Che pandemonio ‘sta pandemia!

Pubblicato il Giu 22 2020 - 4:10pm by Ezio Cardea

Che pandemonio!  No, non è un lapsus: ho scritto volutamente “pandemonio” e non “pandemia” perché il coronavirus è sicuramente responsabile dello scompiglio che ha creato;  è anche responsabile delle reazioni convulse ed irrazionali, ma queste possono essere giustificate al   primo apparire del virus,   non più dopo  quattro, cinque  mesi … quando ancora molte cose sono nel vago!

Come nella politica,  dove la difficoltà di districarsi tra le  contradditorie esternazioni degli scienziati ha dato luogo non a una più che doverosa consultazione degli stessi, ma addirittura ad una sorta di delega di poteri (commissioni varie) nell’illusoria convinzione di sottrarsi ad ogni responsabilità,  nella Fibs si registra un formidabile “copia/incolla”.

Giustamente e doverosamente la Fibs sposta l’inizio dei campionati e divulga il “protocollo” comportamentale secondo quanto stabilito dal Governo, ma … ha assunto decisioni che probabilmente non sono farina del suo sacco. Cosa c’entra, per esempio, l’accorciamento del già breve massimo campionato da 18 a 8 settimane quando, essendo liberi i mesi di settembre e ottobre, era sufficiente far scivolare in avanti il calendario già approntato?

Sicuramente l’idea di accorciarlo, dividendolo in due gironi e diminuendo il numero delle gare, è partita da qualche società: con quali motivazioni? Gli sponsor sono in difficoltà e hanno dimezzato il sostegno?  O forse è più realistico pensare a motivi che, pur avendo a che vedere col coronavirus, non ostacolano la possibilità di giocare, ma limitano le potenzialità di qualche Club?  Potenzialità abbassate dalla difficoltà di avere i giocatori d’oltre oceano oppure, ammesso che costoro riescano a venire, dall’impossibilità di trattenerli in Italia oltre la metà di settembre per i ben più seri campionati di casa loro!

Se così fosse, è intollerabile che una Federazione “italiana” pieghi la sua manifestazione più importante alla disponibilità degli atleti stranieri! La Federazione non dovrebbe consentirlo e i Club devono accettare responsabilmente le conseguenze delle loro politiche invece di pretendere comportamenti che penalizzano i campionati federali.

Non è ancora chiaro come e quali saranno le protagoniste dei campionati di A1 e A2.  A proposito della serie cadetta è sorprendente la recente  decisione di prolungare a settembre e ottobre il girone A: decisione strana  in tutta questa straripante voglia di giocare sempre di meno! Intendiamoci, la voglia di giocar meno è assolutamente lontana anni luce dal cuore dei veri tifosi ed amanti del baseball (Allegra Giuffredi!), dai cuori degli stessi giocatori e da gran parte di quei dirigenti di società che vanno oltre gli interessi di classifica cui comunque è lecito pensare!  Ad ogni buon conto non si può non apprezzare l’estensione del campionato a settembre e ottobre, decisione presa forse  perché quella Serie è toccata molto marginalmente dal problema degli atleti d’oltre oceano!

Un’altra notizia riguardante il Girone A di A2, sorprendente ma in senso negativo, è quella relativa all’accorciamento delle partite da 9 a 7 inning! A tal proposito, come non sottoscrivere in toto le annotazioni di cui al recente articolo della tifosa per eccellenza, Allegra Giuffredi, il cui sincero piacere di passare pomeriggi e serate intere allo stadio prorompe e coinvolge in ogni suo scritto?  Chi propone l’abolizione di 2 inning  lo fa per accorciare la durata delle partite, ma non considera che le gare spesso durano più del dovuto per comportamenti discutibili e, questi si, da eliminare.

Fatto sta che questa bruttissima tesi antibaseball riaffiora in modo preoccupante con la scusa del coronavirus. Forse che questo provvedimento ci mette al riparo?  Oppure consente un risparmio di spese (l’uso di qualche palla in meno?) quanto mai provvidenziale per via delle difficoltà finanziarie che il coronavirus provoca agli sponsor?

Nessuno è disposto a bersi stupidaggini del genere. Allora? Qual è il motivo? Cosa c’entra il coronavirus? Da chi è partita questa idea? Dal Presidente Federale e dal suo staff? Non ci credo!

Pare che altri  Club, oltre a quello già noto in A1, daranno forfait: perché la Federazione  non ha immediatamente interpellato le società  per analizzare con loro, fin dai primi provvedimenti restrittivi del Governo, i molteplici aspetti della nuova situazione e le difficoltà che si profilavano? Perché ha atteso e attende passivamente le loro reazioni?

Insomma si ha la sensazione che la Federazione esegua solo una  la funzione passiva consistente nel registrare quanto le società chiedono o decidono, lasciando di fatto il movimento senza guida o, peggio, lasciandosi guidare dalle società!

E’ un qualcosa che si evidenzia fin dall’avvio dell’attuale gestione: ad inizio mandato Marcon ha fatto l’azzardo di  proporre per il 2018  un campionato a 12 in due gironi e due fasi … ma si è rassegnato al diverso volere di alcune autorevoli società; ha osato riproporlo l’anno dopo … ma le società non ci sono state; ci ha ritentato ancora rimaneggiando il progetto in modo da renderlo più accettabile dalle “eccellenze” desiderose di rimanere solo loro in bellavista … ma la cosa (per fortuna) è andata in fumo e ne è sortito un campionato a 10 sia pure con molte riserve – tuttora in piedi! –  sulla effettiva partecipazione di tutte le interessate.

Quasi incredulo del successo (intendiamoci: un successo non del baseball) Marcon non poteva mai immaginare che di lì a poco sarebbe accaduto il “pandemonio” che ha totalmente spazzato via ogni sua possibilità di dire che gli era riuscito di realizzare almeno una briciola di quel ChangUp sbandierato in altrettanti anni di campagna elettorale!

Che sfortuna!

No, no! Non si tratta di sfortuna: è ciò che capita quando si ha la responsabilità di decidere ma … si lascia il pallino agli altri.

Certo, lo sconquasso di quest’anno è fuori classifica. Non teniamone conto e fermiamoci a gennaio. Tirando le somme ci accorgiamo che non è cambiato proprio nulla rispetto al passato: stesso mini campionato, stessa mini stagione, stessi anzi più clamorosi défault, stessa anzi più marcata carenza di pubblico, stesso anzi più marcato abbandono mediatico …

Il coronavirus è solo la semplice e classica ciliegina sulla torta ovvero sullo sfascio al quale il baseball italiano è arrivato con le sue gambe, senza bisogno della pandemia. Ma non potevamo deludere il coronavirus privandolo del piacere di recare danni anche al baseball!  Ci hanno pensato coloro che hanno immediatamente profittato del caos per suggerire le assurdità più sopra accennate!

Ecco perché non incolpo la pandemia: c’è stato il pandemonio scaturito dalla mancanza di una guida decisa che, preso atto della situazione e dei protocolli governativi, mettesse immediatamente mano ai campionati prevenendo le reazioni delle società.  Per contro, accettandone i compromessi  con la scusa del coronavirus,  si sono create le premesse per condizionare l’attività del movimento anche in futuro, quando il coronavirus sarà solo un brutto ricordo.

Il Governo, a mio avviso, si è affidato quasi totalmente ad input  esterni (commissioni, scienziati …) e, di conseguenza, i suoi provvedimenti risentono di una meno  ponderata mediazione tra l’esigenza sicuramente primaria di preservare la salute dei cittadini e l’esigenza, pur essa imprescindibile, di garantire l’efficienza dell’ingranaggio che tiene in piedi l’intera comunità  onde evitare danni ancor più pericolosi e devastanti.

Mi sembra che la nostra Federazione segua lo stesso criterio, col rischio di rendere più difficoltoso il ritorno alla normalità.

Ma lasciamo perdere il giudizio sul governo che introdurrebbe in questo blog un “oggetto” assolutamente estraneo. Ritorniamo nel nostro campo che è lo sport: che ci azzecca, direbbe un famoso ex magistrato, col coronavirus  la compressione (evitabile, come sopra annotato) del massimo campionato o la riduzione degli inning delle partite di un girone della A2?  In particolare quest’ultimo provvedimento già qualcuno lo indica come sperimentazione utile per eventuali conferme ed estensioni!

Mi auguro che nel 2021, usciti dalla pandemia come tutti speriamo, si dia un bel colpo di spugna a tutte le aberrazioni di oggi che, bloccando per un attimo le nostre capacità di ragionamento,  facciamo finta siano indotte da forza maggiore. Ma nel 2021 cerchiamo di restituire dignità e nuova vita al nostro baseball traducendo in modo concreto la voglia di giocare di più e non di meno, con stagioni più lunghe e non più corte, con una grandissima voglia di stare allo stadio tutta la giornata e non solo due orette come ad una partita di calcio … Chi vuol stare due orette allo stadio … si accomodi pure, vada al calcio!

Chissà come si contorcono da lassù coloro che hanno reso grande il baseball … Beneck, Notari, Cameroni, Glorioso, Mangini …  Ve li immaginate, questi grandi personaggi che hanno reso il baseball appetibile da grandissime aziende, ora tutte sparite ad eccezione della UnipolSai?  Ve li immaginate a lambiccarsi il cervello per come giocare meno, come giocare su un numero sempre più ridotto di piazze, come ridurre a 7 gli inning, fosse pure in serie cadetta? Loro che hanno fatto esattamente il contrario portando il baseball ad avere tanto credito da ottenere dalle Amministrazioni Locali la costruzione di una serie numerosa di veri e propri stadi di baseball, e poi addirittura le luci?  Cosa penseranno, loro,  vedendo i nuovi responsabili del movimento remare nella direzione opposta inducendo alla  retromarcia le stesse Amministrazioni un tempo amiche,  ora impegnate a recuperare gli spazi e le strutture a suo tempo generosamente elargiteci?

Purtroppo  temo che la mente di chi, dentro e fuori della dirigenza federale, governa il movimento è tutta protesa in altra direzione …

Mi ribello, ribellatevi, fate sentire la vostra voce!

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

3 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Alda 24 giugno 2020 at 10:41 -

    Questo é il risultato del grande talento
    e spiccato acume di coloro
    che hanno diritto di voto.
    Fatevi delle domande…e datevi delle risposte

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 24 giugno 2020 at 11:45 -

    A difesa di coloro che hanno votato per Marcon devo dire che le alternative (Fochi e Antolini) non offrivano prospettive di quel cambiamento che, invece, era presente nel famoso ChangeUp.
    Purtroppo però …

  3. Alda 24 giugno 2020 at 15:42 -

    Nella teoria mi trova d’accordo riguardo al fatto che né Fochi né Antolini presentassero un cambiamento migliore da Marcon con Change Up.
    Il reale problema è stato che una volta acquisita la carica, Marcon ed il suo staff non siano stati in grado di trasformare dalla teoria alla pratica il suddetto Change Up.
    Nella realtà dei fatti è sempre stato lei Sig. Cardea a pungolare in modo costruttivo e poco coloro che han sperati nel cambiamento!