AIBXC, Adriano Chiesa un manager capace di costruire un sogno

Pubblicato il Mar 8 2019 - 12:30pm by Matteo Comi

All’indomani della finale scudetto 2018 I Patrini sembravano una
macchina perfetta pressocchè invincibile e destinata a triturare ogni
record all’interno del baseball per ciechi. Un dominio annunciato che
avrebbe sicuramente offuscato la passata cloria ed egemonia dei
Thunder’s Five Milano. Lo sport, tuttavia, è sempre capace di
regalarci colpi di scena sia dentro sia fuori dal campo o meglio dal
diamante in questo caso. Tra Luglio e Agosto ecco infatti il
verificarsi dell’imponderabile con quella notizia da prima sussurrata
e poi gradualmente diffusa e affermatasi: “Chiesa e Casale ai
Thunder’s Five Milano”. Si uno di quegli schoop da far girare la testa
ed esclamare: “Non ci credo!” ma come si dice in questi casi: “è tutto
vero”. A seguire ecco, quindi, l’ultima partita con casacca dei
Patrini per entrambi nell’All-Star-Game e come da regolamento
l’esordio con i Thunder’s prima ufficiosamente in Coppa Lombardia e
poi nel torneo di fine stagione agonistica.
A noi non interessano tuttavia i retroscena e le motivazioni della
rottura con i varesini, perchè siamo uomini di sport, ecco quindi a
voi un’interessante intervista al neo-manager dei Thunder’s Five
Milano che avrà il compito di risollevare la plurititolata squadra
meneghina cercando di riportarla ai fasti di un tempo.

D: “Come è avvenuto il suo incontro con il Baseball per ciechi?”.

R: “Come autista nel 2010, per accompagnare alcuni giocatori varesini
tesserati con la Cvinta Ravenna perché il buon Donai non poteva in
quel week end, e mi sono innamorato immediatamente del BXC; poi mi
sono tesserato anche io, e grazie alla pazienza e professionalità di
Matteucci e Lanzarini ho imparato qualcosa. Non li ringrazierò mai
abbastanza”.

D: “Lei ha allenato I Patrini fino a metà 2018. Qual’è il suo più bel
ricordo di questa sua esperienza?”.

R: “Tanti bei ricordi, difficile sceglierne uno, il fuoricampo di
Marco Case nella prima finale, che ha mixato la gioia per un amico e
ragazzo speciale alla consapevolezza che il primo scudetto era a un
passo; dopo la vittoria del primo scudetto, vedere tutta la squadra
abbracciata in mezzo al campo saltellare e gridare il nome di
Guglielmo; il punto del pareggio al nono inning nella finale contro la
Roma del secondo scudetto. E poi… il primo fuoricampo di Casale, i
salvataggi e lanci incredibili di Virgili, la grinta del campione
Bossetti, la prima volta salvo in seconda di Burgio e ne avrei per
tutti… Ma la cosa che mi emoziona di più, è ricordarmi gli inizi, una
armata brancaleone con quattro ragazzi spaventati e taciturni e poi
rivedere la squadra con tante facce nuove, in numero quattro volte
superiore e chiacchieroni e disinvolti, e in tutto questo io ho fatto
la mia parte e ne sono orgoglioso più di tutte le vittorie”.

D: “Ci racconti il suo primo incontro con Gaetano Casale?”.

R: “Al bowling, non diceva una parola. Poi ci siamo presentati, gli ho
raccontato il baseball cercando di convincerlo, non credevo avesse
avuto una buona impressione di me ne che fosse interessato, ma poi si
è presentato al primo allenamento e io non c’ero. Mi ricordo la
telefonata di Marco Case il giorno seguente “minchia Adri, questo è
già più forte di me! e io che pensavo esagerasse!!”.

D: “Quando ha avuto la percezione di aver scoperto un fenomeno
assoluto di questo sport?”.

R: “Alla prima di campionato 2016 contro i Thunder’s a Bollate. In
difesa schierato esterno destro: prima attacco avversario, prende la
palla e fa il primo eliminato, in attacco: prima battuta, valida e
giro completo con punto con corsa perfetta su tutte le basi… beh, li
mi son detto “questo è un marziano…”.

D: “Quando ha avuto l’intuizione di ideare il suo particolare schema
difensivo?”.

R: “Schema particolare in difesa?! Ma va, io li faccio giocare come
fanno tutti gli altri, scherzi a parte, quando hai in campo un
giocatore dalle particolari caratteristiche, ti devi adattare, non
puoi anteporre gli schemi ai giocatori, ma devi fare viceversa. Io ho
praticato molti sport sia individuali sia di squadra ma non il
baseball, per cui penso fuori dagli schemi usuali rispetto al baseball
e mi invento schemi a seconda di chi ho di fronte o di chi ho a
disposizione. Forse faccio solo casino, ma ci divertiamo!”.

D:”Qual’è stato il segreto dei suoi recenti successi a raffica coi Patrini?”.

R: “A parte avere Casale, allenamento allenamento allenamento. Nel
2018 i Patrini hanno segnato in campionato circa 120 punti fra regular
season e finali, con un solo out a casa, se non è frutto di
allenamento questo!”.

D: “Qual’è stato il Campionato più bello tra quelli vinti?”.

R: “Il primo senza alcun dubbio! previsioni meteo catastrofiche, un
cielo da tempesta e notizie di disastri dai paesi vicini e noi
emozionatissimi. Ma si aprì incredibilmente uno squarcio nel cielo che
ci lasciò giocare la finale…. È stato il nostro Guglielmo Donai che ci
ha protetto e guidato, una gioia indescrivibile con il suo ricordo nel
cuore.”.

D: “Che cosa risponde a coloro che dicevano che I Patrini erano solo Casale?”.

R: “Gli direi che hanno problemi con la matematica e con le
statistiche. Casale non ha certo realizzato, ne avrebbe mai potuto
farlo da solo, i circa 120 punti di cui parlavo prima, e inoltre
perché i Patrini sono stati la miglior squadra del campionato non in
difesa, ma in attacco! Quanto appena detto sono dati inconfutabili e
li potete trovare nel sito Aibxc”.

D: “Per lei lo sport è più fisico, tecnica o mente?”.

R: “A mio parere la mente, perché solo con la giusta predisposizione
mentale puoi sopportare la preparazione atletica, il dolore della
fatica e la noiosa e alienante ripetitività della tecnica. Inoltre
serve concentrazione per sopportare lo stress della partita. Nello
scorso campionato le nostre avversarie hanno tutte mollato dopo
qualche inning, i miei invece ragazzi non lo hanno mai fatto, anche se
abbiamo passato un anno difficile”.

D: “Come è stato il contatto con il mondo Thunder’s Five Milano?”.

R: “Bello, appagante ed emozionante, non pensavo davvero di godere una
così alta considerazione nel mondo del baseball.. Da subito ho sentito
rispetto, disponibilità e fiducia da tutti, giocatori e assistenti. E
non è facile trovare assistenti e giocatori con lunga esperienza e
tante vittorie nel palmares, mettersi a disposizione per esperimenti e
cambiamenti”.…

D: “Si sente addosso la pressione di chi è costretto a vincere a tutti
i costi?”.

R: “Assolutamente no, non mi aspetto di vincere e non ho la pressione
o l’aspettativa di farlo da alcuno. Sento invece la voglia di
ritrovare lo spirito di gruppo e l’attaccamento alla maglia, e spero
tanto di non deluderli.  È chiaro però che sarebbe ipocrita non
pensare alla vittoria, con i giocatori che ci ritroviamo a
disposizione”.…

D: “Quali sono le prospettive per la stagione 2019 dei Thunder’s?”.

R: “Il mio obiettivo e creare un gruppo e che si diverte. Poi è chiaro
che speriamo di toglierci qualche soddisfazione e di vincere qualcosa,
se riusciremo a trovare la giusta amalgama chissà… In ogni caso, sarà
dura per tutti quest’anno contro i Thunder’s Five!”.