La riforma del massimo campionato come una lotta senza quartiere. La FIBS rivendica il diritto di governare il movimento, l’IBL vuole mantenere il vecchio sistema e gestire il massimo campionato

Pubblicato il set 3 2017 - 8:09pm by Ezio Cardea

Siamo alla resa dei conti, non solo nella lotta per l’assegnazione dello Scudetto 2017, ma anche in quella estremamente più dura che ha come protagonisti l’attuale dirigenza federale e le società di IBL: in palio c’è  la gestione delle politiche federali che, sotto Fraccari, era nelle mani di queste ultime.

Una lotta che si annuncia senza quartiere perché da una parte si rivendica il diritto di governare il movimento senza condizionamenti, mentre dall’altra si pretende di proseguire col vecchio sistema che, di fatto, consentiva alle società di IBL di gestire tutto ciò che riguardava il massimo campionato, e non solo.

Visto il comunicato alquanto fumoso delle “otto sorelle” nel quale l’unica cosa chiara è il “NO” alla riforma del campionato di prima serie, pare evidente che i “duri” di IBL non vogliano sentir parlare di modifiche.

Certo, le “otto sorelle” sentono il privilegio di essere in poche a spartirsi i due titoli più ambiti, lo Scudetto e la Coppa Italia, e non c’è da stupirsi se osteggiassero il ripristino di promozioni/retrocessioni o un allargamento eccessivo della prima serie,  cambiamenti che annullerebbero il loro status di privilegiate.

Ovviamente, lasciando tutto come prima o quasi, rimarrà tale anche la crisi sempre più aggressiva che, come risulta dai dati federali, travolge il movimento con una allarmante voracità distruttiva: da 369 società affiliate nel 2010, si è passati alle 276 risultanti all’assemblea elettiva del 2016, con uno sbilancio negativo tra le nuove società e quelle sparite di ben 93 unità! In soli sei anni è sparito un quarto del baseball italiano!

Insomma, le società di IBL parrebbero mirare al mantenimento dei loro privilegi a costo di penalizzare la crescita del movimento, e sembra incredibile che certi dirigenti societari non tengano in nessuna considerazione il grave declino, attestato dai dati sopra riportati, che  probabilmente nessun’altra Federazione sportiva nello stesso periodo di crisi generale ha subìto in modo così pesante. Una realtà ignorata anche dalla precedente dirigenza federale, ma non dall’attuale che pare giustamente determinata a cambiare le cose nel tentativo di invertire la rotta.

A dispetto della sua denominazione, l’Italian Baseball League non è una lega, non ha un presidente né, pertanto, un legale rappresentante: quindi le società di quel campionato devono ricorrere, per farsi rappresentare, ad un professionista, un avvocato, onde dare forza alla loro pretesa di condizionare decisioni che lo Statuto Fibs affida esclusivamente al Presidente Federale (art. 25.3), specie per quanto concerne le strategie di programmazione e di sviluppo del movimento.

Se a partire dalla gestione Fraccari le cose sono procedute finora con le redini del movimento in mano alle  società (con gli esiti disastrosi sopra attestati), finalmente Marcon ha ritenuto di ristabilire l’ordine agendo secondo quanto previsto dallo Statuto:  per mettere a punto una delle tante strategie da adottare per  tornare ad una nuova fase di crescita, ha istituito un gruppo di lavoro che ha approntato una bozza di riforma, peraltro molto soft,  del massimo campionato che prevede un allargamento a 12 squadre. Come noto, la bozza è stata inoltrata alle società potenzialmente interessate  per ricavarne suggerimenti e commenti: mentre le Società di A Federale hanno esposto le loro considerazioni, quelle di IBL non si sono  limitate ad esprimere un parere,  ma hanno respinto del tutto il progetto come fosse in loro potere farlo.

In sostanza le società di IBL pretendono di sedere al tavolo della riforma in posizione paritaria con gli esponenti federali. Una pretesa che non ha fondamento nelle norme statutarie ma che deriva unicamente da una decisione (alquanto discutibile) presa dalla dirigenza federale, allora guidata da Fraccari, in sede di avvio di IBL:  abolite le promozioni/retrocessioni tra i due primi campionati, quella dirigenza concesse alle società della costituenda IBL di decidere dell’ingresso di nuove società, riservandosi solo il diritto di ratifica delle decisioni prese.

Con quell’assurda decisione la Federazione si è posta in posizione subordinata rispetto ad IBL, e proprio a causa di questo errore non è stata più in grado di gestire le forti difficoltà sopravvenute a seguito del fallimento di alcune novità come l’obbligo delle “franchigie” e il campionato delle “aggregate” (IBL Second Division): da allora, infatti, c’è stato un continuo rimaneggiamento del campionato senza una strategia né un preciso obiettivo, ma all’insegna della improvvisazione e di quanto, di volta in volta, decidevano le società.

Andrea Marcon, quale Presidente Federale, intende giustamente riappropriarsi di quella funzione di guida strategica  e di programmazione assegnategli dallo Statuto, assumendosene in pieno la responsabilità. Quindi alle “otto sorelle”,  ma anche a quanti in buona fede ritengono che esse possano porre veti e abbiano titolo a partecipare alle delibere relative alla organizzazione del massimo campionato, non resta altro che rammentare il citato Art. 25.3  dello Statuto Fedsrale e attenersi ad un altro fondamentale principio sancito dallo stesso Statuto nell’Art. 6 punto 2 lettera c) che precisa:

Con l’affiliazione la società si impegna, per se stessa e per i propri tesserati, ad accettare e rispettare, senza riserva e a tutti gli effetti, lo Statuto ed i Regolamenti della F.I.B.S., le deliberazioni, decisioni e disposizioni degli organi federali, adottate nel rispetto delle singole competenze”.

Pertanto, ben vengano da parte di qualunque Club pareri e anche critiche, ma nessuno può assolutamente avanzare pretese o porre veti. Nemmeno le “otto sorelle” che, pertanto, farebbero più bella figura e renderebbero un buon servigio al baseball  se evidenziassero i punti a loro avviso criticabili della riforma e suggerissero eventuali correzioni.

Premesso quanto sopra e visto che nessuna delle società della cosiddetta IBL si è preoccupata di dire in concreto cosa non va e cosa è accettabile o comunque correggibile nella riforma in questione, ci provo io a  fare qualche considerazione in aggiunta a quelle fatte dalle Società di A Federale.

In primo luogo bisogna apprezzare l’introduzione della “fase di qualificazione” senza la quale non è possibile parlare di allargamento di una certa consistenza del massimo campionato, punto basilare della strategia della nuova dirigenza federale, senza alterarne la “qualità”. Questa fase, infatti, assorbe tutti gli squilibri derivanti dal divario tecnico tra le società, divario tanto più forte quanto maggiore è il numero delle partecipanti e che, in assenza di un correttivo, abbasserebbe troppo il livello del campionato con squilibri tecnici che affliggerebbero tutta la regular season.  La “fase di qualificazione”  consente una selezione grazie alla quale la seconda fase della “regular season” può svolgersi all’insegna dell’equilibrio e dell’agonismo in ogni raggruppamento. La selezione ha anche il merito di salvaguardare il massimo livello raggiunto dal baseball, esaltandolo ulteriormente, perché lo concentra su 6 compagini: infatti al momento il nostro baseball riesce ad esprimere solo cinque/sei squadre con uno spread tecnico poco differente tra di loro, come si può rilevare dallo svolgimento dei campionati degli ultimi anni nei quali le società di coda sono state fin da inizio  stagione sensibilmente distanziate dal gruppo di testa.

La “fase di qualificazione” è una novità unica, salvo errore, nel panorama dello sport italiano e l’occasione dovrebbe essere sfruttata dandole la massima pubblicità per attirare l’attenzione sul nostro sport.

Ma, come è naturale, ci sono anche punti della riforma che necessitano di essere rivisti e corretti.

Prima di tutto ritengo che l’allargamento della massima serie a 12 squadre sia una mossa troppo timida perché consente il recupero di poche piazze fuori dell’attuale area coperta da IBL. Il che vuol dire:

  • tradire le aspettative di un forte e visibile cambiamento;
  • avere perso inutilmente il 2017  perché una simile piccola variazione non comporta alcuno sconvolgimento di programmazione e quindi poteva essere attuata già quest’anno;
  • sprecare un’occasione unica di rompere col passato in modo clamoroso e soprattutto visibile, come è nelle aspettative di chi ha dato fiducia ai nuovi rappresentanti federali;
  • subire l’ironia di chi immancabilmente farà notare che tale riforma altro non è che l’idea  che Fraccari aveva proposto nel 2015!

La novità costituita dalla introduzione della “fase di qualificazione” deve essere sfruttata in modo pieno, altrimenti diventa ridicola come il tentativo fatto da Fraccari cui è stato permesso di applicare quella novità solo su 8 squadre divise in due gironi di 4!   Con 12 squadre su cui pare orientata l’attuale dirigenza federale, cambia poco e inoltre si spreca la potenzialità di questo strumento che consente, tenuto conto dell’attuale Serie A Federale, di mettere in gioco 18 società (vedi http://www.baseballmania.eu/notizie/ibl/promozioni-retrocessioni-e-18-squadre/) da raggruppare in tre gironi da 6 squadre.

Aggregare altre sei squadre per un terzo girone darebbe più senso a tutto. Non è una cosa impossibile perché il maggiore aggravio di spese (la ragione più ostativa) è costituito solo da qualche partita in più. Ma a tal riguardo la Federazione non dovrebbe esitare a stanziare un piccolo fondo (200.000 euro) per perequare le spese di trasferta delle società logisticamente svantaggiate. Potrebbe servire un taglio a qualche manifestazione internazionale senza ritorni economici e nemmeno mediatici, o a qualche “coach convention”: ora ciò che più serve è la realizzazione di ciò che si ritiene più utile al rilancio dell’attività. E se si crede fermamente nella riforma, bisogna avere anche il coraggio di prendere decisioni impopolari come quelle dei “tagli”.

Con 18 squadre in prima linea cambia tutta la filosofia della riforma perché il segnale preciso non sarà solo quello di avere una prima serie con più squadre, ma una prima serie con un forte incremento dell’area su cui si svolge. Solo così avrebbe senso la nuova denominazione  “SERIE NAZIONALE”  che la Federazione intende dare al massimo torneo: diversamente, quella denominazione è ingannevole proprio come lo è stata l’IBL.

Superato l’handicap delle spese per i Club più decentrati, un campionato a 18 società in prima divisione favorisce il movimento non solo dal punto di vista propagandistico e di visibilità, ma anche dal punto di vista economico/finanziario per la maggiore possibilità di agganciare sponsor: più sono gli sponsor che si uniscono al baseball,  più sono i soldi che affluiscono al baseball e maggiori sono le possibilità di crescita del movimento.

A tal riguardo (ma solo nel caso dell’allargamento a 18 squadre, perché con 12 poco cambia l’area della “vetrina” del baseball,  cosa che interessa soprattutto gli sponsor) sarebbe opportuno un altro sforzo “economico” da parte della Federazione: affidare il lancio del nuovo campionato ad un team di professionisti della comunicazione che diano ampio risalto non solo la novità della “fase di qualificazione”, ma anche l’eccezionalità dell’allargamento del torneo e con esso dell’espansione dell’area  su cui esso si svolge. La Federazione dovrà anche dare ampia pubblicità alle motivazioni alla base della riforma, anche allo scopo di rintuzzare almeno in parte le  critiche secondo le quali i problemi  non si risolvono con le “formule”:  tale opinione,  del tutto sbagliata, è una diretta conseguenza del fatto che fino ad ora si sono adottate formule improvvisate, senza una precisa finalità e che spesso, come abbiamo visto,  erano solo rattoppi o aggiustamenti alla “bene e meglio” decisi dalle stesse società in funzione dei loro obiettivi e non dalla Federazione che, invece, deve mirare all’interesse generale.

Alla formula, per non essere un contenitore vuoto, va attribuito  un obiettivo:  allora diventa sostanza.

Un altro punto su cui ragionare riguarda il passaggio dalle due alle tre partite nel girone per la disputa del titolo di Campioni d’Italia.  La cosa ha due riflessi negativi di cui uno tecnico, ovvero:

 

  • potrebbe essere parzialmente inficiata la funzione selettiva della fase di “qualificazione” perché in tale fase potrebbero prevalere squadre forti su due incontri settimanali ma non altrettanto attrezzate per affrontarne tre come previsto per il girone in cui è in palio il titolo di Campioni d’Italia. Potrebbero quindi verificarsi delle forti défaillances che inficerebbero la qualità della seconda e più importante fase della “regular season”;

 

l’altro riguarda la reazione dei “media”:

 

  • verrebbe troppo accentuata la differenza del “Girone Scudetto” attenuando l’attenzione verso l’altro o gli altri due i gironi:  la cosiddetta “doppia velocità” distrarrebbe troppo i “media” facendo venir meno lo scopo dell’ampliamento del campionato che deve coincidere con l’ampliamento del ritorno mediatico. E, come si sa, quest’ultimo è indispensabile per il recupero al baseball di tutte quelle grandi aziende, ora allontanatesi, che nei decenni 70/90 hanno finanziato i maggiori club consentendo al baseball di fare un grande salto di qualità.

 

Infine, una riflessione sull’ “obbligo”  degli under.

Premesso che dopo settant’anni di attività è veramente inaccettabile  ricorrere a certe imposizioni che forse erano plausibili nei primi anni di vita del movimento (adottate in buona fede, ma che hanno prodotto più danni che benefici!), mi permetto di suggerire che è molto meglio passare dalla politica degli “obblighi” a quella delle “limitazioni”.  Nel massimo campionato italiano non si può costringere una Società a mettere in campo giovani che non sono all’altezza o che comunque non sono ancora maturi, tenendo in panchina atleti più validi: è un danno per gli atleti, per la società e per la qualità della partita, quindi del campionato. La “limitazione”, invece, come ad esempio quella relativa agli ingaggi e agli utilizzi di stranieri, non solo consente di creare un certo equilibrio tra le società, ma addirittura le spinge ad essere più “virtuose”, ovvero ad indirizzarsi spontaneamente (cioè senza obblighi) verso la cura dei propri vivai.

Per concludere mi auguro che le “otto sorelle” valutino la bozza di riforma proposta dalla dirigenza federale e focalizzino in base alla loro esperienza eventuali punti critici, proprio come hanno fatto le società di A Federale, abbandonando l’atteggiamento che le porta fuori dal richiamato art. 6 dello Statuto, giacché non possono vantare nessun diritto  in più di queste ultime.

A tal proposito è bene ricordare un altro importante principio cui si ispira lo Statuto Federale, espresso nell’art. 1 punto 9,  che recita testualmente:

L’ordinamento statutario e quello regolamentare della F.I.B.S. sono ispirati al principio democratico e di partecipazione all’attività sportiva da parte di chiunque in condizioni di uguaglianza e pari opportunità”

Principio valido per gli atleti e, a maggior ragione, per le società.

WordPress Author Box
Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

26 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. amicia 3 settembre 2017 at 23:57 -

    Mi trovo più o meno d’accordo con tutto. Il calo di interesse, popolarità e ritorno è pauroso, ben testimoniato dalla riduzione del numero di società. Questa è la cosa che più mi preoccupa e non riesco proprio a comprendere l’atteggiamento delle squadre IBL. Ma dico, basta confrontare il numero di spettatori fra le finali di questi giorni e quelle di 10 anni fa. Secondo me, e sono solo un tifoso, così non si può proprio andare avanti

  2. Ellsbury 4 settembre 2017 at 03:52 -

    Cardea, il vero problema è che lei pensa di parlare ad attori razionali. Questi non lo sono, non sanno fare impresa e sinceramente 200.000 euro su un campionato che si dovrebbe ipotizzare autosufficiente preferisco che la FIBS li spenda sulle giovanili. Gli obblighi a roster sono secondo me necessari e meno debilitanti degli obblighi in lineup: di certo mostreranno ulteriormente che molte compagini di IBL sono frankestein sportivi: giocattoli per vincere con pochissimi giocatori cresciuti in casa, quindi con zero prospettive in caso di dipartita del paperone/main sponsor/presidentissimo di turno.

  3. luigi 4 settembre 2017 at 05:20 -

    Chiaro che le magnifiche otto vogliono mantenere lo status di privilegio ma se questo si può capire per le solite tre/quattro che si giocano i titoli le altre? Padova e Padule ma anche Novara quanto posso durare sulla scena ? Anche Parma fatica malgrado gli sponsor e i vivai/franchigie dalle quali può attingere. Allora IBL faccia una lega a se anche autofinanziata; a parte Nettuno e Parma i giocatori impiegati sono in maggior parte stranieri o finti asi, doppia nazionalità con trisnonno muratore italiano immigrato in Venezuela ad inizi 800……E’ evidente che questo modo di intendere questo sport porta all’implosione di tutto il movimento, però nemmeno di fronte all’evidenza si ha il buon senso di cercare di fare diversamente. Olimpiadi di Atlanta 1996 mi pare arrivammo al 6 posto con la migliore nazionale di sempre, frutto delle riforme coraggiose dei campionati messe in atto 10/12 anni prima, dopo cominciò un declino irreversibile; spero che il nuovo presidente sia determinato e non si faccia tirare per la giacca da nessuno, grazie Ezio per essere sempre su pezzo.

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 4 settembre 2017 at 07:35 -

    Caro Ellsbury,

    nella ormai lunga storia del baseball italiano, oltre ad “attori” non all’altezza sono comparsi anche personaggi grandi e coraggiosi (Beneck su tutti), capaci di portare avanti i loro progetti senza farsi condizionare. Hanno dovuto affrontare la rabbia di guardava solo al proprio orticello, ma alla fine credo che tutti si siano resi conto della sua grande capacità di fare impresa e dei grandi benefici procurati al movimento.
    Persone di questa tempra ci sono anche ora, soprattutto in quelle società che credono fortemente nei propri vivai e non hanno mai ceduto alla tentazione di bruciarli per trasformare le loro squadre, come Lei definisce con una forte ed indovinata espressione, in “frankenstein sportivi” con zero prospettive in caso di dipartita del paperon/main sponssor/presidentissimo di turno!

    Giuste o sbagliate che siano le sue idee, Marcon ha comunque il merito di voler ristabilire il principio che la politica debba essere dettata dalla dirigenza federale: Marcon non pare essere personaggio arrendevole e pronto a compromessi e credo che non cederà a pressioni esterne.

    Spero anche che quei dirigenti societari “virtuosi” finora costretti al silenzio per paura (più o meno fondata) di ritorsioni, possano dargli pubblicamente il loro supporto.

    Quanto al Suo suggerimento di investire sulle giovanili sono completamente d’accordo: i “tagli” che invoco non devono colpire quel settore ma altre attività che, immagino, la nuova dirigenza andrà ad ispezionare.

  5. Elio Dal Pozzo 4 settembre 2017 at 08:24 -

    Mi trovo decisamente d’accordo con l’articolo di Cardea.
    Siamo in caduta libera. Meglio aggrapparci a qualcosa di solido e ripartire dal livello che ci possiamo permettere.
    Sempre meglio che schiantarci !!!

  6. Michele 4 settembre 2017 at 08:34 -

    Caro Ezio, come si fa a non essere d’accordo con quanto scrivi. Ed anche perché non sono solo pensieri ma concreti indirizzi attuativi . Se si avesse il coraggio di osare….

  7. Ongina 4 settembre 2017 at 10:32 -

    Buongiorno signor Cardea.
    La FIBS ha già riformato la IBL introducendo la promozione in tale campionato delle due prossime finaliste del Campionato di Serie A 2017.
    Come da Circolare Attività Agonistica Serie A 2017.
    Di quale altra modifica o formula di campionato da discutere tra società di IBL e Serie A va vaneggiando il Consiglio Federale?
    La Regola già c’è. L’ha fatta il Consiglio Federale. Pensi ad applicare le Regole esistenti.
    In campagna elettorale i candidati del Nuovo Consiglio proponevano “trasparenza” sulla IBL, “meritocrazia” ovvero accesso alla IBL per promozione sul campo e non per partecipazione volontaria delle singole squadre. L’hanno deliberata, è regola, ora cosa vogliono dalle società di IBL o di Serie A? Ridiscutere come si accede alla IBL?
    E poi, non esiste alcun legame tra IBL e diminuzione delle società affiliate alla FIBS, , ormai un noioso ritornello.
    Le dice nulla la crisi economica in corso dal 2007? Le dice nulla la Spending Review e i tagli che dal 2012 coinvolgono i Comuni che hanno visto tagli al gettito precedentemente ricevuto dallo Stato anche superiore al 70% (Brescia e Lodi, per fare 2 nomi) e il conseguente azzeramento del sostegno allo sport locale anzi da allora , in più di un Comune, chiamato a nuovi o più gravosi oneri nei confronti delle Amministrazioni da cui erano precedentemente sostenuti?
    In quasi tutti i Comuni, lo Sport che prima “riceveva” ora “dà” al Comune sotto forma di aumento di canoni, imposizione aumentata in molti casi da nuovi Regolamenti Comunali ; che pongono – per farle un esempio molto semplice – la tassa dei rifiuti considerando ora a titolo imponibile anche la superficie di tribuna sotto cui sono sistemati gli spogliatoi….e molto altro.
    C’entra la IBL in queste cose?
    Cordialità.

  8. Giovanni Priano 4 settembre 2017 at 10:58 -

    Salve a tutti, vorrei capire per quale motivo l’allargamento della massima serie possa essere un valore aggiunto per il nostro movimento. E questo non lo dico in maniera polemica, ma da “ignorante”!
    Innanzitutto dobbiamo avere ben chiaro quali sono gli aspetti che vorremmo migliorare, per poi capire e verificare se le modifiche da apportare possano essere positive realmente.
    A parer mio, tra i tanti, gli aspetti fondamentali di un movimento sportivo sono:
    - Qualità dei giocatori di scuola Italiana, con tutto ciò che implica questo aspetto, quindi massima cura dei settori giovanili, si dovrà cercare quindi di creare degli incentivi (non necessariamente di tipo economico) per le società che ottengono i migliori risultati.
    - Progetti seri per il reclutamento e la crescita dei migliori prospetti italiani, che dovranno essere seguiti direttamente dalla Federazione, la quale rafforzerà le accademie nazionali, con lo scopo di presentare le rappresentative di tutte le categorie, con il più alto tasso tecnico possibile.
    - Lo sviluppo della scuola Italiana che ne deriverà, sarà propedeutico alla creazione di un campionato di prima serie, dal tasso tecnico importante, che dovrà essere allargato a tutto il territorio nazionale con il sistema delle franchigie obbligatorie e non con l’allargamento fine a se stesso, anche se tecnicamente di “livello”.
    - Per ultimo il marketing, che avrà la funzione di pubblicizzare, quello che diventerà un prodotto quantomeno presentabile, dimenticando i sogni di gloria che un Italia pallonara non ci permetterà mai di realizzare.

    Stante questi condivisibili quattro punti cardine, sarebbe interessante conoscere, quali migliorie possa portare ad essi, l’allargamento del campionato di vertice.
    Buon baseball a tutti!

  9. francesco 4 settembre 2017 at 11:12 -

    Dalle mie parti si dice che ” E’ inutile chiudere il cancello quando le bestie sono già scappate” bisognava tenerle chiuse nel recinnto prima. Il lassismo della passata gestione Federale non dovrebbe trovare la rigidezza che sembra avere l’attuale. Credo che la via giusta stà nel mezzo. Pubblico, sponsor, visibilità non sono strumenti del baseball Italiano di oggi. Dovremo cercare di ritrovare la visibilità, anche televisiva che è importante, ma non alle condizioni della Rai degli anni passati. Partite che non iniziavano agli orari comunicati, immagini da vedere in televisione con il cannocchiale quanto erano lontane, problemi di regia? non sò, commentatori da sonno letargico. Già in alcuni momenti il nostro sport è soporifero, quindi necessità di verve di brio nei commenti. Ho visto in TV le partite di IBS di questi giorni , non sono male, meglio della Rai. Potremmo prendere spunto dal campionato europeo U23 dove la repubblica Ceka ha trasmesso molte partite , gradevoli e belle riprese. Obblighi alle società? Ci andrei cauto. Limitazioni certamente si, prendendo esempio dall’Olanda che sono già anni che nei ruoli di ricevitore e interbase non possono giocare atleti stranieri, e i risultati si vedono, anche se più di uno mi dirà ” ma loro hanno gli antillani” noi abbiamo sdoganato gli oriundi. Meditiamo gente meditiamo.

  10. Mah 4 settembre 2017 at 12:29 -

    Ma infatti il discorso visibilità è il discorso che dovrebbe maggiormente interessare alla FIBS, sia per motivi economici (attirare potenziali sponsor sia per se stessa che per le Società) che di movimento (va bene la rete ma per fare promozione per far aumentare i possibili praticanti la TV resta il veicolo più importante). Per consentire l’allargamento bisognerebbe che le Società di A siano realmente adeguate non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto dal punti di vista economico (le spese logistiche per consentire ad un numero maggiore di persone d’oltreoceano di restare in Italia per un certo numero di mesi non è per nulla banale per esempio), organizzativo (è inevitabile che un campionato di IBL necessiti sia di maggiori persone extra campo che di una migliore organizzazione complessiva) che d’impianti (se nel campionato di maggior immagine si è costretti a disputare gli incontri alla mattina e non alla sera il pubblico è difficile che aumenta, e il problema del campo non illuminato non è di competenza certo delle Società che vorrebbero disputare gli incontri di sera ma non gli è matematicamente possibile per le scarse risorse a disposizione dei Comuni che vengono sempre dirottate altrove).

  11. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 4 settembre 2017 at 14:43 -

    Caro Signor Ongina,

    mi pare che se qualcuno vaneggia, non sia proprio la Dirigenza Federale che, dopo aver deliberato, come suo diritto, alcuni provvedimenti (vedi ad esempio promozioni/retrocessioni), prima di varare il nuovo massimo campionato ha deciso di sottoporre la bozza alle società interessate per ricavarne suggerimenti utili: poteva benissimo non farlo perché lo Statuto non lo prevede, e se lo ha fatto, merita solo compiacimento.

    Le “otto sorelle”, invece, hanno rifiutato a priori il progetto, pretendono di sedere al tavolo delle riforme “con conseguente assunzione di responsabilità”!

    Quale responsabilità, se lo Statuto non conferisce alcuno dei poteri che esse pretendono di esercitare? Quali conseguenze hanno subito per i fallimenti cui abbiamo assistito da quando esiste la cosiddetta IBL? Ci vogliamo prendere in giro?

    Se non erro, chi ha pagato è stato Fraccari, anche se non di persona perché non era rieleggibile, ma la cordata a lui legata: sicuramente Fochi è stato fortemente penalizzato dalla sua “benedizione”.

    Eppoi, signor Ongina, non mi pare che nella bozza che la Federazione ha inviato non si faccia cenno a come si debba accedere al massimo campionato, ma semmai in quanti debbano accedervi. Ne ho invece parlato io dicendo che non ci sarebbe da meravigliarsi se le “otto sorelle” possano mettere in discussione tali argomenti a loro da sempre cari per ovvi motivi.

    Infine a Lei che è un attento lettore di questo sito non saranno sfuggite le mie considerazioni a proposito della “crisi” cui Lei imperterrito continua ad aggrapparsi
    giacché non può disconoscere i danni subiti dal baseball più che da ogni altro sport: negli anni 70/80 c’è stata una crisi decisamente più spaventosa perché non solo non solo economica (scioperi selvaggi, fabbriche incendiate, industrie chiuse con la Fiat al limite del burrone … assassini, etc.) ma anche politica (con l’imperversare delle brigate rosse e nere con rapimenti di politici, assassini eccellenti – vedi Aldo Moro- e di giudici, etc, etc.): ma il baseball cresceva fino quasi a superare (e quanto a mediaticità e popolarità lo ha superato) il rugby.

    La crisi del baseball ha cominciato ad evidenziarsi solo molto tempo dopo ed ha motivazioni molto diverse da quelle che Lei vorrebbe attribuirle: infatti il nostro baseball ha cominciato a mostrare segni di declino (non in fatto di livello tecnico, ma di espansione) alcuni decenni dopo e quindi non a causa della citata crisi degli anni 70/90. Siamo ai primi anni del nuovo millennio ed è stato scalzato dalla guida federale Fraccari perché evidentemente il movimento era in affanno molto prima del 2007: se la fisica ha ancora un qualche valore, da che mondo è mondo l’effetto non ha mai preceduto la causa!

    Infine mi dispiace contraddirLa sulla teoria dei Comuni: da sempre e a prescindere dalle varie crisi, tranne qualche Comune piccolo e virtuoso, tutti gli altri sono sempre stati in affanno e se qualcosa hanno concesso è solo a seguito della maggiore o minore evidenza assunta dal baseball e dal ritorno mediatico un tempo molto elevato anche nelle serie secondarie, ora del tutto trascurabile se parliamo delle testate importanti.

    L’IBL c’entra in tutto questo? Accidenti se c’entra! Lei dimentica l’appellativo di “locomotiva” che Fraccari aveva giustamente dato al massimo campionato? La locomotiva IBL ha fallito la missione perché le è stata negata la possibilità di ampliarsi: ora, con la nuova denominazione di Serie Nazionale, deve riprendere quella missione che avrà effetto solo se percorrerà spazi sempre più ampi, sempre più “nazionali” piuttosto che limitarsi a percorsi poco più che regionali!

    La stessa cosa dicasi per le sponsorizzazioni: l’area di gioco della prima serie (l’unica seguita) si è ridotta a tal punto che le tantissime grandi aziende che ci hanno seguito negli anni 60- 90 sono quasi del tutto sparite. L’unica possibilità di recuperarle è solo quella di estendere la mediaticità attraverso i media locali allargando notevolmente l’area di svolgimento della prima serie: più sponsor, più soldi al baseball e maggiore possibilità di crescita.

    Io La conosco, Signor Ongina, e rispetto il Suo anonimato tanto più che non ci vedo alcunché di male. Tuttavia la cortesia che Le chiedo non è quella di indicare il Suo nome e Cognome, ma il suo status: tifoso, giocatore, dirigente di società di IBL o di Serie inferiori, esperienza, etc.
    Perché? perché solo in questo modo anche gli altri lettori possono valutare e capire meglio il suo pensiero.

  12. ongina 4 settembre 2017 at 15:07 -

    Stimatissimo Signor Cardea, il mio pensiero è chiaro ed indipendente: Lei ben conosce chi scrisse “non porto il cervello all’ammasso”, vero?
    Ecco, io e Lei possiamo certamente considerarci il Guareschi e il Mosca del ” Visto da destra e Visto da sinistra” ( nel nostro caso è un semplice concetto di visioni diverse e contrapposte non di schieramenti o chissachè, sia chiaro) che imperversava su “Candido”.
    Vorrei che non dimenticasse tutte le volte, le numerose volte, in cui ho condiviso in passato le sue opinioni, e le critiche anche aspre che ho sollevato nei confronti della precedente Dirigenza Federale.
    Il mio pensiero non va interpretato nel senso della sua “autorevolezza” che potrebbe derivare dal fatto di scrivere avendo in me la qualità di dirigente e organizzatore sportivo, giornalista pubblicista o libero professionista impegnato anche nel diritto sportivo.
    Non esprimo il mio pensiero in forza o facendomi scudo di alcuna “autorità” nè eterodiretto.
    Il mio pensiero è il mio e di nessun altro, lo sa dato che mi conosce e sa chi sono , e non c’è nessuna interpretazione diversa applicabile da quella della letterale scrittura degli interventi.
    Lei dice bene: le aziende che sponsorizzavano non ci sono più; anzi avvalora la mia tesi affermando che la crisi è addirittura anteriore al 2007 e risale agli anni ’90.
    Mi fa piacere: vuol dire che per tanti anni il mondo del baseball , nonostante tutto, ha fatto miracoli per mantenersi a galla.
    Io sono contro chi è ipocrita: in campagna elettorale è stata sbandierata la necessità di trasparenza e l’accesso in IBL per meritocrazia.
    E coerentemente è stata introdotta con specifica regola dal nuovo Consiglio Federale.
    Ora vogliono discutere di cambiamenti a discapito della Regola che hanno introdotto.
    Mi dica Lei la sua opinione su questo, per cortesia.
    Cordialità.

  13. Fabio cardella 4 settembre 2017 at 17:36 -

    Il carro di carnevale????be’ che dire dopo quella scelta di non votare il sig. Claudio carnevale che cosa e successo??risposta:finito il grosseto,nettuno quasi quasi….ma poi il buon fraccari dava il titolo a della millia e salvava il salvabile…sicilia e campania fuori dai giochi,in sardegna regna il soft-ball con totoni sanna (braccio destro di fraccari)milano che tenta di rientrare e nessuno aiuta,credo sia’ arrivato il momento che le societa’ si stacchino e formano una lega,dopo tutti questi bilanci in negativo (in primis niente pubblico=no sponsor)che puo’ succedere?mai piu’ buio di mezzanotte

  14. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 4 settembre 2017 at 20:45 -

    Le rispondo, Signor Ongina, subito dopo alcune precisazioni.

    In primo luogo correggo un lapsus in cui sono incorso nel precedente mio intervento quando, parlando dei primi anni del millennio, ho detto che dalla Presidenza Federale era stato scalzato Fraccari, ma ovviamente intendevo dire Notari!

    In secundis, La ringrazio per aver aderito alla mia richiesta di dichiarare il Suo status, cosa che Lei non palesava per un’apprezzabile questione di stile: desiderava che le Sue parole acquistassero autorevolezza non per via di quello che Lei è, ma semplicemente per i concetti espressi. Cosa lodevole, senza dubbio. Però Lei sa benissimo che, al di là di ogni ipocrisia, una cosa è parlare da una posizione come la mia (completamente slegata da qualsiasi Club e senza incarichi federali), altro è parlare da persona legata ad una Società in cui ricopre una carica importante come quella di dirigente. Faccia un ulteriore sforzo: dichiari, senza necessariamente indicare il Club, se Lei è dirigente in una società di prima serie o in una delle serie sottostanti. Il perché di questa richiesta è ovvio e non lo dico perché Lei, come del resto tutti i lettori, è troppo intelligente per non averlo capito.

    Infine vorrei mi spiegasse un’altra cosa: Lei ha appena ammesso quanto sostengo da tempo e cioè che l’attuale crisi del baseball ha origini molto anteriori al 2007: ma nel Suo precedente intervento ha attribuito quella crisi all’attuale crisi economica che Lei stesso ha dichiarato essere iniziata nel 2007, quindi successivamente!

    L’effetto ha preceduto la causa? La Sua indiscussa abilità oratoria non mi distoglie dalla “logica” grazie alla quale ho evitato, nella mia carriera bancaria, spiacevoli sorprese.

    Ora esprimo la mia opinione su quanto da Lei richiesto.

    In campagna elettorale è stata giustamente sbandierata la necessità di trasparenza ed il ripristino delle promozioni/retrocessioni tra le prime due serie così come sempre avvenuto e come avviene nelle serie sottostanti: ovviamente questa regola introdotta dal nuovo Consiglio Federale verrà certamente rispettata col nuovo assetto del campionato e non certo nell’attuale. Oppure vogliamo retrocedere il Padova ed il Padule?
    Quanto alla ammissione di 4 o 10 società a seconda che sia varato un campionato a 12 o – come auspico – a 18 squadre, saranno scelte le meglio classificate nei gironi di A Federale. Ma se per obiettiva impossibilità qualche Club non potesse prendere parte al massimo campionato, ne verrà cooptato un altro sempre tenendo conto della graduatoria in classifica. Nel rispetto della meritocrazia e non delle disponibilità economico/finanziarie (per potenziare i roster con copiosi acquisti di atleti d’oltre oceano a discapito dei nostri vivai) come imposto con IBL.

    Quale regola è disattesa? e da quale documento risulta che la nuova Dirigenza Federale voglia discutere di cambiamenti della suddetta regola appena introdotta e che andrà a regime con l’assetto definitivo del prossimo campionato?

    Cordialmente.

  15. ongina 4 settembre 2017 at 21:59 -

    La Regola disattesa è la Circolare Attività Agonistica Serie A 2017, come già scritto.
    Cosa vuole dire “se per obiettiva impossibilità qualche Club non potesse prendere parte al massimo campionato…..ne verrebbe cooptato qualcun altro tenendo conto della graduatoria di classifica. Nel rispetto della meritocrazia e del non delle disponibilità economiche….”?
    Crede o vuole fare credere che OGGI a differenza dell’anno scorso c’è la fila di squadre che vorrebbero entrare in IBL ma ….. ahiloro …. non possono perchè la Regola , cioè la Circolare Attività Agonistica Serie A 2017, dice che SOLO DUE squadre , ovvero le finaliste del Campionato di Serie A, verranno promosse?
    Cioè Lei crede o vuole fare credere che UN ANNO FA quando si poteva accedere alla IBL per scelta nessuno (solo Padule, per essere precisi) ci voleva entrare perchè economicamente e strutturalmente molto impegnativa, e oggi c’è la coda di squadre che sgomitano ma due soli posti sono troppo pochi e pertanto bisogna ridiscutere il meccanismo previsto nella Circolare Attività Agnistica Serie A?
    Su, signor Cardea, non dica a me – senza uno straccio di argomento – di essere portatore di interessi particolari cosa he non si desume da nessun mio intervento: guardi che ho fatto anch’io due righe di conto che con questa meccanica delle promozioni una città come Milano, a Lei cara mi pare, potrebbe non avere mai una squadra in IBL, salvo ripetute promozioni sul campo che auguro oppure transitando attraverso l’acquisizione di diritti sportivi altrui….
    Absit iniuria verbis: io La ritengo in buona fede quando scrive perchè a mia volta sono in buona fede quando scrivo. Omnia Munda Mundis, si dice , “Tutto è puro per i puri”…..
    In ultimo. Le proposte diramate dalla nuova dirigenza FIBS vanno in esatto contrasto con la Regola che Le ho ricordato e che prevede l’accesso in IBL , in aggiunta alle 8 attuali, solo per promozione dalla Serie A.
    Sostenere qualcosa di diverso significa non conoscere la CAA Agonistica Serie A 2017 e il documento di proposta diffuso dalla FIBS e pubblicato anche da questo sito.
    Affrontare una discussione di riforma della IBL in oltraggio alla Regola , o quantomeno senza precedentemente abrogarla, significa che come scriveva Ulpiano “Princeps legibus solutus est” cioè che il Principe Reggente è svincolato dalla osservanza delle leggi che emana.
    Non è una bella cosa, vero? Mi auguro che Lei si dissoci prontamente da questa eventualità.
    Cordialità.

  16. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 5 settembre 2017 at 09:53 -

    Caro Ongina,

    Lei continua a stupirmi, ma (absit iniuria verbis), in modo negativo.

    La invito a rileggere bene ciò che ho scritto perché Lei ne ha dato (omnia munda mundis) una interpretazione assolutamente libera e assolutamente distorta.

    Ciò premesso, rilevo che mentre parlavamo di riforma del massimo campionato, Lei ha accusato la nuova dirigenza federale di non rispettare regole da essa stessa varate: ora precisa che la regola violata (o più esattamente, violanda) è la Circolare Attività Agonistica Serie A 2017.

    Tale circolare è stata redatta sulla base della iniziale previsione, da parte di Marcon, di un prudenziale allargamento a 10 del prossimo campionato di massima serie.

    Tenendo fede all’intenzione dichiarata in campagna elettorale di riformare il massimo campionato, Marcon ha istituito una commissione a tale scopo.

    Non posso non sottolineare che Marcon avrebbe potuto riformare fin da quest’anno il massimo campionato, ma si è correttamente astenuto dal farlo per rispettare quanto deliberato – senza alcun riguardo verso l’imminente nuova gestione federale – dalla precedente dirigenza (assieme alle soc. di IBL) a poco più di un mese dalla sua decadenza.

    Ritengo giusto evidenziare il differente stile di comportamento e pare superfluo indicare quale sia preferibile.

    Gettato via il 2017 per colpa della precedente dirigenza e delle soc. di IBL che così anno potuto procrastinare di un anno i loro privilegi, la commissione istituita da Marcon ha ritenuto possibile, dopo opportuni sondaggi, un allargamento fino a 12 squadre.

    Avrebbe forse dovuto, Marcon, bloccarsi a 10 perché la da Lei citata circolare prevede solo due promozioni in massima serie?

    Secondo Lei Marcon avrebbe dovuto abrogare quella circolare senza aver prima sondato la possibilità di allargare il campionato oltre le 10 unità?

    Ma come può, Lei che si è dichiarato professionista impegnato anche nel diritto sportivo, pensare che una riforma (ovvero qualcosa di molto importante che riguarda niente di meno la Carta d’Identità di una Federazione) possa dipendere da una Circolare che di anno in anno viene emessa per regolamentare i vari campionati in funzione delle novità che di anno in anno possono rendere necessari interventi federali?

    In ogni caso, anche se non sono addentro come Lei negli ingranaggi federali, tenuto conto della professione di Marcon e della sua estrema correttezza (come sopra dimostrato) non tema che, non appena messa a punto la riforma in itinere, Marcon saprà benissimo cosa fare nel rispetto scrupoloso dei regolamenti e soprattutto dello Statuto che, invece, è stato in più punti disatteso (senza che Lei, salvo errore, abbia mai eccepito nulla) dalla precedente dirigenza federale con la complicità dei maggiori Club di IBL nei punti basilari che ho evidenziato nell’articolo.

    Lei nemmeno commenta la frase finale del proclama divulgato dalle “otto sorelle” a mezzo dell’avv. Bissa, in cui dette società pretendono di partecipare (assieme alle neopromosse in base alla circolare da Lei menzionata) al tavolo della riforma “CON CONSEGUENTE ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’: su quale punto dello Statuto Federale si fonda questa pretesa e quale responsabilità, e con quali concrete conseguenze, dichiarano di assumersi le “otto sorelle”?

    Quella è solo una frase ad effetto, vuota di ogni contenuto e senza valore, a meno che le otto sorelle non dichiarino che, in caso di fallimento della riforma da loro stesse sottoscritta, se al Presidente Federale toccherà rassegnare le dimissioni, a loro toccherà ricominciare dall’ultima serie!

    Ma sarebbe sempre fantascienza, perché se le cose andassero male, c’è sempre (vero?) chi è pronto a mettere di mezzo il salvagente: la crisi economica!

    La frase a conclusione del Suo intervento, quindi, mi lascia veramente di stucco e per le ragioni che mi pare di aver enunciato se non con la Sua eleganza, almeno con una certa logica, sono ben lontano da ciò che Lei si augura che io faccia.

    Le Sue critiche a Marcon e alla nuova Dirigenza Federale ora sono fuor di luogo perché al momento non emergono prevaricazioni di alcun tipo, nemmeno quelle da Lei prefigurate.

    Se si verificassero, non tema che sarei io, più ancora di Lei, un severissimo censore specie se Marcon dovesse cadere nello stesso errore in cui è caduto Fraccari, prigioniero della volontà di alcune (sottolineo “alcune”) società di IBL.

  17. Mah 5 settembre 2017 at 11:53 -

    La domanda molto semplice però a cui a oggi non è stata data ancora un’esauriente risposta, e sulla quale ruota tutto questo castello, è la seguente: se una squadra di Serie A matura i diritti per giocare l’IBL perché ha ottenuto la promozione sul campo ma per motivi economici (inutile che ci si gira intorno: i budget tra i due campionati anche con l’allargamento restano molto differenti) o di campo (nessuna squadra dell’attuale IBL mi risulta abbia il campo privo d’illuminazione, se ciò in futuro dovesse accadere come la mettiamo?) o per qualsiasi altra motivazione non ha le forze per salire di categoria, questa società da quale categoria ripartirà in futuro? (C? A?)
    Se si risponde A il discorso promozioni risulterà del tutto ininfluente perché al lato pratico continuerà a partecipare in IBL solo chi ha le forze economiche e logistiche per disputarla a discapito dei valori espressi dal campo mentre se si risponde C si rischia di far saltare il movimento in piazze importanti, non solo per la loro posizione geografica ma anche per il lavoro che queste piazze fanno con i settori giovanili ma anche rendere poco credibile i futuri campionati di A dove si potrebbe giocare “a perdere” per evitare queste problematiche
    La domanda è semplicissima, la risposta e la ricetta migliore un po meno.

  18. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 5 settembre 2017 at 12:49 -

    Mi correggo a proposito della Regola infranta perché Lei, Signor Ongina, effettivamente fin dal Suo primo intervento ha precisato che si trattava della Circ. A. A. Serie A Fed. del 2017.

    Ma la cosa che più importa è un’altra e cioè sarebbe stato di ben altro peso un diverso orientamento della Federazione con la rinuncia all’allargamento della IBL: si sarebbero dovuto bloccare le promozioni già previste dalla predetta circolare o mantenere le promozioni e retrocedere Padova e Padule. Nel primo caso sarebbero state tradite le aspettative delle due prime classificate; nel secondo sarebbero state “punite” società sicure di rimanere in prima serie con tutti gli investimenti programmati a tale fine.

    Ma la riforma prevede di inglobare possibilmente 4 se non addirittura 10 società: quindi … non succede alcuna penalizzazione e, anzi, potrebbero fruire di un’occasione unica più società. E’ un male?

    Mi permetto di farLe notare che Lei si è astenuto dal precisare in quale serie milita la Società di cui è dirigente. Nessuno dubita della Sua sincerità nell’affermare che ciò che dice è frutto della Sua mente e non di quella di altri: ma talune Sue prese di posizione potrebbero perdere il pregio della imparzialità.

    Teme forse questo?

    La saluto cordialmente.

  19. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 6 settembre 2017 at 10:30 -

    Rispondo a Mah.

    In primo luogo dobbiamo guardare in faccia la realtà e renderci conto (ma ormai nessuno più ne dubita) che siamo malmessi.

    Quando si è in emergenza non si sta a fare gli schizzinosi e, se è necessario perché più squadre possano prendere parte alla massima serie, si accettano anche quelle il cui stadio non è dotato di impianto di illuminazione o di altre comodità. Basta che vi siano i requisiti della sicurezza.

    Veniamo al problema dell’allargamento o meno del massimo campionato. La scelta evidentemente non deve essere fatta in funzione del “mi piace” o del “non mi piace” ma in funzione strategica ovvero con una precisa finalità: bloccare il declino del movimento e riportarlo, anche attraverso altri provvedimenti, in situazione di crescita.

    La dirigenza federale ha scelto di ampliare il massimo campionato: scelta giusta? se ne può discutere, certo, ci mancherebbe altro! Però dobbiamo prendere atto che sta alla Federazione decidere e l’attuale dirigenza non ha fatto mistero durante la campagna elettorale dell’intenzione di allargare il campionato di punta per dare più visibilità al baseball e giovare, così a tutto il movimento.

    Per quanto mi concerne, sono d’accordo perché l’esperienza passata ci ha insegnato che il concentramento mediatico su pochi Club è stato dannoso
    e ha prodotto l’anomalia della necessità da parte delle Società di disporre di grossi capitali, pena la catastrofe (come i tanti casi che abbiamo visto). Quindi, per ambire a partecipare al massimo campionato il requisito essenziale è costituito dalla capacità economico/finanziaria che ha preso il posto della meritocrazia.

    I danni collaterali di questa sostituzione di valori in cui quello sportivo e solo conseguente a quello economico, sono notevoli perché i limiti sempre più “slabbrati” di utilizzo degli stranieri ha consentito il dirottamente delle risorse delle società sul mercato d’oltre oceano composto da centinaia di migliaia di atleti, col quale il nostro vivaio di qualche migliaio di giovani non poteva certo competere.

    Sono d’accordo sull’allargamento, ma con riserva: per ottenere lo scopo che la Federazione si prefigge, l’allargamento deve essere molto maggiore di quello recentemente prefigurato.

    Se l’allargamento della prima serie è contenuto, usciamo poco dalla passata logica che vede prevalere la forza economica sulla meritocrazia: la società che vuole entrare a far parte del massimo livello sarà sempre costretta a fare ricorso ad una massiccia sostituzione dei propri atleti con altri più qualificati provenienti soprattutto da oltreoceano.

    Con un consistente allargamento, si amplia lo spread tecnico tra le società, ma l’introduzione della fase di qualificazione non solo neutralizza, assorbendoli, i danni che ne conseguirebbero, ma creerebbe la situazione ideale per il ripristino di promozioni/retrocessioni per meritocrazia.

    Di anno in anno le partecipanti al massimo torneo verrebbero selezionate e divise in tre livelli (nel caso di ampliamento a 18 squadre) il cui livello più basso sarà simile a quello dell’attuale A Federale. Quindi i passaggi tra le due massime serie non rappresenterà più un trauma né il sacrificio di tanti giovani sostituiti da atleti d’oltre oceano.

    E’ quanto basta per ripristinare senza traumi la meritocrazia che è l’unica molla che sprona alla crescita dell’atleta e, se segue un provvedimento che preveda una graduale riduzione (non eliminazione) dell’utilizzo degli stranieri, anche i dirigenti delle società tornerebbero a comportamenti più virtuosi (peraltro già seguiti da molte società di A Federale) ovvero di attenzione e di fidelizzazione dei propri atleti e dei propri vivai.

    Non so se ho risposto a pieno e in modo pertinente agli interrogativi di Mah e quindi, dato l’interesse dell’argomento, resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.

  20. Alda 6 settembre 2017 at 13:16 -

    Più volte sono stata tentata di esprimere un pensiero su questo argomento, ma come leggo un suo commento è come se mi togliesse le parole di bocca e quindi mi fermo. Signor Cardea, ciò che lei scrive è semplice e democratico ed è sempre rivolto al futuro della disciplina e dei suoi giovani. Condivido pienamente tutto!
    Alda Bertani

  21. Mah 6 settembre 2017 at 13:49 -

    La sua risposta è pertinente. Però le faccio notare una cosa: Nettuno a parte, delle 3 semifinaliste dell’IBL di giocatori che provengono dai vivai societari sono pochissimi (a memoria S.Marino zero, Fortitudo 1 Agretti, Rmini 3 Celli Di Fabio Di Raffaele). Quindi si possono anche ridurre gli stranieri (ma anche per discorsi di Nazionale e di atleti comunitari le ottime alternative tecniche esisteranno comunque) ma chi ha tante più risorse economiche di altri si prenderà i giovani delle società che hanno lavorato con maggior attenzione ai vivai e, se la Federazione opterà con una linea dura proprio su queste (anche lavorare bene sui vivai ha un suo bel costo da sostenere che nel breve termine non è propriamente sulla prima squadra) penalizzandole in caso di rinuncia, si potrebbe avere una massimo campionato con più squadre ma poi potrebbero esserci gravi problemi sulla base. Non è facile.

  22. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 6 settembre 2017 at 21:25 -

    La ringrazio, Signora Alda,

    per le Sue parole che mi incoraggiano a sostenere questa dura battaglia che conduco da tempo a favore di … nessuno, perché non rappresento nessuno non avendo alcun incarico né in Società né in Federazione: lo faccio a favore del baseball e per rispetto di quanti si sacrificano (come a suo tempo ho fatto io) per questo sport, e che con grande passione fanno crescere tanti atleti che meritano miglior fortuna invece di vedersi chiudere le porte da una inflazione di stranieri.

    Spero che la nuova dirigenza federale tenga fede al suo impegno di non più trascurare la “base”, anzi di creare le condizioni che ne favoriscono la crescita perché sono convinto che i talenti ci sono anche tra i nostri giovani, ma per emergere devono avere tanto spazio quanto ne avevano nei decenni scorsi quando sui diamanti ci entusiasmavano tantissimi campioni assolutamente italiani, che sicuramente non sfigurerebbero nemmeno oggi.

    Non è una convinzione basata sul nulla: la nostra Federazione sotto Notari aveva già fatto un passo indietro, a proposito di stranieri e “oriundi”, anche con la stessa Nazionale allora guidata da Silvano Ambrosioni. Nella pagina della Hall of Fame del sito federale dedicata a questo grande tecnico italiano, si legge: “era stato invitato a ricostruire l’ambiente dopo l’invasione degli oriundi e divenne protagonista del lancio di una generazione di campioni come Ceccaroli, Bagialemani, Gambuti, Poma, Fochi, Manzini, Liverziani ed altri ancora.”

    Sempre nella Hall of Fame viene annotato che la Nazionale, così ridimensionata, si è fatta ugualmente onore col 6° posto alle Olimpiadi di Atalanta del ’96 e col 4° posto al Mondiale del ’98!

    Grazie, grazie di cuore. Il nostro baseball ha bisogno di persone che sappiano ricordare il passato ed abbiano fiducia nei nostri atleti, che solo così potranno dare a tutto il movimento quelle soddisfazioni già date in passato. E solo così potrà realizzarsi l’auspicata inversione di rotta.

  23. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 6 settembre 2017 at 22:03 -

    Caro Mah,

    Lei fa un giusto rilievo circa la scarsità dei giocatori di prima serie provenienti dai nostri vivai.

    Come ho già evidenziato numerose volte, il fenomeno è dovuto alle “scorciatoie” cui hanno fatto ricorso le società con molte risorse, nell’indifferenza della dirigenza federale che, dopo un timido accenno ad una marcia indietro fatto da Fraccari, ha lasciato correre il fenomeno giustificandolo come inevitabile conseguenza della “globalizzazione”.

    Ma, come ho scritto rispondendo alla Signora Alda, Notari aveva avuto il coraggio di fare marcia indietro e i risultati non sono stati per nulla disastrosi!

    Quanto alla possibilità che le risorse delle società più ricche vengano utilizzate per l’accaparramento di atleti dei vivai nostrani ma di altre società (col relativo depauperamento di queste ultime), diciamo che si tratterebbe di guaio minore perché per lo meno i soldi resterebbero all’interno del baseball italiano.

    Però, se il massimo campionato verrà sensibilmente ampliato, le società che ne entreranno a far parte e che prima erano costrette a rilasciare i loro giovani anche per non privarli delle loro giuste aspettative di giocare in massima serie, ora faranno maggiore resistenza e gli stessi giovani avrebbero meno interesse a “saltare il fosso” col rischio di fare tanta panchina mentre nelle loro società di crescita sarebbero titolari sicuri.

    Prima o poi, quindi, anche le società “danarose” finirebbero per essere più virtuose ed accorte riservando maggiore attenzione ai propri vivai.

    Pertanto, non vedo si possano creare problemi alla “base”: anzi, la “base” ne trarrebbe grande vantaggio perché su di essa confluirebbe la parte di soldi non più spendibili nella stessa quantità oltre oceano se verrà, come auspico, riportata a limiti decenti la possibilità di utilizzare stranieri e verrà cestinata l’ipocrita norma degli ASI.

  24. MAh 7 settembre 2017 at 04:49 -

    Contento di essere smentito ma non vorrei che la maggioranza delle società di A possa arrivare “impiccata” economicamente già prima di un ipotetico salto al piano superiore quindi possono sì arrivare risorse da qualche grande che ti prende i giovani migliori (che anche a parità di categoria non si possono trattenere per troppa differenza di soldi e organizzazione offerti, prospettiva di esperienza in giro per l’Europa con le coppe e di lottare per lo scudetto) ma si bilanciano con il fatto che comunque per affrontare decorosamente un campionato questi vanno tecnicamente e numericamente sostituiti (ed è assodato che un giocatore preso da altra squadra per una societa ha tutto un altro costo rispetto a quello che di proprietà e residente in loco).
    E torniamo sempre alla famosa domanda: se una società di A rinuncia a salire al piano di sopra quale sarà il suo futuro? Il movimento baseball italiano può permettersi di rischiare di perdere tutte queste società solo perchè sono arrivate ad un determinato limite economico che non gli consente crescite ulteriori? La mia personale risposta è no.

  25. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 7 settembre 2017 at 08:36 -

    Scusa Maurizio, ma mi sembra di parlare a vuoto.

    Se le tue osservazioni possono forse in qualche modo avere qualche ragione con un allargamento della massima serie a 12 squadre perché lo stacco di livello dal resto di A Federale resterebbe ancora abbastanza forte, esse cadono del tutto se l’allargamento è più consistente e viene fatto con 18 società.

    In tal caso, dopo la fase di qualificazione le sei squadre classificate ultime e penultime nei rispettivi gironi verranno raggruppate e quindi è come se giocassero un girone di A Federale. Ma con due vantaggi: l’aver fatto fare ai propri giovani una altrimenti impossibile esperienza (molto più efficace di qualsiasi corso accademico) affrontando squadre di altissimo livello, e aver ottenuto maggiore visibilità. Quest’ultima cosa comporta sicuramente alle neo ammesse un migliore “assist” da parte degli sponsor, se non addirittura l’aggancio di altri e più importanti sponsor.

    Inoltre, fatta l’esperienza dura ma utilissima di cui sopra, grazie alla fase di qualificazione gli atleti non devono subire per tutta la stagione (come avviene tuttora per quelle società che riescono a portare a casa solo uno o due successi in tutta la stagione) l’umiliazione della “squadra materasso” perché nel resto della regular season affronteranno squadre del loro stesso valore.

    Quale motivo plausibile possono presentare le società che intendessero rinunciare al passaggio in prima serie se per parteciparvi non sono costrette – se non possono (e se possono, sarebbe meglio che destinassero le loro risorse ai loro vivai) – a spendere per rinforzare i roster? L’unico motivo valido potrebbe essere lo stadio privo dei requisiti minimi per ospitare il massimo torneo. Ma sorvolerei anche sul problema dell’illuminazione, dando il tempo necessario, anche qualche anno, affinché le Autorità Locali si attivino per non perdere l’opportunità di avere una attività sportiva in prima serie: come già detto, al momento non siamo in grado di fare gli schizzinosi.

    Francamente se fossi dirigente di una società di A Federale e mi fosse offerta la possibilità di entrare in massima serie, lo farei al volo anche senza la possibilità di arricchire il mio roster (finalmente forse torneremmo a vedere società formate da nuclei di giocatori cresciuti insieme!) per le ragioni poco sopra indicate. Soffrirei nella prima fase, ma facendo fare una grossa esperienza ai miei giocatori che poi, però, giocherebbero alla pari con le altra società per tutto il resto della stagione.

    Quindi, l’aspetto economico verrebbe toccato da un campionato un po’ più lungo e con qualche trasferta più lunga a causa della partecipazione di qualche Club decentrato. E’ un particolare che non ho trascurato, tant’è vero che ho suggerito alla Federazione di stanziare una piccola somma (200.000 euro sono più che sufficienti) per smussare le spese nei confronti delle compagini più penalizzate dalle trasferte: somma da non distribuirsi a caso ma in modo TRASPARENTE dopo la programmazione dei vari gironi.

  26. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 7 settembre 2017 at 11:08 -

    Il mio precedente intervento è in risposta a Mah che involontariamente ho scambiato per il Maurizio che conosco e con cui uso un tono più confidenziale, del quale mi scuso con Mah.