Come nasce una partita di Baseball

Pubblicato il Feb 12 2015 - 5:41pm by Roberto Minnocci

Avete mai pensato a cosa c’è dietro a una squadra di baseball, a un allenamento, a una partita? Molto spesso, chi sta all’esterno di queste realtà esprime giudizi o critiche, a volte immotivate e prive di fondamento. Ci si limita ad osservare con superficialità il risultato, positivo o negativo che sia, senza fare caso alle difficoltà affrontate e all’enorme mole di lavoro che consente a due squadre di scendere in campo per un confronto agonistico. Una società sportiva, che svolge una normale attività competitiva, è strutturata con forze dirette e indirette. Le prime sono quelle più visibili, e sono composte dai giocatori e dai coaches. Sono loro che ci mettono la faccia, scendendo sul terreno di gioco, ed essendo i protagonisti principali raccolgono consensi e applausi in caso di risultati positivi, o disapprovazioni se le prestazioni risultano insoddisfacenti. Poi ci sono gli altri, le forze indirette, l’altra faccia della stessa medaglia. Rappresentate da quelle energie riflesse che lavorano nell’ombra, formate da dirigenti e volontari, che si mettono al servizio di un progetto, quasi sempre a scopo gratuito e senza nessun ritorno vantaggioso. Loro sono i comprimari che agiscono nella zona retrostante della ribalta, occupandosi di documentazioni, di vestiario, di predisporre trasferte, di reperire risorse economiche. Oppure si dedicano alla manutenzione dei campi, alla pulizia di dugout e spogliatoi, segnando con il gesso il terreno prima degli incontri. Ora, i giocatori, in quanto componenti “primari”, vengono gratificati attraverso l’approvazione del pubblico, mentre l’attività svolta dietro le quinte dai personaggi “secondari” è spesso sottovalutata, nonostante sia determinante e complementare al proscenio delle partite. Gli appassionati dovrebbero valutare che dietro ogni risultato c’è sempre un grande lavoro di preparazione, spesso invisibile agli occhi di chi applaude o fischia. Nulla è lasciato al caso, e niente nasce per caso. Per pianificare un evento o anche un semplice allenamento, c’è sempre qualcuno che si occupa della logistica e del coordinamento, attraverso il terzo componente necessario per giocare a baseball: le forze esterne. E stiamo parlando di comitati, enti e associazioni, che realizzano competizioni, tornei e manifestazioni. Dalle COG, che allestiscono e stilano i calendari dei campionati, tenendo conto delle diverse esigenze di tutti i partecipanti, assegnando codici, orari e date ad ogni singola gara programmata; passando poi alle associazioni arbitrali, le quali sincronizzano questa montagna di informazioni e di “numeri” con la disponibilità dei loro affiliati, senza la cui presenza non si giocherebbe legalmente; per concludere, infine, con i vari comitati regionali, i quali mediano e rendono effettive le svariate proposte, modifiche e migliorie per mettere in moto questa macchina organizzativa, che procede spedita grazie all’impegno e la bravura dei suoi piloti. Insomma, c’è tanto lavoro oscuro di categorie che non vanno mai sotto i riflettori, ma che danno la possibilità di accenderli. Offrendo quotidianamente l’opportunità di esibirsi in una competizione sportiva, a prescindere dal risultato. Sarebbe appropriato fermarsi a pensare prima di giudicare. Le partite non nascono da sole. Ci sono persone che sacrificano le loro professioni e le loro famiglie, prima del play ball e dopo l’ultimo out, non certo per veder denigrare o esaltare il proprio impegno, ma soltanto per veder realizzate le proprie passioni. Al di là delle aspirazioni, o della propria solitudine. Attraverso lo sport. Per mezzo del baseball. A favore di tutti quei ragazzi che si muovono tra le sfaccettature di un diamante. Per vincerne la luce, o soltanto per ascoltare l’applauso finale. Quello stesso applauso che si spegne dietro le quinte. Dove qualcuno tira lentamente le corde per chiudere il sipario. Aspettando pazientemente che il silenzio non faccia più rumore.

3 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Francesco 13 febbraio 2015 at 09:16 -

    Un grande articolo. Complimenti. Si intuisce una vita “di fatica”, vissuta dietro le quinte.

  2. Riccardo 13 febbraio 2015 at 13:29 -

    Verissimo, gran bell’articolo!!!

  3. luca 13 febbraio 2015 at 16:46 -

    Grazie , complimenti per l’articolo.
    Uno dei tanti coach, genitore e volontari che si sono riconosciuti in questo scritto.