Ancora su..”La strada giusta”…

Pubblicato il apr 5 2017 - 9:42pm by Ezio Cardea

A commento dell’articolo  Città di Nettuno, Fortini e “la strada giusta”, il signor Roberto Franceschini scrive:

Caro Cardea vorrei che con più calma e più notizie esprimessi i tuoi commenti. il vivaio Fortitudo è in ottima salute e i tanti giocatori che anche altri hanno avuto il piacere di accapparrarsi lo testimoniano. In questi anni hanno esordito in IBl ma anche in A federale un grande quantità di giovani: Dobboletta, Agretti, i due D’Amico, Clemente, Bortolotti, Turrini, Chiatto, Breviglieri, e molti altri ne dimentico, forse alcuni non li abbiamo valorizzati a sufficenza, ma in questo, Nettuno docet, abbiamo molto da imparare da altri che tanti giovani hanno svezzato e poi lasciati andare alla conquista di altre società? Perchè? Possono essere tanti i motivi di sicuro anche a Nettuno le sirene dei forti giocatori stranieri hanno cantato molto forte. Noi a Bologna, forse, abbiamo saputo, più di altri riconoscerne il talento e accogliere e continuare a far crescere atleti eccellenti come Vaglio, Ambrosino e Grimaudo, invece di stracciare giudizi chiediti perché?

Il commentatore ribalta la realtà ritenendo di rendere un buon servigio alla Società del suo cuore,  ma fa autogol perché mi induce ad un più dettagliato esame del roster 2017 della Fortitudo pubblicato sul sito ufficiale della società, il quale dimostra la fondatezza delle mie osservazioni.

In sostanza il commentatore sostiene che il vivaio Fortitudo è valido al punto di fornire i giocatori che ha citato, più molti altri che non ricorda, al resto di IBL ed alla A Federale,  e che la Società ha ingaggiato le eccellenze come  Vaglio, Ambrosino e Grimaudo perché ne ha intuito la potenzialità e li ha presi per “continuare a farli crescere”.

Insomma secondo lui la Fortitudo è una sorta di Onlus del baseball: alleva giocatori per il bene delle altre squadre e accoglie i talentuosi, geni incompresi nelle società in cui si sono formati, per favorirne la crescita! Con questa visione francescana la Fortitudo si sacrifica depauperando il suo roster a favore degli altri a tal punto da essere costretta a riempirsi di giocatori formatisi altrove, guarda caso più talentuosi;  e siccome non bastano quelli italiani,  va a pescare oltre oceano ben 6 giocatori stranieri più 3 nati all’estero, ma … “italiani”!  Anche loro da istruire e far crescere?

Proviamo a dirla in termini più realistici: il  vivaio bolognese sarà “in ottima salute” ma evidentemente non è in grado di soddisfare il livello che la Fortitudo si prefigge. I dirigenti della società, mossi anche dalla responsabilità verso gli sponsor che mettono a disposizione cifre di entità sicuramente non trascurabile, pur di vincere il titolo cedono – tutto sommato per il loro bene -  i loro giovani promettenti  per dotarsi di altri atleti più quotati, forgiati in vivai altrui. Ecco allora che approdano nella Fortitudo  Vaglio, Ambrosini e Grimaudo,  più quelli che il commentatore non ha indicato,  e che  elenco io:

Corradini Roberto (Parma dal 2004 al 2011; Rimini dal 2012 al 2015),

Crepaldi Filippo, che credo provenga da Rovigo o Reggio Emilia,

Fuzzi Francesco (Godo 2006-2012),

Panerati Luca (Grosseto 2006-2008 e, dopo tre anni in serie inferiori giacché non figura nelle “Schede vita” Fibs, nel Bologna dal 2012),

Pizziconi Andrea(Parma 2012, Nettuno 2013-14, S.Marino 2015),

Sambucci Alex(Parma 2009-2014 e cresciuto nel Latina)

La Fortitudo ingaggia anche  ben 6 stranieri più 3 “italiani”, nati e probabilmente cresciuti all’estero (Cicatello Justin, nato a Boston ma con nazionalità italiana; Pugliese Nicholas, nato a Plainville, Connecticut, ma con nazionalità italiana e statunitense; Nosti Nick, nato a San Francisco ma con nazionalità italiana).

In tutto ben 18 atleti, su un roster di 23 giocatori, provengono da fuori.

Sbaglio a sostenere che la Fortitudo detiene, oltre al titolo italiano, anche il primato in questa gara di accaparramento di atleti frutto del lavoro di altri? In bella compagnia delle altre società di IBL, s’intende, ma sicuramente nei primi posti!

Ben diverso in passato era il rapporto tra giocatori “locali” ed  “esterni”: e ce ne da conto Maurizio Roveri che nel suo ultimo articolo “Gli eroi della Stella premiati dalla Regione” fa un lungo e bellissimo  exursus sulla Fortitudo e, nel presentare i campioni del primo scudetto bolognese vinto nel ’69, commenta: “Nell’elencarli, i campioni del ’69, erano quasi tutti bolognesi”. Ecco il roster:

Roger Saunder

Stefano Malaguti               

Alberto Rinaldi                           

Carlo Morelli

Angelo Baldi

Alfredo Meli

Aurelio Sarti

Umberto Calzolari

Gianni Lerker

Ermanno Barbieri

Sergio Ghedini

Luigi Malaguti

Joseph Campagna

Forse, tolti i due stranieri Saunder e Campagna, erano tutti bolognesi o dell’hinterland perché, salvo qualche rara eccezione, hanno realizzato la loro carriera in prima divisione interamente a Bologna. Nello stesso articolo il grande “Toro” Rinaldi dice: “… la Fortitudo, a differenza di altre squadre, non aveva stranieri forti. Saunders e Joe Campagna erano giocatori normali. La nostra forza era la compattezza del gruppo, la buona qualità media. Il gruppo italiano, con le sue motivazioni e le sue capacità, fece la differenza. Avevamo un’identità molto bolognese. Conseguentemente, c’era fra noi un notevole affiatamento. E un bell’equilibrio. Ed è così che facemmo meglio degli avversari…”

Qualcosa mi dice che questo diverso rapporto tra giocatori locali ed esterni aveva anche un forte e positivo impatto  nei confronti del pubblico, allora immensamente più numeroso e “caloroso” di ora, nonostante l’attuale più alto livello!

Faccio un’altra precisazione che sfugge al commentatore: Nettuno, intendo dire il vecchio e glorioso Club, non ha “lasciato andar via i tanti giovani svezzati” per l’incompetenza dei suoi dirigenti, ma perché costretto, come del resto il Grosseto e non solo,  dalle ben note vicissitudini.

Il talento di Vaglio, Ambrosino e Grimaudo è ben noto a tutti, e se loro ora sono nel  roster bolognese non è per effetto di migliore intuito di quei dirigenti, ma per merito delle maggiori risorse di cui gode la Fortitudo grazie alla Unipol,  senza la quale nessuno saprebbe che farsene del proprio  intuito, per quanto eccezionale.

La Fortitudo  ha ingaggiato certi atleti  perché ritenuti più validi di quelli di casa propria: non c’è proprio nulla di strano né di irregolare in questa  logica osservata da tutte le società gestite con oculatezza e secondo le risorse a disposizione. Se fossi dirigente della Fortitudo, farei le stesse cose per responsabilità verso gli sponsor e per non soccombere.

Desidero fare un’altra precisazione doverosa per fugare l’idea non positiva che potrebbe emergere, da quanto detto, sul valore dei tecnici bolognesi: se non escono “prospetti” e  “talenti” della stessa levatura e quantità di un tempo, ovvero di quando ogni società, compresa la Fortitudo (come testimoniato da un personaggio come Roveri),  gareggiava essenzialmente con un grosso nucleo di giocatori “locali” e solo qualche rinforzo esterno, la colpa non è certo dei tecnici che sono di grande levatura specie nelle piazze in cui il baseball è fortemente radicato, ma dell’esiguo numero di giocatori avviati alla nostra disciplina e delle poche occasioni date ad essi di cimentarsi in esperienze sempre più alte. Queste occasioni sono tanto più modeste quanto più permissive sono le norme che regolano il tesseramento e l’utilizzo degli stranieri. Sinteticamente: più stranieri ci sono, meno attenzione e risorse vi  sono per i vivai, meno ruoli  di gioco importanti sono a disposizione degli atleti dei nostri vivai.

La prova è fornita da un dato incontestabile: è in forte decrescita la base (ricordo che solo negli ultimi 6 anni il numero delle società affiliate è sceso di 95 unità!) e si è innalzato il livello di gioco, mentre per logica avrebbe dovuto accadere il contrario. E’ l’effetto della famosa “scorciatoia”, come l’ha chiamata Fraccari, che ha prodotto un risultato che non rispecchia il vero livello del nostro baseball, e nello stesso tempo ha ridotto fortemente la nostra capacità di produrre campioni senza nessuna contropartita, nemmeno riguardo al pubblico la cui presenza invece di crescere si  è fortemente ridotta.

Spero pertanto che l’attuale dirigenza  provveda a ridimensionare le norme in questione senza farsi condizionare come Fraccari che, dopo aver riconosciuto l’errore della “scorciatoia” degli stranieri ed aver abbozzato una piccola retromarcia, di questo importantissimo problema non ne ha più parlato.

Nelle zone in cui il baseball è più vivo, probabilmente il numero degli allievi di oggi è pari a quello di 20 o 30 anni fa o forse è aumentato in termini percentuali sicuramente irrisori, salvo alcune zone particolarmente attive come Veneto e Friuli: se quel numero era sufficiente a sfornare molti atleti degni della massima serie di quei tempi, il maggior livello tecnico di oggi richiede almeno il doppio di quella base numerica. Solo così anche il massimo campionato tonerebbe ad avere come un tempo società con  roster con un numero significativo di atleti del proprio vivaio.

Diversamente siamo destinati al declino, proprio come stiamo vedendo.

WordPress Author Box
Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

13 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Giovanni Colantuono
    Giovanni Colantuono 6 aprile 2017 at 09:15 -

    Ricordiamo a tutti i lettori e utenti del nostro forum che esiste un regolamento e va rispettato. Da una verifica abbiamo accertato che l’utente che ha firmato con il nome di “Mario” un commento a questo articolo, è lo stesso che in precedenza firmava con il nickname “Juan” e quindi il suo commento è stato cancellato. Visti i contenuti dei suoi commenti è chiaro a tutti che è un “addetto ai lavori” a sarebbe quindi il caso di metterci la faccia in quello che scrive. Se il mondo del baseball continua a nascondersi anzichè accettare il dibattito e l’analisi su cosa va e cosa non va in questo movimento, siete voi “addetti ai lavori” i primi ad affossare questo sport! Siete voi che dietro una tastiera, nascosti con nomi falsi, pensate di sapere tutto e di avere sempre ragione, poi quando siete seduti ai tavoli per le decisioni state zitti e accettate tutto quello che dall’alto vi viene imposto. Per “Mario” alias “Juan”, la prossima volta non basta cambiare nome e mail, falsa anche quella. Cambi anche scheda telefonica o PC altrimenti sarà sempre riconoscibile.

  2. Giovanni Colantuono
    Giovanni Colantuono 6 aprile 2017 at 11:20 -

    Stesso discorso per l’utente che si firma “Luca” il quale chiede con i soliti suoi modi una risposta. “Luca” avrà i suoi commenti pubblicati e avrà risposta quando avrà il coraggio per firmarsi con il suo vero nome e cognome. Così scopriremo tutti chi è questa personcina così a modo che gira nel baseball nettunese. Le dico comunque che nessuno la obbliga a leggere questo sito, ha tanti imbonitori e fenomeni che parlano molto della “sua” squadra, non le basta? Capisco che nessuno ha i numeri di questo sito e quindi quando si vuole visibilità si cerca il meglio. Allora si tranquillizzi e quando dalla “sua” società arriveranno comunicati stampa saranno pubblicati. Con questo ho risposto anche all’utente “pino” ennesimo nickname di personcina di grande coraggio che popola il baseball nettunese.

  3. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 6 aprile 2017 at 11:55 -

    Nessun problema, caro Giovanni,

    la Redazione fa comunque bene a stoppare quanti verrebbero chiamati da Ruggero Bagialemani, e sono pienamente d’accordo, signori “senzapalle”. Costoro abbattono solo livello e stile del sito.

    Cosa ben diversa è esprimere propri punti di vista anche in forte contrasto, mettendoci nome e cognome come ha fatto il Signor Franceschini che apprezzo appunto per questo, anche se ha concluso in modo poco elegante il suo intervento.

    Sicuramente in risposta alla sua battuta finale è dovuta la mia peraltro bonaria ironia sul senso delle sue considerazioni. Per il resto ho voluto dimostrare la fondatezza delle mie osservazioni, senza alcuna condanna nei confronti della Fortitudo, cosa che forse ha messo fuori strada quel “Mario” alias “Juan” cui è sfuggita o finge di non aver letto la mia frase: “Non c’è nulla di strano né di irregolare in questa logica osservata da tutte le società gestite con oculatezza e secondo le risorse a disposizione. Se fossi dirigente della Fortitudo, farei le stesse cose, per responsabilità verso gli sponsor e per non soccombere”

    La mia critica, quindi, non è rivolta alla Fortitudo (che ho tirato in ballo solo perché il suo roster più di ogni altro mi consente di evidenziare ciò che ritengo una anomalia del nostro baseball, in buona compagnia di altri sport che ne stanno facendo le spese come noi), ma verso una politica troppo permissiva delle passate dirigenze federali.

    Questo è il messaggio che ho voluto mandare alla nuova dirigenza federale (che sembra più attenta anche alle analisi che vengono effettuate fuori del suo ambito) ed è questo il punto da discutere e non quello di stabilire l’esatta percentuale di stranieri e ASI o sposati con Italiane che comunque li si vuol chiamare, non sono frutto dei nostri vivai!

    Chiunque di normale intelligenza lo ha capito. Chi non lo avesse capito vuol dire guarda il dito invece di ciò che il dito indica.

  4. roberto franceschini 6 aprile 2017 at 15:18 -

    Resto convinto di quel che dico. Oggi, riuscire, nel giro di pochi anni, a crescere un decina di giovani talenti, in grado di calcare i diamanti di IBL e A federale è un risultato grandioso, partendo da un vivaio di circa 120 atleti delle giovanili. Posso essere d’accordo con lei che la bolognesità dei tempi andati era tutt’altra cosa, ma appunto parliamo dei tempi andati, tempi da 3000 e passa spettatori. Ora non è più così. Colpa di chi? Poco mi importa, io, come tutti gli altri tecnici, dobbiamo fare i conti con l’odierno, con la carenza e non con l’abbondanza, il resto è accademia, storie gloriose da raccontare. La necessità di collocare tanti giovani talenti in giro per altre Società, nasce da vari fattori, gli obiettivi, l’impossibilità di avere una formazione in ogni categoria (per evidenti problemi finanziari e non tecnici) e perchè no per farli maturare in un ambiente meno familiare. Ciò detto, e con il massimo rispetto per tutti, noto che anche le altre società hanno compiuto lo stesso identico percorso e compiuto le stesse scelte. Ora, il mio sfogo, se così lo vuole chiamare, nasce dall’avere portato ad esempio solo la mia società e non l’intero movimento. Comprendo quale è il suo pensiero e lo rispetto. Credo però che vada anche detto che oggi non ci sono più le condizioni di 30 o 40 anni fa, tutto va più veloce e forse manca il tempo per aspettare una giusta maturazione dei giovani talenti, ma è altrettanto vero che le società, per la maggior parte, di C e B federale invece di schierare tanti giovani prospetti preferiscono ancora mandare in campo tanti ASI e Italiani non proprio di primo pelo. Se C, B e A federale fossero la “scuola” per crescere i giovani terminate le Giovanili forse saremmo impegnati a parlare di altro. Come vede per fare ammenda ad un finale di commento valutato “hard” sono passato al LEI. con il massimo rispetto.

  5. Stefano Manzini 6 aprile 2017 at 15:51 -

    Avete ragione da vendere caro Giovanni ed Ezio, datemene due kg per favore grazie, altrimenti esco.

    Tina Cipollari

  6. Stefano Manzini 6 aprile 2017 at 15:52 -

    Scherzo ragazzi, ne volevo tre

  7. maurizio 6 aprile 2017 at 15:52 -

    posso esprimere un mio personale pensiero, le analisi di cui sopra sono da quotare entrambe, vorrei aggiungere solo ,che per trovare un sostituto di rimpiazzo ai big ( Vaglio, Ambrosino ecc.ecc.) ci vogliono almeno 10 anni.
    ora quanti seconda base o esterni dovranno appendere il guantone?
    il problema (centrato dal sg.Franceschini) è vivere il presente … la butto li, e se le squadre U21. delle rispettive società di IBL (quella attuale ) farebbero classifica? , magari come terza gara a campi invertiti,
    all’inizio è problematica la cosa perché alcuni U21 giocano in prima squadra, naturalmente il problema è uniforme per tutti, magari inseriscono nel roster alcuni cadetti ultimo anno. Ma…..forse stò sognando
    Buona Pasqua a tutti.

  8. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 6 aprile 2017 at 21:45 -

    Caro Franceschini, si può mostrare riguardo o essere privi di rispetto sia col “tu” che col “lei” che sono semplici forme usate a seconda del grado di conoscenza e di confidenza.
    E siccome sono uomo di campo, come mi pare di capire lo sia tu, sono abituato al tu, e se anche non ci conosciamo preferirei continuare col tu, naturalmente se sei d’accordo. Ho usato il presente perché tuttora con i miei 80 anni scendo in campo con i più piccoli con la scusa di mio nipotino di 8 anni. Sarò patetico, ma
    cerco di rendermi utile e cerco di coinvolgere anche qualche genitore presente con la scusa di chiedere una mano per controllare la vivacità dei vispi ragazzini: con questa scusa faccio in modo che anche loro ascoltino gli insegnamenti affinché siano in grado di prolungare nei cortili di casa l’allenamento dei loro piccoli e si sentano sempre più vincolati al baseball.
    In questo intervento dici delle sacrosante verità: ad esempio, in pochi anni e con 120 atleti delle giovanili non si possono fare miracoli e tanto meno formare una squadra da IBL. Se ci fai caso, diciamo la stessa cosa: se 120 atleti (noi nella vecchia squadra dei fratelli Mangini – ne parlavo proprio di recente con Giancarlo – forse ne avevamo anche di più), erano sufficienti ad alimentare il nucleo principale della prima squadra che militava nel massimo campionato, ora con l’attuale livello tecnico sono assolutamente insufficienti. Ce ne vorrebbero 500. Non perché l’attuale livello sia tre o quattro volte maggiore (cosa che non è), ma perché basta un piccolo balzello tecnico in su per richiedere un grande allargamento della base. Invece siamo ai livelli di 50 anni fa! Le franchigie avrebbero potuto risolvere parzialmente il problema: purtroppo sono state “imposte” e quindi, sorte in modo non naturale, hanno creato più danni che benefici.
    Seppure con ragione dici che tu, come tecnico, devi fare i conti con questo stato di cose, ed è giusto che sia così, non per questo dobbiamo rassegnarci: il problema non è del tecnico e nemmeno delle società, i cui obiettivi hanno diversa natura (necessità di risultati utili per mantenere gli sponsor e poter trattenere i talenti, etc.) e quindi utilizzano tutte le possibilità concesse dalla Federazione. Il problema è di chi ha la responsabilità del movimento.
    Non conosco la tua età, ma avendoti confessato la mia, capisci bene che la storia del nostro baseball non me l’hanno raccontata, l’ho vissuta. Posso dirti quindi che il baseball è cresciuto di livello di pari passo con l’espansione sul territorio e l’aumento delle società e del numero di praticanti; e che ha cessato di espandersi, e anzi ha iniziato a regredire, quando si è cominciato ad eccedere con l’inserimento degli stranieri, allora soprattutto USA.
    La dirigenza federale ha continuato a spingere nella “scorciatoia” per alzare il livello tecnico senza attuare alcuna politica di espansione. Anzi, è stato abbandonato a se stesso il meridione che stava esplodendo negli anni a cavallo del 2000 grazie alla localizzazione in Sicilia di due importanti manifestazioni internazionali: i Mondiali del 1998 e i Campionati Universitari del 2002. Si sono persi ben tre magnifici stadi illuminati (Palermo, Messina e Reggio Calabria) e la possibilità che la Sicilia diventasse la Florida per l’intera Europa potendosi giocare praticamente tutto l’anno! La morìa del movimento ha fatto registrare altri incredibili perdite di stadi in diverse parti del territorio nazionale, nord compreso.
    Ma la Federazione ha continuato imperterrita la politica tendente all’innalzamento del livello allargando la possibilità di tesserare gli stranieri: ci siamo riempiti degli incolpevoli ma talentuosi (non tutti) centro e sudamericani che hanno riempito i ruoli più importanti e costretto le società, rimaste con vivai numericamente non più estesi di quanto non lo fossero 30/40 anni fa e quindi non certo in grado di fare concorrenza all’immenso vivaio (meglio dire mercato di atleti già formati) d’oltre oceano.
    Ecco allora che in Italia si è stati è costretti a fare quello che hai detto: “La necessità di collocare tanti giovani talenti in giro per altre società …”
    Certo, quello che diversi anni fa era un’eccezione, ora è una normalità e, come ho precisato, non posso condannare le società perché lo fanno: è una esigenza cui non possono sottrarsi.
    Sbaglio se condanno la politica federale fin qui condotta e se invoco un cambio di rotta per un graduale ristabilimento di equilibrio tra livello del massimo campionato ed ampiezza della base? Sbaglio se dico che le prime vittime di una simile situazione sono i tecnici ed i giocatori italiani sballottolati da una parte all’altra in cerca di gloria? Dobbiamo o no pensare che i “talenti” italiani vengono sradicati dalle loro città con grossi problemi per lo studio o per il lavoro?
    I talenti della formazione della Fortitudo del ’69 risiedendo sempre a Bologna potevano, magari con qualche sacrificio, proseguire negli studi e/o mantenere il lavoro per garantirsi una vita serena una volta appeso il guanto. Quelli che ora girano da una squadra all’altra, da una città all’altra: come provvederanno al loro futuro se non riescono ad ottenere un ingaggio milionario negli USA? Che ne sarà degli altri per uno che ce la fa?
    Capisco di toccare un problema etico, ma è un dovere farlo da parte di chi dirige il movimento perché lo sport, soprattutto quando non è professionismo (e dubito che in Italia ci sia atleta per quanto talentuoso che percepisca remunerazioni da tranquillizzarlo per il futuro), è “etica”.
    Non finirei di parlare perché è piacevole farlo quando, smussati gli angoli, ci si rende conto di essere sinceramente appassionati del nostro sport. Ed è quello che conta e che ci unisce anche dopo una “scazzottata”: si, ma leale e a viso aperto.
    Grazie, Franceschini, per essere tornato sull’argomento.

  9. roberto franceschini 7 aprile 2017 at 12:55 -

    C’è del vero in quel che dici Ezio. proverò, comunque, a esporti la mia idea a 360°, dalla IBL agli Esordienti.
    Sono un po’ più giovane di te, i miei 62, mi permettono di ricordare, dal passato prossimo un po’ tutto quello che è successo da giocatore prima e da tecnico poi. La principale dicotomia della quale siamo schiavi è: “non parlano di noi perchè siamo piccoli”, ma se ci concentriamo sulla IBl depauperiamo i giovani talenti, però se non produciamo spettacolo nessuno parla di noi, quindi, che si fa? C’è tanto da fare, ma prima di tutto occorre sapere dove si vuole andare. Si vuole lo spettacolo per avere buona stampa e tanta giovanile per avere futuro, ma si può avere tutto? Certo che si, ma ci vuole pugno duro e non pensare alle prossime elezioni.
    Iniziamo.
    IBL
    Deve essere una Lega, legata alla FIBS, ma in grado di autoamministrarsi, con regole chiare e condivise, in grado di sostenere anche una intera franchigia, composta, ove possibile, da formazioni in ogni livello e categoria, capace di allevare i propri prospetti dagli esordienti alla A federale senza costringere le singole società a ipocrite gestioni di squadre satellite.
    A FEDERALE
    Un campionato il più allargato possibile con lanciatori solo di scuola italiana (così come in B e C) che possano nel corso della stagione, all’occorrenza, salire in IBL e ritornare nella propria serie. Unico modo per sviluppare il settore più carente dei position player in Italia.
    B e C FEDERALE
    Campionati di sviluppo dopo la U18 massimo inserimento dei giovani giocatori, limitazione dei giocatori di scuola straniera, no pictcher, catcher e shortstop, e ASI, max 30 anni di età.
    CAMPIONATO OPEN
    il campionato di baseball di chi a fine carriera o quasi ha ancora voglia di cimentarsi nel batti e corri. Formazioni Open per quanto riguarda ogni settore, lo scopo è il divertimento e il bel gioco senza l’ansia del risultato .
    GIOVANILI
    U18 così come è ora
    U15 giocato in campo ridotto, ex misure Allievi,
    U12 così come ora
    ESORDIENTI è obbligatorio che ogni società abbia almeno una formazione Esordienti: Ci vuole lavoro e passione per andare nelle scuole, nelle parrocchie, nei Circoli, ma se non sfondiamo questa porta tutte le altre si chiuderanno.
    Certo molte Società non saranno d’accordo, “ho solo 6 giocatori italiani per la B”, ” sono senza lanciatori di livello”, “devo mandarli via tutti perchè non posso fare la squadra” già sentiti questi commenti, li capisco, ma capisco anche che questi problemi sono il frutto di una gestione miope, che non deve essere colpevolizzata duramente, ma tutto questo deve finire, ci si ridimensiona per un anno, e si creano le condizioni per proseguire meglio. Parleranno di noi dopo? Forse si, forse no, certo che se non cominciamo noi ad aiutarci gli altri non lo faranno. Ti salauto Ezio a presto.

  10. FRANCO LUDOVISI 7 aprile 2017 at 19:47 -

    Caro Ezio,
    leggo solo ora il tuo pezzo perchè sono stato “fuori uso”per un paio di settimane.
    Non entro nel merito della discussione perchè per me c’è un solo stimolo a giocare a baseball: divertirsi prima di tutto, poi……..

    Intervengo perchè ti è rimasta nella penna, scrivendo il roster della Fortitudo 69, il nome di ENZO BLANDA.

    Enzo, anche se non per nascita e per discendenza, era bolognese a tutti gli effetti ed ebbe, in quel campionato, grande rilievo sia come giocatore e come Tecnico una volta sostituito il buon Zinno che era anche lui bolognese non di nascita e discendenza.
    Ancora:
    vorrei dire che in quel campionato fu importante l’apporto di Stefano Malaguti che, a differenza di quanto gli capitava nei precedenti campionati, fece le sue valide nei momenti importanti delle gare e quindi doppiamente produttivo.

    Solo questo, poi se vi siete divertiti da piccoli con il baseball allora vi divertirete ancora, come capita a me, ad ottant’anni.

  11. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 7 aprile 2017 at 22:04 -

    Eccomi, Roberto, ho letto con attenzione il tuo intervento che si apre sul dilemma che ci troviamo ad affrontare in una realtà in cui i media sono spenti perché siamo piccoli e se vogliamo produrre spettacolo per attirarli, dobbiamo sacrificare molti nostri giovani.

    Ecco cosa penso.

    Devo fare nuovamente un passo indietro nel tempo per una per me inspiegabile evoluzione del comportamento dei “media” nei confronti del baseball. Quando nel primo dopo guerra è iniziata l’avventura c’è stata per noi molta attenzione da parte dei media, forse per la novità. Le novità, però, hanno la durata di una fiammata, ma per il baseball non è stato così perché ha continuato ad essere seguito sempre di più fino agli anni ottanta con un continuo crescendo sui più importanti quotidiani sportivi e non, come la Gazzetta dello Sport, Lo Stadio, il Resto del Carlino, Tuttosport, il Corriere dello Sport, la Gazzetta di Parma … Ed è stato così per un trentennio durante il quale il baseball ha continuato ad espandersi, a crescere tecnicamente, ad attirare pubblico e sponsor di rilevanza nazionale!

    La cosa che non mi spiego è come mai sul più bello, quando gli stadi erano ancora frequentatissimi, la Nazionale si faceva onore ai Mondiali e guadagnava il primato in Europa dove anche a livello di Club conquistava coppe su coppe, quasi improvvisamente e contemporaneamente i tre quotidiani sportivi più importanti e più utili per la divulgazione del movimento perché a tiratura nazionale (Gazzetta dello Sport, Tuttosport e Corriere dello sport) hanno cominciato a rallentare la loro attenzione. Non ne ho mai compreso la ragione, né ho mai trovato qualcuno che sapesse dare una spiegazione plausibile. Anzi no, qualcuno sospettava esserci stato lo zampino del Calcio preoccupato della continua ascesa del baseball. Mah!

    Fatto sta che la mancanza di quel supporto mediatico ha fatto uscire di scena il baseball di primo piano da Roma, Milano e Torino, sopravvivendo bene soprattutto in Emilia/Romagna dove la stampa ha continuato a supportarlo.

    Erano già evidenti i segni di stagnazione quando è approdato alla guida federale Fraccari che, resosene conto, ha cercato di rianimare il movimento predisponendo quel famoso programma de “gli anni della svolta”.

    Fraccari ha puntato tutto sul potenziamento del vertice e del livello tecnico al fine di produrre spettacolo: con il massiccio afflusso di giocatori sudamericani il livello si è effettivamente alzato, ma con micidiali danni “collaterali”: incredibilmente, è diminuito il pubblico, c’è stato un forte decremento di società e quindi di praticanti, i citati tre importanti quotidiani sportivi hanno ridotto al minimo gli spazi a noi dedicati (la Gazzetta dello Sport ci relega tra la quarantesima e la cinquantesima pagina in 20 cmq tra le notizie in piccolo, mentre fino agli anni ’80 ci dedicava mezze pagine tra i primi fogli!), sono spariti dal campo delle sponsorizzazioni le tantissime grandi marche che ci avevano accompagnato e consentito di crescere per oltre trent’anni (quando eravamo ben supportati dalla stampa) e, fatta eccezione della Fortitudo assistita da una grande compagnia come l’Unipol/Sai, le altre squadre più in vista vivono grazie alla passione e le risorse di grandi mecenati come Zangheri, Pillisio, Tommasin, Fortini …

    Capisci, Roberto, viviamo su una bolla di sapone: la ridottissima risonanza mediatica del nostro sport non attirando più le aziende, comporterà grossi problemi nel momento in cui qualcuno di questi personaggi dovesse mollare,

    Non so spiegarmi nemmeno questo fenomeno il quale, però, ci fa capire senza possibilità di dubbio, visti i risultati, che puntare su “livello” e “spettacolo” è stato un errore: insistere sarebbe imperdonabile.

    La tua ipotesi di una Lega cui pensava anche Carnevale, se era pensabile e forse fattibile quando il baseball era quasi corteggiato dalle grandi aziende (ci vogliono investimenti importanti, almeno fino a quando – ammesso che succeda – non tornerà agli stadi un pubblico numeroso almeno come ai bei tempi), ora non lo è più oppure sarebbe realizzabile da un ridottissimo numero di squadre con queste negatività: ci troveremmo nella stessa condizione attuale e non cambierebbe nulla né per il pubblico, né per i “media”; i riflettori mediatici, sempre più fiochi, continuerebbero ad illuminare (si fa per dire!) solo le società della “lega”; il resto del movimento, con pochissime risorse proprio per la mancanza di mediaticità assorbita dalla massima serie, poco può fare per incrementare l’attività di formazione dei giovani. Continuerebbe, quindi, la fase di declino che solo negli ultimi 6 anni (lo ripeto) ha visto un movimento, già ridotto ai minimi termini, perdere ben 95 società!

    Condivido quanto prevedi per il resto, ma per la prima serie sono convinto della necessità di un forte allargamento da attuarsi nelle modalità che varie volte ho descritto, ovvero con l’introduzione della “fase di qualificazione” (ridicola se attuata su 8 squadre come a suo tempo è stato costretto a fare Fraccari). E’ l’unico modo per non rinunciare al livello di gioco raggiunto e per ottenere un alto grado di competitività (più importante, per il pubblico, dell’alto livello di gioco). Ovviamente ci sono anche molti altri vantaggi … ma credo di averti annoiato troppo e quindi non oso continuare!

    Per il resto condivido i tuoi suggerimenti ad eccezione dell’ “obbligo” della formazione di Esordienti. E’ vero che senza obblighi è difficile che le società prendano iniziative, specie se non ci sono ritorni immediati, ma è pur vero che potrebbero esserci delle società nella reale impossibilità di adempiere all’obbligo. Queste società verrebbero penalizzate o escluse del tutto dall’attività se la Federazione non concede “deroghe”: ma queste sono sempre discutibili e foriere di malcontenti.

    Sono del parere che siano le società a decidere cosa fare per sopravvivere ed avanzare, se c’è la giusta ambizione, e quindi agire di conseguenza.

    La stagione incombe e quindi ti auguro buon lavoro, contento di risentirti su tutti i problemi che ci interessano!

  12. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 8 aprile 2017 at 08:03 -

    Caro Franco,

    è ben difficile che tu, roccia ottantenne, possa essere messo “fuori uso”. In ogni caso sono convinto che sei già in piena forma! E tutti te lo auguriamo!

    Quanto ai nomi che citi tu, non sono rimasti nella mia penna ma in quella di Roveri giacché ho fatto un copia/incolla del roster del ’69 da lui indicato!

    Colgo l’occasione per aggiungere una precisazione al già troppo lungo mio intervento di cui sopra, a proposito del declino del nostro movimento nonostante i cambiamenti proposti da Fraccari per il rilancio.

    Sicuramente qualcuno ne addebita la responsabilità alla crisi economica, scusa di cui si è fatta scudo (denunciando quindi il proprio fallimento) la passata dirigenza federale. Ma questa tesi è smontata da due fatti incontestabili:

    - la decadenza del baseball era già in atto molto prima degli “anni della svolta”: l’esigenza di cambiare dimostra appunto che il movimento era in sofferenza già molto prima dell’arrivo della nuova crisi economica;

    - l’Italia è stata attraversata da un’altra crisi lunga e molto più devastante, perché economica e politica, a partire dal famoso ’69: scioperi selvaggi, occupazioni di aziende, gravissimi disordini di piazza, rapimenti e omicidi fino al massacro di Aldo Moro … Ebbene: il baseball non solo non ha subito frenate nel suo trend di crescita, ma è riuscito a toccare il suo punto più alto.

    Già rifugiarsi dietro le scuse vere è un fatto negativo e dimostra l’incapacità o la rinuncia a reagire. Figuriamoci poi se ci si ripara dietro quelle false!

  13. Luigi 8 aprile 2017 at 10:32 -

    Sul sistema mediatico italiano ci sarebbero da dire troppe cose e se ci ricordiamo gli anni 70/80 chi erano le proprietà dei maggiori giornali molte cose si spiegano, poi sappiamo a chi è passata di mano quasi tutta l’informazione negli anni successivi. Ora ci si informa quasi esclusivamente on line, le reti mediaset e rai si contendono i diritti del calcio, moto, F1 e poco altro, i canali rai sport dopo alcuni anni discreti ora non si capisce a cosa servano. Il gruppo D MAX ha preso in consegna il rugby diventando parte importante della passata recente fortuna di questo sport, che però se non produce i risultati aspettati addio pubblico, già in diminuzione al Flaminio nelle ultime edizioni RBS 6 nazioni. I nostri problemi al momento sono altri ben inquadrati dai due nostri Ezio Cardea e Roberto Franceschini, in particolare sono d’accordo sulla necessità che i prodotti dei nostri vivai si divertano in C/B/A almeno li tutti italiani di scuola italiana e stop. Certo ci saranno società che non potranno avere tutte le categorie iscritte nei settori giovanili, ma ci vuole tempo e pazienza, magari qualche incentivo ai tecnici nostrani che sono sempre i più bistrattati. Poi è logico che FIBS dovrebbe fare molta formazione e aggiornamento ai tecnici di base e istruttori e via via anche agli allenatori; qualifiche che dovrebbero rimanere tali solo con precisi aggiornamenti continui. Saluti.