E’ la dichiarazione del Presidente del Coni riportata solo da Elia Pagnoni sul sito del Milano’46.

Pubblicato il apr 7 2015 - 3:45pm by Ezio Cardea

Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò

Questa frase non l’avete letta nel sito federale: eppure l’ha detta Malagò in occasione della famosa giornata milanese di presentazione dei campionati.

Nonostante gli elogi a Fraccari ed ai suoi stretti collaboratori, Malagò è ben consapevole della situazione del baseball italiano se ha fatto un’affermazione del genere.

Ovviamente non la troverete sul sito federale, perché essa mette in luce quanto poco a cuore sia e sia stato questo argomento  alla Federazione.  Fortunatamente però non è sfuggita ad Elia Pagnoni, presente all’incontro, che doverosamente l’ha riportata  sul   Sito ufficiale del Milano ’46 Baseball:

Ospite d’onore il presidente del Coni Giovanni Malagò che ha assicurato il sostegno del comitato “olimpico italiano al nostro sport soprattutto nella corsa al ritorno nel programma olimpico, a partire “da Tokyo 2020. Questo nella speranza di poter poi ospitare un torneo di baseball anche “nell’eventuale organizzazione di Roma 2024. “Pensate all’enorme ricaduta che avrebbe sul vostro “movimento – ha spiegato Malagò – la contemporanea azione del rientro del baseball nel “programma olimpico e l’assegnazione dei Giochi a Roma. In tal caso, infatti, il torneo di baseball, “come tutti gli sport di squadra, potrebbe vivere una fase di qualificazione anche in altre città e il “vostro movimento avrebbe un’occasione in più per portare nel giro che conta le grandi “aree “metropolitane. Pur nel rispetto di centri che rappresentano la culla di questo sport, è “chiaro “che l’importanza di avere al vertice le grandi città potrebbe dare maggior peso alla “popolarità del baseball”.

Non ho  voglia  di perdere tempo per rintracciare tutti i sarcasmi ed i veleni tirati fuori a proposito dell’importanza di riportare il baseball di prima serie nelle grandi città.  Il fatto incontestabile è che, stranamente,  nessuno dei due relatori federali, Mattioli e Schiroli,  pur riferendo quanto detto da Malagò a proposito  della necessità di rientrare nelle Olimpiadi,  hanno omesso di riportare ciò che Malagò ha affermato a conclusione del suo ragionamento a tal riguardo,  che  ho evidenziato in “grassetto”.

Finalmente un personaggio come Malagò mette in risalto quanto sia mediaticamente importante riportare in pista le grandi città  …  e una considerazione del genere viene letteralmente ignorata nonostante l’autorevolezza della fonte!

A completamento della   “sintesi” di Mattioli  sugli interventi di Fraccari e Malagò,  nella relazione aggiuntiva  di Schiroli sul sito mi aspettavo  che fosse fatto cenno a quella importante affermazione del Presidente del Coni.   Macché!   In compenso,  per dare l’idea dell’altissimo  livello  degli interventi della giornata  è stato riportato quello di Stefano Desimoni che, secondo il relatore, ha lanciato una “simpatica provocazione”:  “Dopo anni sono andato via da Parma. Sono nel Rimini e ho cambiato squadra per vincere…”.

Non c’è che dire: indubbiamente si tratta di simpatica provocazione: non quella di Desimoni,  che non fa nemmeno ridere, ma quella di non fare cenno a quella importante dichiarazione di Malagò che sarebbe stata degna di  ampia discussione.

Sempre secondo Il sito del Milano ’46 Baseball, Fraccari non ha potuto fare altro che confermare l’affermazione di Malagò, se non altro  per potersi far lustro di un suo presunto merito nel recupero dei due campi  storici  come l’Acquacetosa e il Kennedy (quest’ultimo ancora tutto da vedere). Però ha subito messo le mani avanti: noi mettiamo a disposizione il teatro, adesso ci servono gli attori. Spero che la dirigenza milanese possa cogliere questa occasione”.

A parte l’assurdità di una simile uscita, francamente prima di tirare fuori come Fibs o far tirare fuori dal Comune una cifra del genere mi sarei accertato dell’esistenza degli attori!  Quando mai  prima si costruisce una fabbrica poi si va alla ricerca dei dirigenti  e del know how?

Secondo voi,  però rispondetemi guardandomi ben fisso negli occhi:  basta mettere uno stadio in una città perché lì sorga una società da campionato di punta?

La dirigenza milanese deve cogliere questa occasione? Cosa vuol dire? Che, dal momento in cui avrà un campo,  potrà allenare tanto bene i suoi giocatori, tanto più che ci sarà l’Accademia (vedremo i risultati!) che potrà arrivare in prima serie?  E se la dirigenza milanese non fosse  così brava e l’Accademia non tirasse fuori i suoi fuoriclasse da MLB?  vuol dire che 500.000 euro saranno buttati al vento?  Non si è ancora capito bene chi ce li mette quei soldi, ma anche se ce li mettesse il Comune, possiamo permetterci il lusso di farli sbattere via se non si trova una “dirigenza locale” all’altezza? Già, ma chi se ne frega, l’impianto rimane all’Accademia!

Ma ciò che ha detto  Malagò circa l’importanza del recupero delle grandi piazze?  Sul sito federale non c’è scritto proprio un bel niente. Forse è tutta un’invenzione del Milano ’46 Baseball!

Ma non facciamo ridere i polli!

Lei sa benissimo, Fraccari,  che il ritorno in prima serie non dipende dalla  capacità dirigenziale di un club, ma dalla sua capacità finanziaria:  se non si trova un mecenate (cosa ormai d’altri tempi) quale sponsor è disposto a mettere a disposizione dei dirigenti milanesi, con gli attuali riscontri mediatici  su questa piazza pari a zero,  la somma adeguata a  costruire una squadra idonea a sostenere il livello di IBL?

Lei ritiene di mettere la coscienza a posto  restituendo  l’Acquacetosa e il Kennedy rispettivamente a Roma e a Milano?  Niente affatto, quei recuperi sono doverosi  perché erano già conquiste del baseball: se la Federazione  intende veramente rientrare in quelle piazze col baseball di prima serie (e non con le Accademie!),  deve creare le condizioni affinché la cosa possa realizzarsi in modo naturale, senza forzature e, aggiungo, a costo zero.

Ma questo è un altro discorso, e ne riparleremo a parte.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

1 Commento Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. city 8 aprile 2015 at 07:49 -

    Bordata !!! Colpito e affondato !