Williamson e Rivero, quelle notti da “eroi”

Pubblicato il set 1 2014 - 9:00am by Maurizio Roveri

Raul Rivero festeggiato da Guillermo Rodriguez dopo l'ultimo out di gara 7

Lo avevo immaginato. Dopo gara5, quella del vantaggio dei Pirati riminesi nella serie per 3 a 2, avevo immaginato una eventuale gara7 al Falchi con il destino della Fortitudo Bologna affidata al braccio e ai lanci di un Raul Rivero “finalmente” riproposto in dimensione pitcher “partente”. E pertanto coinvolto fortemente dal punto di vista emotivo, responsabilizzato, chiamato a sprigionare il fuoco del suo orgoglio di campione nella notte decisiva.

Raul non aveva ancora fatto una “partenza” quest’anno. A differenza del 2013, quando per undici volte era salito sul monte da “numero uno”. Ed era diventato il beniamino dei fedelissimi del “Falchi”, questo venezuelano dal fisico massiccio e dal braccio da strikeout. Eccitante e spettacolare. Un abisso con l’impresentabile Roger Luque, l’altro pitcher straniero (che non ha vinto neppure una partita…).  In questa stagione la nuova formula del campionato e l’arrivo di un pitcher solido e affidabilissimo come il “partente” Joey Williamsons hanno orientato lo staff tecnico della Fortitudo ad usare Rivero in versione rilievo-closer. Scelta inevitabile, logica nella prima fase, con una sola partita riservata ai pitchers stranieri, ma più discutibile successivamente quando… nei playoff si è passati alle 3 gare settimanali.

Lo stesso abbraccio tra Williamson e Rodriguez alla fine di gara 6

Ammetto: su un piano squisitamente statistico, questa scelta si è rivelata apprezzabile: lo stanno a dimostrare le 11 “salvezze” e le 4 partite vinte prima dell’evento di sabato sera. Tuttavia, alla lunga, quel ruolo di closer cominciava a stare troppo stretto ad un pitcher dalle enormi potenzialità quale Rivero. La sensazione è che l’Omone si sentisse un po’ “prigioniero” dentro quella dimensione che – nel tempo – finiva per limitarlo.

E dunque, avevo immaginato per gara7 un Raul Rivero nella versione originale, un Raul Rivero di nuovo al centro dell’attenzione, nel vivo del gioco, con tutta la passione e l’energia e l’adrenalina del primattore che torna in scena da protagonista. Da mattatore. Fin dal playball. E non al settimo o ottavo inning…
Marco Nanni ha capito che per allungare le mani sullo scudetto aveva bisogno di un altro “eroe”, di un’altra prestazione-monstre dalla collinetta, dopo l’enorme Joey Williamson di gara6 (8.2 riprese lanciate venerdì per l’americano,  “completa” sfiorata, 154 lanci, 10 K). E così il manager della Fortitudo ha tirato fuori da Raul Rivero tutte le fiamme del suo temperamento, tutto il gusto della sfida, tutta quella voglia pazza d’essere dominante. Nanni ha puntato su di lui. Concedendo al pitcher venezuelano la prima (e unica) “partenza” della stagione 2014. Nella gara più importante. La partita del titolo.
E Raul si è esaltato. Ha sentito il mondo nelle sue mani. Voleva essere l’eroe nella notte più eccitante del campionato. Voleva infiammare quel “Falchi” gonfio di pubblico e di sogni. Voleva essere immenso, come lo era stato Williamson la sera prima. Ci è riuscito.
Raul ha lanciato con gli occhi della tigre. Libero di volare, di fare esplodere tutto il suo potenziale e la sua intensità. Inning dopo inning. Fino a mettere la firma sulla “completa-shutout”. Nove inning, nessun punto subìto, 106 lanci (dei quali 76 strikes), 12 strikeout,. E soltanto 2 battute valide concesse al lineup più potente della IBL, al quale ha costantemente rubato il tempo.
Williamson in gara6, Rivero in gara7. Performances straordinarie. Destinate alla storia. Così le commenta Federico “Kiko” Corradini, uomo-Fortitudo, ex-vicepresidente del Club biancoblu, prima che gli impegni di lavoro e conseguentemente una limitata disponibilità  di tempo gli impedissero di continuare a ricoprire un ruolo dirigenziale, ma “Kiko” resta con affetto vicino alla Fortitudo Baseball. In particolare Federico Corradini vanta un passato da prestigioso lanciatore nel decennio degli Anni Settanta (92 partite vinte nella Serie Nazionale, con 1260 strikeout): “Williamson e Rivero sono i migliori lanciatori che potevamo avere quest’anno. E lo hanno ampiamente dimostrato, con la loro professionalità, in queste due ultime grandi serate. Mi dispiace che lo strepitoso Williamson di gara6 non abbia avuto l’opportunità di completare tutti i nove inning. Una soddisfazione che meritava ampiamente. Purtroppo venerdì a casabase abbiamo avuto un arbitro davvero da poco, per l’ultima decisione che ha preso. L’enorme lavoro di Williamson è stato penalizzato dalle ultime tre chiamate. Per quanto riguarda gara7, invece, debbo dire che Leone ha gestito la partita benissimo, è stato bravo, ha fatto qualche errore ma del tutto trascurabili rispetto all’impegno al quale era chiamato”.
Parlando con Federico Corradini il discorso si sposta, ovviamente, inevitabilmente, sul marchio importante che accompagna il percorso della Fortitudo Baseball. Corradini infatti è un manager esperto e apprezzatissimo del Gruppo Unipol. Sono diversi gli incarichi di responsabile di settore dell’area tecnica che Corradini ha ricoperto o ricopre. “In questi anni il Gruppo Unipol, come Unipol Banca o come Unipol Assicurazioni o come UnipolSai, è sempre stato qui. Al fianco di Fortitudo Baseball. Ed è un felice rapporto che dura da tempo. Le soddisfazioni non sono mancate: dal 2009 sono arrivati due scudetti e tre Coppe dei Campioni. Non sempre si è riusciti a vincere il campionato, tuttavia Unipol sta sponsorizzando la squadra attualmente più vincente dello sport di Bologna. E con una storia prestigiosa alle spalle. Pertanto, credo che sia un abbinamento corretto. E speriamo che continui”.
Da un grande pitcher del passato – Federico Corradini – ad un altro grande pitcher che è entrato nella “Hall of Fame” della Fortitudo, Gianni Lercker, vincitore del primo scudetto fortitudino, nel 1969, quando la squadra si chiamava Amaro Montenegro. Ancora per commentare le performances di Joey Williamson e di Raul Rivero.
Di Rivero sabato sera mi ha impressionato fortemente la costanza nel trovare la zona dello strike. E ho apprezzato in particolare la varietà di lanci. Era un piacere vedere come faceva cambiare traiettoria alla pallina, e riuscire a coglierne gli effetti, quando curvava, quando calava, quando metteva fuori ritmo il battitore con un cambio di velocità. Ha avuto la capacità di mettere sotto pressione i Pirati riminesi, portandoli alla necessità di dover  girare molte più palle di quelle che avrebbero potuto battere selezionando un po’ meglio. Dalla potenza del Rivero dominante di sabato alla solita classe del Joey Williamson superlativo di gara6. L’ennesima maiuscola prestazione di un grande pitcher. Williamson è un maestro nell’arte del lancio. Con piccole variazioni, conservando sempre coordinazione ed equilibrio, sa piazzare la palla dove vuole lui. E come vuole lui. Precisione, controllo, solidità mentale sono sue caratteristiche fondamentali. E’ bravo a tenere, spesso, la palla bassa. E a non concedere quasi mai niente di semplice da battere. Per tutta la stagione abbiamo ammirato la sua professionalità, la sua regolarità di rendimento ad alto livello. Lanciatore sempre molto concentrato, attento, concreto, consistente”.
I “NUMERI” DI WILLIAMSON E RIVERO – Ecco le “stats” di Joey Williamson e di Raul Rivero in questa stagione 2014:
WILLIAMSON
Prima Fase: ERA 0.74; partite vinte 7, perse 1; inning lanciati 61, strikeout 76, bb 15; opposite batting average 152.
Seconda fase: ERA 1.46; partite vinte 4, perse 2; inning lanciati 37, stikeout 45, bb 8; opposite batting average 219.
Italian Baseball Series: ERA 1.21; partite vinte 1, perse 0; inning lanciati 22.1, strikeout 25, bb 6; opposite batting average 165.
RIVERO
Prima Fase: ERA 0.68; partite vinte 2, perse 0, salvezze 6; inning lanciati 26.2, strikeout 28, bb 6; opposite batting average 154.
Seconda Fase: ERA 0.00; partite vinte 1, perse 0; salvezze 5; inning lanciati 18, strikeout 27, bb 2; opposite batting average 100.
Italian Baseball Series: ERA 3.12; partite vinte 2, perse 1; inning lanciati 17.1, strikeout 24, bb 4; opposite batting average 190.
Le foto sono del fotografo di redazione Lauro Bassani/PhotoBass.eu
WordPress Author Box
Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

6 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Corrado 1 settembre 2014 at 08:23 -

    Grande articolo, signor Roveri..Due grandi acquisti, due grandi lanciatori, anche se, come in parte accennava anche lei, uno in particolare riesce ad accendere la sfera emotiva e l’immaginario collettivo dei tifosi della sua squadra.. Sicuramente Williamson ha dimostrato grande professionalità, grande costanza di rendimento e grande tecnica di lancio, ma l’Omone è qualcosa di più.. Qualcosa che colpisce i sentimenti del tifoso della Effe e che porta naturalmente al romanticismo…Non so se sia per il suo atteggiamento in campo, per la sua mole o per il suo modo silenzioso e mai gestuale di essere protagonista.. Credo che per quello noi tifosi della Effe siamo rimasti scioccati dall’andamento di quel nono inning di gara 1… vedere l’eroe buono..il Superman…l’Uomo Ragno..il Bud Spencer del nostro immaginario entrare in campo ed uscirne in un quarto d’ora inesorabilmente sconfitto ha scosso i nostri animi e ci ha tolto temporaneamente una delle poche certezze che avevamo…. Per quello è stata ancora più bella e importante gara 7, perchè è stato il finale tanto atteso del film…non solo la vittoria..ma l’eroe invincibile che sembrava essere ormai sconfitto che risorge e azzecca la partita della vita e l’ordine della terra viene ristabilito..l’eroe vincente torna al suo giusto ruolo di invincibile, ma guadagnando una nuova dimensione. La dimensione dell’eroe che non è eroe per diritto divino, ma che comunque è umano, che ha le sue fragilità e le sue debolezze; ma nonostante tutto riesce a combatterle e a superarle per tornare al ruolo che gli compete e che vogliono i suoi tifosi..Aggiungo poi molto più banalmente e meno romanticamente che non ne ho visti tanti di lanciatori capaci di fare sia il partente che il closer con tanta indifferenza e naturalezza (a parte la sfortunata gara 1 e in parte gara 3) e che come diceva lei, non solo ha fatto uno shutout in gara 7 di una finale scudetto, evento già capitato, ma lo ha fatto giocando la prima partita dell’anno come partente…Grande OMONE, comunque andrà per sempre nei nostri cuori

  2. Davide 1 settembre 2014 at 20:32 -

    Non lo avevo ancora fatto perche’ sono impegnato a cercare di mandare via due falliti da Rimini al nome di Catanoso e Illuminati che ANCORA NON SI SONO DIMESSI E NON SO COSA STANNO ASPETTANDO !

    Da sportivo e anche se mi rode ma comunque bisogna sempre essere sportivi … (dato che questi due perdenti hanno perso 5 finali !!! e non una !!)
    Congratulazioni a Bologna per la vittoria.

  3. karl 1 settembre 2014 at 21:46 -

    Attenti a quei due…Joey Williamson & Raul Rivero…manca solo la colonna sonora di John Barry…Hey Davide,grazie per la tua sportivita’. A proposito,ho buttato il sasso ieri con quei 2 nomi(tra cui Bagialemani) e il presidentissimo si sta muovendo mi sa..

    • antonluca 2 settembre 2014 at 11:01 -

      … uno che ha vinto le finali!

  4. Lucone 2 settembre 2014 at 06:23 -

    Solito grande articolo Mr. Roveri.
    Ottima coppia Williamson/Rivero.
    Dopo gara1 e gara3, onestamente, avevo dubbi sull’Omone di Cumanà….ma per fortuna mi sbagliavo

  5. franco fabbri 2 settembre 2014 at 19:56 -

    Complimenti per i suoi articoli. Dal 1970 seguo il baseball E HO SEMPRE APPREZZATO la sua competenza e di questo la ringrazio.