Il “personaggio” Calzolari, storie e aneddoti. E’ stato il primo giocatore del quale la Fortitudo Bologna ha ritirato il numero di casacca. Il mitico 8

Pubblicato il Lug 30 2018 - 12:50am by Maurizio Roveri
Umberto era un leader quando questo vocabolo, importato dalla lingua inglese, non lo si usava ancora nelle squadre sportive.
Umberto era il giocatore che trasmetteva passione e credibilità. Lui indicava la strada.
Lo chiamavano “Il Professore”. Per la saggezza popolare che lo accompagnava. Per il suo buon senso. Per come sapeva essere carismatico e contagioso. Per la profonda conoscenza che del gioco del baseball aveva assimilato. E perchè aveva sempre – e chiara – una visione. La visione di un progetto e di una mèta.
Era “Il Professore” anche per via di quell’espressione seriosa, immagine d’uno spiccato senso di responsabilità. Appariva burbero, severo, a volte anche brusco.
In realtà quell’espressione, dettata dalla necessità d’essere esigente, nascondeva un animo buono e straordinariamente generoso.
Umberto Calzolari, con le sue idee, le sue intuizioni, con le iniziative che proponeva, e successivamente con l’enorme lavoro portato avanti per anni e anni (dopo aver lasciato l’attività agonistica) dedicando tutto se stesso al Centro tecnico di Casteldebole (la Casa dei campioni del domani) ha avuto un merito immenso nello sviluppo del baseball a Bologna.
Personaggio esigente e pignolo. Disponibilissimo a insegnare, a trasmettere le sue conoscenze. Rigoroso, già da giocatore. Per mentalità, per educazione, per vocazione. Rigoroso nell’esigere dai compagni di squadra – in particolare dai più giovani – disciplina, lavoro, sacrificio, costanza, passione, determinazione, la voglia di migliorare e di crescere.
Qualsiasi giocatore italiano arrivasse – da fuori – in Fortitudo, doveva inevitabilmente passare attraverso l’esame del “Professore”. Che lo osservava sul campo, ne analizzava minuziosamente i movimenti e l’atteggiamento. Poi… gli faceva osservare quali erano i difetti sui quali avrebbe dovuto lavorare duramente per eliminarli.
Ed erano mitiche le sue valutazioni, quei suoi commenti secchi, incisivi. 
Rimane famoso come Calzolari accolse in Fortitudo, all’inizio della preparazione per la stagione 1974 – Federico Corradini. Lui, Corradini, era un giovane fenomeno emergente. Palla veloce, pesante. Mancino potente. Un re dello strikeout. L’aveva fatto arrivare da Verona, nel 1970, Angelo Zara che era il Presidente dell’altra squadra bolognese della massima serie, il Longbridge che si chiamava Unipol (in anni successivi venne sponsorizzata dalla Ceramica Costi e poi dalla Derbigum). Federico aveva 21 anni. Era un ragazzo. Molto dotato fisicamente. Venne “provato” dall’Unipol in un pomeriggio d’inizio primavera, nel “Falchi” appena costruito. Corradini sul monte, Ermanno Barbieri detto “Gatto” a ricevere. Sui gradoni il presidente Angelo Zara. Irrequieto, ansioso, impaziente, eccitato, nel suo tipico “stile” di personaggio vulcanico.  Bè, sì, c’ero anch’io, allora giovanissimo giornalista. Zara mi aveva chiesto d’essere presente. 
Dopo una quarantina di minuti di lanci potentissimi, “Gatto” Barbieri si fermò e disse “Basta, fermiamoci qui, non sento più la mano. Ma che sassate tira, questo qui?”. 
Inutile dire che Federico Corradini venne immediatamente tesserato dall’Unipol. Era una squadrina – messa su con poche lire – che lottava per la salvezza. Produsse campionati apprezzabilissimi, con “Kiko” Corradini sul monte che faceva furore. Tirava fortissimo, sempre. Sparava con tutta la forza che aveva. Una volta, mi pare, realizzò 15 strikeout in una partita contro il grande Nettuno di gente come Faraone, Laurenzi, Mirra, Monaco, De Renzi, Costantini.
Ebbene, Federico Corradini era diventato un protagonista del campionato italiano. E della Nazionale. E nel ’74 cambiò sponda. Passando dall’altra parte della Bologna del baseball. Acquisto di lusso della Fortitudo Amaro Montenegro.
Ebbene – ecco l’aneddoto riportato nel libro “Fortitudo Baseball Cinquant’anni in diamante” a cura di Marco Landi e Cesare Leoni pubblicato nel 2003 – al primo allenamento della squadra il professor Calzolari diede così il benvenuto all’emergente Corradini: “Sono contento che tu sia con noi, e spero che finalmente diventerai un vero lanciatore!”. 
Federico non ci rimase male. Da persona intelligente, capì lo spirito di quella battuta dell’esigente Professore. Era una sfida da raccogliere. Corradini fino a quel momento in serie A aveva vissuto quasi esclusivamente di “palle veloci”, sulla forza del suo braccione sinistro. Ma sapeva che l’arte del lancio richiedeva diverse altre cose, un ampliamento della tecnica e della mentalità. Sul monte di lancio di un grande Club avrebbe dovuto lanciare in altro modo. Più ampio, più raffinato, più tattico, più completo. E così è stato. Diventando uno dei migliori lanciatori italiani di tutti i tempi.
Un altro pitcher grandissimo è stato Gianni Lercker che – negli anni precedenti – formava con Umberto Calzolari una splendida coppia. Proprio con “Il Professore” e con Gianni la Fortitudo targata Montenegro vinse il primo scudetto della sua storia. Nel 1969. Io, giovanissimo giornalista del quotidiano sportivo STADIO, ebbi l’opportunità e l’onore di conoscere in quell’estate Umberto Calzolari e i suoi compagni di squadra. Il giornale mi chiese di seguire il baseball. Non l’avevo mai visto prima, non sapevo come si giocasse. Però, accettai. Entrai presto nello spirito e nella mentalità del gioco. Mi affascinò immediatamente. Grazie alla passione, alla professionalità, all’entusiasmo, alle prodezze, alla sapienza del “Professore”, e degli altri Campioni di quella Montenegro: Gianni Lercker, Alfredo Meli, Alberto “Toro” Rinaldi, Carlo Morelli, Stefano Malaguti, Angelo Baldi, Aurelio Sarti, Enzo Blanda. Fu bellissimo ed emozionante vederli giocare e diventare Campioni d’Italia.
Un altro aneddoto, tratto dal libro curato da Landi e Leoni. Stagione 1973. Una partita vinta dalla Fortitudo a Nettuno. La prima vittoria di Umberto Calzolari contro avversari storici. La racconta così Stefano Malaguti: “Si era nell’ultima ripresa, noi in vantaggio 4 a 0, basi piene per il Nettuno, 2 eliminati, Faraone alla battuta. Dovete sapere che Faraone è stato l’unico battitore che, con Bob Gandini, abbia messo in difficoltà Umberto. Si può dire che facesse la media battuta su di lui”.
Bene. Umberto segnalò a Shone che avrebbe voluto dare una base “semintenzionale” a Faraone (cioè lanciargli tutte palle “sporche”). Rocky Shone chiese tempo, salì sul monte per far capire a Umberto che la base gratis avrebbe concesso un punto al Nettuno e avrebbe portato Laurenzi a battere con le basi piene. Un fuoricampo avrebbe voluto dire la vittoria degli avversari. Calzolari disse che con Faraone alla battuta erano possibili 4 punti subito, e Laurenzi alla battuta comunque.  A quel punto Rocky, sconsolato, disse: “Tu hai la palla in mano, tu decidi, la partita è tua”. Così Umberto lanciò la sua “semintenzionale”, con un grande rischio al terzo lancio quando Faraone girò una palla non troppo lontana che per poco non fu colpita con grande violenza. Sul punteggio di 4 a 1 Umberto si prese cura di Laurenzi con tre lanci alti e interni che valsero uno strike out per lui e la partita per tutti noi.  Shone ci ha poi confessato, in occasione di una sua visita a Bologna all’inizio del 2000, che da quella volta in poi non tentò più di fare cambiare idea al Professore…”.
Umberto Calzolari, Il Professore, terminata l’attività agonistica, si è dedicato anima e corpo all’insegnamento dei giovani. Trasmettendo la sua disciplina e la sua passione. Ha contribuito molto – lui in prima persona, lavorando duro con la “cazzola” – alla realizzazione del progetto di Casteldebole. Il bellissimo Centro tecnico di Casteldebole. La Casa dei giovani. 
Concludo con una bellissima frase che, su Facebook, gli ha dedicato un talento emergente della Fortitudo UnipolSai di oggi, Lorenzo Dobboletta, che da ragazzetto è stato allievo di Calzolari. “Un grazie non sarà mai abbastanza per tutto il tempo che hai passato ad insegnarmi e istruirmi. Ciao Prof, ciao Umbi”.
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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

4 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Maurizio Toppini 30 luglio 2018 at 09:09 -

    Riposa in pace Grande Uomo e grande giocatore.
    Nel tuo esempio spero che crescano ancora veri uomini a calcare i diamanti d’Italia.
    Lasci in tutti noi un vuoto ma nello stesso tempo un pieno di orgoglio per la fortuna di averti conosciuto,apprezzato,amato e rispettato.
    Frasi come quella di Dobbo sono un chiaro esempio di tutto cio’
    Nel cuore Fortitudo per sempre.

  2. ivano 30 luglio 2018 at 19:15 -

    riposa in pace CAMPIONE

  3. Gabriele Maldini 31 luglio 2018 at 22:10 -

    Grazie Maurizio, penso comunque che l’ episodio del 1969 vedesse protagonista, a Nettuno, Enzo Blanda. Piacere rileggerTi.

  4. camillo palma 31 luglio 2018 at 22:49 -

    Un ringraziamento dovuto dalla città di Nettuno, perché nonostante la drammaticità dell’articolo per il decesso di uno dei GRANDI del baseball italiano, nominate il grande Nettuno degli anni ’70, con i Campioni Giampiero Faraone, Giampaolo Mirra, Franco De Renzi, Pietro Monaco, Bruno Laurenzi, Giorgio Costantini ed aggiungerei anche Alfredo (ha giocato un anno in quel di Bologna) ed Enzo Lauri. Poi rimembrate una storia di quando l’Amaro Montenegro vinse in quel di Nettuno, con il PROFESSORE sul monte di lancio, basi cariche ed in battuta prima Giampiero Faraone e poi Bruno Laurenzi. Queste storie mettono in evidenza ancora di più la forza e la grandezza del Grande Nettuno ed in un frangente di tristezza come questo per la perdita di una persona che è stata quello che è stata per tutto il movimento. Vi ringrazio fortemente di questi ricordi, affinché il PROFESSORE deve essere sempre ricordato per le sue qualità e di insegnamento verso i giovani.