Padova, il giorno dopo il primato solitario

Pubblicato il apr 15 2015 - 1:49pm by Flavio Orati

Lunedì sera. A bordo campo del Plebiscito, per il Tommasin Padova sembra che nulla sia cambiato rispetto alla routine che il coach Khelyn Smith, magico collante per la società intera, ha sapientemente amministrato, raccogliendo oggi una prima piazza che premia il duro lavoro quotidiano fin qui fatto da tutta la squadra. I ragazzi scherzano, giocano con le battute tra l’americano e lo spagnolo che, si può dire, masticano tutti quasi alla perfezione. Il presidente Bobo Tommasin arriva puntuale per lanciare ai battitori del primo turno. Intanto si cerca di sviscerare ed analizzare l’interminabile partita dai mille volti che Nick Nosti, protagonista suo malgrado di una decisione arbitrale presa e cambiata per tre volte e chiusa infine con un out per regola che mette tutti d’accordo,  si affanna a ridacchiare con un: “Ther was a god of baseball, at the end, … magari arrivato solo al tredicesimo … ”  sottolineando il “mestiere” del terza base posizionatosi proprio con il guanto in linea nascosto dal corridore – lui stesso – giusto per confondere… l’umpire on third”. Peccato: si sarebbe trattato di chiudere proprio lì un game duro ma corretto, quasi spettacolare se non fosse per quelle poche ingenuità. E che dire della splendida doppia giocata di Marco Sandalo che alla fine ha mandato tutti a casa… Ma arriva Khelyn con gli altri coach e con lui l’ora di darci dentro seriamente con un allenamento in coordinazione di tutta la squadra giusto per mantenere, tra battute semiserie e piccole gag che tengono alto il morale, un’attenzione su ciò che aspetta loro nella prossima serie: una Nuova Città di Nettuno che ha gambe e braccia ben collaudate. Entrambe le compagini sono all’altezza di farci vedere sicuramente un baseball di qualità dato che anche tempo e temperature ci stanno mettendo del suo. Intanto la preparazione segue il programma impostato collegialmente in uno schema efficace di auto-motivazione collettiva che porta alla sicura determinazione di aver effettuato la scelta giusta: di aver colpito la palla migliore, di aver eseguito al meglio i fondamentali di presa e tiro: un lavoro soggettivo ma per il collettivo. Incrociando Horacio Estrada, aspettandosi già la mia domanda mi anticipa con un determinato “Vedi che noi parliamo poco ma lavoriamo molto” che sa di massima da mettere in cornice e sintetizza così il momento odierno. “Questa settimana ci vede al lavoro con una squadra concentrata e i lanciatori italiani che sono maturati mostrandoci di salire sul mound senza pensare troppo ma solo lanciare lancio dopo lancio, affrontando battitore dopo battitore secondo camere stagne, facendo così il loro lavoro per bene. Lavoro che cresce giorno dopo giorno per ottenere una performance migliore di quella già buona ottenuta ieri … “and get better and better “. Per i lanciatori stranieri, devo ricordare che sono arrivati in questa squadra per apportare il loro contributo a tutto il team convinti di aiutarli a raggiugere i playoff e partita dopo partita dimostrano di non essere “i lanciatori”  ma di voler essere considerati parte integrante di tutto il team  e tutti assieme impegnati uniti verso questo obiettivo”.

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Flavio Orati

Flavio Orati sulla soglia dei sessanta - Padova 4/10/55 - ho iniziato come tutti con gli allievi nell'Arcella Padova-baseball che avevo 8 anni. Poi juniores,e la serie C con la squadra dell'oratorio che ci ha accompagnato per molti campionati da eterni secondi in competizione perenne con Verona, storica scuola di riferimento per noi veneti dell'epoca,riuscendo a conquistare in un lontanissimo campionato la possibilità di fare un torneo per passare alla serie maggiore. la gestione ecclesiastica della squadra - i frati di S.Antonio - ha rinunciato alla partecipazione facendo sfumare il nostro sogno rincorso per anni. Sciolta la squadra, abbiamo costruito con le nostre mani in tempo record un campo per farci disputare il campionato autotassandoci - erano tempi duri ma ricchi di solidarietà - tanto che siamo riusciti a creare una società ex novo e disputare almeno tre campionati di C. Nel frattempo uno sponsor quasi vero Bellamio, ha preso in mano il futuro della squadra con molti dissensi che hanno fatto migrare alcuni di noi verso l'altra storica compagine padovana: quella del CUS Padova.Intanto con l'età crescevano anche gli impegni e il nostro baseball spartano e universitario nonostante i campionati di B doveva lasciare il posto alla vita ma fino ai quarant'anni non ho abbandonato se non con qualche rara sosta, la frequentazione dei diamanti. Ed ecco che tornato a Padova ho ripreso a seguire la squadra nella sua performance stupenda della vittoria del campionato A federale e contestualmente anche della coppa Italia: un team che meritava sacrifici ulteriori nonostante la mia BPCO (broncopatia cronica ostruttiva) che non mi fa più respirare tanto bene. Eccomi qua che provo ad interpretare il baseball per le colonne on line di Baseballmania..... secondo la mia pluridecennale esperienza iniziata da esterno centro con l'erba che era più alta di me, per poi giocare in seconda e poi interbase, ma all'occorrenza ho ricoperto tutti i ruoli!!