Considerazioni del nostro opinionista Ezio Cardea sull’evento dei 50 anni del Kennedy di Milano

Pubblicato il ott 8 2014 - 1:05pm by Ezio Cardea

Era una bella e tiepida giornata come raramente capita in ottobre a Milano e tutto il programma previsto per il festeggiamento del cinquantesimo anniversario del Kennedy scorreva via piacevolmente sia la mattina, con il baseball per ciechi che ha visto i Lampi di Milano  vincere  la Coppa Lombardia, sia nel pomeriggio dove si sono esibiti i giovanissimi under 9 di Milano e Senago ed infine con le vecchie glorie (con parecchi … rincalzi un po’ meno vecchi!) del Parma e del Milano ’46 per una riedizione formato “slow pitch” del match di baseball disputato cinquant’anni fa dalle stesse squadre.

Molte foto d’epoca esposte alle spalle della gradinata illustravano il tempo che fu e molti di noi cercavano di riconoscersi … C’era anche lo stand con i gadget e, come annunciato dagli organizzatori, c’era il banco dove venivano  sfornate appetitose piadine.

Insomma c’era tutto ma … c’era un grande assente: il pubblico.

Eppure l’informazione c’è stata e c’è anche stato un buon passaparola …

La lunga assenza della prima squadra di baseball milanese da questo campo, che per decenni ha visto tanti derby e tanti squadroni tra i migliori d’Italia, ha disabituato alla sua frequentazione i tanti appassionati e le loro mogli, pronte a sgolarsi per la propria squadra: nemmeno questa ricorrenza è riuscita a scuoterli dall’apatia.

Sarebbe stata un’occasione per la tantissima gente che ha giocato o semplicemente ha fatto il tifo per tanti anni su quel campo e su quegli spalti, per incontrarsi e rivivere almeno per poche ore quel periodo entusiasmante che ha visto nascere la storica struttura milanese.

Assente, causa un contrattempo, il Presidente del Comitato Regionale Lombardo. Assenti i giornalisti se si eccettua Elia Pagnoni, presenza obbligata quale esponente del Milano ’46 e principale artefice di questa celebrazione ma, soprattutto, appassionato del nostro sport quanto e forse più di molti di noi.

Pochi i personaggi famosi dell’epoca presenti sugli spalti dove  con  piacere ho rivisto il grande Bob Gandini, Novali, Rossi, Carlo Fraschetti, Osvaldo D’odorico … se ne dimentico qualcuno vi assicuro che faccio torto a ben pochi! In campo, di “vecchie glorie” ce n’erano poche: d’altra parte dopo cinquant’anni …  Vecchi e meno vecchi, in ogni caso, quanti si sono generosamente esibiti (ecco alcuni tra i più famosi: Fochi, Varriale, Gerale, Passarotto, Marco Fraschetti, Guerci …), nell’affrontarsi nel programmato  match di slow pitch hanno dimostrato di avere fisico e riflessi ancora efficienti.

Chi fosse piovuto sulla Terra da Marte, assistendo all’evento e sentendo gli speaker che si sono alternati senza fare cenno alcuno alle  altre società milanesi, avrebbe creduto che in questi quasi settant’anni di baseball a Milano sia esistito solo questa squadra e che solo ad essa si debba la costruzione del Kennedy. La ricorrenza è stata, quindi, un po’ un’autocelebrazione del Milano ‘46.

Il Milano ’46 è l’erede di ciò che coralmente è stato fatto da tante società per il baseball  milanese, come peraltro ben documentato dalla mostra fotografica allestita per la circostanza. Essendo  l’unica, delle storiche società, a sopravvivere al declino che ancora ci affligge, è giusto che il Milano ’46 abbia organizzato l’avvenimento ed è anche giusto  che si sia autocelebrato. Ma, come qualcuno mi ha fatto notare,  ha mancato di sensibilità nel non fare menzione di almeno qualcun’altro tra i più importanti club artefici di una vorticosa crescita del baseball milanese.

Il baseball veniva giocato nei quattro angoli della città, per non parlare dell’hinterland,  da una miriade di squadre dalle quali ne sono emerse ben quattro che per tanti  anni hanno militato contemporaneamente in prima divisione:  infatti, oltre al Milano ’46 c’erano la Libertas Inter, la Pirelli e le Maglierie Ragno, dalle quali sono venuti fuori atleti di altissimo livello più volte utilizzati in Nazionale.

Grazie a tutto questo il Comune di Milano ha ritenuto opportuno costruire il Kennedy che, fino al 1971, ha visto come principali attori la Libertas Inter e il Milano ’46: quest’ultimo inanellava scudetti e successi europei, ma la Libertas Inter era una valida antagonista al punto che in un campionato, nel ’69, è riuscita a piazzarsi in seconda posizione nella classifica finale e quindi davanti alla sua rivale di sempre finita al quarto posto.

La libertas Inter è quindi protagonista quanto il Milano ’46 della storia del Kennedy. Tanto più che, lo apprendo solo ora, proprio un ex giocatore della Libertas Inter ha fatto parte del comitato promotore della costruzione del campo da baseball. Si tratta di Piermario Segurini,  che ai tempi dell’iniziativa era Presidente del Comitato Regionale Lombardo: a lui si deve anche l’idea di intitolare la struttura al Presidente J.F. Kennedy.

Piermario Segurini, sicuramente uno dei più attivi e concreti presidenti del Comitato Regionale Lombardo,  conserva  la documentazione che attesta quanto da lui fatto per la realizzazione dello stadio.  Avveratosi il sogno, ha persino scritto a Jacqueline Kennedy per una doverosa informazione dato che la struttura veniva intestata alla memoria di suo marito,  con formale invito   all’inaugurazione;  e conserva  la lettera con cui l’allora Segretario di Stato USA ha garbatamente declinato l‘invito.

Non si è mai vantato di questo suo impegno vincente, e quindi sono pochi a saperlo.

A tale iniziativa ha collaborato anche il più famoso Lou Campo che, guarda caso è stato il fondatore di una delle tante società di baseball milanesi, l’Ambrosiana Baseball Club, in seguito fusasi – guarda caso –  con la Libertas Inter!

Non andava, forse, dedicata una menzione a questa società?

Sono convinto che si sia trattato di una involontaria disattenzione che, però, non è sfuggita a chi, me compreso,  ha militato nelle file della Libertas Inter o ne è stato sostenitore e tifoso.

Elia Pagnoni, approdato al baseball quando forse si era già spenta l’eco delle gesta delle altre società milanesi, a maggior ragione, rispetto a me,  ignorava quanto fatto da Segurini per il Kennedy.  Ma, da sincero appassionato del baseball e cultore della sua storia, ha già preso nota di quanto sopra e ha  messo in agenda un incontro con lo stesso Segurini per una  informazione più completa e documentata con cui arricchire ulteriormente il suo già ben ponderoso archivio sul baseball milanese.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

7 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Sergio Mangini 8 ottobre 2014 at 17:28 -

    Considerazioni giustissime quelle di Ezio Cardea, considerazioni scaturite dall’esperienza di una persona che
    il baseball milanese – e non solo – lo conosce fin dagli albori.
    Aver poi ricordato l’impegno profuso da Piermario Segurini
    a favore del baseball milanese, quale presidente del Comitato Regionale Lombardo, mi è sembrato assolutamente doveroso. Aggiungo un’altra persona che si
    impegnò moltissimo, Attilio Meda: la realizzazione del
    Kennedy fu anche opera sua.

  2. Marco 8 ottobre 2014 at 18:56 -

    Vogliamo tirare le orecchie a Leonardo “Lallo” Carmignani che si è visto sul campo di Carraia per All-Star Game Ragazzi?
    No dai, almeno era tra il pubblico, lui ragazzo non lo è mai stato!

  3. Elia Pagnoni 8 ottobre 2014 at 20:22 -

    Poiché sono stato il curatore della mostra fotografica ed Ezio Cardea mi tira garbatamente in ballo, volevo solo precisare che non si trattava di una mostra sul Milano ’46 ma sulla storia del Kennedy. I pannelli ne ripercorrevano la storia a temi e quelli centrali presentavano gli eventi più importanti ospitati dal Kennedy ovvero gli Europei del ’64, i Mondiali dell’88 e poi anche le due finali di coppa Campioni vinte dal ?Milano nel ’71 e dal Nettuno nel ’72. Il resto degli eventi riprodotti riguardava gli anni più recenti in cui l’Inter, purtroppo, non esisteva più. Ma questa squadra, che come dice Cardea, ha dato indubbiamente molto al panorama del baseball cittadino fino ai primi anni Settanta, era presente in alcune foto pre Kennedy, e anche in una bella foto a colori che ritraeva Gianni Clerici, uno dei migliori lanciatori degli anni Sessanta-Settanta. Inoltre, come ricorda Ezio, l’Inter era ben rappresentata proprio da lui, oltre che da altri grandi come Carlo Fraschetti, D’Odorico, lo stesso Bob Gandini che è stato protagonista su entrambe le sponde del baseball cittadino come tanti altri personaggi che hanno fatto la storia del baseball milanese, dallo stesso Cardea (che ha giocato anche nel Milano e persino nel Parma, per cui si poteva sentire rappresentato da entrambe le squadre in campo) a Ivan Guerci che prima di diventare il giocatore con più presenze nella storia del Milano era cresciuto proprio nell’Inter.
    Mi spiace che questa interpretazione voglia far pensare ad un’auto celebrazione del Milano ’46, ma purtroppo la scomparsa dell ‘Inter (di fatto confluita nel Milano nel 1982 per scelta dei dirigenti di allora) ha lasciato solo alla società rossoblu l’onere di approntare questa celebrazione. il Milano – a dire il vero – aveva chiesto alla federazione se voleva farsi carico della commemorazione, che avrebbe avuto più senso ai primi di settembre nella ricorrenza degli Europei, ma si è preferito non intervenire finché non fosse chiara la questione della gestione. Così il
    Milano ha pensato di celebrare la ricorrenza della prima partita di campionato giocata su quel campo, cioè Milano-Parma del 4 ottobre 1964. Cosa che è stata possibile grazie alla cortese presenza degli amici parmigiani.
    Se la manifestazione e’ stata un po’ troppo targata Milano il motivo e’ solamente questo. Avrei preferito anch’io festeggiare con un bel derby Milano-Inter come ai vostri tempi.
    Quanto al resto della mostra (baseball day, memorial, camp, eventi vari) si trattava di cose molto recenti, periodi in cui l’Inter non esisteva piu. Ma a dimostrazione dell’ecumenicità della mostra abbiamo inserito anche foto di softball della Norditalia e della Zafferano Leprotto in campo al Kennedino. Che col Milano ’46 ben poco avevano a che fare.
    Grazie comunque dello spunto critico. Alla mostra dei 100 anni ne terremo presente. E chiederò un aiuto ad Ezio per cercare le foto.

    Con simpatia e grazie dell’ospitalità.
    Elia Pagnoni

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 8 ottobre 2014 at 21:40 -

    Caro Elia,

    la mostra fotografica l’ho citata e ho citato molti dei presenti di ambo le società protagoniste della vita del Kennedy.

    Alla cerimonia è mancata un po’ di “ufficialità”, è mancato un discorso celebrativo, come si conviene in tali circostanze, magari da parte del rappresentante federale presente, Fochi, vista la sorprendente latitanza del rappresentante locale ovvero del presidente del Comitato Regionale Lombardo). Un piccolo discorso che ripercorresse sia pure rapidamente le tappe della storia del Kennedy al cui termine seguisse, magari, la consegna di una targa ricordo alle due società, protagoniste primarie, nelle mani di Giancarlo Mangini per la Libertas Inter e, alla memoria, ai figli di Gigi Cameroni, i due grandi amici e rivali, le vere ed indiscusse anime del baseball milanese e non solo.

    Ripeto: in assenza di questa formalità (mai come in questi casi la forma è sostanza!) un estraneo all’ambiente del baseball, nel vedere la manifestazione di domenica avrebbe immaginato che a Milano sia esistito solo il Milano ’46.

    In ogni caso, cosa fatta capo ha, quindi ti prendo in parola per l’appuntamento con la festa del “centenario”.

    Però ho un terribile dubbio: noi ci saremo senz’altro, ma il Kennedy?

  5. papaya 9 ottobre 2014 at 07:24 -

    La mancanza di pubblico può essere anche dovuta ad altri eventi che nello stesso giorno si sono svolti a poca distanza.
    A Bollate, nei campi da softball, c’erano le finali del campionato amatoriale softball e penso fossero presenti almeno 200 persone, contando giocatori, accompagnatori ecc….
    A rho, un altro torneo si softball A2 con la partecipazione di una squadra tedesca.

  6. Luca20 10 ottobre 2014 at 08:53 -

    il grosso problema del baseball milanese, vivere ne passato….sempre a mettere i puntini sulle i…

  7. Beppe Guilizzoni 15 ottobre 2014 at 11:17 -

    Il Kennedy e’ stato certamente teatro di tantissimi eventi e presenze ed e’ stato bellissimo avere ricordato con una festa i suoi 50 anni . Vanno quindi ringraziati e complimentati gli organizzatori di questo evento .
    Mi rammarico di non esserci potuto stare avendo appreso della festa a cose gia’ avvenute . Sono d’accordo con Ezio che , con i 50 anni del Kennedy , si sarebbe potuto festeggiare la storia del Baseball Milanese che anch’io , oggi Novarese , ho vissuto prima come Leprotti , poi come Maglierie Ragno ma anche come Novara che al Kennedy ha giocato le partite casalinghe di un intero Campionato di A .
    Pochi sanno che il Pirelli , in cui ho giocato miei ultimi anni da Milanese , disputo’ un recupero di campionato al Kennedy prima ancora che venisse inaugurato ed io c’ero e ancora ricordo l’erba alta due palmi poche ore prima della partita .
    Tutto cio’ appartiene ormai al passato e bisogna guardare al futuro del Kennedy che deve ritornare ad essere per alemno altri 50anni uno dei teatri del baseball Italico . So che c’e’ un grande impegno in questo e mi auguro vivamente che i progetti in essere possano essere realizzati al piu’ presto .