Standing ovation, Capitano!

Pubblicato il lug 21 2014 - 12:34am by Maurizio Roveri
Ho visto Claudio Liverziani battere il centesimo fuoricampo della sua carriera straordinaria,  in una calda serata di luglio sotto i riflettori del “Gianni Falchi”. Era una sfida-chiave, sia per Bologna sia per San Marino, lungo il percorso con destinazione le finali-scudetto. Occorreva lasciare immediatamente un graffio sulla pelle della partita. E l’infinito capitano della Fortitudo non ha perso tempo. Al primo inning il battitore mancino collocato al numero 3 dell’ordine di battuta bolognese ha interpretato perfettamente un lancio di Carlos Teran, pitcher italovenezuelano “non asi” che il Club sammarinese aveva portato sul Titano  a fine aprile dopo due stagioni nelle Leghe Indipendenti giapponesi.
Il contatto è stato magistrale. Liverziani ha colpito secco. Preciso. Rubando il tempo a Teran. La classica battuta del fuoriclasse novarese della Fortitudo. Di tecnica, di precisione, più che di potenza. Occhi e testa. Ritmo e coordinazione. Mani veloci, mani che controllano la mazza.
Il “toc” secco, armonioso come un suono nell’aria del Falchi, ha fatto subito intuire al pubblico sulle gradinate che sarebbe stata una battuta speciale. E infatti quella pallina è schizzata via fluida, decisa, energica, descrivendo un arco ampio e perdendosi nel buio alle spalle dei cartelloni pubblicitari.
Era il secondo lancio (dopo un balk) di Teran sul capitano della Fortitudo UnipolSai. Quale tipo di lancio? “Una dritta alta”, racconta Liverziani. E’ quello che ti aspettavi? “In verità, con Carlos Infante sul cuscino di seconda base e nessun eliminato, stavo aspettando qualcosa da battere sulla parte destra del campo: per poter permettere al mio compagno di squadra di avanzare. Pensavo che il lanciatore mi lanciasse interno per evitare di farmi battere a destra. E’ arrivata una dritta, probabilmente voleva essere una dritta esterna che è però rimasta un po’ altina. Questa è la mia sensazione”.  Di sicuro era in una zona buona da battere. E Claudio, eccellente selezionatore di lanci, l’ha colpita bene.
E la palla è volata fuori. Homerun. Molto simile a quello realizzato il 3 luglio, ancora contro San Marino, ma quella sera al “Serravalle Field” della Repubblica del Titano, castigando un lancio di Junior Guerra al sesto inning. Era stato il fuoricampo numero 99.
Liverziani è  così è entrato nel Club dei Cento. Diventando uno dei 15 “miti” del nostro baseball ad avere confezionato 100 e più fuoricampo nella storia del campionato italiano di massima serie. Il fuoriclasse novarese nel corso di questa stagione ha scavalcato Gigi Carrozza (97) e Ruggero Bagialemani (98). Arrivando a raggiungere Michele “Mike” Romano a quota 100. Insieme per una notte…  Per una notte soltanto. Poichè in un attimo Liverziani ha scavalcato anche Romano! Eh sì, ha proseguito nel suo trend. Ci ha preso gusto e sabato sera, in gara3, il veterano campione della Fortitudo ha colpito duro di nuovo.
Claudio è in una condizione fisica e psicologica splendida. Gira la mazza che è un piacere vederlo. Una delizia per gli occhi (non quelli dei pitchers che gli stanno di fronte…). Ieri sera a San Marino, dove la Fortitudo con un imperioso 12-2 ha imposto un clamoroso sweep ai Titano Bombers, Liverziani l’ha “buttata fuori” ancora. Stavolta da 3 punti.
Due homerun in due sere, terza performance negli ultimi due trittici di playoff. Sempre ai danni dei sammarinesi campioni d’Italia in carica.
Impressionanti i “numeri” di Liverziani in questo primo trittico del girone di ritorno. Gara1: 1 su 1 nel box di battuta (con 1 doppio) e 1 rbi. Gara2:  3 su 4 (con 1 fuoricampo da due punti), 2 rbi e 4 punti segnati. Gara3: 3 su 5 (con 1 fuoricampo da tre punti), 3 rbi e 3 punti segnati.
Totale: 7 su 10 (2 homers e 1 doppio), 6 rbi, 7 punti segnati. E ovviamente (come sempre) impeccabile in difesa, proteggendo magistralmente il territorio dell’esterno destro.
Mica male per un “vecchietto” di 39 anni…
E dunque Claudio è salito a quota 101. Ora ha nel mirino Jairo Ramos, che è a 102: loro sono i soli due giocatori ancora in attività in questa classifica “all time”. Che è capeggiata da Roberto Bianchi (288 fuoricampo!), seguito da Beppe Carelli (220), Massimo Fochi (194), Stefano Manzini (164), Giorgio Castelli (162), Guglielmo Trinci (161), Giuseppe Massellucci (158), David Sheldon (142), Francesco Casolari (135), Edward Orrizzi (126), John Cortese (123), Elio Gambuti (117), Jairo Ramos (102), Liverziani (101) e Romano (100).
Cento fuoricampo in campionato. Anzi, già centouno. Una storia lunga un ventennio. Il primo homer? Claudio manda indietro la macchina del tempo. E ricorda. “Nella stagione 1992. Il mio primo vero campionato in serie A, 34 partite giocate. Sì, mi ero affacciato nella stagione precedente entrando in prima squadra, ma per 58 turni alla battuta. Nel 1992, invece, 124 presenze nel box di battuta. Avevo 17 anni. Una grande emozione giocare a quell’età in serie A con il Club della mia città, Novara. La primissima volta che l’ho buttata fuori? Mi pare che la partita fosse Parma-Novara e sul monte degli avversari c’era Paolo Ceccaroli… Non ne sono sicurissimo, sai è trascorso già un bel po’ di tempo, però penso proprio che fosse Ceccaroli”.
Eh, mica un pitcher qualunque! Per celebrare il suo primo fuoricampo l’allora diciassettenne Liverziani scelse “l’uomo del monte”, il lanciatore italiano più celebre di quel periodo, stella della nazionale, il riminese “Ciga” Ceccaroli che – dopo gli anni ruggenti da “pirata” nella sua Rimini – iniziava in quel ’92 un’altra felice avventura: con la casacca del Parma.
Una curiosità. Dei suoi 101 fuoricampo in carriera, sulle strade del campionato, Liverziani ne ha prodotti 78 (dunque la maggior parte) con le mazze di legno. E’ importante questo dato statistico, perchè il “legno” rappresenta un’immagine più vera, più reale di uno sport esatto, rigoroso, scientifico come il baseball. Il “legno” ti costringe a colpire con precisione, se vuoi avere un risultato positivo. Il “legno” privilegia la tecnica e richiede necessariamente una certa forza per far volare lontano la pallina. Con la mazza di alluminio la possibilità di battere una “valida” e anche di confezionare un fuoricampo è maggiore. Con le mazze di alluminio la velocità iniziale d’una pallina colpita bene è superiore. Ciò non significa che i battitori dell’età dell’alluminio (dal 1973 fin verso la fine degli Anni Novanta si è usato in Italia l’alluminio) siano stati facilitati o “aiutati”. Forse i battitori “normali” sì, parzialmente sì. Ma i Grandi, i fuoriclasse, personaggi mitici come Roberto Bianchi, come Beppe Carelli, Giorgio Castelli, Max Fochi, tanto per citarne alcuni, erano talmente forti, talmente in possesso di tecnica, potenza, occhio, scelta di tempo, coordinazione, ritmo, carisma che… avrebbero battuto intensamente e bene con qualunque tipo di mazza avessero avuto fra le mani.
Beppe Carelli, secondo fuoricampista di tutti i tempi del campionato italiano, osserva saggiamente: “Un buon battitore è un buon battitore, sempre, qualsiasi mazza utilizzi, anche fosse di ceramica…”. E tuttavia ammette: “La mazza di alluminio è stata un vantaggio per il battitore”.  “E sotto questo aspetto sono particolarmente da apprezzare i meriti di Liverziani, le sue battute valide, i suoi fuoricampo, le sue performances perchè in gran parte sono state ottenute battendo con la mazza di legno”.
Carelli racconta un aneddoto. “Vidi Claudio per la primissima volta nel campionato 1991. Debuttò in serie A, con la casacca del Novara, proprio contro noi del Rimini. Io avevo 31 anni, ero un giocatore nel pieno della maturità, con una vasta esperienza alle spalle, al mio sedicesimo campionato. Avevo già vinto due volte la classifica stagionale dei fuoricampo, una volta con 30 homerun (nel 1983), ero stato anche il miglior battitore per average del campionato 1989 e sarei poi tornato ad esserlo nel ’92. In quella stagione 1991 nel Rimini ci giocava gente come Heinkel, Gambuti, Evangelisti, Romano, Succi, Schianchi, Cabalisti. In quelle partite contro Novara la mia attenzione venne catturata proprio dallo stile, dalla tecnica di quel giovanissimo mancino della squadra avversaria. Ricordo che ad un certo punto, rivolgendomi ad un mio compagno di squadra, dissi: Guarda quel ragazzo, guarda come gira la mazza, ha qualcosa di speciale”.
Da grande “slugger” Beppe Carelli aveva intuito immediatamente, alla prima occhiata, che quel ragazzo novarese era un prodigio. Nato per giocare a baseball. Per diventare un campione.
Eh sì, di strada ne ha fatta tanta. Claudio. Con la sua classe. Con la sua professionalità. E’ un campione, anche, di equilibrio, di intelligenza, di gentilezza, di educazione, di umiltà. E di correttezza.
Sì, di correttezza. Io di personaggi sportivi ne ho conosciuti tantissimi in quarant’anni di giornalismo e posso affermare che Claudio Liverziani è uno di quelli degni del massimo rispetto, della più grande ammirazione. E per questo sostengo che abbia pagato (con lo stop all’attività nel 2010 e nel 2011) un prezzo fin troppo alto ad una “leggerezza” chiaramente involontaria. Ha commesso un errore? Okay. Subendo tuttavia una sanzione eccessiva. E’ vero, c’è un regolamento ben preciso e va rispettato. Però… non si può fare di ogni erba un fascio. Non tutti gli errori sono uguali. Non si può infliggere la stessa sanzione. Bisogna anche distinguere. Non tutte le situazioni sono simili. Bisognerebbe valutare anche usando un certo buon senso.
E proprio commentando quell’episodio, Beppe Carelli parla chiaro: “Per me è stata una grossa vergogna infliggere quei due anni di sospensione a uno come Liverziani”.
Claudio non ha mai fatto polemica. Mai una volta che qualcuno l’abbia sentito andar fuori dalle righe. Pur sapendo che era ingeneroso squalificarlo così, e che dietro quello sbaglio c’era la massima involontarietà, accettò con dignità e pazienza quella pesante sanzione (i due anni divennero addirittura due anni e mezzo, perchè la squalifica terminò nell’autunno 2011 ma il campionato cominciava ad aprile dell’anno dopo…).
E’ tornato in pista nel 2012. Con la semplicità e l’applicazione mentale che hanno sempre accompagnato la sua carriera. E’ tornato, per confezionare altre battute valide, altri fuoricampo, per essere ancora un “jardineiro” magistrale là sul lato destro. E’ tornato in tempo per vincere con la sua Fortitudo due delle tre Coppe dei Campioni che la squadra diretta da Marco Nanni ha portato a Bologna in questi anni per arricchire la bacheca del Club biancoblù. E’ tornato senza aver perso niente della sua classe. E in queste settimane  Liverziani sta trascinando l’UnipolSai verso l’Italian Baseball Series. Dopo 12 partite di playoff il veterano capitano ella Fortitudo propone queste stats: 341 di average (14 su 41), 634 di slugging (3 fuoricampo e 3 doppi), 12 rbi, 26 total bases, 11 basi per ball, 491 di “on base pct”, 18 punti segnati e… 1000 di percentuale difensiva.
Standing ovation per un Campione così!
Riprendo il discorso dei fuoricampo. Perchè Liverziani ne ha firmati anche in maglia azzurra. Ha fatto parte della Nazionale dal 1995 al 2006 (saltando i due anni dell’esperienza americana, il 1997 e il 1998).
Il mio primo fuoricampo in maglia azzurra è stato in occasione dei campionati Europei del 1995, in Olanda, ad Haarlem. Lo feci alla primissima partita, contro la Slovenia. Ne realizzai 3 ai Campionati Europei del 1999, quelli che si giocarono in Emilia fra Parma, Bologna e Reggio Emilia”.
Liverziani ha partecipato a tre Olimpiadi: ad Atlanta nel 1996 (dove fece registrare 370 di media battuta e 593 di slugging, con 1 homerun), a Sidney nel 2000 dove gli azzurri conquistarono un dignitoso sesto posto e ad Atene nel 2004 dove il novarese mise la sua firma su un altro fuoricampo.
Claudio, l’homerun che ricordi più volentieri in assoluto?
Ne ho tanti in mente, però uno speciale lo feci a Nettuno contro Vigna in una partita di campionato. Eravamo sotto di 2 punti al 9°. Quel fuoricampo mi è rimasto impresso perchè fu un grand slam e ribaltammo, in un lampo, così il destino della gara”.
E il tuo homerun più suggestivo in maglia azzurra?
A Cuba, durante la Coppa Intercontinentale del 2002. Giocavamo contro Panama, scaraventai la pallina al secondo anello del mitico Estadio Latinoamericano dell’Avana. Anche quello fu un Grand Slam, in una partita dalle mille emozioni che l’Italia vinse 12-11”.
Oltre ad avere raggiunto quota 101 fuoricampo in carriera in venti campionati di massima serie, Claudio Liverziani nel corso dell’attuale stagione è balzato nettamente al comando nella graduatoria delle basi per ball. Numero uno di tutti i tempi del baseball italiano: 876 bb, scavalcando e staccando Roberto Bianchi.
Guadagnarsi la prima base con 4 balls. E’ una specialità della… ditta Liverziani. Questione di occhio, di equilibrio, di profonda conoscenza della zona dello strike, di autocontrollo. E  questione anche di semplicità. L’umiltà di accettare una base per ball. Il baseball è uno sport logico. Vince chi sa usare di più l’intelligenza.
Foto del fotografo di redazione Lauro Bassani/PhotoBass.eu
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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

10 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Lucone 21 luglio 2014 at 10:01 -

    Quando un articolo è poesia, racconta emozioni, ricerca di numeri e non solo una fredda cronaca, un infinito elenco di strikes e balls.
    Per quanto riguarda Liverziani…..che dire un onore averlo visto tanti anni e vederlo ancora col bianco blu addosso, ma un esempio di correttezza e professionalità avrebbe dovuto non compiere la leggerezza che gli è costata la squalifica

  2. ivano 21 luglio 2014 at 13:40 -

    un vero peccato che sei rimasto a rimini per pochi anni onore a te claudio liverziani

  3. Capitan Uncino 21 luglio 2014 at 14:54 -

    Anche da Nettuno complimenti ad un grande giocatore come Liverziani.

  4. davide 21 luglio 2014 at 16:36 -

    Mario Chiarini prendi esempio da questo autentico Campione !

  5. karl 21 luglio 2014 at 17:17 -

    Grandissimi tutti e due…Ciccio e anche Maurizio Roveri per la stesura dell’articolo.

  6. RatMan 22 luglio 2014 at 06:21 -

    Ha tante basi per ball anche perchè gli arbitri soffrono di carisma reverenziale nei suoi confronti :D , mai visto un filo chiamato.
    Per me i campioni sono altri, la squalifica per doping ce la siam dimenticata?

    • christian 22 luglio 2014 at 12:40 -

      Caro Ratman invece di nasconderti dietro una tastiera vieni al Falchi e queste cose digliele in faccia a Claudio.Tu non sai neanche che che cosa è successo nel 2009…………prima di parlare sciaqu
      ati la bocca.

  7. Maurizio Roveri 22 luglio 2014 at 13:01 -

    RatMan, ti suggerirei di avere un po’ più di rispetto nei confronti del più grande giocatore italiano dell’ultimo ventennio (considerando tutto quello che ha fatto in campionato e in maglia azzurra). Per quanto riguarda le base per ball, non mi sono mai accorto di “regali” o di atteggiamenti reverenziali da parte degli arbitri. E’ Liverziani che è bravo nel “vedere” i lanci, nel selezionare, nel capire con un grande occhio quando un lancio è ball (magari anche di un centimentro). C’è un totale autocontrollo in questo suo atteggiamento. Questione di equilibrio, di mentalità. Semmai, ti posso dire che ho visto a volte (e anche di recente) qualche arbitro mettere strikeout Liverziani con un lancio che era chiaramente ball e che lui giustamente aveva lasciato passare. Dunque…

  8. RatMan 22 luglio 2014 at 18:40 -

    Ma io ho solo espresso una mia opinione.
    Non mi frega proprio nulla di venire al Falchi :D
    A me pare spesso un po’ “difeso” come ogni clean-up di ogni squadra, ma lui particolarmente.
    La carriera per come la vedo io rimane macchiata dal 2009.

  9. Maurizio Roveri 24 luglio 2014 at 01:26 -

    Forse è il caso di far “capire” che razza di giocatore è Claudio Liverziani e quanto prestigiosa sia la sua carriera. I “numeri” di questo fuoriclasse parlano chiaro e ne indicano inequivocabilmente la grande regolarità di rendimento nei suoi due decenni ad alto livello.

    Giocatore sempre intelligentemente al servizio della squadra, Liverziani a livello di Club ha conquistato 5 scudetti: 2 con Rimini (nelle stagione 1999 e 2000) e 3 con Bologna (2003, 2005, 2009). Ha vinto la Coppa dei Campioni 2 volte, con la casacca biancoblù della Fortitudo Bologna (2012 e 2013). Più 5 Coppe Italia (1 a Rimini e 4 a Bologna) e 1 Supercoppa Italiana, con Bologna.

    Indossando la maglia azzurra della Nazionale italiana ha partecipato a tre edizioni dei Giochi Olimpici: Atlanta 1996 (dove fece registrare 370 di media-battuta e 593 di percentuale slugging), Sidney 2000, Atene 2004. Complessivamente, considerando anche le partecipazioni a 4 Campionati Europei, a 1 Mondiale, alla Coppa intercontinentale di Cuba nel 2002 e alla prima storica edizione del World Baseball Classic nel 2006, sono 103 le presenze del mancino novarese in Nazionale. Liverziani è stato anche capitano della squadra azzurra.

    A livello individuale, Claudio Liverziani è stato leader stagionale per media-battuta (404) nel campionato 2000 e leader stagionale degli RBI (punti battuti a casa) con 61 nel campionato 2002.

    Ecco le medie-vita di Liverziani in massima serie, a partire dal 1991 (anno del suo debutto, da sedicenne, nel Novara) fino a oggi (vigilia del secondo trittico del girone di ritorno dei playoff 2014):

    CAMPIONATI: 20 (nelle stagioni 1997 e 1998 ha giocato negli Stati Uniti per l’Organizzazione dei Seattle Mariners; inattivo per squalifica nel 2010 e 2011).
    PARTITE GIOCATE: 1003 (11° in assoluto, raggiunto Bagialemani)
    BATTUTE VALIDE: 1178 (attualmente 10° posto “all time”, davanti a Ceccaroli e Carelli, e a -3 da Mazzieri)
    DOPPI: 248 (7° posto in assoluto)
    TRIPLI: 32
    FUORICAMPO: 101
    BASI PER BALL CONQUISTATE: 877 (1° posto, leader di tutti i tempi del massimo campionato italiano di baseball)
    TOTAL BASES: 1803
    PUNTI BATTUTI A CASA: 696
    PUNTI SEGNATI: 940 (4° posto di sempre)
    MEDIA BATTUTA-VITA: 331 al termine della stagione scorsa (dal 1991 al 2013); statistiche della stagione attuale: 234 nella prima fase del campionato e 341 attualmente dopo 12 partite di playoff (con 634 di percentuale slugging).
    MEDIA DIFESA-VITA: 982 fino al termine della stagione 2013; 1000 nel campionato attuale (64 potouts, 1 assistenza, nessun errore).