sfuggita anche perché non vedevo il motivo di questa ulteriore mutilazione di cui il “coronavirus” è incolpevole.

    Mi dispiace per due motivi:
    – uno personale, perché, anche se la cosa accresce l’agonismo tra le 3 più forti compagini, diminuisce la probabilità di accreditarsi per le finali da parte del Parmaclima, squadra cui, nonostante gli anni passati da quella stagione in cui ho avuto l’onore di giocare con la sua maglia, sono sempre rimasto legato;
    – l’altro è oggettivo, perché Godo, Collecchio e Macerata perdono uno stimolo, quello che avrebbero avuto con i Play Off a 4 squadre che, come si sa, anche se per loro difficilmente sarebbero stati preludio al titolo, avrebbero comunque sortito un effetto stimolante e positivo a tutto vantaggio dell’agonismo. A vantaggio anche degli appassionati, perché molte partite si sarebbero caricate di forte attesa ed emozione anche fra di loro.
    Insomma, il “coronavirus” è imprevedibile e tra i tanti danni, per caso ha fatto una cosa positiva mandando all’aria l’abominevole campionato a 10 in due gironi da 5.
    Ma l’uomo lo è ancora di più, e per caso … riesce sempre a peggiorare le cose, demotivando – senza apparente motivo – giocatori, dirigenti e appassionati.

  3. Massimo T. 20 luglio 2020 at 20:27 -

    Un’altro appunto sulla decurtazione sono tecnicamente meglio tre partite da 7 inning che due da 9 non è una decisione incomprensibile.

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 21 luglio 2020 at 08:53 -

    Penetriamo nella logica si Massimo: se 9 inning escludono la possibilità dei tre incontri settimanali, ha ragione lui.
    Si da però il caso, come dimostra il passato quando addirittura il livello di gioco era (secondo qualcuno) inferiore a quello attuale pieno di giocatori d’oltre oceano, che i 9 inning non tolgono per nulla la possibilità dei 3 incontri settimanali.
    Pertanto, come dimostro nel nuovo mio articolo in uscita, questa decurtazione oltre ad essere inutile è masochista.