Parte un bellissimo e ambizioso progetto. L’entusiasmo nelle parole del veterano italovenezuelano che ha vinto scudetti in Fortitudo e a Rimini, gli obiettivi del manager Marco Nanni, la “filosofia” di Massimo Bassi il dirigente che da anni è il punto di riferimento del Club

Pubblicato il Dic 23 2017 - 6:44pm by Maurizio Roveri

Massimo Bassi con Marco Nanni e Juan Carlos Infante

Un Natale dolce dolce. Se lo regala il Castenaso Baseball. Per scambiarsi gli auguri natalizi la “squadra del domani” sceglie “La Caramella” del maestro pasticcere Gino Fabbri, a Cadriano, una fra le più note pasticcerie del bolognese. Sorrisi e abbracci, fra bignè, crostatine, pizzette mignon, salatini, praline, millefoglie e… un buon calice. Bollicine per brindare. Al Natale che arriva e al futuro di un Club che – lavorando in semplicità, con sapienza e con costanza – è andato a guadagnarsi tanta credibilità nel movimento baseballistico italiano. Eh già, al Castenaso Baseball si guarda con un occhio di riguardo e di curiosità di questi tempi. Lo vorrebbero con loro, le sorelle della ex-IBL (il campionato di vertice che tornerà a chiamarsi, come una volta, serie A1). Lo desiderano come collocazione diversi giocatori italiani importanti, soprattutto lanciatori, che con una certa inquietudine scorgono nel “via libera” ai comunitari un pericolo per i loro spazi e per la loro utilizzazione nelle squadre del massimo campionato: e allora… meglio fare una stagione da protagonisti in serie A2. E magari salire proprio con il Castenaso.

In quel “tempio” di sapori delicati e deliziosi e di profumi raffinati e coinvolgenti che è la Pasticceria di Gino Fabbri a Cadriano, il Castenaso Baseball ha presentato le due grandissime novità (come il sito baseballmania.eu aveva anticipato) per la stagione dei diamanti 2018: il manager Marco Nanni e il campione Juan Carlos Infante. Due personaggi vincenti. Le loro carriere parlano chiaro. 
Marco Nanni, bolognesissimo, è stato capoallenatore della Fortitudo Baseball nel dopo-Mazzotti (da coach, come principale collaboratore di Mazzotti, contribuì a far vincere alla Fortitudo Italeri gli scudetti del 2003 e del 2005). Da timoniere, alla guida della squadra biancoblù dal 2006 al 2015, Nanni ha vinto 2 volte il titolo di Campione d’Italia (2009 e 2014), 3 volte la Coppa dei Campioni (2010, 2012, 2013) e 4 volte la Coppa Italia (2008, 2010, 2012, 2015). 
Il venezuelano Carlos Infante, diventato giocatore ASI essendo in possesso del passaporto italiano dal 2009, interpretando magistralmente il ruolo di interbase della Fortitudo (uno dei migliori shortstop visti sulla scena del Falchi, per tecnica, regolarità di rendimento e carisma) ha conquistato 3 scudetti (compreso quello del 2016 con Lele Frignani manager, il primo titolo del dopo-Nanni in Fortitudo), 3 Coppe dei Campioni e 3 Coppe Italia. Poi la separazione, dopo otto anni e… 9 Trofei, con il Club bolognese. E la scelta di andare – in prestito – a Rimini. Nel gruppo dei Pirati il veterano campione italovenezuelano (nato a Caracas l’8 ottobre 1981) ha portato la sua esperienza, la sua leadership conquistando un altro scudetto – il quarto – della sua felice carriera italiana. Decisivo nei playoff.

Il brindisi tra Bassi e Nanni

Come si è arrivati a Marco Nanni e a Carlos Infante? Ve lo rivela Massimo Bassi, il general manager, la grande anima del Castenaso Baseball

L’idea-Nanni mi è venuta immediatamente appena ho saputo del suo distacco da San Marino. Non m’interessa il come e in che modo e il perchè sia finito, dopo una sola stagione, il suo rapporto con il Club del Titano. Io ritengo che Marco Nanni sia  il miglior allenatore in circolazione in Europa. Ho cercato di sfruttare la carta di suo cognato Marco Avallone e sua sorella che lavorano già con noi, però un manager come Nanni l’ho convinto con un programma chiaro e stimolante. Dopo un breve periodo che lui si è preso di riflessione, ci siamo incontrati, abbiamo parlato e abbiamo trovato l’accordo. Nanni, per lo spessore che ha come tecnico e per la persona che è, ritengo che sia di importanza fondamentale per la ulteriore crescita dei giocatori del Castenaso Baseball, sia dal punto di vista tecnica e umano, sia dal punto di vista mentale e caratteriale. Il baseball, l’ho sempre detto, è 50% tecnica e l’altra parte una questione mentale. Se sei forte di testa, vai avanti. Credo che Marco Nanni sia il numero uno in entrambi questi aspetti. Io lo conosco da sempre, ho visto e ammirato come ha lavorato in passato, e sono rimasto meravigliato che si siano lasciati lui e il mio amico carissimo Alberto Antolini general manager del San Marino. Mi dispiace, pertanto, che Marco non possa più lavorare con lui per vincere la Coppa dei Campioni e la serie A1. Al tempo stesso, però, sono contento di essermi messo d’accordo e d’essere stato io a prendere Nanni nel Club di Castenaso. Perchè ritengo che questa sia la strada giusta per migliorare ancora. Così, quando ci presenteremo nel campionato maggiore appena possibile, potremo proporre un background ancora più interessante. Carlos Infante è l’altro inserimento di prestigio che ci inorgoglisce. E’ un grande giocatore, un vincente. L’idea di averlo con noi è venuta naturale, lui vive a Pianoro con la sua famiglia. A Pianoro lavora. Carlos ha 36 anni, è ancora un signor giocatore. La voglia di giocare è grande, ma non di dover fare ancora tanti chilometri come in questa stagione 2017: i continui viaggi a Rimini e ritorno sono stati un sacrificio. E invece da Pianoro venire a Castenaso sarà per lui una passeggiata. A Rimini era in prestito dalla Fortitudo. Infante è stato importante per il titolo vinto dai Pirati riminesi, credo che nei playoff lui sia stato il valore aggiunto. Sono contento di averlo ora con noi. Fra l’altro lui è italiano. Ha avuto offerte dalla IBL, è chiaro, ma accettando una di queste proposte avrebbe trovato le stesse situazioni della stagione scorsa. Abbastanza distante da casa e dal posto di lavoro, l’impossibilità di andare a tutti gli allenamenti, sobbarcarsi chilometri e chilometri per mesi. Allora, tanto valeva tornare a Rimini. Scegliendo di giocare da noi, è tutto più semplice, più tranquillo. E lui potrà vivere ancora di ambizioni. Sicuramente Infante sarà utile, con il suo talento e la sua mentalità, alla crescita dei nostri giocatori giovani. Si metterà a disposizione, con consigli, suggerimenti, indicazioni tecniche. Come ha già fatto in questi anni Yosvani Peraza, e continuerà a farlo. Da quando è arrivato questo straordinario battitore cubano, tutti i nostri giocatori hanno cominciato a girare il bastone meglio, in modo più efficace, in maniera diversa perchè Peraza è sempre lì che li corregge, che insegna. E i ragazzi lo ascoltano, si sforzano di mettere in pratica i suoi insegnamenti. E migliorano, crescono. I grandi campioni servono anche a questo”.

Julian Dreni, grande talento del Castenaso

Bassi, avete rischiato di perdere il verde talento di Julian Dreni? Il vostro giovanissimo gioiello è nell’occhio della Major League…

Sembrava che Dreni dovesse andare via a novembre, perchè l’Organizzazione dei Philadelphia Phillies aveva manifestato l’interesse a fargli firmare un contratto – che a mio modo di vedere non era neanche tanto interessante dal lato economico – poi ha rinviato l’accordo di alcuni mesi. E credo che sia più giusto così, perchè il ragazzo ha diciassette anni, è un classe 2000, avrebbe dovuto smettere con la scuola e non è una bella cosa e io stesso l’ho manifestato ai genitori. Non soltanto avrebbe dovuto smettere di andare a scuola a quell’età, ma lo avrebbero mandato in un’accademia in Repubblica Dominicana dove c’è una selezione rigidissima, peggio che andare nei marines. Pertanto, il fatto che i Phiilies abbiano spostato questa firma di sei-sette mesi mi rende abbastanza contento. Il ragazzo ha una stagione in più per maturare, per migliorare e continuare la sua crescita. E nel contempo può proseguire gli studi. E’ evidente che io, anzi tutti noi del Castenaso Baseball auguriamo a Julian Dreni di firmare presto con i professionisti americani. Ne saremo orgogliosi. Julian è un nostro prodotto. Lui ha cominciato da zero ed è cresciuto nel Castenaso Baseball. Dreni è nato in Albania, è in Italia da tempo, farà i 18 anni nella prossima primavera e appena otterrà il passaporto italiano (per il quale ci sono già le pratiche in corso) il ragazzo avrà le porte aperte per vestire la maglia azzurra della Nazionale”
Con personaggi come Marco Nanni, come Infante,  come forse Sabbatani e un Mito di Cuba come Yosmani Peraza, che sarà alla terza stagione nel Castenaso Baseball, farete il campionato di massima serie? Oppure… state alla finestra?
Noi, per una questione di coerenza con quello che abbiamo sempre detto, e in relazione a quelle che sono oggi le nostre possibilità, noi non ci siamo iscritti alla IBL. Abbiamo comunicato che facciamo volentieri la serie A per un’altra stagione. Per portare avanti il nostro progetto, cercando di costruire qualcosa d’importante per poi arrivare pronti a partecipare al massimo campionato. E’ vero, ci siamo tenuti una porta aperta con la IBL, che ora torna a chiamarsi serie A1: perchè stiamo aspettando notizie da un paio di aziende contattate, le quali ci hanno fatto capire che potrebbero anche sposare la nostra causa. Dobbiamo aspettare gennaio e avere pazienza. Si tratta di discorsi che sono in piedi da qualche mese. Quel che è certo, è che noi del Castenaso Baseball di salti nel buio non ne vogliamo fare. Ripeto: speriamo di fare la massima serie quanto prima. Per adesso no. Per adesso facciamo la serie A. Cioè la seconda serie. E’ chiaro che con un allenatore come Nanni, con la squadra che abbiamo e con tutto quello che c’è dietro, mi sembra ovvio che faremo il campionato  per vincere. Per migliorare il risultato della stagione 2017, finita con un ottimo secondo posto”. 
Quanti stranieri ci saranno in serie A?
Fino ad ora c’era un solo visto CONI, più la possibilità di inserire un altro straniero con il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, lavoro oppure studio e ritengo che questo sia un palliativo per dare un contentino. Di recente ho visto il Presidente federale Marcon e il vicepresidente e ho chiesto che siano consentiti 2 visti CONI. Se vogliamo che il secondo campionato italiano sia bello ed emozionante come lo è stato in questo 2017 e che continui a crescere per ridurre il gap con il campionato di massima serie, occorre avere l’opportunità di avere due visti-CONI. Se ci sono quattro visti CONI in A1, è giusto che ce ne siano due nella seconda serie. Io con un visto per gli stranieri, vado a cercare un campione come ho fatto nel 2016 con Peraza leggendario battitore cubano di Pinar del Rio. Con un visto per ricongiungimento familiare, lavoro o studio… diciamo che è un’altra cosa”.

Il cubano Yovanys Peraza

Yosvani Peraza, 39 anni, slugger tempestoso, tanta esperienza e tanta passione al servizio del Castenaso, è ovviamente riconfermato. E i comunitari?

Abbiamo da comunitari Remigio Leal, Eduardo Miliani, e Rodriguez il quale ha passaporto italiano, perciò in questo settore ci sarà probabilmente un altro innesto. Di comunitari se ne possono avere finchè si vuole, basta avere dei soldi: questo è brutto da dire, io infatti sono in lotta con la Federazione perchè ci tocca di abbassare la testa con questa legge dei comunitari che, ho letto da qualche parte, è la rovina del nostro baseball. I giocatori italiani, in particolare i lanciatori, rischiano di perdere spazi e di essere sacrificati e alcuni potrebbero anche smettere. Io ho paura di questo. E’ pericoloso per il futuro del nostro sport. E allora chiedo alla Federazione di trovare un sistema, diamoci una regola tutti insieme, firmiamo un accordo fra di noi in modo che una delle due partite sia ancora riservata ai lanciatori italiani. Altrimenti sarà un problema. Se in una partita il pitcher partente sarà uno straniero e nell’altra partita tutti metteranno un giocatore comunitario con passaporto spagnolo, o portoghese, o tedesco, o olandese, quale domani ci sarà per i lanciatori italiani? E la Nazionale azzurra inevitabilmente ne soffrirà parecchio. Non dico queste cose perchè mio figlio è lanciatore. Parlo in generale, per il bene del movimento. Ho girato da Nettuno a Ronchi dei Legionari, da Parma a Verona, a Chicago con una Selezione di Bologna che in una manifestazione internazionale arrivò terza su otto squadre, e allora l’interrogativo sorge spontaneo: abbiamo lavorato su questi ragazzi con tanta fatica e tanto amore e… per che cosa? Per vedere che non potranno arrivare nella massima serie perchè troveranno la strada sbarrata? No, io non ci sto. E spero che tanta gente la pensi come me e rompa le scatole per fare qualcosa”.
Massimo Bassi, passerai alla storia per il dirigente che ha portato in Italia una Leggenda come Yosvani Peraza, detto Gordo, battitore fra i più tempestosi nella grande storia del beisbòl cubano
Yosvani ovviamente è riconfermato. L’arrivo di Peraza nel 2016 è stata la cosa più bella che abbiamo fatto da diversi anni. Abbiamo portato in Italia il più potente battitore che si sia mai visto sui diamanti italiani. E’ a fine carriera, è vero. Ma Yosvani è nato con la mazza in mano, è nato per battere, tant’è che le altre sfere del baseball cubano volevano che giocasse ancora per uno scorcio di campionato a Cuba, nella Serie Nacional, perchè si era fermato là a 249 jonron e volevano festeggiare il suo fuoricampo numero 250. Peraza ha detto: no, ho già dato. Vi ringrazio tanto, ma io continuo in Italia. A Castenaso. In questo momento a lui interessa contribuire a far crescere il nostro club. Con lui abbiamo realizzato un investimento a medio-lungo termine. Chiaro che un giocatore così va gestito in una certa maniera, cercando anche di risparmiargli energie quando si potrà, considerando i 39 anni, la stazza, la fisicità importante, il peso. Lui è importantissimo con la mazza in mano, è importantissimo per la disponibilità a dare consigli e suggerimenti a tutti i compagni di squadra, è importantissimo come esempio per i più giovani, soprattutto i ricevitori”.
I numeri di Yosvany Peraza Marin (nato il 25 ottobre 1978 a Pinar del Rio) sono impressionanti. Come la sua mole (1,85 di altezza e un peso-forma di 115 chili. ha giocato 18 stagioni nella Serie Nacional. Con la casacca del Pinar del Rio. Una bandiera per i tifosi dei Vegueros. Quattro volte nella sua storia Pinar del Rio ha vinto il campionato. Peraza ha disputato 716 partite, 4704 turni alla battuta, 1217 battute valide, fra le quali 167 doppi,6 tripli, ben 228 homerun, 808 rbi, 544 i punti segnati, ha ottenuto 518 basi per ball. Media battuta-vita di 301, percentuale slugging 515. Pinar del Rio a Cuba è una delle società più famose. Lì hanno giocato dei fenomeni come Omar Linares, Luis Casanova, Rogelio Garcia, Pedro Luis Lazo.
Le stats di Yosvani Peraza nel Castenaso. Campionato 2016. Regular season: media battuta 489; percentuale slugging 713; 21 rbi. Playoff: media battuta 385; slugging 590.  Campionato 2017. Regular season: media battuta 409; slugging 742; rbi 47. Playoff: media battuta 435; slugging 783.
Carlos Infante, felicissimo d’essere a Castenaso. Anche se probabilmente giocheri nella seconda serie, tu che vieni da 2 scudetti di fila…
Praticamente sono a casa. Non debbo più fare continui spostamenti. Qui mi vogliono, e io avevo già una promessa fatta al presidente l’anno scorso. Il mio accordo con Rimini era di un anno, ero in prestito dalla Fortitudo. A Rimini mi avrebbero riconfermato. Castenaso mi ha cercato di nuovo, io avevo dato loro la mia parola e l’ho mantenuta. Qui c’è un progetto molto interessante, ed è stimolante per me poter aiutare questo progetto a svilupparsi. Giocherò al fianco di Julian Dreni, giovanissimo ragazzo di talento, un prospetto italiano degno di molta attenzione. Io forse tornerò nel ruolo che avevo a Bologna nella mia ultima stagione, quello di terza base, oppure in seconda base, perchè non sarebbe giusto interrompere la crescita di Dreni nel suo ruolo di interbase. Io gli darò una mano e dei preziosi consigli. Il mio arrivo qua è legato anche alla presenza importante di Marco Nanni il mio allenatore: abbiamo lavorato bene insieme per anni, ed è bello ritrovarsi insieme in questo nuovo percorso. Il mio obiettivo dentro la squadra è contribuire a far crescere mentalmente i giovani e dare una mano, quando serve, per vincere le partite”. 
Scudetto nel 2016 nel tuo ultimo anno in Fortitudo, e scudetto a Rimini riuscendo a 36 anni a fare ancora la differenza. Quale è stata la tua partita più importante nello scorso campionato di IBL?
Gara5 dei playoff contro la Fortitudo nella serie di semifinale. Stavo male, ho rischiato di rimanere fuori, ma ho detto allo staff tecnico che no, non potevo mancare, era una partita troppo importante per la squadra, lo spareggio per volare in finale. Era la chiave della nostra stagione. Sì, ho giocato forte quella sera al Falchi. Ero molto solido mentalmente. Superato l’ostacolo più alto, vincendo di nuovo a Bologna in quella serie, abbiamo preso ancor più consapevolezza nelle nostre forze e nelle nostre potenzialità e la serie di finale contro San Marino è stata meno dura di quella contro Bologna. Abbiamo lavorato tantissimo insieme. Nei playoff Rimini è stato un gruppo compatto, solido, forte, convinto”.
Riviviamola quella “gara5” al Falchi quando i Pirati hanno veramente fatto i Pirati, giocando aggressivi, mentre la Fortitudo (con mezzo staff tecnico fuori dal dugout per squalifica) appariva confusa e preoccupata. E quel 3-0 iniziale dei Pirati sui lanci di Raul Rivero ha tolto certezze al mondo della Fortitudo. Era la sera del 26 agosto, 1250 spettatori sulle gradinate del “Gianni Falchi” bolognese. Quella base per ball che abilmente Infante andò a prendersi in avvio di partita fu come un segnale del destino. In un attimo infatti Rimini si trovò sul 3 a 0, con un singolo di Noguera, un bunt di sacrificio di Vasquez, una energica battuta valida di Garbella da 2 rbi. E successivamente la volata di sacrificio di Celli per il terzo punto, firmato Garbella. Al 4° inning il “solo homer” di Marval. Al 5° inning singolo di Ambrosino per il 3-2. Poi, singolo al centro di Garbella per il 4-2 riminese. All’8° palla mancata dal catcher Marval e punto di Vasquez: 5-2. Sull’ultimo assalto della Fortitudo, tra speranza e disperazione, il “solo homer” di José Flores per il 5-3. Finalmente l’orgoglio della Fortitudo che arriva sul 5-4, sembra poter rimettere tutto in gioco, ma si ferma ad un  passo dall’impresa.  Quella sera Juan Carlos Infante produsse 2 extrabase: 2 doppi, su 4 turni nel box di battuta, più quella base-ball che ha aperto la porta ai 3 punti del primo inning.
A settembre ha combattuto, assieme al San Marino, per lo scudetto. Vinto da Rimini. Quattro mesi più tardi, il manager più “titolato” nella storia della Fortitudo Baseball firma per Castenaso. Nella seconda serie. Riparte da lì, Marco, dopo che il suo rapporto con il Club della Repubblica del Titano si è interrotto dopo appena una stagione. Una separazione che sembra esser andato bene a entrambe le parti. 
Marco Nanni, perchè Castenaso?
La scelta di Castenaso è una scelta che in realtà non è stata neanche difficile. Ho accettato subito il programma, la prospettiva di far crescere una squadra, di lavorare per il presente e soprattutto per il domani”.
Eppure, Marco, con San Marino sembrava uno di quei rapporti destinati a rimanere per lungo tempo. E invece… dopo una finale-scudetto, che è pur sempre un buon risultato anche se perduta, sono arrivati subito i titoli di coda. Come mai?
Considero la stagione ottima. Sono stato molto contento di quel che abbiamo prodotto a San Marino nel 2017, per come la squadra mi ha seguito e per i risultati eccellenti ottenuti. Poi, dopo un anno di fidanzamento, si scopre che non ci sono le condizioni per passare al matrimonio. Senza alcuna recriminazione, debbo dire che non ci siamo sposati e la storia è finita. Non c’erano le condizioni”.  
Diversità di vedute? Modi differenti, fra te e la dirigenza, nell’interpretazione della gestione tecnica?
Io sono un manager in IBL da un decennio, ho vinto e ho perso, ho il mio modus operandi. E il mio modo di operare deve essere mio: e dunque, se doveva essere stravolto per tanti motivi, non mi sentivo più me stesso. Con questo, non voglio assolutamente pensare d’essere quello che scrive il libro del baseball o l’inventore del baseball. No. Però… mi deve uscire dallo stomaco ciò che faccio. Ecco, ad esempio: venire al Castenaso mi esce dallo stomaco, sento d’avere scelto il Club giusto dove poter lasciare la mia impronta”.
Il progetto è interessante, stimolante per un manager con la voglia di far crescere un gruppo e di creare qualcosa d’importante per il domani
E’ un progetto ambizioso, è un progetto stimolante. E quando ci sono ambizioni e motivazioni in un ambiente che senti giusto, mi si illuminano gli occhi. Guardando in faccia Massimo Bassi e Marco Avallone, con i quali ho tenuto i contatti, e vedendo il loro entusiasmo e la fiducia in me, è stato un attimo per dire sì. Penso che sia meglio, almeno da parte mia, una serie A con ambizione anzichè una serie A1 da comprimario. Ho grandissima stima del numero uno del Club, Massimo Bassi. E ovviamente conosco bene Marco, Marco Avallone, che è stato il manager fino alla stagione scorsa. Ed è mio cognato. Loro due sono stati determinanti nella mia scelta. Chiaro che Marco Avallone rimane nello staff, è stata una sua iniziativa lasciare a me il timone che era suo”.
E nel Castenaso riabbracci Carlos Infante. Vi uniscono tanti piacevoli ricordi…
Sono felice di ritrovare un giocatore come Carlos che, da quando è venuto con me nel 2009, non so neanche spiegare i motivi, abbiamo cominciato a vincere cose importanti negli intensi anni della Fortitudo. Gli sono grato e affezionato, e ovviamente mi fa estremamente piacere la sua scelta di far parte del progetto-Castenaso”.
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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

2 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Daitarn 23 dicembre 2017 at 19:37 -

    State operando con grande energia e passione,complimenti.Nano,Infante e lo special one slugger Peraza,mi mancava questo derby,spero presto.

  2. Daitarn 23 dicembre 2017 at 19:41 -

    Sono anche convinto che anche Carlos si divertira’ a buttarle fuori a Castenaso,infatti il campo e’ corto rispetto al Falchi.