“Cattivoni” e buoni in “odor di santità”!

Pubblicato il Nov 18 2018 - 2:19pm by Ezio Cardea

In questo scorcio di stagione si stanno verificando situazioni veramente particolari che suscitano inevitabili opposte considerazioni, sulle quali a volte ci si irrigidisce … ed ecco che il contrasto compare proprio tra il Coordinatore giornalistico del sito Baseballmania, il giornalista Maurizio Roveri, ed il sottoscritto, semplice collaboratore: la cosa allarma giustamente il Direttore Giovanni Colantuono, preoccupato di evitare una escalation ritenuta nociva per il sito.

Però intervengono le parole di stima, che ricambio, rivoltemi da Roveri nella sezione dei commenti relativi al suo articolo http://www.baseballmania.eu/notizie/serie-a1/il-pensiero-del-ds-della-fortitudo-sul-cambio-della-formula-in-seriea1il-problema-piu-grosso-quello-dei-la.   La sua disponibilità a continuare a raffrontarci “in tranquillità” ed  “in modo utile” nell’esporre le nostre  “vedute diverse (e anche distanti) del baseball italiano e dei suoi problemi”, riportano quella serenità di confronto cui a buon diritto tiene Colantuono. Niente di più saggio, come del resto ha convenuto lo stesso Colantuono in  un doveroso e franco colloquio telefonico:  il dibattito  è utile tanto al sito, per  la varietà di vedute dei suoi lettori che non potranno che apprezzare questa apertura, sia per offrire spunti di riflessione a chi ha la responsabilità di decidere per il futuro del nostro sport.

Colgo l’occasione del sempre stuzzicante articolo di Allegra Giuffredi che dipinge in modo simpatico i seguaci delle due idee che in questi ultimi giorni si stanno contrapponendo senza che venga trovata la “quadra”.

Secondo la Giuffredi coloro che “ritengono importante guardare al rialzo” il livello di gioco della massima serie, verrebbero ritenuti “cattivoni” da chi si sente “in odor di santità”. Questi ultimi sarebbero “i buoni del panino alla porchetta”, che “credono sia sportivo soffrire al freddo e al gelo, come novelli martiri”. Ma non ci viene detto quale giudizio i cosiddetti “cattivoni” hanno di loro.  Forse è impronunciabile!

Bene: io mi pregio di appartenere alla  categoria dei “buoni del panino alla porchetta”. Ma con le debite precisazioni che credo siano condivise da quanti con me sono schierati per il “panino”.

Prima di tutto non consideriamo per nulla “cattivoni” coloro che difendono la “qualità”: diciamo solo che non è giusto che ne abbiano una immagine come quella di un  Dio cui sacrificare di anno in anno, come stiamo vedendo da ormai una decina di anni, un paio di vittime illustri. Per non parlare del calo di pubblico, della riduzione del movimento che ha perso oltre 90 società, del disamoramento di quasi tutti i grandi marchi, spariti ad eccezione di UnipolSai  …

In secondo luogo non ci lusinga essere ritenuti dei semplicioni che pensano allo sport come un posto di ritrovo per amici con cui chiacchierare con un buon panino con la porchetta in una mano e nell’altra una lattina di birra  o, per i più raffinati,  un bicchiere di un buon Prosecco di Cartizze … anche se sono dispostissimo a farlo sia per la sopravvivenza del baseball, sia perché mi piace, proprio come piace alla stessa Giuffredi (rea confessa!), ritrovarmi allo stadio con gli amici anche con un semplice panino in mano,  ma  di fronte a due squadre di baseball che si affrontano con vero agonismo!

Noi  “in odor di santità” desideriamo abbattere il livello qualitativo del baseball?  Chi lo  volesse, invece di “santità” dovrebbe essere tacciato  di solenne stupidità!  Ma noi siamo talmente presuntuosi da sentirci un tantino sopra tale livello. E proprio per questo desideriamo – come suggerisce il buon senso – proteggere la sopravvivenza della qualità, ma ci differenziamo da quei “cattivoni”  perché auspichiamo che  la Federazione attui una riforma che, oltre a questo fine, tenga in forte considerazione anche l’altro aspetto fondamentale esplicitamente indicato da ogni Statuto di ogni Federazione: l’espansione del movimento! Che, come i fatti hanno dimostrato,  è insensibile alla “qualità”.

Vedo che fortunatamente questa doppia esigenza si fa sempre più strada e ottiene una sempre maggiore condivisione anche da parte di persone molto importanti: mi riferisco a persone coinvolte non come spettatori o tifosi, ma come dirigenti di Club di A2 che hanno militato anche in A1 e che, pertanto, sono “sul pezzo” decisamente più di quanto non lo siano coloro che, buon per loro, da diversi decenni in massima serie,  hanno dimenticato cosa sia la militanza nelle serie inferiori. E che, soprattutto, chiusi nella loro dorata realtà, continuano ad ignorare che ogni anno il massimo campionato così com’è congegnato, continua a mietere vittime.

La nuova dirigenza federale, nominata proprio in antitesi alla precedente che focalizzava la sua attenzione principalmente sul “vertice”, non vuole deludere le aspettative degli elettori, ma neanche abbattere quanto finora raggiunto, in fatto di qualità, dalle precedenti gestioni.

Questa duplice finalità ha ispirato il format del massimo campionato che la Federazione sta cercando da oltre un anno di varare.  Infatti la Federazione propone un ampliamento a 12 squadre, che non influisce per nulla sulla qualità del torneo grazie alla novità consistente nella introduzione della “fase di qualificazione”: le squadre Top, se rimaste tali, vengono selezionate per la disputa della seconda parte della stagione in un girone che, essendo a 6, sarà senz’altro di livello alto e presenterà  competizioni agonisticamente più intense e attraenti, dalla prima all’ultima partita. Ma nel contempo il format è un primo modesto passo per cercare di far uscire tale campionato dalla troppo piccola area in cui si svolge e a mettere alla prova molti nuovi atleti dei nostri vivai.

Altro problema importante è costituito dalle imposizioni/limitazioni relative all’utilizzo di italiani, AFI, stranieri, comunitari, ”visti” … Mamma mia come ci siamo complicata la vita per quella famosa “scorciatoia” tesa ad alzare il livello, che anche a suo tempo Fraccari aveva giustamente additato in modo negativo!  Però, con mezzo passo indietro sia da parte delle tre … (come diavolo chiamarle?) che della Federazione, tutto si può accomodare.

Si riaffaccia ora, in un articolo a firma di Angelo Introppi, una vecchia ipotesi di rilancio del baseball, tanto cara al massimo esponente Sammarinese Antolini: l’idea richiama parecchio i tour degli Harlem Globetrotters ….

Credo sia molto difficile fare la stessa cosa col baseball: l’idea richiede  investimenti di notevole entità sul cui rientro (vendita biglietti e gadget) credo siano plausibili prudenti valutazioni data la diversa notorietà del baseball rispetto a quella addirittura mondiale degli Harlem.  Per non parlare delle strutture che sono adeguate quasi solo dove finora il massimo campionato si è svolto: quale altra piazza importante potrà essere coinvolta? E che direbbero i tifosi, che già vedono pochissime partite in stagioni sempre più corte, se vedessero ulteriormente ridursi le possibilità di vedere i propri beniamini? Temo che il tour resti sempre nella zona attuale, dalla quale uscirebbe per andare su piazze meno interessanti  per gli investitori ed escluderebbe proprio quelle città, Roma e Milano e Torino (non so Torino e Roma, ma il Kennedy di Milano è ancora fermo quanto a ristrutturazione)  che potrebbero in qualche modo richiamare i media “nazionali”. Eppoi, una rondine non fa primavera. Ovvero, certamente non bastano in un anno uno o due  incontri per quanto di qualità (peraltro, quanti in Italia sono in grado di apprezzarla?) nella città baciata dal tour, a rianimare l’ambiente!

Ma è un argomento che merita di essere trattato a parte.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

4 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Andrea 19 novembre 2018 at 11:41 -

    Semplicemente il cambiamento dovrebbe essere meno drastico e piu’ graduale , tenendo anche conto che ci sono Bologna e Rimini che cercano di riportare il tiolo europeo in Italia e sicuramente con dei roosters “tarati” con molti lanciatori AFI sulla proposta del campionato di A1 è praticamente impossibile , quantomeno andrebbe allargata agli ASI

  2. armando paggetti 19 novembre 2018 at 14:06 -

    Gli stranieri in Coppa possono essere nel roster e giocare al massimo 3 come nel ns campionato, gli altri possono essere comunitari o ASI/AFI/ORIUNDI quanti ne vuoi.

  3. Andrea 19 novembre 2018 at 20:12 -

    grazie Armando conosco il regolamento europeo ma non mi sono spiegato probabilmente…..

  4. Daitarn 20 novembre 2018 at 00:47 -

    C’e’ una proposta della Fortitudo presentata al meeting di Pieve di Cento.La federazione ha preso tempo.