Esclusiva intervista con l’ex pitcher MLB e padre di Jason Grilli. Il ricordo della storica partita tra Rochester Red Wings ed i Pawtucket Red Sox

Pubblicato il Gen 4 2019 - 1:00pm by Massimo Moretti

Da Nettuno ho il piacere di intervistare Steve Grilli, lanciatore per 4 stagioni in Major League con i Detroit Tigers ed i Toronto Blue Jays ed altre 72 partite vinte in Minor League. Con il padre di Jason Grilli non parleremo solo di lanci, curveball o strike ma prendendo spunto dal libro “A Bitter Cup of Coffee: How MLB and the Players Association Threw 874 Retirees a Curve”  di Douglas J. Gladstone, ovvero di come 874 giocatori tra il 1947 ed il 1979 siano al giorno di oggi senza pensioni o altro benificio e Steve suo malgrado è uno dei protagonisti.

Ciao Steve, allora parliamo di un baseball che sembra così lontano?

Con il meteo che non è proprio l’ideale per il nostro sport, sì, è difficile pensare al baseball in questo periodo dell’anno. Detto questo, l’allenamento dovrebbe essere iniziato in modo che i giocatori siano pronti per lo Spring Training. Negli anni ’70 siamo andavamo allo Spring Training per rimetterci in forma. Oggi invece bisogna essere già pronti quando si arriva a febbraio/marzo: l’intero ritmo della preparazione atletica e di performance di un giocatore di baseball è stato rivoluzionato e migliorato negli ultimi decenni, complici anche le nuove conoscenze mediche, tecnologiche e nel campo della preparazione fisica.

Sembra assurdo in un mondo dove girano tanti soldi ed affari, che ci siano così tante persone quasi abbandonate dal sistema. Come avete affrontato la situazione?

 I giocatori ai miei tempi, che erano gli anni ’70 e ’80, non erano rappresentati in maniera significativa fino a quando un gentiluomo con il nome di Marvin Miller fece un passo avanti nella creazione Major League Players Association come è oggi. Uno dei sindacati più forti al mondo. I giocatori di Major League non vengono abbandonati, mentre i giocatori di Minor League sono ancora quelli senza voce e onestamente sono da considerarsi trascurati.

 La nascita dell’associazione dei giocatori di Major League, la MLBPA, ha migliorato nettamente le condizioni contrattuali dei giocatori?

La MLBPA rappresenta più i giocatori in pensione e non ha alcun ruolo significativo nelle carriere dei giocatori attivi nelle Major Leagues!

 Ho letto che oltre che a giocare da professionista, eri anche autista per una nota società di consegne. Come hai vissuto quel periodo?

Nel mio primo anno nelle big leagues il mio stipendio era di $16.000. A quel tempo non era una quantità di denaro che ti poteva cambiare la vita, quindi durante la off season guidavo un camion per la UPS in modo da aiutare a pagare le bollette. Oggi lo stipendio minimo di un major leaguer supera i $500.000. Non c’è bisogno di avere un secondo lavoro per far quadrare i conti con quel salario.

 Come vedi il baseball in Italia? Non pensi che sia arrivato il momento di crescere, anche con la nascita e lo sviluppo dell’associazione IBSPA, che nasce con lo scopo di tutelare gli interessi degli atleti e le atlete di baseball, softball e baseball per ciechi?

Il baseball internazionale sempre più sta avendo un impatto sempre maggiore qui negli Stati Uniti. Dal World Baseball Classic è evidente che il baseball in Italia ha lasciato il segno. Durante le tre edizioni del WBC, l’Italia è stata una squadra che ha mostrato un enorme miglioramento fino a diventare una squadra da non sottovalutare e da prendere sul serio. L’IBSPA è ciò di cui il baseball in Italia aveva veramente bisogno a questo punto della propria storia, sia per riconoscere il talento che c’è in questo paese, ma anche come rappresentanza dei giocatori così da assicurarsi che i giocatori e le giocatrici ricevano un trattamento equo mentre sono impegnati a migliorare le proprie abilità competitive.

Un’ultima domanda: sei stato protagonista della partita più lunga nella storia del baseball, Rochester Red Wings contro Pawtucket Red Sox con 33 innings e 8 ore e 25 minuti di gioco totali. Eri in squadra con Cal Ripken Jr. e giocavi contro Wade Boggs, oggi entrambi Hall Of Famers. Cosa ricordi di quella partita?

Non direi di essere stato il protagonista della partita più lunga nella storia del baseball, ma sono stato il lanciatore perdente ed il cappello che indossavo durante quella partita è esposto nella Hall of Fame di Cooperstown.
La parte divertente della mia partecipazione a quella partita era che non ero lì per i primi 32 inning. Stavo giocando per Syracuse Chiefs al tempo in cui i primi 32 inning venivano giocati ad aprile. La partita è stata sospesa nelle prime ore del mattino dopo che gli arbitri sono stati informati dal Presidente della lega che il gioco avrebbe dovuto essere fermato a mezzanotte a causa del coprifuoco. Al momento dell’interruzione, è stato stabilito che il gioco dovesse essere ripreso come partita di continuazione quasi 2 mesi dopo, a giugno. Durante quel periodo fui rilasciato gli Chiefs e fui contattato dai Rochester Red Wings che mi chiesero di firmare un contratto con loro, cosa che feci.
Quando il gioco è stato ripreso, il nostro manager Doc Edwards mi ha chiesto di iniziare il 33° inning. Ho continuato a perdere quella partita nella parte bassa del 33° inning.
Il mio commento alla stampa dopo la partita è stato <<Quello che hanno fatto quei ragazzi per più di 8 ore, io non l’ho fatto per pochi minuti!>>. Il mio commento è stato accolto con molte risate.
È un grande ricordo poter dire che ero un compagno di squadra di un Hall Of Famer come Cal Ripken Jr. e siamo rimasti in contatto da allora; ci sentiamo ancora di tanto in tanto. Ne volete sapere un’altra? Sono stato ad un passo per essere scambiato con Wade Boggs, ma i Red Sox alla fine si sono opposti all’accordo. Che ne dici di questo?!

Ritroveremo Steve ed il figlio Jason Grilli tra gli ospiti alla CON3 2019 che si terrà al PalaRiccione di Riccione dal 25 al 27 gennaio, occasione nel quale incontrerà fans e tifosi ed interverrà sul palco durante la giornata di Sabato 26.

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Massimo Moretti

Nato nel 1973....aspettando 17 anni lo scudetto. Semplice appassionato di baseball come tutti quelli che vivono nella città del Tridente. Ottima prima base nei tempi (mio giudizio) protagonista assoluto in una partita con la maglia dei Ragazzi del Nettuno B.C. contro gli americani della base Nato di Napoli (ho le prove ed i testimoni). Vanto una presenza al piatto con la maglia del Baseball Club Rovigo in serie C nono inning uomo in base sotto 3 a 1 in quel di Poviglio strike out senza gloria. Ho provato la scalata nelle Minors come da foto profilo ma senza successo. Più che un esperto sono un fanatico.