Con Sbardolini e Brivio viaggio nei BlueFire CUS Brescia

Pubblicato il Mar 1 2016 - 9:26am by Matteo Comi

Eugenio Brivio

L’11 Ottobre 2015 è una data apparentemente insignificante per la maggior parte di noi ma non per i BlueFire C. U. S. Brescia. In quella giornata autunnale, infatti, la squadra di Coach Brivio conquistava il primo trofeo ufficiale della sua storia, ovvero il Torneo di fine stagione intitolato a Guglielmo Donai. Il giusto coronamento dopo una stagione sorprendente nella quale la compagine bresciana aveva fatto la sua prima apparizione nel campionato A. I. B. X. C. e aveva raggiunto le semi-finali di Coppa Italia. Risultati strabiglianti, pensando che poco più di un anno addietro i BlueFire C. U. S. Brescia si affacciavano per la prima volta assoluta nel baseball per ciechi con quel 9 a 0 patito dai Lampi Milano nell’ambito della Coppa Lombardia svoltasi il 5 Ottobre 2014 sul diamante Kennedy di Milano.

Stefano Sbardolini

Quel giorno, tuttavia, i bresciani fecero intuire che sarebbero stati destinati a stupire rifilando un 2 a 0 ai Thunder’s Five Milano nel game successivo con due HR di Ghulam.Un progetto serio, ben organizzato e tanto voluto da Capitan Barbara Menoni e Sarwar Ghulam che, dopo i trionfali anni meneghini decidevano che i tempi erano maturi per realizzare una squadra a Brescia.

Al via della stagione 2016 manca ormai meno di un mese, quindi, perchè non rinfrescarci le idee su quella 2015 attraverso le parole di due personaggi che rappresentano due figure fondamentali dei BlueFire C. U. S. Brescia?

La parola, dunque, al Presidente Stefano Sbardolini e al Manager Eugenio Brivio.

 

D. :”Presidente Sbardolini ci fornisca un suo breve autoritratto”.

R. :”Buon giorno sono Stefano Sbardolini, vice presidente del C. U. S. BRESCIA e responsabile della sezione baseball. Ho giocato a baseball per oltre 30 anni e, contemporaneamente, mi sono trovato “costretto” a fare anche il dirigente. Entrato nel consiglio direttivo del C. U. S. BRESCIA all’epoca degli studi universitari, ho proseguito nell’attività dirigenziale pur abbandonando, all’età di 40 anni, l’attività agonistica. Sono assolutamente convinto che il futuro del baseball sia in funzione del lavoro svolto a livello giovanile e, in particolare, sul minibaseball. Da lì nasce tutto, seppur necessiti di un lavoro ultradecennale”.

D. :”Com’e’ avvenuto il suo primo contatto con il Baseball per ciechi?”.

R. :”Fui contattato nel 2014 da Lorenzo de Regny visto che nel Milano giocavano alcuni giocatori bresciani, fra cui il fortissimo Ghulam Sarwar, con lo scopo di verificare se ci fossero i presupposti per iniziare un’avventura bresciana nel baseball ciechi. Diedi ben volentieri la mia disponibilità e quella del C. U. S. BRESCIA a fornire tutto il supporto di cui potessero aver bisogno, compreso, ovviamente, l’utilizzo del nostro campo sul quale, peraltro, già si allenavano da tempo i ragazzi. Dirigenti, tecnici ed atleti hanno fatto un lavoro eccellente tant’è che i BLUE FIRE C. U. S. BRESCIA hanno partecipato nel 2015 con ampia soddisfazione al loro primo campionato”.

D. :”Che cosa lo ha colpito di questo sport?”

R. :”Innanzi tutto l’estrema vicinanza con il baseball normalmente giocato. I ragazzi non vedenti sono persone straordinarie con qualità umane e tecniche non comuni. Sono di grande esempio per tutti noi ed i nostri atleti. I ragazzi delle nostre giovanili sono ormai abituati a vederli allenare sull’unico campo che abbiamo a Brescia e capita di vedere i nostri bambini che li aiutano a raccogliere palline. Ritengo che ciò sia di grande importanza ed insegni a noi e ai nostri ragazzi ad abbattere quelle barriere che spesso, anche inconsapevolmente, creiamo verso la disabilità. A fine stagione 2015 abbiamo organizzato un baseball day aperto a tutti e per tutti i nostri atleti, dai più piccoli a quelli della serie A, ai non vedenti. E’ stato molto bello vedere contemporaneamente sullo stesso campo tutti i nostri ragazzi, compresi i Blue Fire.

Nel pomeriggio abbiamo provato a mettere uno contro l’altra la formazione di serie A (e quanti altri avessero voluto provare) e i Blue Fire. E’ stato un’esperienza molto costruttiva per i ragazzi – me compreso”. Abbiamo provato a confrontarci alla pari con i ragazzi non vedenti ed abbiamo così potuto toccar con mano quanto difficile sia riuscire a fare quanto fanno. Sicuramente ripeteremo l’evento anche negli anni prossimi.

D. :”Qual’e’ il suo impegno nei confronti dei giocatori?”

R. :”Sicuramente continuerò a garantire il mio supporto e quello di tutto il C. U. S. BRESCIA. E’ inoltre allo studio un progetto per coinvolgere gli studenti di scienze motorie affinché si avvicinino al baseball per ciechi. Sarebbe davvero importante trovare studenti che possano aiutare sul campo la nostra squadra”.

D. :”L’11 Ottobre 2015 i BlueFire C. U. S. Brescia hanno conquistato il Torneo di fine stagione. Qual’è stata la sua emozione per questa vittoria?”.

R. :”E’ stata la classica ciliegina sulla torta di una stagione che già ci aveva regalato grosse soddisfazioni. Era il primo anno di attività agonistica della squadra ed ottenere un così importante risultato ci ha gratificato ulteriormente. Tuttavia non dobbiamo assolutamente sentirci appagati. E’ fondamentale insistere nel lavoro che si sta facendo in due direzioni, il miglioramento tecnico degli attuali giocatori e il reclutamento di altri atleti non vedenti”.

D. :”La stagione 2016 sta per incominciare. Che cosa sente di dire ai suoi giocatori?”.

R. :”Di continuare a lavorare come stanno facendo. Rappresentano per tutti noi e i nostri ragazzi un esempio e, pertanto, non devono mai mollare. Proseguendo così avranno modo di togliersi altre grosse soddisfazioni!”.

 

D. :”Manager Brivio qual è stata la scintilla che l’ha spinta ad intraprendere questa nuova avventura in quel di Brescia?”.

R. :”Dopo diversi anni passati ad allenare le squadre di Milano che hanno conquistato tutto il conquistabile, ho ritenuto opportuno dare una mano agli amici bresciani che tanto desideravano far nascere una realtà sul loro territorio.  Ritengo sia gratificante dare speranza a questi ragazzi e cercare di portarli in alto il più possibile”.

D. :”Ci faccia un bilancio della stagione 2015 appena conclusasi”.

R. :”La stagione appena trascorsa era per tutto il gruppo una stagione sperimentale, il nostro obbiettivo era quello di amalgamare il gruppo che era formato da giocatori già esperti, altri che hanno avuto poco spazio in passato ed ancora altri di prima esperienza, in modo da creare quei requisiti indispensabili per il raggiungimento degli obbiettivi programmati”.

D. :”Ci fornisca un suo pensiero su Sarwar Ghulam”.

R. :”Esprimere un giudizio o un pensiero su Sarwar è la cosa più facile del mondo, è quel giocatore che tutte le squadre vorrebbero averlo presente nel proprio roster. Non a caso nel 2015 ha vinto il premio più ambito da tutti i giocatori di baseball ovvero “la tripla corona”. Non posso che concludere dicendo che è il migliore in assoluto”.

D. :”L’11 Ottobre I BlueFire C. U. S. Brescia hanno conquistato il torneo di fine stagione, cioè il loro primo trofeo ufficiale. Le sue emozioni a riguardo”.

R. :”Come dicevo pocanzi, abbiamo lavorato intensamente per dare amalgama alla squadra e il risultato acquisito l’11 Ottobre scorso, ci ha gratificato moltissimo e ci servirà per aumentare la nostra autostima. Devo ammettere che questo risultato è arrivato in anticipo sui miei programmi e mi ha dato una grande soddisfazione, considerando che tutti i giocatori  della squadra indipendentemente dalle loro capacità, hanno giocato”.

D. :”Che cosa ne pensa dell’inserimento della vostra squadra nel girone Est per la stagione 2016?”.

R. :”Condivido al 100 per 100 la decisione della nostra federazione. Il nostro movimento è sostenuto anche finanziariamente dalla federazione e la scelta in oggetto ha lo scopo di non mettere nessuna squadra in difficoltà sia economica che logistica e nel caso degli amici cagliaritani, questa è la migliore”.

D. :”Che cosa si sente di dire ai suoi giocatori per questa nuova stagione ormai alle porte?”.

R. :”6)   In sintonia assoluta con la mia dirigente responsabile, Fiorenza Biacca, ricordo sempre ai miei giocatori  che il nostro progetto ha uno scopo ben preciso ovvero quello di permettere alle persone con disabilità (nella fattispecie quella visiva, ma vale anche per tutte le altre) di poter praticare sport indipendentemente dalle proprie capacità e difficoltà legate alla condizione fisica. Spesso dimentichiamo che il nostro compito è quello di  dare delle speranze e regalare loro la possibilità di migliorare la loro vita utilizzando come strumento il baseball. È dimostrato da studi che la pratica del baseball migliora sensibilmente la loro  autonomia e autostima”.