Intervista a Giancarlo Berganti: Il saluto del perno felsineo

Pubblicato il Feb 6 2021 - 5:55pm by Matteo Comi

L’inverno del Baseball per ciechi era negli ultimi anni caratterizzato da un simpatico ritornello: “Mi ritiro…”. Dichiarazione rilasciata da Giancarlo Berganti e poi puntualmente smentita in Primavera con il suo ricomparire in diamante dove continuava a stupire a suon di prestazioni maiuscole e mai banali. Questa volta, tuttavia, è tutto vero, perchè uno dei leader storici della Fortitudo Bologna White Sox ha deciso in modo definitivo ed inequivocabile comunicando la decisione alla sua squadra in primis e ai vertici della L. I. B. C. I. . Un giocatore completo e dai fondamentali eleganti che per anni ha interpretato il ruolo di perno dello scacchiere felsineo ricoprendo il ruolo di interbase e spesso di terzo in battuta nel line-up, posizione solitamente destinata al fuoricampista sparecchia basi. La restia casacca 16 degli White Sox,  come il 16 Agosto 1969 data di nascita, è sempre stata poco incline a rilasciare dichiarazioni e interviste a voce ma con piacere ha accettato di mettere nero su bianco ricordi e aneddoti della sua lunga carriera sportiva.

D: “Presentati?”.

R: “Ciao sono Giancarlo Berganti, sono un non giovane di  51 anni, che ha dovuto decidere di abbandonare il baseball per ciechi.

Sono fisioterapista, e ho avuto la fortuna di fare uno dei più bei giochi per ciechi, il baseball, questo grazie ad una felice intuizione di  Alfredo meli, assieme ad altri amici  ex giocatori di baseball”.

D. : “Come ti sei avvicinato a questo sport?”.

R: “Mi sono avvicinato al BXC grazie  a il mio ex capitano Giovanni Lo Monaco, e al mio ultimo capitano Pasquale Di flaviano”.

D: “Ci potresti raccontare il tuo esordio?”.

R: “Dopo aver fatto qualche allenamento  il mio primo esordio fu nella finale di coppa italia, anno 1999 nel Bologna White sox.

Fu un esordio bellissimo  perché vincemmo la coppa italia  in finale con la Fiorentina, e io avevo fatto il mio primo fuori campo”.

D: “Ci potresti fornire un ricordo di Alfredo Meli?”.

R: “Io di Alfredo  ho tanti ricordi molto belli, farei fatica a trovarne  uno in particolare,

è stato un grandissimo giocatore, ma per me una grandissima persona.

Aveva una capacità  di farsi  seguire che era contagiosa, a  volte    credevi di essere in disaccordo, ma poi ti rendevi conto che aveva sempre ragione, la differenza era che lui ci era arrivato prima di te,

ma lui aveva una umiltà tale, che non te la faceva mai  pesare questa situazione.

Come tutti i grandi rischiono  di essere invidiati da altri, ma con lui non era possibile.

Non mi scorderò mai quando nel 2002, ci eravamo  incontrati in un pub ,

per parlargli della mia idea  ai più  un poco assurda, di raccontare il BXC   e su come sarebbe stato utile ai ciechi, in particolare ai fisioterapisti, ciechi, per migliorare le proprie percezioni, per poi aiutare persone con difficoltà.

Questo grazie a lui, con le sue osservazioni, i suoi appunti, mi ha aiutato a fare  la mia tesi di laurea in fisioterapia”.

D: “L’ultimo trionfo tricolore dei Bologna White Sox risale al 2004. Che cosa ricordi di quella stagione?”.

R: “Si ero presente anche io nel 2004  nell’ultimo scudetto, per adesso del Bologna, una annata  strepitosa, un gruppo di giocatori di amici dentro e fuori dal campo, cosa che  continuiamo anche oggi”.

D: “La rivalità tra Bologna White Sox e Thunder’s Five Milano ha caratterizzato diverse stagioni. Riesci a fornirci un aneddoto che possa riassumerla?”.

R: “La rivalità tra bologna e milano, tunder per me è sempre più stata tra allenatori che tra giocatori, tra giocatori c’è sempre stato il massimo rispetto,

ad eccezione di  qualche caso  isolato, noi giocatori l’abbiamo più subita che praticata,

anche perché i nostri allenatori erano ex giocatori, che negli anni 70  si sono scontrati parecchio”.

D: “Raccontaci una partita che ti è rimasta particolarmente impressa nella memoria”.

R: “Di partite per fortuna ve ne sono state tante, rischierei di far torto   a qualche d’uno,

a me piace portare l’esempio dell’alfa e l’omega, ossia l’inizio e la fine,

prima partita vittoria  della coppa italia 1999,

finale scudetto,  anno 2020, Bologna Fortitudo, contro Brescia resto del mondo, aihme vinto dal Brescia, meritatamente”.

D: “Qual’è il giocatore al quale ti sei sempre ispirato?”.

R: “Come giocatore  al quale io  ho cercato di  ispirarmi, ma che non ero degno neanche di  allaciargli le scarpe, è stato  il grande umberto calzolari.

Un giocatore  sempre pronto ad imparare, migliorarsi  sempre,  e credere che con il lavoro si può sempre migliorare”.

D: “Qual’è l’avversario più tosto che hai affrontato?”.

R: “L’avversario più tosto sono 2, in attacco  re Gulam,  giocatore che  a sempre fatto la differenza averlo in squadra o contro,

in difesa  il grande gaetano Casale, difensore che averlo in difesa cambia le sorti della partita”.

D: “Che cosa ti aspetti per la Fortitudo Bologna White Sox  per questo 2021?”.

R: “Per i miei ragazzi della Fortitudo  questo anno mi aspetto grandi cose, con l’arrivo di Giorgio l’anno scorso ci ha dato  una ulteriore  spinta alla crescita che già si stava manifestando,

capiremo più avanti  come  si potrà fare  il campionato, visto che questa pandemia stà cambiando  notevolmente le carte,

ma sono sicuro che saranno ancora protagonisti nel 2021, come giocatori, e io sarò li con loro a tifare”.