Bilancio sull’anno passato e speranze per il nuovo. Con lo sguardo a quanto accaduto nel 1958 e 1959

Pubblicato il Gen 2 2018 - 2:28pm by Ezio Cardea

Come di consueto, a fine anno si tira il bilancio delle cose positive e negative … e  si spera che il nuovo anno ci porti qualcosa di nuovo … di bello.

Nel mondo del baseball non si fa eccezione.

Viene subito da pensare al massimo campionato e alla stagione di riforme che ogni nuova dirigenza federale ritiene di apportare per dare nuova vigoria al movimento: era infatti previsto che il 2017 fosse un anno di transizione, ma anche quello in cui sarebbe stato messo a punto un nuovo campionato con grande anticipo sulla prossima stagione, in  modo che tutte le società interessate avessero il tempo necessario per organizzarsi. Il massimo campionato non è certo l’unico punto dolens del movimento in sofferenza, ma è il più importante perché è la carta d’identità di ogni federazione sportiva.  In quanto tale è in grado di influenzare negativamente o positivamente non solo il movimento ma anche tutto ciò che sta attorno e che dobbiamo catturare per  espanderci e per tornare a riconquistare l’attenzione delle grandi aziende.  Di qui l’esigenza di porvi mano senza indugi.

Purtroppo, ad oggi non si sa come sarà l’impostazione del nuovo campionato, e nemmeno  quanti  e quali  Club ne saranno protagonisti. Ma non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto e, anzi, riflettendo sulle varie tesi pro e contro il progetto federale, ognuno di noi può immaginare cosa  di bello e di meglio possa essere fatto per il baseball.

Lo faccio anch’io, immaginando e augurando una fusione dei due massimi campionati.

 

Fondere le due prime serie è difficile? No, è già stato fatto con successo nel 1959.

 

Sembra un paradosso, ma allargare il massimo campionato a 10 o a 12 squadre, senza concreta utilità agli effetti dell’espansione dell’area di gioco della prima serie e abbassando leggermente – nel caso di 10 squadre – la qualità del torneo,  è più difficile che fondere  le prime due serie per dare  vita ad un campionato di almeno 18 squadre:  un vero Campionato Italiano!

Attualmente solo 5 o 6 squadre si equivalgono tecnicamente, staccandosi con molta evidenza dal livello delle altre coprotagoniste: ma pare poco sensato ridurre a quel numero il torneo federale più importante.

La nuova dirigenza intende allargarlo fino a 12 squadre ma, per evitare di abbassarne  livello e  qualità,  ha giustamente previsto di suddividere la regular season in due fasi, la prima delle quali serve a selezionare le sei squadre che nella seconda gareggeranno per guadagnare l’accesso ai play off Scudetto; le altre sei competeranno per la Coppa Italia e per evitare la retrocessione.

Questo è l’unico modo per salvare, come si suol dire, “capra e cavoli”:  non si danneggia la qualità del gioco, anzi, con sei squadre in competizione al posto di 8 o 10, la si esalta; e poi  si allarga (a dire il vero, molto poco) il palcoscenico  cui i media  “nazionali” rivolgono qualche attenzione.

Resta assolutamente incomprensibile la reazione delle “otto sorelle” che, nonostante la moria (ora sono sette e non è detto che …), hanno opposto un durissimo no con l’ormai famoso proclama!

Diverso atteggiamento è stato quello delle società di A Federale, alcune delle quali pare fossero ben disposte a fare il salto. Ma tutto si è raffreddato dopo quel    “proclama”.

Ora sembra che a malapena si riuscirà a mettere in piedi un campionato a 10 che Marcon parrebbe intenzionato ad accettare  come un passo per arrivare a 12 squadre nel 2019.

C’è da temere, invece, che  possa essere un boomerang come lo è stato il campionato del 2013  a 10 squadre e doppi incontri settimanali.  Ricorderete certamente le dichiarazioni di Fraccari a fine di quella stagione:  nel consiglio federale del 21 settembre 2013 (si legge sul sito Fibs)  Riccardo Fraccari ha fatto una lucida analisi di una stagione che non esita a definite brutta;  nell’ottobre dello stesso anno  agli Stati Generali di Tirrenia  Fraccari è stato esplicito nello scaricarsi di ogni responsabilità dichiarando (sono sempre frasi ricavate dal sito Fibs):  “deviazioni troppo ampie, delle quali oggi si pentono anche proprio coloro che le hanno propiziate”.

L’insuccesso del 2013 ha condizionato anche l’esito del successivo tentativo di Fraccari  di portare a 12 il campionato con un impianto simile a quello predisposto dal team di Marcon.  Ora si rischia una situazione analoga  a quella del 2013 (10 squadre e doppi incontri settimanali) e non c’è ragione di credere che le “sorelle” (difficile dire quante saranno) non boicotteranno nuovamente un impianto a loro fortemente sgradito (chissà perché!).

Se, invece, non vi saranno le adesioni necessarie per arrivare a 10 squadre, allora ci troveremmo nella stessa situazione del 2017,  ovvero con un  2018  che sarà un altro anno di … transizione! Troppo per un movimento in forte declino che, al contrario, necessita di immediate cure da cavallo.

La situazione attuale di scarsa adesione (al momento c’è solo quella delle 7 superstiti della ex IBL) potrebbe indurre a pensare che manca la volontà o la possibilità delle Società di A Federale di aderire al progetto federale. Ma è più realistico pensare che la loro prudenza dipenda soprattutto dall’incertezza sul tipo di campionato che dovranno affrontare:

  • un campionato a 12, e quindi con due gironi con fase di qualificazione, la cui partecipazione richiede un consistente rinforzo del roster;
  • oppure un campionato a 10 o, peggio, a 8, con girone unico, per affrontare il quale è indispensabile una pesante rivisitazione del roster.

 

Non è una differenza di poco conto ed è ingiusto che sia chiesta l’adesione a qualcosa che non è stata ancora definita.

La carenza, almeno fino al momento, di adesioni deve essere intesa come un apprezzabile  senso di responsabilità che non induce ad avventure; nel contempo attesta la rassegnazione ad un destino cui da troppo tempo ormai le società di A Federale sono condannate: un destino che, nonostante la rivalorizzazione del  “merito”, fermamente voluta da Marcon col ripristino delle promozioni e delle retrocessioni,  continua a dipendere non da tale criterio,  e quindi dalla capacità di allevare tanti giovani e farli maturare,  ma dalle risorse finanziarie idonee ad allestire  un roster di atleti esterni, provenienti in gran parte da oltre oceano. Con sacrificio  del vivaio.

La situazione creatasi induce a qualche dubbio sulla possibilità che la riforma possa essere realizzata nel 2018, anche a causa del non poco impegnativo “cartello” dei requisiti per l’ingresso al massimo campionato.

E’ proprio necessario far passare un altro anno per un vero e atteso ChangeUp che diventerà sempre più una chimera man mano che passa il tempo, mentre il declino non perde nemmeno i minuti?

Se penso che in passato è stata affrontata una situazione analoga con una mossa forte e repentina, mi convinco sempre di più che sia improrogabile l’accorpamento delle due prime serie per formare un campionato composto da 18/24 squadre.  Soluzione paradossalmente  più fattibile di un ampliamento a 12,  come argomenterò dopo aver ricordato ciò che avvenne negli anni 1058 e ’59.

 

1958 – 1959: riforma e controriforma

 

Come si può rilevare nella pagina degli Albi d’Oro della Fibs, nel 1958 le quattro squadre decisamente più forti (Nettuno, Roma S.C., Lazio e Universitas) sono state tolte dal campionato di prima serie per la disputa di un campionato di eccellenza:  una sorta di IBL chiamata “Torneo d’Oro”.

Ma i dirigenti federali, e fortunatamente anche quelli delle società interessate, si sono resi immediatamente conto dello sbaglio e sono corsi ai ripari fin dall’anno successivo. Infatti nel 1959 le squadre del Torneo d’Oro e della A Federale sono state riunite in un unico campionato a  12 squadre:  non a  girone unico (che avrebbe presentato le stesse negatività per ovviare alle quali, credo,  era stato fatto ricorso al Torneo d’Oro), ma a 3 gironi (Nord, Centro e Sud) di quattro squadre ciascuno. Analogamente all’attuale progetto di Marcon, la regular season è stata divisa in due fasi allo scopo di individuare nella prima parte del campionato le due migliori di ogni girone;  in tal modo la fase successiva ha raccolto le società in due gironi di sei squadre, nel primo dei quali c’era in palio lo Scudetto e nel secondo la permanenza nella massima serie.

Non conosco le ragioni per cui si sono avuti questi due repentini cambiamenti, giacché all’epoca ero poco più che ventenne e mi preoccupavo solo di giocare. Ora non posso fare a meno di rifletterci e annotare quanto sia stato sensato quel ripensamento del 1959: il Torneo d’Oro avrebbe costituito un tappo allo sviluppo del baseball che, liberatosene, ha avuto la sua più intensa espansione radicandosi in altri territori dove in seguito  sono fiorite altre “eccellenze”.

 

Erano altri tempi?

 

Fare altrettanto oggi non può essere opzione liquidabile  con l’obiezione: “erano altri tempi”. Se la cosa è stata possibile allora con 12 squadre dalle forti differenze tecniche e con un mondo ancora piccolo, non completamente uscito dalla fase pionieristica (rarissimi ancora i campi da baseball),  oggi con un movimento molto più ampio nonostante il pesante ridimensionamento degli ultimi anni, è una vera ipocrisia dire che non si possa fare altrettanto coinvolgendo almeno 18 squadre.

In premessa ho affermato che è più facile, e più conveniente, riuscire a combinare  un campionato a 18 piuttosto che a 12 o 10 squadre perché con 18 è più facile ottenere  le necessarie adesioni. Eccone i motivi.

Con 12 squadre si possono fare due gironi con un numero di squadre (sei) compatibile con l’esigenza di preservare, e anche migliorare, il top del nostro baseball oggi  espresso da un numero non superiore a 6.  Le altre 6 formerebbero il secondo girone di livello inferiore, ma non tanto da permettere di parteciparvi senza richiedere un consistente rinforzo del roster.  Ci troveremmo quindi ancora di fronte ad un concreto motivo di ostacolo alla partecipazione perché non tutte le società hanno le risorse necessarie per adeguare il roster o comunque sono disposte a sacrificare i propri giovani. Questo ostacolo, superabile solo disponendo di adeguate risorse economico/finanziarie, rende inapplicabili le “promozioni/retrocessioni” secondo il criterio del “merito”.

Se, invece, si prendono in considerazione 18 squadre da dividere in tre gironi, si ottiene lo stesso risultato positivo del mantenimento del livello top, ma nel contempo si supera totalmente l’ostacolo del gap tecnico tra le due prime serie: infatti la fase di qualificazione consente di formare tre gironi con tre diversi valori tecnici, l’ultimo dei quali è del tutto analogo a quello dell’attuale A Federale.

Che interesse avrebbero quest’ultime a non partecipare al massimo campionato di 18 squadre se l’adesione non le costringe a sacrificare i propri giocatori e comporta un minimo (vedremo perché) aggravio economico per qualche trasferta in più?  In compenso verrebbero appagate  le aspirazioni di giocatori e tifosi. I giocatori fanno una grande esperienza impegnandosi contro i Club più forti d’Italia che con le loro esibizioni esalteranno il pubblico locale: quale migliore scuola e possibilità di crescita per i giocatori?  quale maggiore attrazione per il pubblico?  Quindi, rispetto al vantaggio già evidenziato nel caso di un campionato a 12 (mantenimento del livello top), quello a  18  offre in più:

  • la possibilità di accedere alla massima divisione senza il minimo sacrificio del roster;
  • di conseguenza la possibilità di “crescita” del vivaio interno;
  • l’effettivo ripristino delle “promozioni/retrocessioni”,  ora di fatto impraticabili;
  • una sensibilmente maggiore estensione dell’area su cui si svolge il massimo campionato.

Ma oltre a questi vantaggi, ce n’è un altro  di grandissima importanza che interessa soprattutto i Club più forti e strutturati: un grande  “paracadute” a salvaguardia delle società che possano, come troppo spesso è accaduto, trovarsi in improvvisa difficoltà.  In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo per la penuria di sponsor (non per la crisi economica ma perché il baseball ha finito di essere considerato dalle aziende un veicolo mediatico), con un campionato a 18 squadre l’importante Club che ne fosse colpito (vedi il recente caso del Novara) potrebbe comunque  resistere in massima serie, pur nella impossibilità di trattenere gli atleti più quotati: non gareggerà per lo Scudetto, ma sicuramente eviterà di retrocedere, cosa altamente negativa  non solo per la società stessa, ma anche per tutto il territorio. Tanto più negativa, quanto maggiore è l’influenza di quel Club sul territorio.

 

Un fondo federale per rendere sostenibili le spese di trasferta delle società sfavorite logisticamente

 

Eliminato l’ostacolo del gap tecnico e del pericolo di retrocessione da parte delle società la cui caduta comporta seri danni a tutto il movimento, resta ora da analizzarne un altro ostacolo, di minore portata, all’adesione ad un campionato a 18 squadre: il maggior numero di partite e di trasferte.

Il peso maggiore è imputabile a qualche trasferta in più.   Per talune società, nonché per quelle del  girone di appartenenza, le trasferte potrebbero essere più impegnative a causa del loro decentramento.  Si tratta tuttavia di 3 trasferte in più rispetto al campionato di A Federale ed è bene che il problema venga esaminato dalla Federazione in modo radicale stabilendo di stanziare un fondo che vada a soccorrere le maggiori spese cui sono costrette le società logisticamente svantaggiate.

Solo così la Federazione potrà dare una connotazione veramente  “nazionale” al suo massimo campionato  senza  correre il rischio, come già avvenuto, di perdere nuovamente il fermento nel Sud riattivato da Antonio Consiglio, Nino Micali e dai loro tanti meritevoli collaboratori.

Dimenticavo: i requisiti per poter  accedere …:

  • un campo regolare da baseball munito di tribune anche non coperte ma con tutti i requisiti della sicurezza,
  • spogliatoi con docce ed acqua calda,
  • un punto ristoro, anche se non è un ristorante!

Ma … tutti gli altri punti “qualificanti” come le luci, etc., etc. … ?

Provate ad immaginare di essere in mezzo al mare col rischio di annegare: se passa una barchetta vi rifiutate di essere salvato perché pretendete un lussuoso fuoribordo?

Rendiamoci conto della reale situazione in cui si trova il movimento e finiamola di pensare alla grande e di fare gli schizzinosi. Se qualche Club non si degna di giocare, nella prima fase del campionato, con squadre di livello inferiore, oppure teme di dover disputare qualche doppio incontro nella stessa giornata o di non poter giocare tutte le partite, specie in piena estate, in notturna … prego, si accomodi fuori.

Se c’è da rimboccarsi le maniche per il bene del movimento, lo devono fare tutti, nessuno escluso, per quanto blasonato.

Con i migliori Auguri a tutti per un ottimo 2018.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

4 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Giorgio 3 gennaio 2018 at 09:05 -

    anche nel 1986 successe qualcosa di analogo, via tutto e serie A/B/C….

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 4 gennaio 2018 at 19:06 -

    Non proprio.

    nel ’91 è stato fatto l’allargamento maggiore col coinvolgimento di ben 20 squadre raggruppate in due gironi di 10 formazioni ciascuna, denominati A1 e A2.

    In realtà erano due serie differenti con regolari promozioni e retrocessioni: tuttavia potevano considerarsi tutte di prima serie in quanto potevano concorrere allo Scudetto anche le squadre del girone A2 qualificandosi ai primi due posti in classifica del loro girone.

    Ho comunque fatto riferimento al campionato del ’59 perché, date le dimensioni ancora ridotte del movimento poco più che decenne, la decisione di allora è stata veramente coraggiosa e ha sbloccato una situazione che avrebbe prodotto gli stessi danni procurati da IBL.

    L’allargamento del ’91, fatto quando il baseball aveva raggiunto la sua massima espansione, per quanto di ampia portata era più facile da realizzare.

    Sarebbe altrettanto facile oggi, nonostante la flessione del movimento, attuare un allargamento a 18 secondo le modalità che ho varie volte descritto. Molto più facile che arrivare a 12 squadre, e molto più utile.

  3. Gianni gravina 5 gennaio 2018 at 10:12 -

    Dopo aver letto numerosi articoli di Ezio cardea condivido appieno le sue idee.serve veramente un grande campionato nazionale per diffondere questo sport in declino in italia! Questo mini campionato nazionale di sole 8 squadre non può’ rappresentare una nazione come la nostra.

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 5 gennaio 2018 at 10:19 -

    Sig. Jhon,
    è scorretto travisare le cose per criticarle.
    Lei deve dire dove ha letto che vorrei un massimo campionato uguale all’attuale A Federale. La mia idea è MOLTO DIVERSA e se vuole criticarla, come è lecito, si attenga a quella senza alterarla.
    Quanto all’idea di non giocare in agosto non so quando mai l’ho espressa. Visto che Lei ne parla, posso solo dire che l’intervallo nella settimana centrale è cosa apprezzabile da giocatori e pubblico. Quanto alle altre settimane di agosto o comunque estive, Le faccio presente che i campionati non si sono mai interrotti nemmeno nell’era pionieristica: eppure eravamo tutti lavoratori e studenti. Per un appassionato vero, lo sport –
    quello praticato agonisticamente – viene prima delle ferie anche quando non si è professionisti: o Lei preferirebbe, invece di seguire la sua squadra, starsene con la pancia al sole su una sdraio a oziare? Questi tipi di sportivi è bene che stiano alla larga dal baseball.
    E le trasferte non erano a corto raggio (non vedo, comunque, che male ci sarebbe), e le mazze erano di legno!