Improvvisazione ed incapacità di raddrizzare la rotta. Dopo l’azione del M5S situazione ancora più confusa.

Pubblicato il set 21 2014 - 10:39am by Ezio Cardea

L’interpellanza parlamentare ad opera di due deputati del Movimento 5 Stelle è un fulmine a ciel … poco sereno per tutto ciò che di negativo e di strano sta avvenendo da qualche tempo  a questa parte, ed arriva quasi come una punizione divina per la caparbietà di questa dirigenza federale nell’ostinarsi a gestire il movimento nello stesso stile ante Salsomaggiore, nonostante il forte ridimensionamento dei consensi di quello che solo per poco non è stato una Caporetto.

Già immediatamente dopo quell’appuntamento elettorale abbiamo avuto una stagione da dimenticare nonostante si fosse aperta all’insegna di uno dei più prestigiosi risultati conseguiti in campo internazionale, nel WBC: ricordate? Qualcuno aveva proclamato: “Abbiamo testimoniato il massimo livello mai raggiunto dal baseball italiano”.

Baseball “italiano”? Beh, lo abbiamo visto. Del baseball italiano abbiamo visto e continuiamo a vedere solo il massimo livello di improvvisazione e cioè di incapacità di raddrizzare la rotta di una barca in balia del mare mosso.

Nel 2013 l’IBL ha rischiato di partire zoppa se non addirittura a sole sei squadre, e solo con  formidabili  acrobazie,  non certo per un’azione programmata,  è stato messo in piedi un campionato a 10 grazie a Reggio Emilia e Ronchi dei Legionari che con grande senso di responsabilità hanno aderito a … pressanti inviti;  sono stati ridotti a due gli incontri settimanali;  è “saltato” l’obbligo delle franchigie; è stata di fatto liquidata la IBL Second Division, lasciata  sopravvivere (per non rendere evidente anche questo fiasco) in un campionato promiscuo con la Serie Federale A …

Il tutto non poteva non portare ad una stagione insoddisfacente, al punto da far uscire dalla sua tradizionale diplomazia lo stesso Fraccari che a fine campionato è sbottato accusando le società dell’insuccesso!

Così arriviamo al 2014 il cui esito è forse ancora più disastroso.  Ronchi dei Legionari dichiara,  subito dopo la fine del campionato 2013,  di voler ritornare nella Serie Federale nonostante il buon esito del suo esordio in IBL per non “sacrificare” il proprio vivaio. Altre società tentennano e pertanto   viene rimessa in discussione per l’ennesima volta la programmazione dei campionati anche perché affiora un’idea saggia fino a quel momento solo mormorata ma finalmente resa pubblica da un coraggioso Presidente di Serie A Federale:  unificare i due massimi campionati. Ma come si sarebbe potuta esaminare una simile proposta se non riunendo contemporaneamente in assemblea tutte le società delle due serie? La Federazione invece le convoca  in sedute separate ed era abbastanza ovvio che quell’opzione non avrebbe mai potuto essere realizzata nonostante Fraccari esternasse da tempo l’idea di un campionato a 12 squadre in due gironi da 6 con l’introduzione di una indispensabile fase di “qualificazione”.

Così, mollano Novara, Grosseto, Reggio Emilia …  poi arrivano drammatiche notizie da Nettuno …

Alla fine, dopo affannosi mesi di poco tranquillizzanti  voci più o meno fondate, di frenetici contatti e di guerre più o meno sotterranee, si arriva a mettere a punto un campionato, di per sé già minimale,  riducendolo da 10 a 8 squadre e rendendolo  ridicolo con la divisione in due gironi  per il contentino dato a Fraccari  che ha visto esaudito a metà il progetto  su cui da almeno da due anni punta senza mai venirne a capo.  Ho più volte sostenuto che l’idea di Fraccari è appena accettabile se applicata su  almeno 12 squadre come lui stesso indicava:  realizzarla su 8 non ha alcun senso,  e nessuna maestria dialettica o tantomeno un ragionamento logico è in grado di dimostrarne la razionalità.

Ben diverso è il mio progetto, impostato su tre gironi da sei squadre, che nella seconda fase del campionato avrebbe coinvolto per lo scudetto non solo le 6 squadre del nuovo girone formato dalle prime due classificate nei gironi precedenti, ma anche le sei squadre del girone formato dalle classificate in terza e quarta posizione: dodici in tutto, e non quattro, in lizza nella seconda fase del campionato, in modo da dare interesse a tutta la regular season!

Tra l’altro è da notare che l’assurdo campionato appena concluso può essere considerato a 8 squadre solo per metà della sua durata: dopo la fase di qualificazione, infatti, l’IBL continua a 4 squadre!  ecco esauditi, almeno per mezzo campionato,  gli infausti propugnatori di un torneo ristrettissimo per ottenere un altissimo (?!?) livello di gioco che avrebbe dovuto riempire gli stadi.

Risultato raggiunto? Non mi pare che differisca dal solito la media delle presenze agli stadi  nemmeno nella seconda fase della “regulare season”, la fase cioè in cui l’IBL si riduce a 4 squadre e perciò  rappresenta il campionato ideale per quegli “amanti” (io li definisco “affossatori”) del baseball che non esitano a tacciare di incapacità i  dirigenti e le società che non riescono a reperire le risorse per riempire i roster di stranieri.

Passiamo ai Play Off, nobilitato con l’altisonante denominazione di Italian Baseball Series. Nemmeno tale camuffamento ha fatto proseliti dato che  solo in 5 delle 7 partite sono state superate le mille presenze e solo gli ultimi  due determinanti incontri hanno fatto registrare più di  duemila persone.  Aggiungo l’aggravante che le gare si sono disputate in Emilia/Romagna,  cuore palpitante del baseball italiano,  dove,  sempre secondo il predetto sito,  complessivamente  le  sette gare hanno fatto registrate 10.750 presenze.

Proprio qualche giorno fa un importante personaggio del baseball del Sud, nel premettere di essere confortato dalla stampa di allora, mi parlava di quando in una zona che non può certo vantare i trascorsi emiliano/romagnoli, con lo stesso numero di partite, sette, dei mondiali del ‘98  lo stadio di Messina ha registrato ben 27.000 presenze! Sebbene quella di Messina e Palermo (ero presente nella capitale siciliana e posso testimoniare che  il pubblico non è stato da meno) fosse una manifestazione internazionale, non può sfuggire che comunque quel risultato fa impallidire le cifre del nostro campionato di punta,  persino quando si parla delle due ultimissime gare!

No comment.

A completamento dell’annata infausta che più infausta non si può, sono intervenuti i ben noti pasticci di clamorose  “rinunce” a trasferte e a Coppe Italia …  Infine abbiamo avuto anche una non esaltante prova della Nazionale Italiana di Softball …

Ora speriamo in un finalino a riscatto della Nazionale di baseball, che tuttavia,  quand’anche arrivasse,  non sarà per nulla sufficiente a cambiare il bilancio fortemente negativo di questa stagione.

Una stagione  che, forse  più dell’altra,  meriterebbe il rammarico di Fraccari il quale, invece, diversamente da quanto ha fatto lo scorso anno (tutto sommato meno catastrofico di questo), finora non si è pronunciato. Forse  sta pensando a quanto oggi sarebbe più sereno se a Salsomaggiore non si fosse ostinato a rimanere in sella:  avrebbe evitato anche la “bega” dell’interpellanza parlamentare giunta puntuale, in un momento per nulla bello,  proprio come la ciliegina sulla torta. La notizia, per quanto sorprendente, non è del tutto inaspettata giacché  fa parte del costume italico non tanto il chiedere chiarimenti quanto lo sperare di trovare del torbido. Ma se anche, come spero per il baseball italiano, tutto sia in perfetta regola, di “seccatura” pur sempre si tratta.

A quel riguardo non ho la più pallida idea di come stiano le cose e ciò mi induce a non esprimere pareri. Il parere, però, lo esprimo sulla situazione del baseball italiano:  mala tempora currunt … sed peiora parantur se la barca continua ad essere in balia di se stessa!

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.