Dalle Hawaii l’uomo che cambiò il gioco in Giappone. Dal football al baseball!

Pubblicato il Apr 14 2020 - 10:18am by Filippo Coppola

Come ben sappiamo il baseball giapponese ha avuto, fin dall’inizio, personaggi americani, che hanno contribuito alla sua creazione e diffusione e alcuni sono stati protagonisti della lega pre NPB, ossia la Japanese Baseball League. Nel periodo ante Seconda Guerra Mondiale il Giappone e gli USA ovviamente non stavano in guerra e tra i due paesi correva buon sangue nello sport, per certi versi, col baseball che si stava sempre più diffondendo nella terra del Sol Levante.
Questo però non durò tanto. Nella JBL vi furono americani e con l’avvicinarsi della guerra mondiale e la crisi tra i due paesi, in Giappone si diffuse quel sentimento prettamente anti-americano e si dovettero attendere alcuni anni prima di rivedere un americano in Giappone a giocare a baseball.
Per destino è stato Wally Yonamine, che nato in territorio statunitense, ma di origini nipponiche, il primo americano a giocare in NPB, nel periodo post-bellico, ed era appunto un gaijin di origini giapponesi. Questo però ha rimarcato ancora più la sua strada.

Wally Yonamine, all’anagrafe Wallace Kaname Yonamine, dunque era nato nel giugno del 1925 alle Hawaii (Olowalu), nei dintorni della cittadina di Lahaina, da Matsusai (padre) e Kikue (madre), che emigrarono dal Giappone, anni prima della nascita del figlio. Dunque Wally è un americano di origini giapponesi, ossia “Nisei”. Il padre era di Okinawa e andò alle Hawaii per lavorare nei campi, dove si produceva canna da zucchero e sua madre la conobbe lì. Lei e la sua famiglia invece era originaria di Hiroshima. Ha iniziato il liceo a Lahainaluna, ma i suoi exploit di atleta hanno rapidamente attirato l’attenzione degli allenatori di Honolulu. Presto si ritrovò nella squadra della High School di Farrington, vincendo il campionato di football nel 1944. All’epoca, legalmente adottò il nome di “Wallace” (dal nome di un ex governatore territoriale delle Hawaii, Wallace Farrington) e da lì si arriva a “Wally” come diminutivo.

Atleta che ha svolto qualche altro sport prima di intraprendere la carriera del baseball e di fatto era un giocatore di football americano, giocando per i San Francisco 49ers, dove era una buona promessa da running-back.

Wally mentre giocava a football americano negli USA

Fu notato quando giocava nella squadra dell’esercito americano e gli scout del team californiano dell’American Football Conference lo vollero mettere sotto contratto e non è mai andato al college, nonostante avesse ricevuto offerta da quello dell’Ohio. Questo bivio è stato più che fondamentale per la storia del baseball giapponese. Fin troppo, visto che se avesse accettato l’offerta dell’Ohio State, probabilmente, avrebbe avuto tutt’altra carriera e quindi via dalla California non sarebbe potuto approdare in Giappone, come vedremo in fase successiva e diventare un personaggio così importante. Tra l’altro nell’esercito oltre a baseball e football giocava anche a basket, quindi atleta molto completo. Lasciato l’esercito, nel suo unico anno da professionista, il 1947, divenne quindi il primo giocatore di origini giapponesi a giocare a football professionistico. Terminata quella stagione in off-season si era infortunato al polso, giocando in un torneo amatoriale alle Hawaii e questo ha determinato la fine della sua carriera da giocatore di football.  Fu questo episodio del destino che ha cambiato per sempre la sua vita sportiva, costretto a non poter giocare più in quello sport e fu il baseball a riservargli un posto d’onore.
Atleticamente era ben sviluppato e l’idea di provarlo come giocatore di baseball, nel ruolo di esterno, nacque proprio in quel periodo, dove Lefty O’Doul (legato ai Giants della NPB) riconobbe le sue doti e gli diede l’opportunità di convertirlo in un giocatore di baseball. Di fatto nel 1948 fu rilasciato e fino alla fine del 1949 ha giocato con gli Hawaian Warriors. Un team locale.
O’ Doul era consigliere anche del team minor dei San Francisco Seals (Pacific Coast League) e quindi Yonamine nel 1950 andò a giocare per l’affiliata di quel team, cioè nella Pioneer League. Dunque mosse i primi passi nel baseball giocato a Salt Lake City, nello Utah, per i Bees. Li si fece bene notare da battitore in 123 gare giocate, trovando ben 165 valide, battendo tre fuoricampo e avendo media battuta di .335.
Yonamine dietro consiglio, sempre di O’Doul, allora scelse di andare a giocare in Giappone per la stagione del 1951, all’età di 26 anni e ovviamente per gli Yomiuri Giants, andando contro tutte le ostilità che chiunque potesse immaginare. Furono anche le autorità americane di occupazione in Giappone a voler portare un americano, come giocatore di baseball, per migliorare i rapporti tra i due paesi e quindi O’Doul era spinto anche da ciò.
Il paese nipponico stava ancora soffrendo per la fine catastrofica della conflitto mondiale, dopo le due bombe atomiche lanciate dagli americani e quindi Yonamine si ritrovò senza ombra di dubbio come Jackie Robinson quando ha iniziato a esordire in MLB, subendo molti insulti razzisti e non solo. Yonanime era visto come l’americano, che ha partecipato nell’esercito avversario e quindi come un nemico ostile, oltre che traditore, essendo di origine di quel paese.
Ma il cambiamento era in atto e con prospettiva futura sapeva che doveva conquistare pian piano quel pubblico giapponese solo col gioco del baseball, portando il gioco americano in Giappone, dove il gioco sotto alcuni aspetti era diverso tra i due paesi.
Nei primissimi mesi di baseball giocato, tra gli stadi della NPB, infatti dovette subire molti insulti da fans e giocatori. Sassi e bottiglie furono lanciati dagli spalti. Era per loro un forte traditore della patria, essendo appunto figlio di giapponesi ma americano. La tenacia però è dalla sua parte, come Robinson, che col tempo ha iniziato a conquistare i tifosi con le giocate, coi numeri e per l’amore che riversava per il baseball.
Se Jimmy Bonner negli anni ’30 andò a giocare in Giappone in tranquillità, dove i sentimenti razziali e fortemente nazionalistici non erano ancora molto marcati, Robinson invece nel 1947 negli USA subì di tutto per essere il primo giocatore di colore in MLB, provenendo dalla Negro League.
Yonamine quindi non da meno, in un paese che aveva anche “fresco” il sentimento anti-americano ha dichiarato anni fa che che non accettava mai davvero il paragone con Robinson. Ha dichiarato in passato “Anche se ho avuto problemi, Jackie Robinson ha avuto insulti molto più rozzi, vedi, la mia pelle è gialla, proprio come i giapponesi.
Wally nel corso delle stagioni in NPB quindi iniziò a trasmettere inconsapevolmente il gioco americano, che aveva delle peculiarità aggressive e condotta più “dura”.
Yonamine ha conquistato, dopo svariati anni, anche i fan sospetti e ostili. In effetti, potrebbe essere stato meno ispirato dall’essere americano rispetto al suo gioco fortemente competitivo. Nel suo debutto per i Giants, ha battuto una valida nel suo primo at-bat, ed era uno spettacolo di audacia che è diventato il suo marchio di fabbrica da giocatore.
Dunque al gioco ordinato e rispettoso degli altri giapponesi, Yonamine portò quello che era considerato un cattivo comportamento: ossia affrettarsi a battere un bunt, scivolare forte per far fuori l’interno che tenta un’eventuale doppio gioco ed esprimere indignazione per l’arbitro, quando giudicava errore le sue decisioni. Famoso su nel 1956, l’incontro naso-a-naso di Yonamine con un arbitro di prima base e questa fu una novità internazionale. L’ episodio fece tantissimo scalpore nella terra nipponica. In definitiva aveva appena trasferito la sua ferocia del football americano al baseball giapponese.
I giapponesi all’inizio ne furono sconvolti, ma poi iniziarono lentamente ad adattarlo da soli, perché videro che vinse le partite e quella eccessiva competitività dava frutti importanti. Inoltre tra le sue giocate innovative sui diamanti nipponici erano effettuare rubate verso la terza base o casa base (in carriera ne rubò undici, risultando per altro il primo a farlo) e ad indurre in balk il lanciatore avversario. La sua grinta a volte trasformava i doppi in tripli, i bunt in doppi e alla ricerca sempre afferrata del gioco, con un ottimo “baserunning” si lanciava in corse disperate e che da li in poi i giapponesi iniziarono a imitare.
Nonostante tutta la sua aggressività sul campo, Yonamine era noto per la sua umiltà all’esterno dei diamanti.

Wally in casacca Giants

In NPB ha giocato in totale dodici campionati, dal 1951 al 1960 coi Giants, poi per il 1961 e 1962 per i Chunichi Dragons. Non tante stagioni, ma era giunto in età avanzata in Giappone e per quei campionati ha totalizzato prettamente da lead-off in Central League: 1219 gare, 1337 valide, 707 runs, 82 HR, 482 rbi, 163 rubate, media battuta di .311, OBP .387 e SLG .445
Tra il 1952 e 1959 ha battuto più di cento valide e in particolare nel 1952 registrò ben 104 R e 38 rubate (suoi record personali) e nel 1954 il record di valide in un campionato, ossia 174. Mantenne media battuta superiore a .300 dal 1952 al 1957 e spesso viaggiava con OBP superiore a .400 e per tre volte è stato il miglior battitore in media battuta.
In quegli anni quindi giocava in un team abbastanza vincente e spesso ha conquistato il Pennant della Lega, come nell’anno del suo esordio e anche nel 1952, 1953, 1955, 1956, 1957, 1958 e 1959, portando a casa quattro Nippon-Series e negli ultimi due anni nei Dragons non riuscì più a vincere la Lega da giocatore. Le prime quattro finali i Giants hanno sconfitto quattro volte di fila i Nankai Hawks di Osaka (Yonamine nella finale del 1955 non ha giocato per infortunio) e le altre tre finali poi le hanno perse sempre contro i Nishitetsu Lions di Fukuoka.
Molta esperienza dunque alle Nippon-Series, dove ha battuto 47 valide in 151 at-bat, cinque fuoricampo, 21 runs e 16 rbi.
Inoltre è stato MVP per la stagione del 1957, giocato otto gare di All-Star e sette volte inserito nel “Best Nine” per la Central League.
Ha terminato la sua carriera nel team di Nagoya, perché il manager dei Giants per la stagione del 1961, Tetsuharu Kawakami appena assunto non ha mai visto di buon occhio Wally, inoltre era anche avanzato d’età. Le malelingue hanno sempre acceso questo discorso (anche per motivi legati all’origine dell’hawaiano), siccome da compagni di squadra, in quegli anni ’50 era molto accesa la rivalità interna tra Yonamine e il “dio della battuta”, il 1B Kawakami. Quest’ultimo, appena diventato manager della squadra di Tokyo, fece in modo di cederlo ai rivali meno competitivi del periodo, ossia i Dragons. Questa rivalità tra i due è già descritta nel libro del sottoscritto e fu molto importante per la crescita sportiva dei due, che hanno dato non poco al baseball giapponese.
Dopo il ritiro, Yonamine era legato ai Dragons, che li ha guidati da manager tra il 1972 e 1977, conquistando il Pennant di Lega nel 1974, con un record di 70 W- 49 L- 11 T (.588 di W%). È stato anche il primo manager straniero a guidare una squadre della NPB.
Quella finale però la perse contro i Lotte Orions per 4-2, nella sua unica esperienza da manager alle Nippon-Series. In totale, guidando i Dragons, ha chiuso col baseball giapponese con un record di 388 W – 349 L – 43 T (.526 di W%) e navigava spesso tra il secondo e il terzo posto in classifica. È stato eletto nella Hall of Fame giapponese nel 1994, dopo svariati anni ha ottenuto il posto che merita e unico americano ad essere ammesso in quel club suggestivo.
Sei anni prima della sua scomparsa (febbraio 2011, per cancro alla prostata) in un’intervista ha dichiarato che “quando ero arrivato in Giappone, volevo fare tre cose: gestire una squadra del campionato NPB, entrare nella Hall of Fame giapponese e stringere la mano all’imperatore“. Dopo aver raggiunto i primi due quindi ha potuto dire “pensavo che incontrare l’imperatore fosse impossibile“, ha continuato, “ma quando ero uno scout con i Giants, io e mia moglie abbiamo incontrato l’imperatore e l’imperatrice a Los Angeles“. “Quando ci hanno presentato, ho automaticamente steso la mano perché ero a Los Angeles. E mi ha stretto la mano! L’imperatrice ha parlato con mia moglie per oltre cinque minuti! Mentre uscivano dalla stanza, l’imperatrice mi guardò e fece un tiro di prova! Eccola lì, l’imperatrice nel simpatico kimono e tutto il resto, che assumeva la posizione di battuta!

Desideri espressi e visti ricevuti, Wally dunque è quell’icona che per via del destino è stato il prescelto che ha portato quella differenza di gioco in Giappone. Un personaggio che ha dato tanto al baseball e che ha contribuito contro tutti e tutte quelle ostilità a diventare uno dei più grandi nella terra d’origine del Sol Levante.

In questi giorni è disponibile on-line il primo libro del sottoscritto “Yakyūdou: La via al baseball giapponese“, dove è possibile approfondire in ogni modo la cultura di questo mondo molto sconosciuto, ossia del baseball giapponese e delle storie di alcuni eroi nazionali. Mondo fatto di tanti personaggi che meritano approfondimenti e la storia di Yonamine ne è un esempio, dove è, ovviamente accennato nel libro in questione.

 

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Filippo Coppola

Vive alle falde del Vesuvio, a Boscotrecase (NA), laureato in Ing. Navale alla Federico II di Napoli è appassionato da tanti anni al grande gioco del baseball. Passione cresciuta di anno in anno, soprattutto di quello dell'estremo Oriente e in particolare quello giapponese e campionati asiatici (oltre a quello nostrano e Americano MLB), che segue con assiduità. E' tifoso dei Cincinnati Reds della NL in MLB, team storico di questo sport e che segue da quando ha scoperto il baseball. Invece per i team asiatici, non ha alcuna preferenza in assoluto, essendo appassionato di tutti. Primo in Europa a scrivere del baseball giapponese, coreano e taiwanese, direttamente da siti specializzati di quei paesi. Ha aperto la coach-convention del 2016 della FIBS a Roma, presentando il baseball del Giappone, descrivendo storia e particolarità dello "yakyu". Ha per come hobby la vela, lo sport in genere e seguire il calcio Napoli, inoltre preferisce analizzare dati statistici e i numeri del baseball, sport dipendente da quest'ultimi, e alla ricerca e scoperta della sabermetrica, ovvero l'analisi del baseball attraverso le statistiche.

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