AUTOLESIONISMO ANCHE NEL SOFTBALL!

Pubblicato il Mag 11 2019 - 1:42pm by Ezio Cardea

Come noto, il campionato di Serie A1 di softball dello scorso anno era impostato su 12 squadre divise in due gironi, con partite di “intergirone” per allungare di qualche incontro una regular season altrimenti troppo corta.

Ne è derivato un campionato inquinato per l’intera durata della regular season dal forte spread tecnico tra le compagini più forti e quelle più deboli.

C’è da chiedersi perché mai, invece, non è stato introdotto lo stesso meccanismo che la Federazione aveva previsto per il corrispondente campionato di baseball, incomprensibilmente boicottato dalle società della ex IBL: mi riferisco alla “fase di qualificazione” che ha il merito di assorbire ad inizio stagione tutti gli incontri sbilanciati, per poi offrire per tutto il resto del campionato gare di grande interesse grazie ai nuovi gironi formati in base al valore delle squadre.

E’ stata invece presa la decisione,  poco comprensibile e in antitesi con i progetti espansivi della nuova gestione federale, di ridurre il campionato a 10 squadre e di tornare al girone unico: pesantissimo condizionamento mentale che deriva da una mentalità calcistica alla quale purtroppo non riescono a sottrarsi tanti che si credono appassionati di baseball.

Il risultato di questa assurda scelta è che in questo week end parte il girone di ritorno con alle spalle già ben 20 (VENTI!) gare chiuse anticipatamente per “manifesta” sulle 76 partite giocate!

Ovviamente è prevedibile che questo trend pesantemente negativo continui per il resto della stagione.

Possibile che società e dirigenti federali non si rendano conto, nemmeno constatandolo, che nessun campionato può essere attraente con uno spread tecnico troppo alto? Non erano consapevoli dell’esistenza di forti dislivelli tecnici tra le 10 squadre chiamate a comporre il campionato?

Mi sento di escludere che dirigenti societari e federali siano tecnicamente tanto incompetenti da non riuscire a fare una preventiva valutazione delle forze in campo.  Mi domando allora per quale motivo fanno scelte così dannose sia per i club più deboli che vengono strapazzati per tutta la stagione, sia per il pubblico, sia per la stessa dignità di quello che è il palco più rappresentativo, ovvero la prima serie.

C’è l’esigenza, giusta e assolutamente condivisibile, di avere un campionato con un congruo numero di squadre: certo. Ma allora perché il numero delle partecipanti è stato ridotto da 12 a 10?  Si è forse ritenuto che così si sarebbe ridotto il differenziale tecnico?

Calcolo sbagliato!  E poi c’è ben poco da calcolare: si sa benissimo che le squadre tecnicamente sullo stesso livello sono 4 o 5. Ma fare un campionato  con questo numero di partecipanti, oltre ad essere ridicolo è fortemente deleterio: la storia del nostro baseball lo insegna col Torneo d’Oro a 4 squadre del 1958, subito abbandonato l’anno successivo!  e non smetto di ricordarlo a chi lo ha dimenticato e a chi  ignora quell’accadimento.

Se fare un campionato con 4 squadre è deleterio e allargarlo vuol dire trovarci con 20 “manifeste” su 76 incontri, sembrerebbe non esserci soluzione.

Niente affatto.

Lo scorso anno è stata persa l’occasione, con la presenza di 12 squadre, per sperimentare la “fase di qualificazione” che, se non possiede la magia di far sparire le “manifeste”, ha l’innegabile merito di assorbire tutte le gare fortemente sbilanciate a causa del gap tecnico tra le squadre più forti e le più deboli, per poi regalarci per il resto della stagione un campionato molto migliore in entrambi i nuovi gironi  depurati da gare poco o per nulla attraenti.

Se si fosse adottata tale soluzione per il campionato in corso, da questo momento della stagione in poi avremmo davanti un campionato più godibile sia da parte delle società in qualunque girone fossero finite in base al livello dimostrato nella fase precedente, sia da parte del pubblico e, tutto sommato, da parte di chi ha la responsabilità di gestire la Federazione.

Chiedo alle Società Rheavendors Caronno, alla Metalco Castellana, alla Taurus-Donati Gomme Old Parma, al Collecchio Softball e al Caserta Academy che in questa stagione difficilmente potranno aspirare a qualcosa e, per contro,  dovranno soffrire fino al termine della stagione:

  • siete soddisfatte dell’attuale campionato che, salvo recuperi miracolosi,  già da ora ha tolto alla maggior parte di voi qualsiasi velleità di accesso ai Play Off e  vi riserva ancora dure lezioni?
  • o forse avreste preferito l’impostazione che prevede la fase di “qualificazione” la quale, oltre ad evitarvi per il resto della regular season di andare incontro a nuove  pesanti sconfitte, vi rimetterebbe in gara per il raggiungimento di un traguardo di non minore prestigio, ovvero l’accesso ai Play Off per la Coppa Italia?

Sono domande retoriche dalla risposta scontata. Ma allora c’è da chiedersi se tale formula sia mai stata discussa e, in caso affermativo, per quale ragione sia stata accantonata nonostante i vantaggi in fatto di spettacolo, di agonismo e di incertezza fino all’ultimo per l’accesso ai Play Off Scudetto, nel primo girone, e ai Play Off Coppa Italia e per la permanenza nella massima serie nel secondo.

Il pubblico non potrebbe non sentirsi appagato da un campionato trasformato in un continuo test e quindi reso interessante non solo nelle partite dei Play Off, ma in tutta la regular season.  Oserei dire che anche la prima fase, nonostante sia quella destinata ad assorbire tutte le gare meno gradevoli per l’eccessivo prevalere di uno dei due contendenti, può diventare interessante per possibili sorprese o sgambetti ai danni dei Club che sulla carta appaiono più quotati.

Capisco che delle “manifeste” possono rimanerne vittime anche le squadre di livello tecnico superiore per via delle defaillance nelle partite con la lanciatrice italiana: infatti vi sono incappate persino la capolista Spechiasol Bussolengo e la plurititolata MKF Bollate,  ma si tratta di casi più eccezionali che frequenti, anche se, a proposito di quest’ultima, stupisce il fatto che abbia subito già ben 3 “manifeste”!

In ogni caso appare chiaro che prevalga un forte ed inspiegabile desiderio di “masochismo” sia tra i dirigenti delle Società che della Federazione data l’incapacità di uscire da schemi tradizionali e fortemente negativi come dimostra anche l’altro massimo campionato che, insistendo col girone unico, ha finito per essere disputato da sole sette squadre.

Per fortuna il progetto federale era quello di portarlo almeno a 12 partecipanti!

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.