Dal 2012 ad oggi i problemi ed i temi di discussione nel baseball italiano sono sempre gli stessi…

Pubblicato il Mar 19 2019 - 6:48pm by Ezio Cardea

Siamo in marzo, il mese pazzo e non poteva che sortire in questo mese del lontano 2012 la pazza idea, da parte dei suoi fondatori, di far nascere Baseballmania, la cui freschezza e  vitalità  sono  in continuo crescendo.

Mi sono avvicinato a Baseballmania sul finire di quell’anno grazie a Giancarlo Mangini che mi ha messo in contatto con Giovanni Colantuono,  il  cui coinvolgente entusiasmo mi ha subito conquistato.  Mi è stata data da subito una eccezionale ospitalità, della quale ringrazio,  favorita certamente dalla presentazione fattami da un personaggio della notorietà di “the voice” del baseball italiano.

Forse la mai tradita mia inclinazione a “non fare sconti a nessuno”, come Colantuono ebbe a rilevare durante una intervista alla SocialWebRadio,  gli ha creato qualche imbarazzo … ma sono sicuro che mi  abbia perdonato!

Sono passati, anzi volati, ben sette anni e  il database (si dice così?) del sito ha scaricato gli articoli più vecchi che  avevo inviato e che però avevo registrato e conservato nel mio computer.  Li ho riletti, e mi permetto di trascrivere quello che mi pare sia stato il mio secondo intervento su Baseballmania, nel quale avevo evidenziato i problemi che affliggono il nostro baseball: problemi rimasti tutti sul tappeto nell’inerzia federale mentre i danni, un tempo subiti dalle neopromosse dalla serie cadetta, ormai colpiscono anche i Club dalla grande tradizione.

E pensare che c’è ancora chi non ne vuol sapere di cambiare e si ostina a voler mantenere uno status quo sempre più distruttivo. La responsabilità ricade unicamente sulla dirigenza federale, che alla fine paga il conto nel momento elettorale perché non può essere scusata dall’opposizione, per quanto minacciosa e determinata  come nel 2017, da parte dei club di IBL.  Su questi ultimi grava solo una responsabilità morale che purtroppo, per quanto grave, nell’attuale decadenza dei valori etici che non risparmia più nemmeno l’ambito sportivo,  al massimo li induce a lacrime di coccodrillo verso le vittime del loro tirar dritto per la loro strada.  A costoro può solo essere ricordato che con l’allargamento del massimo campionato, negato sia a Fraccari che a Marcon i quali comunque ne rimangono gli unici responsabili, probabilmente sarebbero tuttora in prima serie il Padova, il Padule e persino il Rimini che, pur privo di Zangheri e abbandonato da Pillisio,  grazie ad alcuni appassionati e volonterosi  era ad un passo dal miracolo: un miracolo che probabilmente sarebbe stato possibile con un campionato meno impegnativo.

 

Ripropongo, pertanto, un mio articolo dell’1/12/2012 con la sua intatta attualità dopo sette anni.

Campionati: non è questione di “Formule”?

  • 1 dicembre 2012
  • Pubblicato da Baseballmania, MyBaseball e da Tuttobaseball

Ho incontrato recentemente un nome di spicco del nostro baseball,  scettico  circa l’utilità delle “formule” per far uscire dal guado il baseball. Analogo scetticismo lo ha mostrato un altro personaggio di grande rilievo del baseball: entrambi tecnici, uno in attività e l’altro non più. Pur concordando  sul fatto che una riforma di campionato non basti da sola a rilanciare  uno sport perché nessuna formula è magica a tal punto, dissento con quanti sottovalutano questo argomento.  E’ ovvio che sia necessario mettere in atto  una serie di tante altre iniziative tutte protese al rilancio del nostro sport, ma sono altrettanto convinto che ogni sforzo sarebbe vanificato da un campionato inadeguato alla realtà di un dato sport in un dato momento.

Il baseball versa in una situazione molto critica non a causa della congiuntura, come si vorrebbe far credere,  ma per colpa della  strategia in atto da decenni,  protesa a potenziare il campionato di vertice. La “base”, per contro,  ricevendo meno attenzione, si è andata contraendo sempre di più. Le gravi conseguenze  negative provocate dal distacco sempre più netto tra testa e corpo del baseball, sono state efficacemente evidenziate da Elia Pagnoni.

Fraccari, pensando di eliminare la strage delle neopromosse che tentavano l’avventura nel  massimo campionato dove, invece, hanno trovato una fine disastrosa, ha prima ridotto da 10 a 8 le squadre, poi ha eliminato promozioni e retrocessioni.  Risultato? Ora le squadre sono ridotte a 7 e non sappiamo se ci sono altre defezioni. Oltretutto  la gestione Fraccari non è riuscita a provocare l’inversione di tendenza della base, la quale continua a comprimersi con  diminuzione di squadre, di campi, etc.

In questa situazione non c’è nessuna attività promozionale, nessun maggior impegno da parte di chicchessia, nessuna iniziativa  in grado di rilanciare il movimento.

La strada è quella dell’allargamento del campionato per la riconquista di piazze strategiche sedi delle testate giornalistiche e televisive più importanti, il cui potere mediatico renderà fruttifero il  necessario  impegno corale da tenersi a tutti i livelli, federale e societario.

Ma se, come tristemente sta accadendo, il massimo campionato a girone unico esprime un numero sempre più ridotto di squadre in grado di parteciparvi, pare evidente che  lo si possa allargare solo con un  atto d’ìmperio. Cosa possibile, però, solo previa modifica dell’impostazione del campionato per renderlo accessibile anche a squadre tecnicamente ed economicamente meno attrezzate.  Il girone unico non consente alcun atto d’imperio. Bisogna cambiare.

Chiunque fosse  ancora convinto che sia inutile parlare di formule di campionato, per favore ne spieghi la ragione perché limitarsi a scuotere  la testa è come sentire il ritornello di una famosa  canzone di Jannacci  “… ma perché? Perché no!”.

La formula dei gironi che non restano uguali per tutta la durata del campionato ma che vengono riformati nella seconda fase in modo che le squadre si trovino raggruppate in funzione del loro valore, non ha nulla di magico ma solo di estrema razionalità. Anzi, ha di magico il fatto di rendere possibile  l’ampliamento del numero delle squadre partecipanti senza che, a partire dalla seconda fase, ne soffra il livello tecnico (che, espresso nella seconda fase da sei squadre invece delle attuali otto, pardon 7, sarà ancora più alto!).

A parte l’evidente guadagno in fatto di attrazione di pubblico e media (se c’è più competizione, c’è maggiore interesse), ci sono altri vantaggi che ho enumerato in più occasioni. tra cui il maggiore spazio ad atleti nati,  vissuti e residenti in Italia. Più sono gli atleti cui è data la possibilità di crescere, maggiore è il numero di quelli che saranno all’altezza di competere ai migliori livelli; ne conseguono vantaggi economici  per le minori esigenze di ricorrere  a stranieri e oriundi.

Il tutto, ovviamente, deve essere accompagnato da una programmazione che non lasci nulla al caso, a cominciare da un forte lavoro di penetrazione nei “media nazionali”, gli unici che possano farci riemergere dalle nebbie per consentirci di riprendere quella strada di forte sviluppo come già  successo alle origini, quando il baseball era fortemente presente sulle pagine della Gazzetta dello Sport, di Tuttosport, del Corriere dello sport, dello Stadio … sui bollettini sportivi Rai e poi TV, ospite perfino della  Domenica Sportiva nella quale venivano comunicati i risultati settimanali e relativa classifica …

Solo così può ripartire la “base”. Rilanciata la quale,  nel giro di qualche anno tutto il movimento trarrà grande vantaggio. Sarà quindi possibile  tornare (ma con un campionato di almeno 10 o 12 società di uguale potenza)  al  “totem” del girone unico, tanto idolatrato da chi non riesce a vedere altro paradigma che quello del calcio.

Ma sono convinto che a quel punto nessuno vorrà più tornare indietro.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

12 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Alberto Antolini 13 marzo 2019 at 21:53 -

    https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=732789247116176&id=100011553222019

    Bsera, disco rigato, oramai penso ilCardea-pensiero lo abbiano compreso tutfi.
    Invece di continuare a cercare responsabilità in “qualcuno” (ed io continuo a essere per ruolo tirato per la giacca su fatti o episodi che non solo non conosco, ma nepoure mai venuto a conoscenza) si cercasse di capire in “cosa”?.
    Il baseball e l unico sport che nel secomdo millenio non si è mai voluto modificare. Ora anche chi e piu grande nel baseball internazuonale lo ha capito e non solo lui, oltre a Fraccari con la WBSC anche la MLB come sembra ha cominciato a correre ai ripari.
    Il risultato dell appiattimento generazionale di decenni passati nel non voler comprendere che il mondo stava cambiando mi sembra di capire e sfociato in una forte degressione e l Italia non essendone ne immune e neppure leader ne è rimasta coinvolta. Il denaro rimane il motore primcipale per muovere il sistema, il resto senza la benzina che fa muovere il motore sono solo dettagli e visto che Rimini e stato nominato RIMINI che se ne dica ne è l’esempio. Un saluto

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 14 marzo 2019 at 00:07 -

    Caro signor Antolini,
    se la dirigenza federale non fosse rimasta inerme di fronte ai cambiamenti e al conseguente declino del baseball rimasto ingessato come se nulla fosse cambiato, il disco del Cardea-pensiero non si sarebbe inutilmente rigato.

    Mi pare d’aver precisato che tra le due diverse responsabilità, quella che conta è quella di colui al quale sono state affidate le redini del comando.
    Nessun altro, quindi, deve sentirsi tirato per la giacca perché sarebbe come accusare il cavallo se il carretto si è ribaltato e non il cocchiere che non ha saputo guidarlo.

    Quanto al vil denaro è chiaro che senza non si canta messa. Ma la dirigenza federale non ha saputo contrastare la carenza di risorse e ha lasciato che i suoi figlicadessero uno dopo l’altro, senza avere reazioni e facendosi scudo della crisi economica (ma il baseball era in crisi già da un decennio) o accusando le società di non aver compreso lo spirito della riforma ispiratrice (marketing, franchigie, etc) del progetto IBL.

    In realtà il baseball continuava a perdere visibilità a causa di un campionato giocato su un’area sempre più ristretta ed in un periodo sempre più corto: che interesse poteva più avere per gli sponsor che, infatti, sono tutti spariti ad ecccezione di UnipolSai? Le sponsorizzazioni importanti arrivano se importante è l’area interessata dal campionato più rappresentativo, soprattutto da quando i media di portata nazionale hanno ridotto sensibilmente la loro attenzione al baseball.

    L’unico modo di contrastare questa situazione è l’allargamento del massimo campionato. L’unico modo per farlo senza rinunciare al livello tecnico e alla qualità di gioco raggiunti, è quello che da tempo suggerisco e che l’ormai gracidante disco ripete invano.

    Nel progetto che da tempo suggerisco il vil denaro continuerebbe a fare la fortuna di chi riesce ad averne in abbondanza, ma invece di essere solo 8 (ormai 7) le piazze che fruiscono di quel poco di visibilità, se ne aggiungerebbero altre 10: l’allargamento dell’area di gioco e il sostegno dei media locali che non è mai venuto meno, sono le condizioni necessarie per sperare di tornare ad essere nuovamente appetibili da parte degli sponsor. Più sponsor, vuol dire più risorse al movimento; più risorse, vuo dire più crescita e più espansione … Senza contare che più società a contatto con le “big” voglono dire più crescita da parte di una stragrande quantità di giovani dei nostri vivai ora condannati quasi tutti a non emergere.

    Tutto questo discorso si impernia sostanzialmente nella ricerca di maggiore visivilità e quindi di maggiori risorse.

    Come vede, signor Antolini, non sono così poco concreto da non capire che tutto si incentra sul denaro, ma sono anche attento alle parole, che mi sono rimaste stampate nel cervello, di chi è più saggio di me:

    – chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.
    – L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
    – parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
    – Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose!
    ALBERT EINSTEIN

  3. Nespola 16 marzo 2019 at 20:48 -

    Signor Cardea, mi associo al signor Antolini (che conosco personalmente) lei è diventato logorroico e ripetitivo, ora a messo nel mirino il rugby, non sapendo che i paesi Anglosassoni con anche la Francia chiedono piu volte di escludere l Italia dal 6 Nazioni per il livello irrisorio del rugby nostrano, il Super 12 è seguito si e no da 1000 spettatori a partita e mi tengo largo, secondo me di sport da emulare ce ne sarebbero… Con cortesia.

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 17 marzo 2019 at 00:10 -

    Signor Nespola, concordo con Lei e col Signor Antolini!

    Sono logorroico e… con gli sproloqui che faccio, sarei ridicolo a negarlo.

    E sono anche ripetitivo, ma qui la colpa non è mia, ma di una situazione che da troppo tempo non cambia nonostante i danni, sempre più pesanti, che ogni anno puntualmente registriamo.
    Non ci provo proprio alcun gusto ad annoiare il prossimo, però continuerò ad essere ripetitivo per spingere chi di dovere a fare quell’allargamento della massima che altrimenti avverrà ugualmente, ma dopo nuovi défault: perché si deve toccare il fondo prima di cambiare rotta?

    Non ho capito il Suo rilievo relativo alle mie considerazioni sul rugby.
    Non ho nulla contro questo sport come contro nessun’altra disciplina sportiva anche se mi sono sempre occupato solo di baseball: ho solo inteso dire che non dobbiamo imitare politiche, come quella del rugby, che abbiamo visto non portare giovamento.

    Ne ho parlato perché il giornlista Mino Prati ha accennato, dimostrando di gradirla, all’idea accarezzata da Fraccari di riproporre un campionato europeo per Club cui far partecipare quelle 3 o 4 squadre della nostra A1, ancora in grado a suo avviso di esprimere un baseball di alto livello.
    Sarebbe un errore perché i media più importanti, che ora e in modo sempre più debole, si interessano alle 8, anzi al momento 7 squadre di A1, finirebbero per interessarsi solo di qui tre/quattro club.
    Il rugby non è da imitare nemmeno nell’allargamento del massimo campionato a 12 perché anche il Super 12 non lo ha fatto uscire granché dal Veneto in cui è concentrato: per questa ragione viene trascurato mediaticamente né più né meno come il baseball la cui A1 soffre dello stesso difetto avendo una forte concentrazione in Emilia Romagna.

    Baseball e rugby, da sport nazionali sono andati sempre più a connotarsi come fenomeni regionali. da qui (parlo del baseball) l’esodo in massa delle grandi aziende sponsorizzatrici con l’unica eccezione dell’UnipolSai, con conseguente impoverimento delle risorse.

    E’ per questo, tanto per essere ripetitivo, che contnuo a ribadire la necessità di un allargamento più consistente e impostato in modo diverso dal tradizionale girone unico o dai già sperimentati più gironi fissi per tutta la stagione: è necessario introdurre una novità che consente di non gettare al vento il livello tecnico raggiunto e mantenere alta la qualità del gioco e dell’agonismo.

    Perché, invece di imitare i modelli altrui che non hanno portato giovamento, non proviamo noi ad essere veramente innovativi?

    Due cose avrebbero una forte risonanza mediatica: il passaggio di botto da 8 a 18 squadre con un sensibile allargamento dell’area di gioco, e l’introduzione nel campionato nazionale della fase selettiva dei tornei internazionali.

    Perché aspettare per farci rubare l’idea? Chi primo arriva, meglio alloggia!

    Ora i miei difetti sono saliti a tre: logorroico, ripetitivo e … incorreggibile! Me ne scuso, ma da buon calabrese (non di nascita ma di sangue) … resto incorreggibile!

  5. Nespola 17 marzo 2019 at 17:14 -

    Ok, allarghiamo da 8 a 18,ho letto tutti i suoi articoli precedenti sulle modalità… Ma chi è disposto a investire se Padule Padova Imola Milano Torino Paternò Matino Cupramontana Caserta (ho coperto quasi tutta Italia) sono arrivate alla A federale (con IBL) o alla B e anno dovuto rinunciare perche non c’erano soldi… Alle penultime elezioni c’era chi aveva intenzione di modificare qualcosa (e i soldi ce l aveva) ma da Nettuno il dottor Carnevale fu etichettato “carro allegorico”, io ero presente a quel consiglio federale, nel baseball secondo me ci vorrebbe una rivoluzione interna, che sarebbe troppo rivoluzionaria da poter essere accettata da tutti. Un abbraccio…

  6. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 17 marzo 2019 at 19:36 -

    Comprendo i Suoi dubbi, però devo obiettare che esiste un campionato di A2 con 24 squadre le quali, nonstante la visibilità quasi nulla, riescono a sostenere le spese dei loro campionato.
    Una prima serie a 18 squadre divise in 6 gironi non è più costosa, quanto a trasferte, rispetto all’attuale A 2: la riluttanza a salire in A1 dipende, a parte l’obbligo delle luci (che dovrebbe essere revocato!) dalla necessità di sostuire come minimo due terzi del roster.
    Padova, Padule e a suo tempo il Ronchi dei Legionari (ma l’elenco non finisce qui) hanno ceduto perché non più in grado o non più disposte a sostenere impegni economici così pesanti per avere, come ritorno, una posizione spesso umiliante in classifica dall’inizio alla fine del campionato e per non potere, in un campionato come l’IBL o l’attuale in cui non è cambiato nulla, utilizzare gli atleti dei loro vivai.
    Ma se il massimo campionato fosse a 18 squadre con fase di qualificazione, le società selezionate, libere dall’impegno di ingaggi onerosi, potrebbero figurare dignitosamente perché, terminata la prima fase, nella seconda si troverebbero a competere con club del loro livello.

    A questa condizioni non vedo per quale motivo le società prescelte dovrebbero preferire di restare in A2. Secondo me ci sarebbe la lotta per essere selezionate.

    L’unica difficoltà per chi accede senza trovare le risorse per rinforzarsi è limitata alla sola prima fase della regular season nei cui gironi verrebbero smistate le 6 squadre più forti del campionato precedente. Ma anche in questa fase c’è un lato positivo: la presenza nel girone di due squadre di livello superiore, offre ai loro giocatori un’esperienza altrimenti non possibile, utile alla loro crescita con beneficio di tutto il movimento. Con 10 squadre in più che, in gran parte, sarebbero impossibilitate a rinforzarsi e quindi sarebbero costrette a mantenere quasi per intero il loro roster, sarebbero almeno 50/60 gli atleti dei nostri vivai a mettersi in mostra e a crescere!
    Quindi quella che sembra una negatività, in effetti è un grande vantaggio: per le neopromosse e per tutto il movimento.

    Poi ci sono gli altri vantaggi che ho varie volte elencato e pertanto mi limito a ricordarne i più importanti:
    – il ritorno mediatico decisamente maggiore che potrebbe agevolare le società nell’acquisire nuovi sponsor e nuove risorse;
    – una posizione di maggior forza e prestigio nei rapporti con le autorità camunali;
    – un allargamento dell’area di gioco necessario ad uscire dal forte concentramento in Emilia/Romagna, cosa quest’ultima indispensabile per far riavvicinare al baseball gli sponsor.

    Più che rivoluzione … basterebbe che la dirigenza federale riuscisse a concentrarsi non sul mantenimento dell’obbligo delle luci o di chissà quali altri lussi o del mantenimento del “livello” (che comunque nel mio progetto viene salvato e anzi rafforzato) mentre le società anche più titolate soccombono, ma su ciò che è utile all’intero movimento per farlo tornare a crescere.

  7. Giovanni 19 marzo 2019 at 13:28 -

    Dal 2012 ad oggi i problemi ed i temi di discussione nel baseball italiano sono sempre gli stessi…
    Certo se chi dovrebbe guidare il cambiamento è immobile i problemi saranno sempre di fronte a noi, magari sempre più grandi.
    Sono due mesi che stiamo scrivendo della indecorosa fine fatta fare al Rimini Baseball; ma chi ha causato tutto questo è ancora presidente del Rimini Baseball (non iscritto alla serie A e alla Coppa dei Campioni) e ha fatto la campagna acquisti del Nettuno City.
    E la Federazione cosa fa?
    Marcon – presente al funerale del povero Zangheri – disse che un campionato di serie A senza Rimini non era neanche immaginabile e avrebbe fatto di tutto per fare sì che Rimini fosse presente al via.
    Dopo questa dichiarazione ha fatto un comunicato stampa congiunto con l’assessore allo sport del Comune di Rimini in cui entrambi si dolgono della triste vicenda dei Pirati e amen.
    Possibile che il killer di già due gloriose società non si possa fermare? Non è possibile radiarlo dalla FIBS e obbligarlo a farsi da parte dalla società Rimini baseball che ha affossato?
    Essere inerti di fronte ad un crimine è essere un complice.
    Coraggio , Marcon, fai qualcosa. Il baseball italiano (o quello che ne è rimasto) te ne sarà grato…

  8. Mah 20 marzo 2019 at 10:51 -

    A mio modesto avviso l’aspetto che non viene mai trattato è che si stanno sempre più assottigliando gli imprenditori “padri padroni” (in senso ovviamente strapositivo) appassionati di baseball (a naso in A1 è rimasto Bassi con il Castenaso) e quindi più propensi a determinati investimenti (che sembrano pochi per i numeri del nostro sport ma in realtà, per chi li mette di tasca sua i soldi, un suo perchè ce l’hanno) ed il movimento baseball, Federazione compresa nonostante la “giustificazione” del suo solo compito istituzionale, non ha mai neanche fatto un vero e serio tentativo per creare al suo interno un “sistema” per raccogliere maggiori risorse tramite eventi, media con l’obiettivo primario della salvaguardia di questo sport ed il secondario di autofinanziamento che eviti questi choc ogni qualvolta un “padre padrone” decida, come ovviamente più che lecito, di non investire i propri soldi (non c’è stata solo Rimini ma c’è un altro esempio vicino quest’anno c’è stata Imola, passata in pochi mesi dall’A1 alla C, e sicuramente al momento non ne cito altri).

  9. LUIS 20 marzo 2019 at 15:08 -

    Ma un main sponsor per la SERIE A1 e’ proprio impossibile da trovare ? perfino il football americano in Italia l’ha trovato e pubblica i risultati!!!! e trasmette le partite su Sportitalia TV
    Non c’e’ nessuna volonta’ da parte della FIBS oppure non c’e’ neppure il tentativo di poter incaricare uno Studio pubblicitario (Ghiretti di Parma tanto per citarne uno ) . Provare tutte le strade per farci conoscere e non dire “tanto non troviamo nessuno” Questo e’ il punto principale del Consiglio Federale ,possibile che nessuno faccia uno straccio di proposta di questo tipo!!!! LA VISIBILITA’ AL PRIMO POSTO Tutti a pensare a TOKYO 2020 ma mettiamoci il cuore in pace …ci andra’ purtroppol’Olanda punto e basta .

  10. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 22 marzo 2019 at 16:45 -

    Mah mette in risalo il fatto che, nella comune indifferenza, si stanno assottigliando gli imprenditori “padri/padroni”appassionati di baseball, e che nessuno, compresa la Federazione, pensi a forme alternative di reperimento delle risorse.

    Da tempo segnalo la pericolosità di una simile situazione che negli ultimi anni ha visto salire a ben 4 i Club sorretti principalmente dalle tasche dei “Patron” storici e nuovi: Zangheri, Fortini Tommasin e Pillisio.

    QUATTRO società su OTTO è un sintomo molto allarmante e non ho esitato a denunciarlo con l’articolo: “Zangheri – Pillisio, un caso che fa riflettere” pubblicato il 3/12/2017, nel quale ho messo in evidenza la fuga dal baseball dei grandi sponsor e il conseguente aleatorio affidamento delle sorti delle società ai “Patron”.

    Sia ben chiaro: non ho nulla contro di loro che, anzi, sono sempre da ammirare per la loro passione e per quanto hanno fatto e hanno dato al baseball: a tal proposito è doveroso rinnovare un inchino a Zangheri.
    Tuttavia i fatti stanno dimostrando che la stabilità delle società può derivare esclusivamente dalla ricostruzione di un ambiente favorevole al riaccostamento al baseball da parte delle aziende sponsor, proprio come quando un Club, perso uno sponsor, non aveva difficoltà a trovarne altri.

    A tal fine ho sottolineato che è di gran lunga più importante la ricerca di un risalto mediatico rispetto quello qualitativo.

    Giustamente Luis annota che fino ad oggi la Federazione non ha mai cercato (o trovato) un main sponsor del nostro massimo campionato, cosa in cui riesce con successo perfino il nostro Football americano, movimento sicuramente meno importante del nostro. Quindi coglie l’occasione per invitare la Federazione ad attivarsi nella ricerca di visibilità anche incaricando veri professionisti in campo pubblicitario magari risparmiando su attività di nessun ritorno mediatico.

    Condivido in pieno: devono essere assolutamente intensificati i rapporti tra la Federazione e tutti gli organi mediatici, cosa già poco curata dalla precedente dirigenza federale ed ora apparentemente del tutto ignorata. Ma non vanno risparmiate critiche nemmeno alle Società che, spesso, si limitano a pubblicare le notizie sui loro siti ufficiali dimenticando di fare in modo che esse giungano anche fuori dello stretto ambito di chi già segue il baseball.

    Per esempio, io che vivo a Milano ho saputo solo per caso che a Caronno e Bollate prende il via oggi una manifestazione cui partecipano benotto società di softball tra le quali le società olandese Spark e la rappresentativa del Perù: disputeranno ben 18 gare nel torneo PREALPI!
    Non so se i media locali ne abbiano dato notizia, ma so che a Milano, ovvero a due passi da Bollate e Caronno, la Gazzetta dello Sport non ha scritto nemmeno una riga di quell’evento.
    Le società interessate, almeno quelle di Caronno e di Bollate nei cui campi si svolge la manifestazione, hanno segnalato la cosa alla Gazzetta? Pensate che non avrebbe pubblicato la notizia se non altro per rispetto verso società che vengono da lontano?

    Ho la sensazione che stiamo trasformando in nostro baseball in un giochino tra amici che funziona col passaparola!

  11. Ermanno 24 marzo 2019 at 20:16 -

    Nel programma del candidato Fochi di tre anni fa uno dei punti fondamentali era proprio quello dell’affidamento a una società esterna alla fibs (proprio quella di Ghiretti) della ricerca di sponsor complementari ai sempre più ridotti contributi coni. Bisognerebbe chiedere a chi ha votato l’attuale governo del baseball se è ancora felice per la scelta compiuta a Salsomaggiore.

  12. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 24 marzo 2019 at 23:40 -

    Sicuramente si tratta di un punto interessante, ma del tutto inefficace in un contesto che non sarebbe cambiato perché Fochi impersonva la prosecuzione della politica di Fracari e dei suoi sostenitori, contrari ad ogni cambiamento.
    Purtroppo Marcon ha deluso. Ma chi se lo aspettava?