Zangheri-Pillisio, un caso che fa riflettere

Pubblicato il Dic 3 2017 - 2:54pm by Ezio Cardea

Nell’imperversare, nei giorni scorsi, delle notizie relative alla consueta campagna acquisti di ogni anno, ne è comparsa una assolutamente anomala perché ha riguardato l’ingaggio di … un presidente!

Era già nell’aria il passo indietro che il grande Patron dell’altrettanto grande Rimini Baseball, Cesare Zangheri avrebbe fatto, per via dell’età, lasciando la presidenza del glorioso Club: il momento della decisione alla fine è arrivato, ma non era in alcun modo previsto come e chi avrebbe assunto le redini della società.

Cesare Zangheri, come noto, col suo lungo impegno nella società riminese è stato il  massimo artefice della grandezza dei “Pirati” il cui palmares si è arricchito, nella stagione appena conclusa, del 13° Scudetto: un palmares che, se non sbaglio, annovera anche 5 Coppe Italia e 3 Coppe dei Campioni!  Il  Patron chiude con l’ennesima soddisfazione, ma probabilmente non ha trovato in casa chi intendesse o volesse addossarsi quella grossa eredità e allora, come gli è capitato di fare con i giocatori in modo egregio se il suo Club ha un medagliere così ricco, ha pescato fuori territorio:  questa volta non oltre oceano, ma nella Padania.

Ed è questa la notizia: l’inconsueto ingaggio di un “patron”!  Ma non si tratta di un personaggio nuovo al nostro mondo che purtroppo continua a rimpicciolirsi, ma già noto ed operativo in quel di Novara: Simone Pillisio!

Il Patron del Novara, quindi, lascia la sua squadra per assumersi una grande responsabilità come quella di succedere a Zangheri nella presidenza dei Pirati!

Stando alle notizie di stampa, alla base dell’inaspettata decisione di Simone Pillisio ci sarebbe un certo contrasto col Comune di Novara restio a concedere altri spazi indispensabili per lo sviluppo del baseball  e a porre mano allo Stadio Provini le cui strutture necessiterebbero di qualche intervento. Insomma, quella di Pillisio sarebbe una sorta di reazione all’atteggiamento delle autorità comunali poco riconoscenti verso la locale società di baseball che, ritornata in prima serie grazie a lui, ha dato lustro allo sport cittadino.

E’ evidente che, assumendo la presidenza e l’onere della guida di uno squadrone come quello del Rimini, Pillisio non potrà più avere la stessa attenzione di prima verso la squadra novarese, ed è immaginabile che, senza il Patron, il Novara sia costretto a rinunciare al massimo campionato: una ripercussione non lieve, non so quanto consolata dalle assicurazioni di Pillisio sulla continuazione del suo impegno nel seguire comunque l’attività giovanile novarese.

La situazione di Rimini ha avuto un epilogo positivo, ma quella di Novara almeno per il momento no.

Non si può certo gioire che il Novara sia forse costretto a fare un passo indietro, ma se quella sorte toccasse al Rimini, sarebbe un colpo ancora più pesante per tutto il movimento che, soprattutto ora, non ne ha proprio bisogno.

La qualcosa, comunque, non è consolatoria: l’eventuale nuova retrocessione del Novara costituisce sempre una sconfitta del baseball. Un baseball che nemmeno col suo massimo campionato sembra  esercitare più alcuna attrazione sulle aziende e neanche, visto l’atteggiamento del Comune di Novara, sulle autorità locali.

Siamo sempre più isolati e il nostro destino è sempre più legato ai “patron” che, ohimè, non sono eterni!

La cosa deve spingere a riflettere su quanto sia aleatoria questa situazione, da me denunciata in altre occasioni,  che ormai punta sulla fortuna di trovare un mecenate.

Il nostro sport ha perso l’attenzione dei media nazionali da quando ha visto allontanarsi i maggiori marchi commerciali che avevano assicurato tranquillità e crescita ai vari Club sponsorizzati ed avevano consentito al baseball di fare un grande salto di qualità. Ecco i nomi eccellenti che hanno affiancato il baseball:  Chlorodont, Algida, Seven Up, Europhon, Simmenthal, Standa, Noalex, Montenegro, Glen Grant, Cercosti, Germal, Derbigum, Parmalat, Grohe, Mamoli, World Wision, Telemarket, Danesi, Cariparma, Unipol …  Non sono pochi e  non sono tutti!

La sparizione in massa dei grandi marchi dal nostro sport, avvenuta  nonostante il livello tecnico e la qualità di gioco fossero in continua crescita, coincide col graduale scivolamento della capacità mediatica del baseball da livello nazionale, quando era supportato dai maggiori quotidiani sportivi, a quello attuale molto ridotto dei media “locali”.

E’ la dimostrazione dell’importanza del valore mediatico rispetto alla qualità.

Bisogna che il baseball torni ad essere appetibile dai grandi marchi come in passato e, per ottenere questo, bisogna ricreare le condizioni di convenienza che non sono certo rappresentate dal “livello tecnico”, come erroneamente ritenuto da molti e soprattutto dalla passata dirigenza federale (con un punto interrogativo sull’attuale), ma da quanto il baseball è supportato dai media  nazionali.

Le aziende disposte a sponsorizzare lo sport sono attirate in primo luogo dalla sua potenzialità mediatica e non certamente dalla qualità di gioco, ed in subordine dalla capacità dei club di primeggiare. Sono  ovvietà che è bene ripetere perché le politiche federali degli ultimi anni sembrano averle ignorate.

Perso l’appoggio dei media nazionali, il nostro movimento può cercare di tornare alla ribalta a livello nazionale solo attraverso una campagna pubblicitaria massiccia e prolungata nel tempo.  Non avendo le risorse necessarie, la Federazione deve ricorrere ad altra strategia che prenda in considerazione i “media locali”.

I “media locali” dimostrano tuttora un forte interesse per il baseball, specie di prima serie, e pertanto è su di loro che bisogna puntare cercando di aumentarne il numero. Questo è possibile allargando il massimo campionato: una via che non comporta oneri finanziari, ma semplicemente strutturali e organizzativi  finalizzati ad evitare che l’allargamento diluisca il livello qualitativo e tecnico, nonché l’equilibrio delle forze in campo.

Sarà difficile coprire tutto il territorio nazionale, ma un significativo allargamento che ci faccia uscire dall’attuale zona molto ristretta e che magari riconquisti le grandi piazze, sedi dei maggiori quotidiani sportivi, può riaccendere l’attenzione delle aziende e, forse, anche dei media “nazionali” che ormai da troppo tempo ci umiliano con pochi centimetri quadrati nelle ultime pagine.

Sembra che la nuova dirigenza federale voglia seguire questa strategia, ma lo fa con eccessiva timidezza, e al momento sta prevalendo l’opposizione di chi continua a puntare tutto sull’alto livello nonostante siano sotto gli occhi di tutti i risultati negativi, anche in fatto di affluenza agli stadi, o di chi teme di perdere le posizioni di privilegio consentitegli dall’attuale stato delle cose.

E’ invece necessario che la Federazione agisca con determinazione e non “a rate” come sembra sia destinata a finire la realizzazione del suo pur minimo programma di allargamento dopo lo stop imposto dalle società di IBL:  è necessario da subito un cambiamento forte, che provochi un vero e proprio choc, proprio come quello recentemente dichiarato da un commentatore che ha simpaticamente ironizzato di essere caduto dalla sedia nel leggere il mio invito ad un allargamento della prima serie a 18 squadre!

Ecco, il movimento ha bisogno di questo scossone: la notizia veramente inconsueta sarebbe oggetto di commenti nel mondo sportivo anche esterno al nostro, tutto a nostro beneficio: parlare di baseball, nel bene o nel male, purché se ne parli!  E’ tutta pubblicità gratuita nella quale la Federazione può cogliere l’opportunità di inserirsi con flash esplicativi con l’aiuto di professionisti della “comunicazione.

 

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

39 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Beppe Guilizzoni 29 novembre 2017 at 15:35 -

    Caro Ezio , chiedo venia se solo oggi commento il tuo articolo ma solo poco fa l’ho letto .
    E’ indubbio che qualcosa , o meglio parecchio , dovrebbe essere fatto per richiamare l’attenzione del mercato .
    Anche Novara ha avuto nomi Importanti come sponsor , leggi TeleMontecarlo , o Alpestre o Tosi Farmaceutici o altri .
    Uno dei grandi errori commessi dalle societa’ negli ultimi anni e’ l’aver indirizzato l’attenzione principale , o probabilmente tutta l’attenzione , a quello che avviene all’INTERNO delle righe del foul . Preoccuparsi di inserire questo o quello per vincere le partite , rubacchiandosi i giocatori o attingendo al sottobosco straniero , piu’ o meno comunitario che sia .
    In questi ultimi anni invece hanno piu’ che mai valenza l’immagine ed il benessere che si offre allo spettatore ed ai potenziali sponsors che si invitano a vedere il nostro ‘ spettacolo’ . Conta cioe’ quello che le societa’ avrebbero dovuto preoccuparsi di realizzare all’ESTERNO delle righe del foul . E’ cio’ non e’ stato fatto in gran parte degli stadi , se non tutti .
    Un’altra componente che ancor oggi attrae pubblico e’ rappresentata dai giocatori locali , e per locali non intendo solamente della propria citta’ ma perlomeno della stessa area geografica o Regione che sia .
    Non credo di errare nel dire che Nettuno e Parma siano state nel 2017 le due citta’ di IBL con maggiore incremento di pubblico e , guarda caso , a loro appartengono le due squadre he hanno schierato il maggior numero di giocatori locali .
    Questo era uno degli obiettivi alla base del progetto IBL .
    Che poi il progetto sia stato deformato , ad uso e consumo delle societa’ economicamente piu’ potenti , questo e’ un dato di fatto .

  2. Giorgio 29 novembre 2017 at 15:42 -

    Peccato un gioco così bello, oggi molto ridimensionato rispetto al passato e destinato a scomparire. Leggevo da qualche parte che FIBS avrebbe un buco di 1,6 mil. dove sono andati quei soldi? Benek o Notari con cifre simili avrebbero riempito i giornali e la domenica sportiva di “visibilità” ma non attacchiamoci sempre al passato giusto? Se c’è un buco che forse inizialmente era anche di 2 mil possibile che non sia colpa di nessuno? Che stranezza! Il futuro appare grigio scuro, a Nettuno avranno due o anche tre squadre in IBL molto competitive (beati loro), rimane Fortitudo, San Marino quest’anno in economia forse, e Rimini? Bisogna capire che sostegno finanziario potrà avere col nuovo presidente, comunque rimane tutto attaccato a qualche mecenate ambizioso e appassionato che si prodiga senza nessun ritorno pubblicitario (vedi Tommasin), o alle poche società strutturate con franchigie e settore giovanile tipo Parma che sono state lungimiranti nella programmazione. Però è poco per rinverdire i fasti del passato veramente poco. Intanto ascoltiamo questo silenzio assordante della federazione aspettando le iscrizioni al massimo campionato 2018. Egregio sig. Cardea ha ragione da vendere.

  3. Francesco Ray 29 novembre 2017 at 17:06 -

    Ho il dubbio che il calo delle sponsorizzazioni eccellenti abbia a che vedere più con il cambio delle regole (e dei controlli) fiscali che non all’attenzione del pubblico o dei media. Nei mitici anni 70 e 80 un passaggio televisivo era evento epocale, solitamente una sintesi di mezzora su Rete4 o Rai3 quattro giorni dopo la partita. Il pubblico è sicuramente scomparso, ma è calato moltissimo anche nel basket, che ha ancora sponsor e coperture televisive. Tra l’altro secondo me il baseball sta sfruttando piuttosto bene internet e l’effetto “community”, negli ultimi anni, sia con Fraccari che con Marcon, baseball e softball hanno visto dirette su internet qualitativamente ottime… a dispetto dei vari distinguo patriottici, vedere il World Baseball Classic e l’Italia con e contro le stelle di MLB è un evento che emoziona e diverte. Il livello tecnico non è calato, anzi è aumentato molto. Il numero di stranieri e oriundi è alto, ma non è molto diverso da quello degli anni 80. Io credo che il vero problema non sia IBL o serie A, il pubblico di RImini, Nettuno o quello di Novara o quello di Imola… la verità è che le nostre società, quasi tutte, non hanno fatto nulla “fuori dalla righe del foul”, come dice Guilizzoni, che per me ha perfettamente ragione. Negli anni ’80 a Rimini c’erano le poltroncine rosse e il tabellone elettronico era una modernità… elettrizzante. Oggi abbiamo stadi che si disgregano e tabelloni che vanno a singhiozzo, anche l’audio spesso non è all’altezza e il play-by-play è inficiato da collegamenti internet non adeguati. E invece, investendo un po’ in infrastrutture si potrebbe creare un ambiente più attraente, penso a tabelloni con un monitor, penso a qualche telecamerina fissa che non costerebbe nemmeno un’esagerazione, penso a tribune ripulite con nuovi seggiolini… insomma andare allo stadio non sarebbe un’operazione nostalgia, ma un sentirsi parte di un movimento che va in avanti. E quando sento i budget di Fortitudo o Rimini, che pare siano più vicini al milione di euro che non ai 500,000 penso che le risorse per sistemare gli stadi ci sarebbero anche. Inutile sperare che siano i comuni di loro iniziativa a farlo, ma se le società ci mettono del loro, magari arriva anche il cofinanziamento…

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 29 novembre 2017 at 18:45 -

    Certo Bebbe,

    quello che dici è vero, tuttavia non si può recriminare alle società di avere un’ottica limitata, come si suol dire, al proprio orticello.

    Le società non possono non mirare al primato in classifica e non c’e nulla di riprovevole nella ricerca del successo del proprio team di punta e nel preoccuparsi di guardare solo a quello: non è un peccato ma un’esigenza, anzi un dovere per il semplice fatto di essere iscritte ad un campionato e il campionato altro non è che competizione con tanto di classifica della quale, altrimenti, non ci sarebbe necessità.

    La Federazione, invece, ha finalità diverse perché deve tendere alla crescita del movimento. Per questo deve essere soprattutto la Federazione a provvedere a tutto o a gran parte di ciò che avviene, per usare la tua espressione molto azzeccata, fuori dalle linee del foul.

    La Federazione deve cercare di creare le condizioni ideali perché le società (tutte, non solo quelle di prima serie) possano svilupparsi, deve imporre le linee guida e sostituire la cultura dell’ “obbligo” con quella del “divieto”.

    Per fare un esempio, se vuole incentivare la cura dei vivai, non deve obbligare l’uso degli under e non deve rendere obbligatorie le franchigie: deve limitare l’uso degli stranieri e deve solo fissare le regole delle franchigie. Diventa giocoforza, con la limitazione sugli stranieri, cercare di incrementare il vivaio nazionale e sviluppare sinergie tra le società locali con la creazione spontanea di quelle franchigie che con molta lungimiranza in passato alcune società hanno sviluppato senza obblighi di sorta (quando vigeva il divieto di tesserare o utilizzare più di due stranieri!).

    Resta alla libera scelta delle società se comportarsi in modo virtuoso o no: se non lo faranno, i danni ricadranno solo sulle società imprevidenti invece che su tutto il baseball con conseguenze che stiamo tuttora pagando.

    In passato l’imposizione degli under ha bruciato molti giovani promettenti (specie sul monte) e, recentemente, l’imposizione delle franchigie ha prodotto connubi innaturali spesso tra società lontane tra loro, unioni di pura convenienza ai fini dei risultati e non della creazione di quella filiera in cui far maturare i giovani del vivaio locale.

    Anche a proposito del “mercato”, ben poco possono fare le società per smuoverlo. E’ la Federazione che deve immediatamente sopperire a quell’inaspettato ed inspiegabile allontanamento della stampa importante dal baseball. Solo la Federazione può tentare di ricreare le condizioni di un recupero di popolarità e la strada che ho indicato non pare abbia altre alternative. Dopo di ché sarà più facile per le società allacciare e rinforzare i rapporti non solo con i media ma anche con le autorità locali. Ed anche curare quei particolari fuori delle linee di foul!

    • Giorgio 30 novembre 2017 at 07:42 -

      Si le “autorità locali”; se devono spendere qualche soldo per lo sport fanno due conti, su chi ha più tesserati e quanti consensi raccoglierebbero alle prossime elezioni, Padova ne è un esempio lampante, milioni si euro vanno distribuiti alle varie società di calcio anche delle periferie, il rugby, ecc. ecc. a scalare fino a che a quei quattro sfigati del baseball arriveranno briciole. Saluti.

  5. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 29 novembre 2017 at 23:11 -

    Francesco Ray attribuisce “il calo delle sponsorizzazioni …”.
    Tutte le aziende che ho citato, a parte le poche cessate o fallite, si sono allontanate. Premesso, quindi, che più che di calo è opportuno parlare di sparizione, sarebbe il colmo della sfortuna se il cambio delle “regole fiscali” ha avuto peso solo o soprattutto sulle aziende che sponsorizzavano il baseball! La supposizione sembra poco sostenibile.

    Quanto al calo del pubblico, se è vero che il fenomeno è comune a un po’ tutti gli sport, nessuno è stato più colpito del baseball. Senza contare che se per gli sport che vengono seguiti dalla televisione la cosa può avere una spiegazione con l’avvento delle TV a pagamento, nel caso del baseball no. Tanto più che, per quanto riguarda i rapporti con la televisione, al nostro sport è capitato il contrario: prima, quando c’era più pubblico, venivamo in qualche modo seguiti dalla TV, come ricorda Francesco, ed ora che anche questo importante “media” ci ha abbandonati, il pubblico avrebbe dovuto aumentare. Invece è diminuito!

    A proposito del pubblico mi sembra più credibile l’osservazione di Guilizzoni che attribuisce la sua disaffezione, tra le varie ragioni, al fatto che la gran parte dei giocatori non sono più quelli locali.
    Mi sento di aggiungere anche le seguenti cause:
    – il fatto che almeno da un ventennio (venti anni non sono uno scherzo!) sono quasi gli stessi club alla ribalta;
    – da almeno un ventennio sono sempre gli stessi 4 (QUATTRO) team (Rimini – Bologna – S.Marino – Parma) ad aggiudicarsi lo scudetto, strappato dagli ultimi guizzi del Grosseto nel 2004 e del Nettuno nel 2001;
    – da ultimo il fatto che tra le compagini ve ne erano sempre almeno due o tre molto meno forti delle altre: si delineavano, quindi, fin dalle prime settimane le quattro società destinate ad arrivare ai Play Off facendo perdere parecchio interesse alla regular season. L’attenzione si concentrava sui Play Off che hanno continuato ad esercitare qualche attrazione, ma ora anche questa fase “clou” sta attirando meno pubblico.

    Se il baseball “sta sfruttando molto bene internet e l’effetto community …”, c’è solo da compiacersi. Peccato, però, che la cosa non produca alcun effetto benefico né in fatto di acquisizioni di nuovi sponsor o nuovi “patron”, né in fatto di crescita di pubblico.

    Le dirette su internet possono essere meravigliose, ma si tratta di prodotto destinato ad essere visto da chi appartiene già al nostro mondo. Questo strumento non serve ai fini dell’espansione del baseball né all’acquisizione di nuovi sponsor ovvero di risorse per il baseball e nemmeno al ritorno del pubblico agli stadi.

    Non ho mai detto che il baseball è calato di livello, semmai ho affermato il contrario: nonostante il livello sia cresciuto, gli sponsor ed il pubblico si sono allontanati.

    La ragione non sta certo nelle infrastrutture carentii:

    – agli sponsor poco interesserebbero simile carenze e nemmeno la scarsità di pubblico se ci fosse un ritorno mediatico che colpisce centinaia di migliaia di persone attraverso la stampa e le tv: a loro interessa il ritorno mediatico che c’era (e c’erano gli sponsor) e che non c’è più (con conseguente sparizione degli sponsor);
    – mi rifiuto di credere che un appassionato di un qualsiasi sport non vada più allo stadio perché non ci sono più le poltroncine rosse o non sono eccezionali i panini del bar o non ci sono modernità “elettrizzanti”: allo stadio si va perché si è appassionati. Se i panini sono buoni, meglio, altrimenti io vado lo steso. Altrimenti ancora, NON SONO UN APPASSIONATO!

    Eppoi, i budget dell’entità che Lei, signor Ray, immagina, possono essere la felice realtà di due, massimo tre grandi Club: ma gli altri?

    Credo che abbia ragione il signor Giorgio che nella sua apparente rassegnazione (sono sicuro non lo sia affatto) attende di conoscere le iscrizioni al massimo campionato 2018 ascoltando “… questo silenzio assordante della federazione”. Spero tanto che il silenzio venga rotto con un botto assordante, in grado di risvegliare il movimento e di dimostrare che finalmente si volta pagina.

  6. Stefano Manzini 30 novembre 2017 at 08:12 -

    Mitttttico Beppe, finaly ti trovo.Lo sai che con tutte le telefonate che ho fatto alla tua segretaria (1993) alla fine del 1994 ci siamo fidanzati? E’ stata dura ma alla fine l’ho spuntata io. Dai scherzo Beppone fatti una risata, parliamo di cose un po’ più serie.
    Quindi la soluzione “grande” Beppe? Hai fatto un gran giro di parole e non hai detto niente, come tuo solito. Sei un politicante l’avevo scritto a suo tempo in una lettera al Bar del baseball e lo ripeto.
    Sarebbe come se dicessi: l’asfalto col passare del tempo, delle stagioni e dei veicoli si rovina, si formano le buche. Tutti d’accordo e quindi come si risolve? Si cambia la mescola delle gomme? Si cambia materiale per l’asfalto stradale? Mandiamo tutti in giro in bicicletta?
    Ci vuole una soluzione, ci vogliono i fatti (non sono i tossici), continuare a vedere i problemi e non risolverli non ha senso e tu in questo sei uno specialista.
    Parli della manutenzione degli stadi? Ah ah ah ah ma che cazzo dici, ho giocato nel “tuo” stadio per 20 anni della mia vita, da avversario e nel 93 da “vostro”, abbiamo fatto per 20 anni la doccia con un filo d’acqua che correva lungo le pareti della doccia, sembravamo 25 gechi, non giocatori, eravamo riusciti ad avere perfino la pelle maculata tendente al beige, per lavarci la schiena avevamo le chiappe ad effetto ventosa contro le piastrelle.
    L’acqua definirla calda è un eufemismo, facevamo la doccia in una solfatara, aprile-settembre (goduria). Tu e gli altri consiglieri dov’eravate, gli sponsor dov’erano?
    I mesi più caldi dell’anno, in cui un giocatore dopo allenamenti e partite non vede l’ora di buttarsi sotto la doccia, opss dimenticavo tu non puoi saperlo, scusami.
    Il mio sembra un attacco mirato a Guilizzoni per motivi personali, certo che lo è, mi deve ancora £ 7.400.000, scherzo non è cosi, fai rifare con i soldi che mi devi le docce, è un attacco mirato a tutti quelli che nel baseball ci sono stati per 50 anni (CINQUANTA) e hanno visto sgretolarsi gli stadi senza porre rimedio e adesso rompono i coglioni con quello che si poteva fare fuori dalle righe del foul. Guardati attorno non ti sei accorto che tutti gli stadi italiani sono della stesa fattura? Stesse tribune, tutte alte, stesse ringhiere, stessi scalini, stesse reti di protezione, stese entrate, probabilmente stesso cemento della stessa ditta, non c’è un solo stadio in Italia che si differenzi dagli altri, dove il tifoso possa scambiare due parole col suo “beniamino” senza che quest’ultimo non si spacchi la cervice.
    I problemi al Provini c’erano già nel 1993, 24 anni fa, siamo nel 2017, avete risolto qualcosa? Dalle tue parole sembrerebbe di no e adesso dici che avresti dovuto guardare fuori dalle righe del foul? Le uniche righe dentro le quali sei stato non sono quelle del campo.
    Per ultimo ma non ultimo, hai scritto una lettera che non ti appartiene, hai voluto giustificare una scelta di Pillisio, la stessa persona che ti ha permesso di rimanere nell’ambiente per un altro anno, bravo, adesso che hai fatto i tuoi ringraziamenti fatti da parte.
    Per dovere di cronaca, gli sponsor dell’epoca citati da te e Cardea sono per l’80% saltati, falliti, hanno chiuso, una domanda non vi sorge spontanea?

    Cordialmente
    Stefano Manzini

  7. Luca20 30 novembre 2017 at 09:10 -

    Manzini la tocca piano!

  8. Tobia 30 novembre 2017 at 09:18 -

    Grande Manzini!Finalmente qualcuno che parla chiaro!il problema di questo sport sono o dirigenti delle società,nessuno escluso

  9. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 30 novembre 2017 at 13:24 -

    Occhio, Stefano, alle molestie sessuali che non cadono in prescrizione nemmeno dopo cent’anni!

    Scherzi a parte, la domanda spontanea con cui chiudi il tuo post induce ad una risposta altrettanto spontanea: la crisi non c’entra perché è intervenuta molto tempo dopo il periodo delle numerosissime sponsorizzazioni di cui ho parlato.

    Il fatto che molti degli sponsor che ho citato sono spariti di scena per cessata attività o per fallimento, non fa che avvalorare la mia tesi: all’epoca la forza mediatica del baseball era tale che non era difficile la sostituzione dello sponsor che per qualsiasi motivo spariva.

    Da quando i grandi quotidiani sportivi (mi riferisco in particolare alla Gazzetta dello Sport, a Tuttosport e al Corriere dello Sport) ci hanno abbandonati, le aziende, anche quelle vive e vegete, si sono allontanate dal baseball. Tutto è diventato più difficile: se ancora regge un nucleo (sempre più piccolo) di società di un certo livello, si deve in gran parte ai “patron”, ovvero da persone che si impegnano per passione e non per ritorni mediatici.

    Quello che è un mistero è il motivo per cui quei quotidiani hanno abbandonato il baseball, anzi hanno fatto di peggio umiliandoci in pochi centimetri quadrati in cinquantesima pagina nonostante il gioco crescesse di livello e detenessimo il primato in Europa. Il disinteresse è forse dovuto al fatto che sono uscite di scena Milano, Torino e Roma sedi di quei giornali? Può essere un motivo, ma sicuramente non l’unico.

    Credo, comunque, che alla Federazione non resti altra via da percorrere che quella di allargare il raggio mediatico tramite i “media locali” e ciò è possibile allargando quanto più possibile il massimo campionato.

    Quanto alla manutenzione degli stadi, dato che gli impianti sono di proprietà dei comuni, la questione va inquadrata nei rapporti tra il baseball e le autorità comunali: più lo sport è alla ribalta mediatica, maggiore è l’attenzione e la sensibilità delle amministrazioni comunali. Il discorso è complesso e non liquidabile in poche righe, altrimenti si rischia di addossare alle società (non sempre incolpevoli) colpe non dovute.

  10. maurizio 30 novembre 2017 at 14:06 -

    ragazzi, mi sembrate dei MARZIANI ma cosa state occultando, intanto quoto Manzini, parlate di Stadi, Parlate di sponsor, prendo esempio queste due soggetti.
    in merito agli stadi sino agli anni 2000 e otre erano per la maggior parte dei casi gestii dalle Amministrazioni comunali,
    i vari dirigenti se ne fregavano altamente nel mettere mano al portafoglio per effettuare le varie riparazioni e o migliorie ( della serie tanto paga Pantalone) intervenivano al limite proprio come ultima ratio.
    ORA le amministrazioni concedono gli stadi solo su concessioni le quali prevedono copiose cauzioni.
    In merito agli sponsor……. mi taccio, ma quello che avete affermato offende i vostro sapere, lo sanno anche i cuscini del diamante che la regola era 4 o 5 X 1.
    ora , i dirigenti che mettono le mani nel loro personale portafoglio si contano su una mano , gli altri voglio solo gestire soldi di altri e con tutto ciò fanno anche gli offesi.
    Quanto sopra esposto riportiamolo a tutto il movimento e si ottiene un quadro …….
    in ultima sintesi
    Le amministrazioni si chiamo fuori nella gestione degli impianti
    la società ad esclusione di poche ( le solite) non mettono mano al portafogli ma aspettano, aspettano, aspettano…..
    inoltre questi soggetti voglio imporre le regole , perché
    alla fine di tutto ” il pallone è il loro” e se tu vuoi giocare!!!

  11. alby66 30 novembre 2017 at 14:55 -

    siamo l’unico sport dove il massimo campionato non ha il main sponsor nessun canale televisivo ci vuole….sportitalia fa le dirette di tutto quello che gli offrono….certo povera federazione dovremmo regalare la diretta di una partita senza ricavarne neanche una lira(come succede adesso…….) offriamo il nostro scarso prodotto a tutte le tv del digitale terrestre qualcosa succederà(forse…)facciamo due conti adesso nella massima serie ci sono:bologna rsm rimini parma i due nettuno(forse….)padova…padule è in forse Castenaso bohhhh……e poi?mi sono dimenticato qualcuno?ricordo che anche in isl legnano è saltata insieme a Montegranaro……siamo alla frutta o sbaglio?saluti

  12. Giulio 30 novembre 2017 at 17:40 -

    Avete perfettamente ragione su sponsor, impianti, giornali, televisioni, visibilità in generale. Addirittura Guillizzoni dice che il problema è fuori dalle righe. Il vero problema è il baseball. Il livello del gioco. I settori giovanili. Il gioco di cui nessuno si preoccupa.
    Nei campionati giovanili si fa fatica a trovare 4 squadre per fare un girone. E il livello è indecente. E se continuiamo con ste storie tra qualche anno sarà sempre peggio. Si continua a parlare di IBL e non ci si rende conto che si va all’indietro.

  13. Stefano Manzini 1 dicembre 2017 at 08:15 -

    Ciao Ezio,
    I quotidiani hanno abbandonato il baseball?
    Risposta: T&A San Marino (Tecnologie e Ambiente) -Parmaclima (condizionatorui industriali) – Rimini ( ?) – Angel Service (impresa pulizie) – Novara (Pillisio macchine per la lavorazione del legno e altri) – Padova (Tommasin) – Padule (Recotech).
    Sia ben chiaro che tutte le persone inserite in queste sponsorizzazioni sono da aprezzare e stimare per il loro sacrificio ma credo non sia sufficiente per avere visibilità tramite Tv o stampa.
    Prova con: Pirelli,Tod’s, Indesit, Italcementi, Booking.com, Telecom, Fondiaria, Gruppo Marcegaglia, Barilla, Mondadori, Luxottica, Mediolanum, tutti gruppi legati alle testate nazionali, poi mi saprai dire se migliorerà la visibilità.

    Stefano Manzini

  14. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 1 dicembre 2017 at 11:03 -

    Caro Stefano,

    le aziende che hai citato non hanno caratura “nazionale” o quantomeno non sono della portata di gran parte delle tante che ho ricordato io (Simmenthal, Coca Cola, Glen Grant, Montenegro, etc.); e soprattutto sono poche, sempre più poche! Ne è conferma il calo numerico dei club affiliati FIBS, paurosamente diminuiti negli ultimi anni.

    La tua osservazione ci aiuta a capire il diverso peso attrattivo e mediatico tra:

    – un baseball supportato – come ora – quasi esclusivamente dai media “locali”, il quale attira le aziende da te citate in apertura del commento, ma che non riesce ad uscire dalla zona molto limitata in cui si trova;

    – ed un baseball supportato dai tre più importanti quotidiani sportivi (e, per un certo periodo grazie a Beneck anche dalle reti “nazionali” RAI/TV con sistematica lettura settimanale dei risultati del massimo campionato, a mio avviso molto più utile delle “differite”), il quale ha attirato i grandi marchi ricordati da me assieme alla numerosa sebbene incompleta lista di aziende: grazie a loro il baseball ha fatto un grande salto di qualità allargandosi, arricchendosi di stadi, dominando in Europa sia con la Nazionale che a livello di Club …

    Condivido con te che siano da apprezzare i sacrifici delle persone e di quelle aziende che ancora supportano il baseball (più per passione personale che altro) e che però non sono in grado di attirare TV e stampa nazionale: non hanno nessuna colpa.

    TV e stampa nazionale torneranno solo quando il baseball tornerà ad avere una dimensione veramente “nazionale”, uscendo dalla zona troppo ristretta interessata dalla prima serie.

    Non vedo quindi altra strada, dopo che quella che puntava sull’alta qualità è fallita (ci sono dei dubbi?), se non quella di allargarci col massimo campionato in modo da uscire dal piccolo spazio in cui siamo e conquistare altre piazze ed altri media “locali”: prima o poi verranno riconquistati spazi anche sui media “nazionali” (specie se riusciremo a rientrare col baseball di prima serie nelle grandi città, sedi dei maggiori quotidiani sportivi) il cui intervento faciliterà, come in passato, l’espansione del movimento. Tutto ciò non potrà non far risuscitare l’interesse e delle aziende, grandi e piccole, che un tempo ci supportavano. E anche del pubblico.

    Visione ottimistica?

    Non c’è dubbio, ma si tratta di ottimismo non improntato solo su “speriamo in Babbo Natale”, restando fermi, ma sul “tentiamo”, dandoci una mossa!

  15. Giulio Tramezzani 1 dicembre 2017 at 12:01 -

    Ve beh, continuiamo a parlare di sponsor mentre il nostro sport scompare…….

  16. Mario 1 dicembre 2017 at 15:23 -

    Ma invece di scrivere tutte ste fantasie, sig.Cardea, di sponsor,di giornali,di tv perche’ non provate a parlare con chi gestisce direttamente le societa’ di IBL e quelle di A federale.
    ES Provate a sentire con Antolini(s.marino), Michelini(Bologna) Pillisio(Rimini/Novara) Sbogar/Fochi(Parma) Faraone(Nettuno) Becchi(Padule)Bassi(Castenaso) ecc.ecc….??? Vedrete cosa vi diranno.
    Provi una volta,cosi’ si rendera’ conto.

  17. Manzini 1 dicembre 2017 at 18:02 -

    Se troviamo uno sponsor di pompe funebri sarà una bella e dolce scomparsa.

    • RedSox 2 dicembre 2017 at 01:03 -

      Ma no, Stefano. Un bel ritorno di Akuel, sponsor del defunto Santarcangelo.
      L’ultima cosa che mi preoccupa è la stampa (quella davvero stampata): i giornali non si vendono più. Vicino a casa mia c’erano sei edicole, ne è rimasta UNA, in vendita.

  18. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 1 dicembre 2017 at 20:15 -

    Certo Stefano,
    però sarà uno sponsor speciale: invece di dare i soldi li riceverà dal baseball per fargli il funerale. Ammesso che le casse della Fibs li abbia!

    Al signor Tramezzani sfugge il titolo di questo articolo: quest’anno la campagna acquisti non si è limitata ai giocatori, ma ha toccato anche il campo dei “patron”, alias “sponsor”.

    Il cruccio più importante di ogni società è lo sponsor, ovvero le risorse senza le quali si chiude bottega (negli ultimi anni ne sono sparite oltre novanta): non è un motivo più che importante per parlarne?

  19. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 1 dicembre 2017 at 22:54 -

    “Ma invece di scrivere tutte queste fantasie …”

    Una frase del genere richiede la parola “fesserie”, ma l’anonimo Mario usa quell’altra per mascherare una vera e propria insolenza. Ma non sa che è meglio l’insolenza dell’ipocrisia, se non altro perché la prima ha il pregio della schiettezza.

    Dopodiché mi propone un suggerimento di una ingenuità sconfortante: secondo lui i signori di IBL avrebbero dato retta a me che non rappresento nulla e nessuno dopo aver clamorosamente snobbato nientedimeno che la Federazione non presentandosi ad una seduta cui erano stati invitati!

    Inoltre ha parlato a vanvera perché ha dato quel suggerimento senza sapere se mi ero attivato o no in quella direzione: in effetti avevo preso dei contatti, ma per correttezza non dico con chi perché si è trattato di scambio privato di mail o di contatti telefonici.

    Senza contare che le mie idee sono ben note perché più volte pubblicamente esposte su questo sito e in passato anche su altri, che non sono certo ignorati,

  20. Pancrazio 1 dicembre 2017 at 23:41 -

    A Mario cazzata più grossa non la potevi scrive, vai te a chiedere ai giocatori del Nettuno Baseball City se sono stati pagati nel 2017

  21. Massimo T. 2 dicembre 2017 at 09:03 -

    Resta il fatto che siamo completamente in balia degli eventi!

  22. Manzini 2 dicembre 2017 at 09:21 -

    Red Sox Akuel è saltato perchè dicevano che si piegassero in punta ah ah ah ah .

  23. Manzini 2 dicembre 2017 at 09:54 -

    Per i Sigg.ri Mario e Giulio.
    Io scrivo su questo blog solo ed unicamente per una vecchia passione e perchè mi viene data la possibilità dal Sig. Colantuono.
    Scrivo quando ho tempo e voglia, non ho mai preteso di risolvere le questioni inerenti alla federazione o al campionato, per me (come si suol dire) è pari anche tre.
    A volte sono un po’ più serio ed a volte un po’ scherzoso.
    Non pretendo di insegnare niente a nessuno e sono un fermo sostenitore del fatto che le opinioni siano come le palle, ognuno a le sue.
    Ciò non toglie il fatto che riesca a vedere delle cose ESTREMAMENTE ingiuste, le stesse alle quali sono stato sottoposto io e di conseguenza mi faccio “paladino” (passatemi il termine) di quello che potrebbe essere un miglioramento della situazione.
    Un miglioramento che potrebbe risultare fallimentare (si va per tentativi) ma sicuramente sarebbe molto ma molto più giusto e concreto nei confronti di società e giocatori.
    Non ho la bacchetta magica, non sono un genio, in tutti i sensi, ma riesco perfettamente a vedere un giocatore/allenatore/dirigente bravo rispetto ad un incapace, o una Nazionale che possa definirsi tale.
    Per il momento quest’ultima non esiste, non detto da me ma dalla classifica mondiale, sono dodicesimi su dodici, un motivo ci sarà.
    Inoltre egregi signori, con tutti i paesi dove il baseball è sport nazionale, quindi gente che lavora solo ed esclusivamente per questo sport, abbiamo per la seconda volta un presidente mondiale italiano, il chè la dice lunga su quanto contiamo.
    Sarebbe come se domani diventasse presidente della federazione mondiale di sci un senegalese, non vi verrebbe il sospetto che sia stato messo in quella posizione per poterlo comandare a bacchetta?

    Tanto dovevo
    Stefano Manzini

  24. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 2 dicembre 2017 at 09:55 -

    Caro Massimo, è proprio quello che la nuova dirigenza deve evitare!
    Spero, pertanto, che dopo il cedimento a seguito dell’intervento delle società della ex IBL, Marcon riprenda in mano la situazione e decida, come gli impone lo Statuto e non come vogliono le società, la questione del massimo campionato perché il tempo stringe e c’è il grosso rischio che anche il 2018 passi inutilmente.

  25. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 2 dicembre 2017 at 10:20 -

    RedSox trae troppo in fretta le conclusioni partendo da una verità che non si discute: la “stampa” sta perdendo terreno. Ergo, dice lui, è inutile preoccuparsi troppo di questo “media”.

    E’ vero che le edicole stanno chiudendo, ma il fenomeno per quanto conseguente alla diminuzione di lettori, è soprattutto dovuto alla liberalizzazione della vendita di giornali e riviste, ormai presenti in tutti i supermercati.

    Ma la “stampa” è tuttora un potentissimo veicolo mediatico, altrimenti non si capisce perché le aziende vi facciano ampio e tuttora costosissimo ricorso!

    • RedSox 2 dicembre 2017 at 11:57 -

      Beh, nei due supermercati vicini a casa mia giornali e riviste non compaiono più da circa tre anni: non vendevano e in un supermercato ciò che non si vende viene tolto dagli scaffali, spazio sprecato. La pubblicità sui quotidiani importanti costa meno di 1/5 che su un canale televisivo delle reti più note.
      Per non parlare di internet che sta fagocitando tutto.

  26. Manzini 2 dicembre 2017 at 11:47 -

    A le sue con H scusate, mi è scivolato il dito

  27. LUIS 2 dicembre 2017 at 13:34 -

    ma proprio non si puo’ tentare …dico tentare di avere un contatto con una agenzia di pubblicita’ tipo Ghiretti di Parma che a suo tempo era collegato a Max Fochi ,superando il fatto che come gruppo non sia andato alla Presidenza credo che un rapporto possa essere tentato.
    almeno trovare quel main spoinsor per IBL …provando a imbastire un progetto triennale di collaborazioine con la FIBS oppure tramite altre agenzie .Non diciamo sempre che non si riesce a trovare niente e nessuno almeno proviamoci e poi eventuaolmente ci renderemo conto che e’ proprio impossibile.

  28. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 2 dicembre 2017 at 15:46 -

    Non si può generalizzare prendendo ad esempio due supermercati.

    Il dato essenziale è che dopo la TV (ma, attenzione: solo i canali “generalisti”, non quelli tematici) il mezzo mediatico di gran lunga più importante degli altri ed ancora fortemente condizionante è la “stampa”.

    Mi sembra assurdo sottovalutarla, tanto più che se è già molto difficile riagganciarla come un tempo, figuriamoci se possiamo contare di far breccia sulla TV che, senza mettere in dubbio l’informazione di RedSox, sarebbe un’impresa ben 5 volte più di difficile.

    Per inciso, mi capita tra le mani la Gazzetta dello Sport del 13 settembre scorso che ho conservato per via di un articolo di Arcobelli: a pag 39 l’articolo occupa un quarto di foglio (fatto eccezionale!) per dare risalto alla “bocciatura” della riforma da parte delle soc. di IBL: su 48 pagine ci sono ben 11 pagine occupate per intero da inserti singoli di pubblicità, più altri undici pagine con inserti pubblicitari la cui ampiezza varia da un terzo alla metà del foglio! Ecco solo alcuni nomi degli inserzionisti: Opel, Topolino, Asus, Seat, Volkswagen, Audi, Allianz … Aziende non certo sprovvedute in fatto di pubblicità!

    Internet: serve a pubblicizzare? serve ad uscire dall’ambito di chi già segue un determinato sport, nel nostro caso il baseball?

    Internet è un formidabile mezzo di comunicazione che serve a chi è già dell’ambiente. E bisogna dire meno male che c’è, altrimenti col blackout di stampa e tv sarebbe quasi impossibile per gli appassionati essere al corrente di quello che succede. Ma internet ai fini dello sviluppo non ha nessuna valenza.

    Dirò di più. Da quando internet ha cominciato a diffondersi e le società hanno creato i loro siti, le stesse società hanno in moltissimi casi allentato i contatti con la stampa cioè con lo strumento che va nelle mani non solo nostre ma anche di chi è interessato ad altri sport.

    La qualcosa è molto importante. Infatti, chi compra i giornali legge ciò che gli interessa ma sfoglia tutte le pagine ed è così che, se anche non legge gli articoli, per lo meno si accorge dell’esistenza del baseball: è una cosa importante che agevola moltissimo il lavoro di acquisizione di nuovi appassionati, per non parlare del migliore rapporto di forza nei confronti delle autorità locali.

  29. Giorgio Prosdocimi 2 dicembre 2017 at 20:49 -

    Come mai, tra tutti quelli che han giocato per anni nelle varie categorie solo Guilizzoni che era maneger del Novara nel 1987 ed io del Cus Padova in serie.B,Mannzini che conobbi a Tirrenia nel 1973 Bagialemani che ho incontrato una sera per le vie di Nettuno nell’ottobre del 1998 che poi gli yankees vinsero le WS con San Diego e mi pare che l’altra finalista fosse Parma e qui RED Sox saprà dirmi.Insomma,ma i tantissimi altri dove sono?.Forse potrebbe essere un’analisi utile per capire il declino,ma questo è un periodo storico in cui l’importanza del Padova in IBL che fa scrivere Flavio Orati e porta a reincontrare vecchi compagni,parlare di baseball con i genitori di un giovane giocatore,continuare ad imparare che fa bene alla mente…e sono molto contento che le partite inizieranno finalmente alle 19 nel 2018 nellòa massima serie,mi pare sia questo il nuovo nome. come nella MLB,in cui solo la unica serale sul nazionale alle venti e qui sarà contento Nicola Ragana assertorè come me della assolutà necessità di anticipare per i bambini e ragazzini e per il freddo.Scusatemi per per questa serie di lanci pazzi,ma sono stanco e il manager non mi cambia.

  30. Giorgio Prosdocimi 3 dicembre 2017 at 05:02 -

    Parlando con Flavio Orati della premiazione avvenuta a Trieste di ” GIAGUARO” Miani notavo che nell’lenco delle sue squadre manca la citazione del 2007 sicuro che era a Padova e non ricordo per quanti anni in totale.Padova nel corso degli anni ha avuto manager del calibro di Zappia,autore del miracolo Matino e la vita regalata ad un giocatore come Carrozza.Le tantissime persone a cui il BASEBALL ha regalato molto dove sono?:non hanno capito un CAZZO in tutti questi anni dal poter dire che iniziare alle 21 ad aprile è cattiveria e copiare la MLB con i quattro ball concessi segnalando.A seguire,se non sbaglio,giaguaro e qui gradirei che l’addetto stampa od un membro della società mi dicesse anche se Smith è stao il successore di Giaguaro.Vedrei bene giaguaro manager del Padova anche perché il Tommasin Padova ha curato molto la scelta dei coaches.

  31. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 3 dicembre 2017 at 10:47 -

    Luis, finalmente un suggerimento!

    Purtroppo pare non vi sia chi abbia le capacità relazionali necessarie che, invece ha dimostrato di avere il Codogno!

    Sono testimone di come la dirigenza di questa Società sia stata capace di coinvolgere “media” e amministrazione locale nel festeggiare i suoi 50 anni di vita: una festa al cui confronto quella dello scorso anno dei 70 anni del Milano ’46 (la squadra più antica d’Italia e tra le più titolate) fa la figura di festicciola tra amici alla quale non ha partecipato nessun dirigente federale (nemmeno del comitato regionale) e nessuna autorità cittadina!

    Codogno si è proposta come sede di uno degli incontri con l’Olanda sfruttando l’anno magico dei suoi 50 anni, ed è stato un grande successo di stampa e di presenze eccellenti sia da parte della Federazione (con i due vice presidenti) che del Comune, con uno stadio al completo!

    Bisogna seguire l’esempio del Codogno che non si chiude nel suo sito, ma si rivolge a tutto l’ambiente esterno al baseball, lo sensibilizza e lo conquista!

    Sicuramente quel Club è ora la società pilota del baseball lombardo!

  32. Giorgio Prosdocimi 3 dicembre 2017 at 16:10 -

    io,ad esempio,avrei contatto per tempo FIAT o TODS,ma sono esempi come sponsor ITALIA al WBC.

  33. Giorgio Prosdocimi 3 dicembre 2017 at 18:06 -

    Nessuna città itliana è riuscita a crere due eventi così belli ed importanti come la Harlem basenall week o quella di Rotterdam.Magari Codogno in quel periodo di settembre potrebbe provare a creare un evento con un occhio al futuro logicamente.Resta il fatto che loro sono stati più bravi.Magari Codogno invita una squadra spagnola,una tedesca ed olandese e nelle sedi delle ciità durante il torneo portare un banco dei prodotti locali o anche di aziende a cui può interessare esportare colà e questi darebbe lavoro a ragazzi magari vicini al baseball,ma anche no.

  34. flavio orati 3 dicembre 2017 at 18:07 -

    caro Giorgio leggendo questo tuo dubbio, ho contattato D’Arcais che mi ha confermato l’impegno del “Giaguaro” sul diamante di Padova giusto l’anno prima dell’ingaggio di Smith e quindi dovrebbe essere il 2007, non citato nella cronaca della premiazione riportata dal sito della Federazione probabilmente per una svista.

  35. Giorgio Prosdocimi 3 dicembre 2017 at 18:30 -

    Non c’è nessuno con cui parli a cui non è piaciuto un film che parla del BASEBALL e questa potrebbe o dovrebbe essere una chiave,ma come può essere praticamente utlizzabile?-

  36. Giorgio Prosdocimi 3 dicembre 2017 at 18:58 -

    Grazie Flavio.