Fa discutere la proposta del Presidente WBSC Riccardo Fraccari per modificare il gioco del baseball. A MLB e Cuba non piace

Pubblicato il Mar 28 2019 - 8:33pm by Ezio Cardea

Il giornalista nonché dirigente e storico della gloriosa Milano Baseball ’46, Elia Pagnoni, ha scritto su Baseball.it un articolo suggestivo  dal titolo provocatorio “Un baseball con due inning in meno” http://www.baseball.it/2019/03/15/un-baseball-con-due-inning-in-meno/, nel quale esalta l’orientamento della WBSC di fissare il limite di 7 inning a tutte le partite internazionali dopo le Olimpiadi. E si sbilancia nel definire tale iniziativa addirittura “svolta epocale che non potrebbe non essere apprezzata da chi sostiene che anche il baseball, come tutti gli altri sport, abbia bisogno di evolversi e adattarsi al mondo che cambia.”

Francamente, definire “svolta epocale” il taglio di un pezzo di partita mi sembra  una tesi poco sostenibile!  Come poco sostenibile pare la teoria che l’amputazione di mezz’ora o poco più una partita, realizzi  quella “evoluzione” necessaria ad adattare il baseball al mondo che cambia.

Ma, insiste Pagnoni, “Passare da 9 a 7 inning sarebbe un passo avanti indispensabile per rendere questo sport più “digeribile” da un potenziale pubblico che non accetta di stare seduto in tribuna a vedere una partita per più di tre ore.”   Quindi sembra proprio convinto che ridurre di due inning una partita  sia  “Una decisione che in Italia, ad esempio, potrebbe finalmente cercare di risolvere il nostro problema fondamentale che però tutti rimuovono, ovvero la necessità di riportare gente sulle nostre tribune”

 Magari fosse così! Ma chi aspettiamo allora?

 Beh, caro Elia, mi sembra un’esagerazione! Non mi sembra per nulla né giusto né saggio “tagliare” le partite per soddisfare chi non accetta di stare allo stadio più di tre ore  e privare i veri appassionati di baseball del piacere di riempire per intero i pomeriggi o le serate con lo sport che amano.

Più che  di “un passo avanti”, se si arrivasse ad ridurre il numero degli inning credo si debba parlare del “terzo passo indietro” del baseball italiano dopo la riduzione del numero delle squadre del massimo campionato e l’eliminazione della terza gara settimanale! Campionati sempre più corti, minor numero di partite … e ora si affaccia anche la prospettiva di un minor numero di inning!  Evviva! E’ così che si rilancia un movimento che sta morendo: giocando sempre meno!

Il giornalista allora punta il dito sulle partite serali che spesso terminano anche oltre l’una di notte: se per gli adulti può anche andar bene, dice, come fanno le famiglie con i figli?

Magari ci fossero le famiglie con i figli allo stadio! Purtroppo i figli, proprio quando raggiungono l’età giusta per comprendere più a fondo il  gioco ed arricchire la loro esperienza, non sono mai tanto numerosi: è più facile che vi siano quelli più piccoli, trasportati sulle carrozzine! E per loro non è un problema.

Insomma, tagliare due inning come rimedio per recuperare il pubblico,  diurno o serale che sia, è veramente cosa improbabile e vorrei sapere chi scommetterebbe un sol centesimo sulla possibilità che si raggiunga quell’obiettivo.

Negli anni 70/80 il baseball era regolamentato come quello che si gioca oggi, con tutti i suoi pregi e difetti, compresi i 9 inning!  Ma il pubblico c’era!  Se oggi, nonostante il livello e la qualità siano cresciuti anche grazie all’invasione di atleti d’oltre oceano, il pubblico è fortemente diminuito,  la ragione  va trovata altrove.

Purtroppo l’allontanamento del pubblico dagli spalti ha molte e ben diverse motivazioni: una tra le più importanti sta nella spersonalizzazione delle squadre che  spesso, più sono forti, meno sono dotate di atleti locali; più sono forti, più rinnovano di anno in anno i roster alla ricerca di nuovi campioni; gli atleti in evidenza passano da un club ad un altro con permanenze a volte di una sola stagione; più sono forti, più i roster sono pieni di atleti d’oltre oceano, e anche loro spesso stazionano una o due stagioni per sparire o ricomparire in altri club.

Dove finisce quella fidelizzazione al campione, oltre che alla squadra come una volta?

Alto motivo di disaffezione al baseball: un campionato in cui da  decenni la contesa del titolo è limitata ai pochi e ben noti club. Un ulteriore e determinante motivo è la sempre più breve durata del campionato: 14 settimane, ovvero poco più di tre mesi! I massimi campionati che negli anni settanta/novanta impegnavano mediamente 10/12 società per non parlare degli esperimenti a due gironi con una ventina di squadre, da un decennio contano solo otto club e da quest’anno sette! Vogliamo ridurre anche gli inning? E’ così che pensiamo che il movimento si riprenda?

A tutto questo si deve aggiungere l’abbandono del baseball da parte dei grandi media, ovvero dei quotidiani sportivi a tiratura nazionale che ormai relegano il nostro sport alle ultimissime pagine in pochi cmq; per non parlare della RaiTv che non manda più in onda l’unica partita settimanale e che da tempo immemorabile ha smesso di riferire nei  bollettini sportivi i risultati e la classifica del pur brevissimo nostro campionato.

Pagnoni cerca altre argomentazioni a difesa dell’adozione di modifiche tanto osteggiate dai “puristi”, ricordando che persino l’Olimpo del baseball, la MLB, ha osato profanare i sacri testi imponendo il limite del numero dei lanci dei pitcher nello svolgimento del WBC: quindi si domanda: “In quel caso le regole del baseball non erano snaturate?”

Mi viene da replicare: come mai la MLB non impone questo limite anche al suo interno? La risposta è ovvia: il baseball è quello codificato e giocato nella MLB e da tutte le Federazioni di baseball. Cosa ben diversa sono i tornei la cui realizzabilità richiede, a volte, norme particolari e contingenti le quali, tuttavia, se possono indurre a modificare talune tattiche, non “snaturano” l’essenza del gioco: diversamente non sarebbero accettate.

Infatti, l’imposizione pretesa da MLB cui allude Pagnoni, lungi dallo snaturare il gioco dato che tutt’al più provoca tatticismi nell’uso dei lanciatori, non era finalizzata certo al “perfezionamento” di una regola, bensì alla creazione di una tutela senza la quale nessun Club di MLB avrebbe mai consentito ai propri pitcher di partecipare al WBC.

Nessun problema, quindi, caro Elia, ad accettare regole particolari,  compresa persino la riduzione a 7 degli inning quando la cosa è richiesta da esigenze imprescindibili per la realizzazione di un “torneo” nazionale o internazionale che sia: il tutto, comunque, con assoluta esclusione di regole che alterino la sostanza e la strategia del gioco come succederebbe, tanto per fare un esempio vagheggiato da qualcuno, se si riducesse a due il numero di out necessari per chiudere un inning, o si introducessero altre veramente inascoltabili assurdità.

Altra cosa è l’impostazione di un “campionato nazionale” che deve seguire le norme studiate e collaudate da esperienza secolare che pur vengono e possono essere aggiornate: aggiornate non certo per adeguamento a fattori esterni o ai ritmi frenetici della vita moderna,  ma per la ricerca di quella messa a punto che tuttora è in atto al solo scopo di rendere il baseball sempre più coerente con la sua essenza, con la sua peculiarità, con la sua natura.

Sono molte le modifiche apportate con tale intento. Faccio un esempio richiamando uno dei tanti interessanti articoli scritti al riguardo da Michele Dodde sul sito Baseball on The Road: “La regola dell’Infield Fly” (https://www.baseballontheroad.com/2018/03/17/la-regola-dell-infield-fly/). Dodde scrive che questa regola “… fu configurata  nel 1895 e redatta sul Reach’s Official Baseball Guide al fine di diminuire di fatto le occasioni della squadra in difesa di portare a termine un doppio gioco di facile attuazione.

In sostanza è stata introdotta per togliere  la possibilità di porre in atto comportamenti poco sportivi con errori voluti per realizzare una doppia eliminazione contro la quale i corridori avversari, in netto contrasto col concetto di competizione, non hanno alcuna possibilità di difesa.

Invece, modificare il baseball per adeguarlo, come sostiene Pagnoni, ai cambiamenti dei tempi e degli stili di vita, vuol dire travisarne l’essenza, farne uno sport diverso che richiede diverse strategie, mentre tutte le  variazioni fino ad oggi apportate non hanno cambiato di una virgola quella che è l’essenza di questo sport, la sua logica addirittura “matematica” che privilegia il numero 3 ed i suoi multipli: 3 out, 9 inning, 27 turni alla battuta, 3 turni alla battuta garantiti a testa ad ogni battitore del line up …

Insomma, il baseball è un ingranaggio complesso, messo a punto tanto meticolosamente che qualsivoglia innovazione deve essere attentamente vagliata se non si vuole correre il rischio di alterare la specificità di questo gioco.

E’ comunque pur vero che a volte ci capita di lamentarci per partite prolungatesi oltre il plausibile, ma per ragioni ben diverse e cioè per le tante perdite di tempo che nulla hanno a che vedere col gioco.

Su queste bisogna puntare il dito: sulle inutili perdite di tempo che avvengono per trascuratezza di giocatori, manager e arbitri; per esibizionismo di giocatori, manager e spesso di arbitri; per ritualità assolutamente non necessarie come, ad esempio, i lanci di riscaldamento ad ogni cambio di pitcher. Quest’ultimo fenomeno negli ultimi tempi si è fortemente ingigantito rispetto al passato perché a differenza di allora, quando sul monte si esibivano uno o al massimo due lanciatori per squadra, ormai  se ne alternano almeno tre o quattro per parte! Tre o quattro per parte … tiratevi i conti dei lanci di riscaldamento, compreso quello finale del catcher in seconda base! Rituale a mio avviso da eliminare, concedendolo solo al pitcher subentrato improvvisamente a sostituire quello uscente per incidente o espulsione.

Alcune norme restrittive sono state adottate, ma sono del tutto insufficienti e spesso disattese dai direttori di gara. Con normative più rigide assieme ad una loro rigida applicazione, nella maggior parte dei casi la durata delle gare si accorcerà forse anche di una trentina di minuti. Ma gli effetti  di questo tipo di intervento rispetto al taglio di due inning sono di gran lunga preferibili:

  • tagliando due inning ci si priva di tanto baseball ma non delle inutili e dispersive perdite di tempo degli altri 7 inning;
  • tagliando i tempi moti dell’intera partita, non ci priviamo di pezzi spesso determinanti della gara e questa ne guadagnerà quanto a gradevolezza per gli spettatori in quanto meno distratti e quindi più coinvolti.

Non si recupererebbe lo stesso tempo del taglio di due inning, ma il bilancio dei pro e contro tra le due soluzioni è decisamente a favore della battaglia ai tempi morti e non agli inning.

Ma più delle mie parole vale quanto la stampa cubana scrive a tal proposito nell’interessantissimo articolo di cui al sottoindicato link pubblicato sul sito Baseball de Cuba dal giornalista Yirsandy Rodriguez che approfondisce anche gli aspetti legati agli effetti sugli storici record ed alle statistiche che verrebbero rivoluzionate.

 

http://www.baseballdecuba.com/Por-que-reducir-el-juego-a-siete-innings-podria-atentar-contra-la-esencia-del-beisbol

 

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

34 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Michele 29 marzo 2019 at 01:03 -

    Caro Ezio la tua è un’ analisi completa ed interamente da condividere. Per il resto, allinearsi ad assurde idee di tagli che apparentemente migliorerebbero la durata di una gara, di fatto ne cambierebbero gli aspetti tutti di una conduzione filosofica e tattica di una gara. Ed allora non sarebbe più baseball. Ma noi vogliamo parlare di baseball ed affinare una conduzione che sia priva di orpelli, come bene evidenziato dal tuo intervento.
    Elia, che pure a suo tempo mangiava baseball e briosce a colazione, queste cose le sa e sono convinto che anche lui non sia convinto di queste novità.
    Provare per credere.

  2. luigi 29 marzo 2019 at 09:46 -

    Sarebbe veramente una decisione scellerata. Proposta che viene da chi ? Da chi ha preso decisioni scellerate sul baseball nostrano contribuendo a portarci sull’orlo del baratro. Ora ci si domanda come ha fatto Fraccari ad occupare il posto che occupa?? Condivido in pieno l’essenza di -baseballdecuba- se al pubblico non piace stare 3 ore allo stadio che vadano a vedere altre cose, non si può snaturare questo gioco sarebbe una violenza. Forse noi anziani siamo rimasti attaccati alla tradizione, i cambiamenti ci infastidiscono, certo; allora se questo cambiare per forza, fare degli esperimenti per riportare pubblico/incassi allo stadio è un sintomo del progresso, allora spero vivamente nella “decrescita” forse tornando un po’ più “poveri” ma meno stressati e più sereni, anche stare 3 ore o più a vedere il baseball tornerà ad essere piacevolmente nella normalità delle cose.

  3. Oddone 29 marzo 2019 at 10:57 -

    sette inning bruttissima idea, si può lavorare su altro per accorciare i tempi della partita

    • giuseppe bataloni 30 marzo 2019 at 21:04 -

      per esempio su cosa si può lavorare??

  4. Enrico 29 marzo 2019 at 11:29 -

    Questa volta sono anch’io in eufonica sintonia con l’Autore dell’articolo e ne condivido in massima parte le conclusioni.
    Così mi permetto di invitarvi all’orgoglio e alla levata di scudi (che lo stesso Pagnoni prevede e paventa) con le parole del Bardo. Scommetto che vi ricordate il discorso che Shakespeare fa pronunciare a Re Enrico V prima della partita di Azincourt.
    Vado a memoria:
    “Chi è mai che desidera questo? Mio cugino Riccardo? No, mio caro cugino. Se è destino che si arrivi agli extrainnings, siamo già in numero più che sufficiente; e se poi vinceremo a notte fonda, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria. In nome di Dio, ti prego, non desiderare un solo uomo di più. Anzi, fai pure proclamare a tutto il pubblico che chi non si sente in animo di vedere almeno nove innings oggi, se ne vada a casa: gli daremo il lasciapassare e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio. Non vorremmo vedere una partita in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno sino all’ultimo out.
    Oggi è la festa dell’Antico Gioco con la Palla; siamo già sopravvissuti all’idee stoltissime del tie-break, della riduzione delle partite da due a tre, dell’inizio delle gare alle ore 20 di venerdì sera. Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia, ogni anno alla fine dei giorni invernali festeggerà dicendo: “Domani incomincia il campionato”; poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà: “Queste ferite le ho ricevute da dei tizi che non riuscivano nemmeno a sopportare che il pitcher facesse 4 lanci per concedere una base intenzionale”. Da vecchi ci si dimentica delle partite finite all’una di notte che abbiamo visto da giovani e di come eravamo felici assieme ai nostri genitori per quelle gloriose eccezioni estive! Noi non lo faremo: questa storia ogni brav’uomo la racconterà al figlio e il gioco del Baseball non morirà mai, da oggi, fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo ricordati; noi pochi. Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verrà alla partita con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e i tanti gentiluomini ora davanti alla televisione, a vedere roba che non può durare più di 90 minuti più intervallo pubblicitario, si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha vissuto con noi questa notte di Baseball!
    (Enrico V: Atto IV, scena III)

  5. Stefano Manzini 29 marzo 2019 at 11:39 -

    Se vogliamo accorciare i tempi bisogna accorciare la distanza, questa è una formula matematica, spazio fratto tempo, quindi proporrei:
    Le basi a 18 mt. il monte di lancio a 10 e gli esterni a 50 volete mettere quanto tempo si risparmierebbe?

    Scherzo Fracca.

  6. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 29 marzo 2019 at 11:58 -

    Desidero precisare che quando ho scritto l’articolo non ero al corrente di quanto in proposito è stato scritto dalla stampa cubana. Me lo ha segnalato l’attentissimo Giovanni Colantuono e non nascondo che la cosa mi abbia fatto enorme piacere perché mi inorgoglisce constatare che le mie non sono idee tanto peregrine se collimano con quelle di una stampa la cui autorevolezza sui temi del baseball non ha rivali.
    Ho quindi ringraziato Colantuono che stava per pubblicare il mio articolo e che nel contempo mi aveva chiesto se desiderassi aggiungere un richiamo alle considerazioni “cubane”: cosa che ho fatto frettolosamente inviandogli quell’ultima frase … scombinata, della quale mi scuso per non averla riletta prima di schiacciare l’ “invio” ! Solo a pubblicazione avvenuta me ne sono accorto!

  7. Nino Villa 29 marzo 2019 at 14:15 -

    Concordo con tutti, soprattutto con Luigi. ABBIAMO UN GRANDE PASSATO DAVANTI A NOI !
    e peccato per chi è venuto dopo.

  8. Alda 29 marzo 2019 at 16:46 -

    Come sempre ,le sue frecce sono alla
    “Guglielmo Tell” GRANDE Cardea!

    Condivido i commenti del signor Luigi e del signor Enrico

  9. Mah 29 marzo 2019 at 16:50 -

    Pensare di risolvere la maggior parte dei problemi del baseball “extra pro” con questa soluzione sa tanto di palliativo (stile tie-break da poco adottato qui da noi).
    Non penso che sia per la mezz’ora in più o in meno di una partita che porti il pubblico a essere scarso sugli spalti, a non avere un’adeguata copertura televisiva agli eventi, alla mancanza di sponsor nel movimento, alle scarse risorse economiche delle società ed all’eventuale inizio della pratica del baseball di un bambino. Ed anche dal lato tecnico si abbasserebbe la possibilità ai nostri giovani di poter giocare e quindi essere impiegati (se si osserva in A1 il loro maggior impiego è probabilmente nel classico “garbage time”, quindi nell’ottavo e nel nono inning di una partita in cui il punteggio è poco sotto i dieci punti di scarto…)

  10. Adriano 29 marzo 2019 at 18:36 -

    Cmq se nel calcio aggiungeranno un terzo tempo da 45′ , la gente allo stadio rimarrà e pure coloro che guarderanno la partita al bar. Nn si “porta” pubblico al baseball riducendo/snaturando la disciplina !! E poi il massimo é che la proposta arrivi da Fraccari , come se un bel giorno un americano proponesse modifiche al regolamento del gioco della “palla pugno” (gioco tradizionale piemontese) !!!

  11. Massimo T. 29 marzo 2019 at 20:37 -

    Se in IBL invece di giocare tre partite da 9 inning si fosse giocato da martedi a sabato partite da 7 in regular season pareggio compreso le franchigie avrebbero avuto senso, nella postseason potevi benissimo giocare le partite convenzionali da 9 in questo caso la riduzione porterebbe a giocare di più sopratutto per i nostri giovani, la partita singola da 7 riprese da sola non dice niente.

  12. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 30 marzo 2019 at 00:02 -

    Vediamo un po’ la logica di Massimo.
    L’IBL con tre partite da 9 inning alla settimana (27 inning) è andato a farsi benedire, mentre se si giocassere da martedì fino a sabato, ovvero 5 giorni per settimana, 5 partite da 7 inning (35 inning) …
    Capisco che il baseball italiano di prima serie si svolga in un’area molto piccola, ma ancora non si è ridotta alla sola provincia bolognese! Solo in questo caso si può pensare di giocare tutti i giorni … e magari anche tutto l’anno se trasferissimo il tutto in una città siciliana!
    Forse l’amico Massimo pensava: ma se i giocatori sono quasi tutti stranieri e quindi a tempo pieno, che problema c’è affrontare la attuali trasferte! Quasi vero, però si dà il caso che, per quanto poco utilizzati, ci sono anche giocatori italiani e ci sono i dirigenti accompagnatori … tutta gente che, o per ragioni di studio o di lavoro, non è proprio così libera …
    Inoltre non si capisce perché mai giocando partite da 7 riprese per 5 giorni possano giocare di più i nostri giovani: forse che i senior si stancano? semmai potranno giocare più lanciatori e allora mi piacerebbe sapere come farebbero le società a risolvere questo problema se oggi come oggi per due sole partite alla settimana devono attrezzarsi con una bella sfilza di pitcher?
    Infine, Massimo, che ci “azzecca” il discorso delle franchigie?
    Il tuo intervento, caro Massimo, è una voce fuori dal coro: nulla di male, per l’amor del cielo, perché a volte è proprio la voce fuori dal coro a dire la verità.
    Ma, credimi, non è il tuo caso!

  13. paolo palmieri 30 marzo 2019 at 00:53 -

    MLB non è d’accordo perchè il taglio di due inning e mezzo vorrebbe dire che i media trasmettono meno pubblicità ( quindi meno introiti , meno voglia di investire ) e che le vendite di cibo/birra/gadgets etc. all’interno degli stadi diminuirebbe e di conseguenza gli incassi degli stands di cui la società che possiede lo stadio usufruisce di una percentuale. Solo business , dello spirito del gioco non gli importa un granchè . La proposta dei 7 innings mi trova d’accordo applicata all’Europa . Volete lasciare i 9 innings ? va bene , purchè le partite inizino alle 19 / 19,30
    . Purchè vi siano impianti con sedili e servizio di ristorazione . Purchè vi siano spazi gioco per i bimbi o altre attrazioni . Purchè vi siano variazioni importanti nello svolgimento del gioco . Quali ? obbligo dopo il secondo out di riscaldamento del pitcher , tre lanci di riscaldamento sul monte , tempo di lancio massimo in 15 secondi , cambio campo in 180 secondi , limite di un pick off per inning , no visite , no chiamata di tempo per discutere le decisioni arbitrali . Chiedo troppo ?

  14. saltamartin 30 marzo 2019 at 01:02 -

    Giampiero Boniperti, presidente della Juventus, alla fine del primo tempo si alzava e usciva dallo stadio.
    Il secondo tempo lo sentiva per radio nel taxi che lo portava all’aeroporto.
    Ma non per questo propose mai di tagliare metà partita.
    Invece nel caso del baseball, Fraccari lo fa per gli arbitri, così hanno più tempo per mangiare.

    p.s. Enrico, un post semplicemente meraviglioso, lo salvo!

  15. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 30 marzo 2019 at 10:01 -

    Vado oltre il ragionamento di Palmieri e dico che la riduzione di due inning in MLB non produrrebbe solo i mancati incassi da lui enumerati, limtati agli intervalli di quei due inning, ma, temo, qualcosa di molto più grave: la perdita di quella stragrande maggioranza di pubblico abituato a trascorrere l’intero pomeriggo o l’intera serata, e non due orette, in compagnia dello sport che AMA!
    Sarebbe l’inizio di un tracollo anche là.
    Ben venga, quindi, quella tanto vituperata voglia di business!
    Quanto, poi, al compromesso di lasciare i 9 inning contro l’inizio delle partite alle 19/19,30 ma con stadi attrezzati a mo’ di Yankee Stadium … prendiamola come una simpatica boutade!
    Altrimenti secondo Palmieri non resta che barattare per un’ora di sonno due inning di uno sport di cui ci si dichiara appassionati, rendendolo monco con tutte le conseguenze tecniche, e non solo, descritte anche da chi ha più competenza di noi tutti, i cubani, cui certo non possono essere attribuiti scopi di business …
    Ma, ripeto, sono convinto che quella di Palmieri sia una simpatica boutade e lo ringraziamo per la sua dissacrante divagazione, però l’attuale tragico momento del baseball italiano necessita di estrema serietà.

  16. Andrea 30 marzo 2019 at 14:28 -

    a parte , che da vecchio amante del baseball non mi entusiasma ( sarei ancora capace di “sorbirmi” 3 incontri in 24 ore) , x me l’idea è buona , ho sentito troppe persone lamentarsi della lunghezza ( mia moglie in primis) si tratterebbe pero’ di promuovere x far si’ che le persone vadano o tornino al baseball, 2 ore di durata sarebbero accettabili

  17. Massimo T. 30 marzo 2019 at 14:44 -

    Mia madre quando ero 16enne mi chiedeva perchè le partite iniziavano alle 21,rispondevo perchè sono dei fessi, risposta allora non esserlo anche tu vieni a casa presto e non perdere l’ultimo metrò di mezzanotte quindi le mie partite al Kennedy finivano sempre al 7, ai tempi si ubbidiva ai genitori!

  18. giuseppe bataloni 30 marzo 2019 at 16:51 -

    Ho litigato con Cardea più volte su alcuni siti di baseball. Fatta questa premessa, io sono per le innovazioni, portare il baseball a 7 inning va si sulla strada che io preferisco(quella della innovazione) ma fa perdere una partita al mese. I nostri giocatori hanno uno estremo bisogno di giocare di più e il pubblico, non solo gli appassionati quelli verranno sempre è lo zoccolo duro presente in ogni sport, ma sono quelli che dobbiamo conquistare hanno bisogno di uno spettacolo con meno pause possibili, più dinamico. Io negli ultimi anni ho fatto molti esperimenti in questo senso. Ve ne presento uno. Baseball abbiamo 27 out su nove inning con tetto massimo di 6 lanci a battitore. per avere lo stesso volume di gioco sarebbero sufficienti 9 out ad inning per 3 inning=27 e 3 lanci a battitore. La partita dura 2 ore o poco più e puoi fare due doppi incontri a settimana. Dalle 8 partite al mese odierne passi alle 16 al mese. Visionario? forse si. Ma ho a cuore questo sport anche se mi manca poco a 80anni e sono ancora sul campo. Auguri

  19. Daitarn 30 marzo 2019 at 19:44 -

    Sarebbe l’ultima cialtroneria di Fraccari,che tristezza…Ho fatto l’abbonamento su DZN e mi sto gia’ godendo l’MLB…tutto il resto e’ noia…

  20. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 30 marzo 2019 at 21:12 -

    Massimo non ha rispetto dell’intelligenza dei lettori di questo sito e nemmeno rispetta la Redazione il cui intento è quello di siluppare discussioni costruttive e non banalità come quella di fare le partite di 7 inning sennò perdi il metrò e la mamma ti sgrida. Che tra l’altro al Kennedy non c’era allora e nemmeno ora c’é!

  21. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 30 marzo 2019 at 22:10 -

    Caro Bataloni, io non litigo con nessuno, semmai sono drastico verso chi ribatte con obiezioni prive di supporto logico.
    Mi pare di aver precisato in un articolo sul sito Baseball On The Road che ci sono due possibili tipi di interventi modificativi: creazione o modifica di regole che perfezionano ma non alterano l’essenza del baseball, e interventi che cambiano la natura del gioco.
    Ho anche detto che, a differenza vostra che non tollerate che il baseball rimanga quello che è e pretendete di modificarlo, io sono più rispettoso di chi desidera qualcosa di diverso e non osteggio modifiche di qualsiasi tipo, ma chiamiamo la nuova creatura con un altro nome che lo identifica: ognuno poi sceglierà di seguire e praticare la disciplina che vuole.
    Perché voi volete distruggere quella che è seguita dalla stragrande maggioranza di noi? Ci sono gli appassionati di softball, ma costoro non hanno distrutto il baseball per modificarlo nel gioco che preferiscono; hanno dato vita al softball.
    A voi non va bene il baseball? Date vita ad un baseball modificato e chiamatelo ppure Batabaseball, giocatelo, divertitevi e se la vostra idea è giusta, il Batabaseball surclasserà il baseball. Ma per favore, lasciate stare in pace il Baseball!
    Tutto questo ho cercato di spiegare nell’articolo BASEBALL E PIZZA al seguente link: http://www.baseballontheroad.com/2018/10/23-baseball-e-pizza/

  22. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 30 marzo 2019 at 23:32 -

    Mi unisco a Saltamartin nell’apprezzare il fantastico e colto intervento di Enrico di cui anche apprezzo l’invito all’orgoglio e alla levata di scudi che, vedo, è seguito da tanti.
    Vorrei che ancora tanti dessero un segno della loro professata passione per il baseball affinché nessuno si azzardi a cambiarne i connotati ovvero “… gli aspetti tutti di una conduzione filosofica e tattica di una partita”, come ha scritto Michele, un grande personaggio del baseball italiano meritatamente destinato nei giorni scorsi dalla Federazione alla guida della Hall of Fame e Museo del Baseball Italiano, l’ambizioso progetto ideato da Roberto Bugané.

  23. paolo palmieri 31 marzo 2019 at 04:32 -

    Sig.Cardea , mi pare che non ci siano margini di discussione , visto che è questo lo scopo del sito e dell’articolo di Pagnoni . Mi corregga se sbaglio ma chiunque dica qualcosa contrario al suo pensiero viene escluso . Mi dispiace . La realtà è che tempi , persone e modalità di vita cambiano e anche lo sport ne risente. Intanto la settimana prossima in Atlantic League cominceranno ulteriori modifiche per accorciare i tempi cosi come iniziato in Pacific League lo scorso campionato . In Triplo A quando giocano il doppio incontro in giornata lo fanno sempre sui 7 innings . Anche loro sanno bene che si deve limare qualcosa da qualche parte . Almeno ci provano .

  24. paolo palmieri 31 marzo 2019 at 04:47 -

    Dimenticavo . Non ho chiesto standard da Yankees Stadium nel nostro campionato , ho solo fatto notare che tutte le società di qualunque sport in giro per il mondo , se possono , costruiscono stadi più confortevoli , piccoli e con attrazioni al loro interno . Tutto questo per attirare il maggior numero di spettatori . Mi pare che avere più pubblico sia uno dei motivi di discussione , giusto ? Ahh…i soldi !

  25. paolo palmieri 31 marzo 2019 at 05:40 -

    Comprendo molto bene che i cambiamenti siano difficili da digerire . Sono nel baseball da solo 35 anni e viene difficile pure a me , però vedere Padule prendere 18 punti da Bologna al sabato pomeriggio davanti ad una quarantina di persone sedute sui gradoni del loro stadio ( tanto per fare un’esempio ) , di sicuro non attira nessuno . Luogo , contesto , spettacolo , comunicazione , stranieri si stranieri no , oriundi si oriundi no ,orari , giornate , numero di partite , italoqualcosa in nazionale , federazione , soldi. Da qualche parte bisogna cominciare. Ed in emergenza bisogna ascoltare le idee di tutti . Grazie.

  26. Massimo T. 31 marzo 2019 at 10:42 -

    Caro Ezio, la mia è vita vissuta e non voglio cambiare niente avevo semplicemente rispetto per l’intelligenza di mia madre cosa di non poco conto per la cronaca la metrò è a 20 minuti a piedi! Saluti

  27. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 31 marzo 2019 at 11:09 -

    Si, Massimo, a piedi e di corsa!
    Quanto all’altra considerazione, il doveroso rispetto che hai verso tua madre dovresti averlo anche verso gli altri che invece hai tacciato come dei fessi.
    I tuoi interventi continuano ad essere fastidiosi e fuorvianti.
    E’ tempo che ti dia una regolata prima che ci pensi questa Redazione.

  28. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 31 marzo 2019 at 12:41 -

    Gli ultimi commenti a raffica del signor Palmieri tradiscono quell’insofferenza verso le idee altrui che lui attribuisce a me.

    Evidentemente non aveva ancora letto la mia risposta a Bataloni.

    Non pensi, il signor Palmieri, di aggiungere autorevolezza al suo pensiero dicendo, en passant, di essere a contatto del baseball da 35 anni. A fronte dei suoi 35 anni di comunione col baseball, io contrappongo i miei oltre settanta anni (non di età che va ben oltre) ma di frequentazione attiva come giocatore in grandi squadre (Ambrosiana/Libertas Inter, Pirelli, Parma, Milano ’46 ed ancora Libertas Inter) e come tecnico. Sono stato a contatto con i migliori tecnici italiani e americani.
    Smessa l’attività in campo, non ho mai abbandonato il baseball.

    Non penso lui possa vantare altrettanta esperienza e conoscenza sia del gioco, sia della storia del baseball italiano.

    Pertanto la mia maggiora capacità di analisi non dipende solo dal numero doppio di frequentazione del baseball, ma dal fatto che i suoi 35 anni di baseball io li ho vissuti con già alle spalle 35 anni di esperienze che mi consentono di entrare nel merito delle cose sicuramente (lo dico a costo di apparire presuntuoso) con un’ottica ed una competenza notevolmente superiore.

    E’ cosa poco elegante, lo riconosco, salire in cattedra, ma, come si suol dire, quando ci vuole, ci vuole!

    Infine non capisco il nesso tra le le pesanti sconfitte del Padule (e non solo di quel Club) e l’orgomento in discussione che riguarda la riduzione degli inning: forse che togliendone due (cosa che di fatto succede per via della “manifesta”) si ovvia a quel problema che è di tutt’altra natura? Mettiamo la manifesta al 3° inning o, mrglio ancora, riduciamo a 3 inning tuti gli incontri?

    L’argomento del gap tecnico tra le squadre che partecipano ad uno stesso campionato l’ho già affrontato varie volte ed ho anche prospettato una soluzione: allargamento del campionato ed introduzione nella regular season della fase di qualificazione che ridistribuisce le squadre in gironi omogenei per livello tecnico.

    Se tale soluzione fosse stata adottata fin da quando la proposi anni ed anni fa, probabilmente non avremmo mai assistito alla capitolazione di tante squadre, capitolazione che ormai, come stiamo vedendo, colpisce Club supertitolati come quello dei Pirati del Rimini.

    Perché non avremmo assistito a quella strage? Perché con un campionato allargato e strutturato come ho appena detto, nessuna società sarebbe stata costretta ad impegnasi e ad indebitarsi per restare a galla o evitare un interminabile calvario costellato di “manifeste”: continuando con le risorse abituali avrebbero avuto comunque la possibilita di dispurtare la seconda fase del campionato in assoluta dignità gareggiando con altri Club nelle stesse condizioni quanto a disponibilità di risorse. Cosa che comunque non deve essere considerata solo negativamente: infatti le società che meno possono accedere ai cosiddetti “mercati” nazionali e ormai sempre più internazionali, si attiverebbero sempre più intensamente nel curare ed incrementare i propri vivai, che sono la vera ricchezza di ogni sport.

  29. Allegra Giuffredi 31 marzo 2019 at 19:26 -

    Chi non apprezza il baseball sulle nove riprese non è un vero fan del baseball. Una partita di baseball prevede nove inning e anche oltre. C’è altro da velocizzare, altro che ridurre gli inning. Dalla mania di chiedere tempo, mettere e togliere il guantino, all’uscire e rientrare dal campo come dei bradipi: altro che ridurre gli inning. Chi va a vedere una partita di baseball sa che la partita si svolgerà dalle tre alle cinque ore e va bene così. Certo negli USA il tempo si passa anche tra quiz, corse tra le mascotte, kiss cam ed altre amenità che da noi sono attualmente improponibili, ma la partita dura 9 inning. Non ci sono manifeste, ne “tie break”: si gioca e basta e va bene così.

    • Daitarn 31 marzo 2019 at 20:02 -

      Giustissimo Allegra cio’ che dici.Chi l’avrebbe mai detto,sono d’accordo con Ezio Cardea su qualcosa…e che cosa,questo e’ un fondamentale di questo sport.Come dice Cardea la prossima mossa quale sara’ la manifesta al terzo?Immaginiamoci nel calcio se tagliamo il secondo tempo di 15 minuti..ma dai,siamo seri.

  30. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 31 marzo 2019 at 23:08 -

    Carissima Allegra, non avevo dubbi su come la pensassi! Dai tanti e bellissimi tuoi articoli trapela quella grande gioia di essere allo stadio, di restarvi a lungo e di essere felice con un semplice panino con la salamella e una lattina di birra, e di tirare tardi anche oltre la fine della partita, anche la più lunga, per parlare con gli amici, commentare, gioire se la propria squadra ha vinto, arrabbiarsi se si è perso male …
    Altro che non veder l’ora di fuggire via!

  31. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 2 aprile 2019 at 13:33 -

    L’intervento di Daitarn è un esempio di onestà intellettuale che, oltre a farmi piacere, gli fa onore.
    Su molti argomenti saremo su posizioni diverse, ma pronti a riconoscerci su ciò che condividiamo: tra queste, sicuramente la sincera passione per il baseball.
    Grazie Daitarn!

  32. saltamartin 2 aprile 2019 at 21:52 -

    Ho guardato qualche partita di spring training, e il cronometro dietro casa base, con il countdown simil basket, proprio non riesco a mandarlo giù.
    Quel cronometrone mi distrae, io voglio decifrare i segnali del ricevitore, voglio vedere il body language del lanciatore e del battitore, gli shift in difesa, gli esco-rientro in pedana, che diamine c’entrano quei numeroni rossi che sembra l’ultimo dell’anno?
    L’unico orologio ammesso allo stadio dovrebbe essere quello sul tabellone, in fondo, dietro agli esterni, quello che segna le ore e i minuti, mica i secondi!
    Il tempo proprio non c’entra nulla con la partita di baseball, semplicemente non ci deve entrare, punto.
    Altrimenti diventa un contest, tutti davanti al radar e vince chi lancia più veloce, poi tutti a battere come l’homerun derby.
    Ma secondo voi, a quei ventimila spettatori (e io dal pc) che due sere fa hanno aspettato che smettesse di piovere per 3 ore e 17 minuti, per vedere gli Yankees, ma che gliene sarà fregato del tempo?
    Come ha poi risposto uno dei commentatori, Paul o’Neill: “who cares?”.
    E comunque la faccenda è seria, da Netflix a Facebook con tutti i social, stiamo assistendo ad una lotta durissima tra queste piattaforme per accaparrarsi il nostro tempo quotidiano, la nostra attenzione.
    Questi saranno i veri nemici con cui combattere.
    Cardea, continui a battere il chiodo, se non si capisce che giocando una ventina di partite per stagione il baseball italiano non sarà mai interessante per nessuno, allora è bene chiudere subito.