Analisi impietosa e assolutamente “trista”

Pubblicato il Set 24 2019 - 10:49pm by Ezio Cardea

Carissima Allegra Giuffredi, ricordo che una volta  Colantuono ha detto che  non faccio sconti a nessuno, nemmeno alle persone che stimo: eccomi ora a …  muovere qualche appunto alle tue “riflessioni” sul baseball italiano, con immutata simpatia e stima nei tuoi confronti per il garbo con cui le hai esposte.

Temo che la più che giustificata euforia dell’en plein realizzato quest’anno dalla tua benamata Fortitudo ti abbia distratta dal resto del nostro mondo in forte sofferenza, dove già da ora certi rumor indicherebbero nuovi casi di difficoltà tra le componenti del massimo torneo.

Sai benissimo che la situazione del nostro baseball è molto critica, bisognosa da tempo di interventi energici che la precedente gestione federale non ha mai avuto il coraggio di fare.

Sai benissimo che per tale inerzia il movimento ha subito e sta subendo una notevole decrescita attestata dalla forte diminuzione delle società affiliate e, di conseguenza, di tesserati.

Sai benissimo che per quasi due decenni l’interesse primario della Federazione si è concentrato sull’innalzamento del “livello” e della “qualità” del massimo torneo con l’intento di renderlo “prodotto da vendere” (nell’illusione che in tal modo si autofinanziasse con un maggiore afflusso di pubblico, e approdasse quindi al professionismo!): una visione prosaica, oltre che fuori dalla realtà,  priva di ogni trasporto emotivo. Calcolo rivelatosi sbagliato perché l’elemento fondante di ogni sport, o meglio l’essenza di ogni sport, è la “competizione”. La “competizione” è  il collante sport-tifosi-pubblico:  senza “competizione” la “qualità” non serve. Lo ha dimostrato il calo di pubblico verificatosi man mano che saliva la qualità, quella qualità comprata oltre oceano che ha ridotto a pochi Club la competitività che un tempo reggeva in campionati a 10 squadre.

Sai benissimo che questa fuorviante filosofia della “qualità”, purtroppo ancora invocata nelle alte sfere, e anche da te, Allegra, ha tolto fascino al nostro baseball allontanando il pubblico invece di fidelizzarlo; “qualità” elevata a “feticcio” di chi ha erroneamente pensato che il nostro baseball fosse ormai ad un passo dal  professionismo.

Sai benissimo che, nonostante ogni evidenza (crollo delle franchigie forzate, crollo dell’IBL2,  disastrosa sparizione dal primo palco di Club storici, continuo tirarsi indietro di importanti sponsor con l’unica eccezione dell’UnipolSai,  continuo calo di pubblico ….) la Federazione non ha saputo reagire se non … facendo passi indietro (da 10 a 8,  a volte a 7 squadre, da 3 a 2  incontri settimanali, dalle  270 gare presentate dal massimo campionato per stagione alle 84 del recente campionato…), bloccata psicologicamente dal totem del girone unico giacché in un’Italia dominata dal calcio, i campionati con più gironi sono degni solo delle serie inferiori!

Sai benissimo che in quest’ottica la Federazione ha continuato ad interessarsi quasi esclusivamente delle società del massimo campionato a scapito di tutte le altre, e sai benissimo che le società più penalizzate sono state quelle del campionato cadetto, private del diritto di accedere alla massima serie: impedite non solo di fatto (per il forte gap tecnico con la prima serie sorto per le ragioni che varie volte ho evidenziato), ma addirittura da una decisione federale che ha soppresso le promozioni/retrocessioni per merito, in plateale contrasto col fondante principio delle “condizioni di uguaglianza e di pari opportunità”, espressamente enunciato al punto 9 del primo articolo dello Statuto Federale.

Sai benissimo che, alla fine, il movimento non aspettava altro che quello ChanheUp che ha consentito a Marcon di accedere alla sala dei bottoni … Bottoni che, tuttavia, non solo nel primo anno della sua gestione (siamo generosi e concediamo a Marcon le attenuanti della sua “prima volta”), ma anche nel secondo e nel terzo anno (e qui mi riesce impossibile trovare giustificazioni) hanno continuato ad essere azionati dalle stesse società che avevano condizionato la politica di Fraccari!

 

Ben sapendo tutto questo, cara Allegra, mi stupisci non poco perché sembri assolvere l’inerzia dell’attuale gestione federale mentre attribuisci una luce “trista” non tanto, mi par di capire,  alla drammatica situazione del baseball italiano, quanto a chi la addita facendo un’analisi basata non su impressioni ma su fatti e dati,  su frasi riportate fedelmente per intero  onde evitare di alterarne il significato rispetto a quello del  contesto dal quale sono estrapolate.

Analisi confortata da commenti positivi e da un sorprendente numero di cliccate su “mi piace” che attestano un largo consenso che pochi articoli possono vantare.

La sintesi che fai del mio articolo induce, chi non lo avesse letto, a credere che io attribuisca per intero a Marcon il drammatico calo da 270 a 84 del numero delle partite presentate dal nostro massimo campionato. Marcon ha solo ricevuto un’eredità pesante e già fortemente compromessa: a lui addebito la mancata determinazione nell’imporre ciò che ora lui stesso definisce improrogabile.

Mi stupisce il tuo sottolineare che Marcon è persona seria, quasi avessi sostenuto il contrario: come a suo tempo ho fatto con Fraccari, non giudico lui ma ciò che fa o dice, e le eventuali critiche non cambiano il giudizio positivo sulla persona.

 

Nessuna dietrologia

 

Proseguendo nella lettura del tuo articolo, cara Allegra, noto che secondo te io colpevolizzerei alcune grandi società della ex IBL del  declino del movimento  scrivendo che a mio avviso “dietro tutto questo ci sarebbero gli interessi dei grandi Club”, quasi attribuissi  loro chissà quali trame. Non ho mai fatto dietrologie, e soprattutto,   ho sempre precisato che la “responsabilità”  è sempre e comunque di chi è deputato dallo Statuto a decidere delle politiche federali: ovvero la dirigenza federale se non addirittura il solo Presidente, come stabilito dall’art. 25 punto 3. Qualunque sia la pressione esterna.

Ho sempre supposto che l’atteggiamento negativo di tali club rispetto a varie iniziative federali, è attribuibile al  più che istintivo e naturale loro interesse a:

  • evitare che si riduca il bacino di pescaggio di “prospetti”, che non verrebbero certamente ceduti dalle società promosse;
  • evitare limitazioni all’utilizzo di giocatori stranieri;
  • non allungare il campionato con i costosi risvolti in fatto di permanenza dei numerosi ingaggi d’oltre oceano;
  • non far lievitare i costi delle trasferte, che sarebbero più numerose ed anche più lunghe (questa non è una mia supposizione ma una confessione di un personaggio importante: vedi sito ”BASEBALL, SCHIROPENSIERO, SPORT on 15/03/2014. “come può diventare una risorsa, se ogni volta che una squadra siciliana partecipa a un campionato veniamo coperti di insulti dalle altre squadre inserite nel girone?) ;
  • poter continuare a mantenere l’appannaggio dei titoli italiani ed europei che ormai, da quando i media nazionali hanno quasi completamente abbandonato il baseball,  costituiscono la ragione più determinante per il mantenimento delle sponsorizzazioni.

 

Senza contare  i dirigenti di quelle Società hanno delle responsabilità nei confronti dei loro sponsor: come giustificherebbero l’appoggio a politiche che altererebbero la loro posizione privilegiata? Anch’io nei loro panni assumerei un atteggiamento di difesa di uno status quo favorevole alla società: rimanendo passivo o comunque non reagendo a certe politiche in modo determinato e soprattutto pubblico, i rapporti con gli sponsor, soprattutto quelli maggiormente impegnati, potrebbero avere riflessi negativi.

Pertanto la ferma opposizione di quei Club  non ha nulla di illecito né di illogico e quindi non condannabile: sarebbe stato da ingenui non attendersela. Ma si tratta di interessi limitati a sole alcune pur grandi società e non a tutte, interessi che configgono con l’esigenza della Federazione di elaborare strategie per lo sviluppo di tutto il movimento.

Più la Federazione si mostra arrendevole, più avanza il declino che ora arriva a colpire anche i club più strutturati. Questo stato di cose dovrebbe convincere i dirigenti di quelle società e dei relativi sponsor a superare i suddetti interessi, ma credo che il loro atteggiamento non sia cambiato. Infatti sembra che tali (ormai pochissimi) “grandi” Club aspirino  a staccarsi dal campionato italiano per dar vita ad un torneo europeo per club, cosa cui da tempo lavora o lavorava Fraccari nella sua veste di presidente mondiale, sebbene il progetto abbia già ricevuto una bocciatura dall’Olanda.

Nemmeno in questo caso si tratta di dietrologica mia fantasia, dato che di tale possibilità ne ha fatto cenno su Baseball.it il giornalista Mino Prati secondo cui quel torneo sarebbe lo sbocco naturale per le suddette  “grandi”,  vista la crisi del baseball italiano!

Personalmente credo che sia un danno, così come lo è per il rugby che già vive una situazione simile senza un minimo vantaggio.

“Suggerimenti e riflessioni” di Allegra Giuffredi … ed anche miei

Cominciamo da:“non si potrebbe far sì che le poche squadre che possono giocare un Campionato spettacolare, anche durante la Regular Season, si incontrino per almeno tre volte e con tre incontri settimanali, con magari un double-header che consenta di mantenere comunque a due il numero delle giornate di trasferta e degli spostamenti?” D’altra parte “i Chicago Cubs … giocano contro i Milwaukee Brewers e non so più quante volte si sono già incontrati nelle MLB, anzi no, lo so: ben 19 volte”

Bisogna tener conto del fatto che i 19 incontri tra  i Chicago Cubs e i Milwaukee Brewers sono diluiti nelle ben oltre 150 gare per club  previste dal campionato di MLB composto da 30 squadre!  L’impossibilità del nostro campionato di andare oltre le 4 squadre (se si vuole mantenere un certo livello delle gare), ci riporterebbe ad una disastrosa esperienza: nel ‘58 le società di élite di allora hanno disputato un campionato esclusivo a 4, il famigerato “Torneo d’Oro”,  che ha  disgustato tutti al punto  che tale “pensata” è stata immediatamente ripudiata  e l’anno successivo si è tornati alla normalità. Anzi, è iniziata la strada di un allargamento sempre più consistente che ha consentito al baseball di esplodere nel vero senso della parola uscendo dall’asse Roma/Nettuno, Bologna, Milano e Torino.

Quanto al ritorno ai 3 incontri settimanali bisogna tener presente che la riduzione a 2 è stata decisa per consentire la prosecuzione del massimo campionato con almeno 8 squadre. Come potrebbe la Federazione  imporre 3 incontri, tanto più che perdura  la crisi dietro la quale si sono rifugiati sia Fraccari che Marcon?

Infine, Allegra, concedimi di darti un delicato ma affettuoso buffetto sulla guancia: anche tu parli di “qualità”, parola che ha dato il via non alla “svolta” inneggiata nel famoso proclama  “Gli anni della svolta”  di Fraccari, ma ad una forte accelerata a quel declino che era già in atto e che Fraccari intendeva contrastare”!

La “qualità” non va comprata ma creata: questa dovrà essere la grande sfida futura della Federazione.

Sarebbe ora di accantonare quella parola, qualità,  la cui ricerca forzata (mediante l’ormai incontrollato ricorso agli acquisti oltre oceano invece che attraverso l’espansione del movimento) ha causato tanti, troppi défault proprio come l’ira funesta di Achille “che tanti lutti addusse agli achei”. Ricordiamoci, invece, che il requisito fondamentale dello sport è la “competizione”: lo sport è per sua natura  “competizione”, senza la quale la qualità non ha alcuna attrattiva.

La “competizione” è perseguibile anche in un campionato allargato (necessità dichiarata improrogabile dallo stesso Marcon in occasione dell’intervista durante la finalissima della Italian Series a S. Marino) unicamente adottando  un accorgimento che suggerisco da sempre:  impostando  il campionato con una prima fase selettiva che  risolve molti  importantissimi problemi:

 

  • la necessità di aumentare notevolmente il numero delle società partecipanti e quindi l’area di gioco;
  • la maggiore appetibilità del baseball da parte degli sponsor per via della più estesa area di gioco;
  • l’assorbimento ad inizio stagione delle gare più sbilanciate a vantaggio della seconda fase nella quale le “manifeste” si riducono al minimo fisiologico, anche se non possono essere eliminate del tutto potendovi incorrere alche le cosiddette “grandi”;
  • portare a fare una altrimenti impossibile grande esperienza di gioco ad una notevole quantità di atleti dei nostri vivai proprio per merito di quelle società che non possono permettersi di “comprare” la qualità;
  • la possibilità da parte delle cosiddette “grandi” di sperimentare i suoi prospetti senza eccessivi rischi nella prima fase;
  • rendere possibile il sacrosanto e doveroso ripristino delle promozioni/retrocessioni tra le prime due serie dato che il girone che lotta per la permanenza  in  prima serie ha un livello tecnico simile a quello della serie cadetta;
  • infine, raggiungere nella seconda fase in tutti i gironi quella competitività  che è il più importante requisito di ogni sport agonistico, e nello stesso tempo, salvaguardare senza recare danni a nessuno la tanto benedetta “qualità” che si concentra nel girone del maggior livello tecnico: quello in cui è in palio il titolo di Campione d’Italia.

Carissima Allegra, se provassi a spostarti mentalmente da Bologna e dalla tua Fortitudo immaginando di essere, per esempio, a Sesto Fiorentino ed essere tifosissima del Padule, saresti meno indulgente verso chi  non ha ancora dato corso a quella riforma del massimo campionato che probabilmente avrebbe consentito a quella società, come anche al Padova, di restare in massima serie.

In ogni caso, i tuoi punti di vista pur divergenti dai miei, non intaccano il giudizio positivo che ho nei tuoi confronti, come già detto,  per  la sensibilità ed il garbo con cui li hai esposti.  Sensibilità e garbo che favoriscono un sempre interessante ed utile scambio di idee.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

4 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Francesco 25 settembre 2019 at 12:26 -

    Egregio sig. Cardea, spero vivamente, nell’interesse del baseball, che venga ascoltato dai vertici FIBS e che si possa addivenire ad una seria A unica con 24 squadre, suddivise in 4 gironi da 6 squadre ciascuna.
    Grazie per i Suoi illuminati contributi.
    Francesco Zucconi

  2. clemente21 30 settembre 2019 at 09:34 -

    Spero che intendiate lasciare almeno i roster a 10 giocatori almeno
    oppure volete diminuire i giocatori in campo?
    Perche’ con 24 squadre fate fatica a fare il line-up ed un
    bullpen che possano chiamarsi tali
    Cambiamo pure ma per favore guardate prima i roster di queste fantomatiche 24 squadre

  3. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 30 settembre 2019 at 15:06 -

    Ringrazio il signor Francesco Zucconi (figlio d’arte e forse figlio o nipote di qualche giocatore emiliano dei primi anni 60 che probabilmente avrò avuto come avversario sui diamanti (allora campi di calcio) per il suo commento e per il suo assecondare l’unica via di uscita da questo declino sempre più inarrestabile e implacabile.

    Comprendo meno l’intervento del sig. Clemente.

    Le due prime serie sono composte complessivamente da una trentina di squadre. Pertanto non si capisce dove sia la difficoltà di creare una prima serie di 24 squadre. Se il problema è il “livello tecnico”, credo che i mie numerosi inteventi abbiano spiegato in modo inequivocabile che l’introduzione della novità della “fase di qualificazione”
    non solo consente di risolvere ma addirittura di elevare la qualità.
    Diverso sarebbe il discorso nel caso di ritorno alle tre partite settimanali: sarebbe auspicabile tornarvi al più presto ma per il momento né Francesco Zucconi ha invocato tale necessità, ne il sottoscritto ritiene opportuno venga al momento riproposta.

    Allo stato attuale l’allargamento della prima serie è senz’altro sostenibile e realizzabile anche con 24 squadre; ma per semplice questione di “impostazione”, la mia più volte enunciata proposta si basa su 18 squadre divise in 3 gironi per la facilità di avviare, al termine della fase di “qualificazione”, la seconda fase della regular season in nuovi gironi di livello omogeneo.
    In ognuno dei nuovi gironii la competizione sarà alta non solo per via della omogeneità delle forze in campo, ma anche perché ogni girone ha una sua finalità: la conquista del titolo di Campioni d’Italia, la conquista della Coppa Italia ed infine, nel girone tecnicamente meno alto, la lotta per la permanenza nella massima serie.

    Che ne resterebbe della A2?

    La mia proposta prevede che per il campionato Cadetto il territorio nazionale venga suddiviso in 3 “macrozone” all’interno di ognuna delle quali allestire altrettanti campinati a 18 squadre divise in 3 gironi, con la stessa impostazione del campionato di prima serie.
    Oltre agli enormi risparmi in fatto di trasferte, numerosissime piazze potrebbero vantarsi di militare in serie cadetta godendo, in tal modo, di maggiore visibilità e per ciò stesso attraendo maggiormente i giovani a praticare il baseball. Senza contare la maggiore sensibilità che avrebbero le autorità comunali per tutte le tane necessità di cui la società hanno bisogno.

  4. Francesco 1 ottobre 2019 at 10:37 -

    Buongiorno sig. Cardea. Sono figlio di Walter Zucconi che, ai tempi dell’università frequentata a Bologna, ha giocato come lanciatore nelle gloriose Calze Verdi di Casalecchio, nonchè nipote del “mitico” Sergino Zucconi. Attualmente sono Presidente dello Junior Rimini Baseball che milita con 2 squadre nei campionati seniores di serie B e di C e schiera 8 formazioni giovanili. Per la passione che nutro da decenni nei confronti del baseball e per l’affetto che ho verso gli atleti che militano nello Junior Rimini, mi auguro che Lei sia ascoltato.